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lunedì 5 ottobre 2020

"FRATELLI TUTTI", POLEMICHE E SINTESI 2/3



Abbiamo messo noi le frontiere. E per quanto legittime, 
molti fenomeni - come quelli climatici ma non solo - se ne ridono. Siamo tutti collegati. Viviamo su un'unica Terra che è di tutti. 

Escono ottimi commenti a "Fratelli tutti" da parte di autori di peso, e rimando alla loro lettura (questa mattina ho letto una profonda anche se simpatica riflessione perché parte dall'osservazione di un bambino piccolo che associa "Fratelli tutti" a "Tutti nudi"). Per il blog continuo la pubblicazione della sintesi ufficiale della Sala Stampa vaticana:
 
I diritti non hanno frontiere, serve etica delle relazioni internazionali  

Una società fraterna, dunque, sarà quella che promuove l’educazione al dialogo per  sconfiggere “il virus dell’individualismo radicale” (105) e per permettere a tutti di dare il meglio di  sé. A partire dalla tutela della famiglia e dal rispetto per la sua “missione educativa primaria e  imprescindibile” (114). Due, in particolare, gli ‘strumenti’ per realizzare questo tipo di società: la  benevolenza, ossia il volere concretamente il bene dell’altro (112), e la solidarietà che ha cura delle  fragilità e si esprime nel servizio alle persone e non alle ideologie, lottando contro povertà e  disuguaglianze (115). Il diritto a vivere con dignità non può essere negato a nessuno, afferma ancora  il Papa, e poiché i diritti sono senza frontiere, nessuno può rimanere escluso, a prescindere da dove  sia nato (121). In quest’ottica, il Pontefice richiama anche a pensare ad “un’etica delle relazioni  internazionali” (126), perché ogni Paese è anche dello straniero ed i beni del territorio non si possono  negare a chi ha bisogno e proviene da un altro luogo. Il diritto naturale alla proprietà privata sarà, quindi, secondario al principio della destinazione universale dei beni creati (120). Una sottolineatura  specifica l’Enciclica la fa anche per la questione del debito estero: fermo restando il principio che  esso va saldato, si auspica tuttavia che ciò non comprometta la crescita e la sussistenza dei Paesi più  poveri (126). 

Migranti: governance globale per progetti a lungo termine 

Al tema delle migrazioni è, invece, dedicato in parte il secondo e l’intero quarto capitolo, “Un  cuore aperto al mondo intero”: con le loro “vite lacerate” (37), in fuga da guerre, persecuzioni,  catastrofi naturali, trafficanti senza scrupoli, strappati alle loro comunità di origine, i migranti vanno  accolti, protetti, promossi ed integrati. Bisogna evitare le migrazioni non necessarie, afferma il  Pontefice, creando nei Paesi di origine possibilità concrete di vivere con dignità. Ma al tempo stesso,  bisogna rispettare il diritto a cercare altrove una vita migliore. Nei Paesi destinatari, il giusto  equilibrio sarà quello tra la tutela dei diritti dei cittadini e la garanzia di accoglienza e assistenza per  i migranti (38-40). Nello specifico, il Papa indica alcune “risposte indispensabili” soprattutto per chi  fugge da “gravi crisi umanitarie”: incrementare e semplificare la concessione di visti; aprire corridoi  umanitari; assicurare alloggi, sicurezza e servizi essenziali; offrire possibilità di lavoro e formazione;  favorire i ricongiungimenti familiari; tutelare i minori; garantire la libertà religiosa e promuovere  l’inserimento sociale. Dal Papa anche l’invito a stabilire, nella società, il concetto di “piena  cittadinanza”, rinunciando all’uso discriminatorio del termine “minoranze” (129-131). Ciò che  occorre soprattutto – si legge nel documento – è una governance globale, una collaborazione  internazionale per le migrazioni che avvii progetti a lungo termine, andando oltre le singole  emergenze (132), in nome di uno sviluppo solidale di tutti i popoli che sia basato sul principio della  gratuità. In tal modo, i Paesi potranno pensare come “una famiglia umana” (139-141). L’altro diverso  da noi è un dono ed un arricchimento per tutti, scrive Francesco, perché le differenze rappresentano  una possibilità di crescita (133-135). Una cultura sana è una cultura accogliente che sa aprirsi all’altro,  senza rinunciare a se stessa, offrendogli qualcosa di autentico. Come in un poliedro – immagine cara  al Pontefice – il tutto è più delle singole parti, ma ognuna di esse è rispettata nel suo valore (145-146). 

La politica, una delle forme più preziose della carità  

Il tema del quinto capitolo è “La migliore politica”, ossia quella che rappresenta una delle  forme più preziose della carità perché si pone al servizio del bene comune (180) e conosce  l’importanza del popolo, inteso come categoria aperta, disponibile al confronto e al dialogo (160).  Questo è, in un certo senso, il popolarismo indicato da Francesco, cui si contrappone quel  “populismo” che ignora la legittimità della nozione di ‘popolo’, attraendo consensi per  strumentalizzarlo al proprio servizio e fomentando egoismi per accrescere la propria popolarità (159).  Ma la migliore politica è anche quella che tutela il lavoro, “dimensione irrinunciabile della vita  sociale” e cerca di assicurare a tutti la possibilità di sviluppare le proprie capacità (162). L’aiuto  migliore per un povero, spiega il Pontefice, non è solo il denaro, che è un rimedio provvisorio, bensì  il consentirgli una vita degna mediante l’attività lavorativa. La vera strategia anti-povertà non mira  semplicemente a contenere o a rendere inoffensivi gli indigenti, bensì a promuoverli nell’ottica della  solidarietà e della sussidiarietà (187). Compito della politica, inoltre, è trovare una soluzione a tutto  ciò che attenta contro i diritti umani fondamentali, come l’esclusione sociale; il traffico di organi,  tessuti, armi e droga; lo sfruttamento sessuale; il lavoro schiavo; il terrorismo ed il crimine  organizzato. Forte l’appello del Papa ad eliminare definitivamente la tratta, “vergogna per l’umanità”,  e la fame, in quanto essa è “criminale” perché l’alimentazione è “un diritto inalienabile” (188-189).  

Il mercato da solo non risolve tutto. Occorre riforma dell’ONU  

La politica di cui c’è bisogno, sottolinea ancora Francesco, è quella che dice no alla  corruzione, all’inefficienza, al cattivo uso del potere, alla mancanza di rispetto delle leggi (177). È  una politica incentrata sulla dignità umana e non sottomessa alla finanza perché “il mercato da solo  non risolve tutto”: le “stragi” provocate dalle speculazioni finanziarie lo hanno dimostrato (168). 

Assumono, quindi, particolare rilevanza i movimenti popolari: veri “poeti sociali” e “torrenti di  energia morale”, essi devono essere coinvolti nella partecipazione sociale, politica ed economica,  previo però un maggior coordinamento. In tal modo – afferma il Papa – si potrà passare da una politica  “verso” i poveri ad una politica “con” e “dei” poveri (169). Un altro auspicio presente nell’Enciclica  riguarda la riforma dell’Onu: di fronte al predominio della dimensione economica che annulla il  potere del singolo Stato, infatti, il compito delle Nazioni Unite sarà quello di dare concretezza al  concetto di “famiglia di nazioni” lavorando per il bene comune, lo sradicamento dell’indigenza e la  tutela dei diritti umani. Ricorrendo instancabilmente “al negoziato, ai buoni uffici e all’arbitrato” – afferma il documento pontificio - l’Onu deve promuovere la forza del diritto sul diritto della forza,  favorendo accordi multilaterali che tutelino al meglio anche gli Stati più deboli (173-175).  

Il miracolo della gentilezza  

Dal sesto capitolo, “Dialogo e amicizia sociale”, emerge inoltre il concetto di vita come “arte  dell’incontro” con tutti, anche con le periferie del mondo e con i popoli originari, perché “da tutti si  può imparare qualcosa e nessuno è inutile” (215). Il vero dialogo, infatti, è quello che permette di  rispettare il punto di vista dell’altro, i suoi interessi legittimi e, soprattutto, la verità della dignità  umana. Il relativismo non è una soluzione– si legge nell’Enciclica – perché senza principî universali  e norme morali che proibiscono il male intrinseco, le leggi diventano solo imposizioni arbitrarie  (206). In quest’ottica, un ruolo particolare spetta ai media che, senza sfruttare le debolezze umane o  tirare fuori il peggio di noi, devono orientarsi all’incontro generoso e alla vicinanza agli ultimi,  promuovendo la prossimità ed il senso di famiglia umana (205). Particolare, poi, il richiamo del Papa  al “miracolo della gentilezza”, un’attitudine da recuperare perché è “una stella nell’oscurità” e una  “liberazione dalla crudeltà, dall’ansietà e dall’urgenza distratta” che prevalgono in epoca  contemporanea. Una persona gentile, scrive Francesco, crea una sana convivenza ed apre le strade là  dove l’esasperazione distrugge i ponti (222-224).  

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