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martedì 5 luglio 2022

POCHI OPERAI O ANNUNCIATORI RESI MUTI? / martedì XIV sett. T.O., pari.

 



Questo Vangelo finisce con l’esortazione alla preghiera identica al Vangelo di domenica scorsa: “La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque…” (Matteo 9,37-38; Luca 10,2). Qualcuno voleva tradurre: “gli operai non vogliono lavorare”. No! La traduzione CEI è corretta: sono pochi gli operai e la spinta interiore per andare a lavorare nella messe viene dal Padre.

Mi colpisce che il brano di oggi accosta gli operai che annunciano il Regno di Dio alla guarigione di un muto che non può parlare ma perché indemoniato. È certo che molti, oggi, non annunciano perché il demonio li rende muti, incapaci di parlare, attraverso la pressione della società, della famiglia, del gruppo di amici, e in molte nazioni queste pressioni sono diventate legge. C'è anche la paralisi intima che viene dagli scandali nella Chiesa, i dubbi seminati nel cuore da false notizie su Gesù e la Chiesa.

Quando si parlava di peccati e scandali “nuovi”, “inauditi”, un mio confratello rispondeva: “è già scritto nella Bibbia”. Infatti la prima lettura di Osea non presenta un quadro idilliaco. E anche gli inizi di Gesù, e dopo la Pentecoste la prima evangelizzazione, non erano privi di tensioni e problemi anche gravi.

Il Signore ci liberi dai demoni che ci impediscono soprattutto interiormente ma anche esteriormente di annunciare il suo Regno. “Liberaci, o Signore, da tutti i mali, concedi la pace ai nostri giorni ….”

 

Prima Lettura  Os 8, 4-7.11-13
Hanno seminato vento, raccoglieranno tempesta. 

lunedì 4 luglio 2022

TUTTI ATTRATTI DAL DESIDERIO DI GESU' DI MANGIARE LA PASQUA CON NOI / DESIDERIO DESIDERAVI 2

 


4. A quella Cena nessuno si è guadagnato un posto, tutti sono stati invitati, o, meglio, attratti dal desiderio ardente che Gesù ha di mangiare quella Pasqua con loro: Lui sa di essere l’Agnello di quella Pasqua, sa di essere la Pasqua. Questa è l’assoluta novità di quella Cena, la sola vera novità della storia, che rende quella Cena unica e per questo “ultima”, irripetibile. Tuttavia, il suo infinito desiderio di ristabilire quella comunione con noi, che era e che rimane il progetto originario, non si potrà saziare finché ogni uomo, di ogni tribù, lingua, popolo e nazione (Ap 5,9) non avrà mangiato il suo Corpo e bevuto il suo Sangue: per questo quella stessa Cena sarà resa presente, fino al suo ritorno, nella celebrazione dell’Eucaristia.

5. Il mondo ancora non lo sa, ma tutti sono invitati al banchetto di nozze dell’Agnello (Ap 19,9). Per accedervi occorre solo l’abito nuziale della fede che viene dall’ascolto della sua Parola (cfr. Rm 10,17): la Chiesa lo confeziona su misura con il candore di un tessuto lavato nel Sangue dell’Agnello (cfr. Ap 7,14). Non dovremmo avere nemmeno un attimo di riposo sapendo che ancora non tutti hanno ricevuto l’invito alla Cena o che altri lo hanno dimenticato o smarrito nei sentieri contorti della vita degli uomini. Per questo ho detto che “sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazione” (Evangelii gaudium, n. 27): perché tutti possano sedersi alla Cena del sacrificio dell’Agnello e vivere di Lui.

6. Prima della nostra risposta al suo invito – molto prima – c’è il suo desiderio di noi: possiamo anche non esserne consapevoli, ma ogni volta che andiamo a Messa la ragione prima è perché siamo attratti dal suo desiderio di noi. Da parte nostra, la risposta possibile, l’ascesi più esigente, è, come sempre, quella dell’arrendersi al suo amore, del volersi lasciare attrarre da lui. Per certo ogni nostra comunione al Corpo e al Sangue di Cristo è stata da Lui desiderata nell’ultima Cena.

LA CONDURRO' NEL DESERTO / lunedì XIV sett. T.O., pari.

 


Uno dei capi, uno per il quale l'esporsi  pubblicamente conta, supplica Gesù convinto che sia l'unico capace di ridare la vita a sua figlia. Una donna che è solo inferma, ma diventata per questo una emarginata viene da Gesù convinta che lui può guarirla mentre tutti i tentativi umani, anche fondati sulla scienza (medica), non hanno dato risultati.

Che tu sia morto, oppure abbia una ferita sanguinante da molto tempo, credi che il Signore possa guarirti, rialzarti? Gesù l’ha fatto. Lo vuole fare ancora.

Dallo stesso amore per cui si china su di noi e le nostre sofferenze, viene il suo invito ad essere una cosa sola con lui: ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto, nell’amore e nella benevolenza,… “. Non avere l’Amico fedele su cui poter sempre contare nel momento del bisogno a differenza di tanti altri, ma diventare Dio in Dio. Lo vogliamo? Il Signore conosce la nostra riluttanza profonda per cui deve condurci nel deserto per poter parlare al nostro cuore.

 

Prima Lettura   Os 2,16-18.21-22
Ti farò mia sposa per sempre.

domenica 3 luglio 2022

QUANTO A ME NON CI SIA ALTRO VANTO ... / XIV Dom. T.O., C.

Giovanni Paolo II alla Collina delle croci in Lituania.
La Lituania, di nuovo minacciata dalla Russia.

 
La croce ci fa paura, come la morte, e cerchiamo di evitarle, persino nel parlare. Purtroppo questo avviene anche quando si tratta di chi la croce l’ha scelta, non per piacere malsano ma per amore traboccante, "folle", sconosciuto fino a quel momento, che si riversa come un’onda potente su tutta l’umanità. Quindi troppo spesso si presenta un Cristo dimezzato che non può salvare e, di conseguenza, viene tenuto ai margini della vita concreta.

Eppure credendo a questo amore si apre un cammino nuovo, si abbattono le barriere, sorge una realtà nuova di comunione tra persone finora separate, la Chiesa. Ma far entrare questo amore in tutti gli aspetti del quotidiano chiede il coraggio e la costanza della fede. Chiede di appoggiarsi alla verità rivelata più che ai segnali che mandano i sensi e soprattutto la mentalità comune, nonostante i frutti della fede siano grandi e desiderabili:  

“Giustificati dunque per la fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo; per suo mezzo abbiamo anche ottenuto, mediante la fede, di accedere a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio. E non soltanto questo: noi ci vantiamo anche nelle tribolazioni, ben sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza. La speranza poi non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. Infatti, mentre noi eravamo ancora peccatori, Cristo morì per gli empi nel tempo stabilito...” (Romani 5.1-6).

Ma alcuni vengono nella giovane comunità di Galazia e presentano riti e preghiere "speciali", "efficaci": Molti membri rimangono turbati, tentati di seguire queste pratiche perché corrispondono alla natura religiosa dell’uomo non redento, a ciò che l’uomo può capire e compiere con un moderato sforzo e sacrificio. Queste pratiche però pervertono la fede.

Paolo richiama allora la comunità all’amore gratuito di Dio rivelato nella croce del Figlio suo.  Fratelli, quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo”. Perché - dice - ci è stato fatto conoscere il mistero nascosto da secoli e da generazioni, ma ora manifestato ai suoi santi,” (Colossesi 1,26; vedi Efesini 3,9). E ricordando sia la piccola ma significativa esperienza iniziale dei Galati, sia la sua, molto più lunga e caratterizzata dai segni del vero apostolo (“una pazienza a tutta prova, con segni, prodigi e miracoli.” 2 Cor 12,12), Paolo dice che porta le stigmate di Gesù sul mio corpo”.

Questo è il fondamento di ogni Celebrazione Eucaristica. Solo chi ha ricevuto nel profondo del cuore l'annuncio di Cristo crocifisso, morto e risorto, può celebrare l'Azione di Grazie a Dio nella Comunità dei discepoli di  Gesù di Nazareth.

 

Prima Lettura  Is 66, 10-14
Io farò scorrere verso di essa, come un fiume, la pace.

IL MISTERO NASCOSTO DA SECOLI CI E' STATO RIVELATO / "Desiderio desideravi", Lettera Apostolica sulla formazione liturgica del Popolo di Dio.



 Ad un anno circa della pubblicazione di Traditionis Custodes, papa Francesco ci dona questa Lettera sulla formazione liturgica del Popolo di Dio. Abbiamo bisogno tutti di scoprire o riscoprire il senso e la bellezza e ricchezza della Liturgia, in particolare della Cena del Signore. Oltre a commentarla in parrocchia, penso che la prima cosa da fare è di leggerla. E voglio quindi permettere ai quattro lettori del mio blog di conoscerla agevolmente. 

 

LETTERA APOSTOLICA

DESIDERIO DESIDERAVI

DEL SANTO PADRE

FRANCESCO

AI VESCOVI, AI PRESBITERI E AI DIACONI,
ALLE PERSONE CONSACRATE
E AI FEDELI LAICI

SULLA FORMAZIONE LITURGICA
DEL POPOLO DI DIO

Desiderio desideravi
hoc Pascha manducare vobiscum,
antequam patiar
 (Lc 22,15).


1.
 Carissimi fratelli e sorelle,

con questa lettera desidero raggiungere tutti – dopo aver già scritto ai soli vescovi in seguito alla pubblicazione del Motu Proprio Traditionis custodes – per condividere con voi alcune riflessioni sulla Liturgia, dimensione fondamentale per la vita della Chiesa. Il tema è molto vasto e merita un’attenta considerazione in ogni suo aspetto: tuttavia, con questo scritto non intendo trattare la questione in modo esaustivo. Voglio semplicemente offrire alcuni spunti di riflessione per contemplare la bellezza e la verità del celebrare cristiano.

La Liturgia: “oggi” della storia della salvezza

2. “Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione” (Lc 22,15). Le parole di Gesù con le quali si apre il racconto dell’ultima Cena sono lo spiraglio attraverso il quale ci viene data la sorprendente possibilità di intuire la profondità dell’amore delle Persone della Santissima Trinità verso di noi.

3. Pietro e Giovanni erano stati mandati a preparare per poter mangiare la Pasqua, ma, a ben vedere, tutta la creazione, tutta la storia – che finalmente stava per rivelarsi come storia di salvezza – è una grande preparazione di quella Cena. Pietro e gli altri stanno a quella mensa, inconsapevoli eppure necessari: ogni dono per essere tale deve avere qualcuno disposto a riceverlo. In questo caso la sproporzione tra l’immensità del dono e la piccolezza di chi lo riceve, è infinita e non può non sorprenderci. Ciò nonostante – per misericordia del Signore – il dono viene affidato agli Apostoli perché venga portato ad ogni uomo.

sabato 2 luglio 2022

DOV'E' LO SPOSO OGGI? / sabato XIII sett. T.O., pari.

 


“Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto mentre lo sposo è con loro?”

Ma lo Sposo dov’è?

Molti lo cercano nei santuari, facendo pellegrinaggi nei luoghi di apparizioni (approvate dalla Chiesa e non). Alcune monache del convento di Lisieux sospiravano desiderose di poter andare a Lourdes, vedere quei luoghi dove c'era la presenza della Vergine, avere forse qualche sua visione. Santa Teresina diceva invece di non voler andare perché il suo compito sulla terra era di camminare nella fede e che ci sarebbe poi tutto il tempo in paradiso per avere la visione reale e sostanziale, senza rischio di inganno, di Dio e dei suoi santi. Quando ci furono le ostensioni della Sindone, monaci di Chiaravalle a Milano chiesero all’Abate di andare a Torino per questo avvenimento eccezionale. L’Abate rispose che se a Torino c'era il lenzuolo di Cristo, in monastero c'era il suo Corpo. Anche santa Teresa d’Avila confessava di rimpiangere talvolta di non aver potuto camminare accanto a Gesù come sua discepola sulle strade di Galilea e di Giudea. Ma poi si riprendeva dal suo sentimentalismo perché aveva di Gesù un’esperienza molto più illuminata e ricca degli stessi Apostoli che condividevano H24 la sua vita ma fino alla Pentecoste “dubitavano” (Matteo 28,17). Infatti, oltre la fede più sicura della Chiesa, Lui che ha promesso di rimanere con noi tutti i giorni fino alla fine del mondo ci dona la sua presenza in modo certo attraverso segni sensibili che sono i Sacramenti, la sua Parola, la Comunità e al suo interno i Pastori. Papa Francesco ci invita ad una solida formazione liturgica per poter trarne tutti i frutti. Lettera Apostolica "Desiderio desideravi", sulla formazione liturgica del popolo di Dio - Attività del Santo Padre Francesco | Vatican.va.

Certo, vivere di fede è un merito, ma con la testimonianza dei santi e dei martiri, con la linea di continuità della Chiesa in mezzo a tutti i limiti e perfino agli scandali che si verificano nel suo seno, credere in Gesù Cristo risorto è la risposta più ragionevole alle sfide e agli interrogativi della vita e della morte. E se si è docili alla Grazia, aprendo il cuore il Signore cambia la nostra vita.

Quindi rallegriamoci della sua presenza fedele e operante. Lo Sposo è con noi. Ma i pellegrinaggi e i santuari? Mettersi veramente in marcia per un tempo di fede e di preghiera ci aiuta a distaccarci dalle preoccupazioni mondane e a concentrarci sul Signore e il suo Vangelo. Nel Santuario si trova più facilmente che a casa propria la bellezza e il silenzio propizi alla preghiera. E se una comunità di uomini o di donne consacrati animano quel luogo possiamo ricevere aiuto attraverso di loro.

Ma il cristianesimo è una spiritualità di Incarnazione e Gesù dopo la Risurrezione convoca i suoi “in Galilea”. Chi non sa trovare Dio nella sua comunità, nella sua vita quotidiana e nella sua realtà esistenziale testimonia di avere una fede immatura.

 

Prima Lettura   Am 9, 11-15
Farò tornare gli esuli del mio popolo, li pianterò nella loro terra.

venerdì 1 luglio 2022

IL VERO CASTIGO E' NON INCONTRARE LA PAROLA DI DIO? / venerdì XIII sett. T.O., pari.

 


Contro tutti gli approfittatori, contro la classe politica si invoca il carcere, la riduzione degli stipendi, il lavorare come gli ultimi operai per rendersi conto, ecc. Non è tutto sbagliato. La ripartizione equa delle risorse, il dare a tutti condizioni di vita degne, sono un’esigenza di base. Ma se c'è solo questo, si rimane chiusi nella sfera dei soldi, rivelando che tutti, sfruttatori e sfruttati, vivono per i soldi. Amos invoca un altro castigo per i crimini economici e sociali: cercare la Parola di Dio e non trovarla. Ma se sono beati così, mai sazi di accumulare, sui soldi bisogna colpire questa gente! E invece no. Il castigo è che quando aprono gli occhi e si accorgono del vuoto del loro cuore, cerchino un senso alla loro esistenza e non lo trovino perché non troveranno la Parola di Dio, non troveranno il sentiero della vita, prigionieri della loro profonda infelicità, esperti di ipocrisia e di ingiustizia del mondo ma analfabeti di speranza e di vita spirituale.

Matteo invece incontra la Parola Vivente. Se lascia tutto è perché ha trovato meglio di quanto  aveva. Ha fatto tutto per realizzarsi, per essere felice, ma non ha trovato la felicità. Ecco che Gesù irradia la felicità, l’amore che cerca il suo cuore, un ideale per cui valga la pena spendere la propria vita, la comunione che rompe la sua profonda solitudine. E almeno per vedere chi è questo Gesù, capace di cambiare così tanto il loro amico, molti altri pubblicani e peccatori vanno da Gesù che li accoglie alla sua tavola.

Matteo trova la Parola perché è la Parola stessa che lo ha cercato, lo ha chiamato. E di colpo il vuoto della sua vita è stato riempito, colmato, abitato. Dall’ombra della morte Gesù lo fa alzare e lo mette in cammino: Gesù vide Matteo seduto al banco delle imposte  … Ed egli si alzò e lo seguì”.

Credo che oltre allo zelo, se chi ci incontra ci vede “abitati”, “presi”, vede che le suore sono “donne sposate”, e non ci vedono ripiegati su noi stessi e nemmeno sulla nostra ricerca di perfezione, sarà attratto da Cristo, malgrado tutte le nostre imperfezioni e aridità. Per i farisei l’educazione ricevuta poteva essere d'ostacolo a comprendere i modi di agire di Gesù, come Nicodemo, ma la loro chiusura viene dall’essere “devoti esteriori”, non abitati da Dio.

 

Prima Lettura  Am 8, 4-6. 9-12
Manderò la fame nel paese; non fame di pane ma di ascoltare le parole del Signore.