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martedì 31 gennaio 2023

SONO GRATO A DON BOSCO PER TANTI MOTIVI / Don Bosco, 31 gennaio.


Don Bosco, 31 gennaio. Quasi una festa patronale nella nostra parrocchia….

Pur non avendo assolutamente il carisma salesiano, sono grato a molti titoli a don Bosco. Al primo salesiano che ho incontrato nella mia vita ho chiesto: “a quale Vangelo in particolare vi riferite come carisma?” Ero da poco francescano, in una comunità che intendeva vivere il Vangelo “sine glossa” come san Francesco, ed era chiaro per me che il nostro carisma era essere scelti da Gesù “perché stessero con lui e per mandarli a predicare” (Marco 3,14). “Vita Christi forma vitae christiani”, la vita di Cristo è la forma della vita dei cristiani! La mia domanda era mossa da sincera curiosità e la risposta mi ha aperto un  orizzonte prezioso: “il nostro carisma non si riferisce ad un Vangelo particolare, certo c'è “chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me” (Matteo 18,5).... Don Bosco ha sentito nel suo cuore amore per i giovani abbandonati a Torino e guidato dalla Madonna si è preso cura di loro”. Da questa risposta ho capito ancora meglio che il Vangelo è uno Spirito e che, in questo Spirito c'è una libertà, una creatività e una ricchezza immense. 

Anni più tardi abbiamo letto in comunità una nutrita biografia di Don Bosco ed è stata una rivelazione sulla sua ricchezza umana e spirituale ma anche i prodigi e le grazie celesti che lo hanno accompagnato. È nata anche in me una venerazione enorme per mamma Margherita, la santa mamma di don Bosco che non è proclamata santa anche se lo meriterebbe 1000 volte. Di recente ho saputo un particolare che ha fugato definitivamente in me ogni rischio di romanticismo verso l’avventura di don Bosco benché sia piena di poesia reale, soprannaturale (il romanticismo su san Francesco, così presente, danneggia il suo messaggio evangelico): mamma Margherita non ha luogo di sepoltura, perché la Comunità di Valdocco era così povera che è stata sepolta nella fossa comune municipale!

Ho conosciuto anche don l’Arco, di felice memoria, che è venuto con amicizia alla mia ordinazione in Francia con una comunità laica che seguivamo e che fece coincidere un loro pellegrinaggio a Lourdes con quella occasione, allungandosi di centinaia di chilometri. Don l'Arco mi ha aiutato in vari momenti. E i miei rapporti con i salesiani in genere sono sempre stati arricchenti. 

Abbiamo la grazia di avere un gruppo di salesiani cooperatori guidati dal parroco, lui stesso salesiano cooperatore.

In questi giorni i giovani della parrocchia ci hanno offerto un musical su don Bosco di altissima e sorprendente qualità catechetica e artistica ottenendo il “sold out” per le tre serate consecutive. Anche questo è un rapporto con don Bosco di cui sono veramente grato.


Prima Lettura  Fil 4,4-9   Ciò che è virtù e merita lode sia oggetto dei vostri pensieri.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi

lunedì 30 gennaio 2023

03. IL DESIDERIO È LA RADICE DI OGNI VERA VITA SPIRITUALE MA ANCHE IL LUOGO DELLA SUA CONTRAFFAZIONE / Totum Amoris Est.



Il criterio dell’amore

Attraverso l’esperienza aveva riconosciuto il desiderio come la radice di ogni vera vita spirituale e, al tempo stesso, quale luogo della sua contraffazione. Per questo, raccogliendo a piene mani dalla tradizione spirituale che lo aveva preceduto, aveva compreso l’importanza di mettere costantemente il desiderio alla prova, mediante un continuo esercizio di discernimento. Il criterio ultimo per la sua valutazione lo aveva ritrovato nell’amore. Sempre in quell’ultimo trattenimento a Lione, nella festa di S. Stefano, due giorni prima della sua morte aveva detto: «È l’amore che dà perfezione alle nostre opere. Vi dico ben di più. Ecco una persona che soffre il martirio per Dio con un’oncia di amore; ella merita molto, dato che non si potrebbe donare di più la propria vita; ma un’altra persona che non soffrirà che una graffiatura con due once d’amore avrà un merito molto maggiore, perché sono la carità e l’amore che danno valore alle nostre opere». [10]

Con sorprendente concretezza aveva continuato, illustrando il difficile rapporto tra contemplazione e azione: «Sapete o dovreste sapere che la contemplazione è in sé migliore dell’azione e della vita attiva; ma se nella vita attiva si trova maggiore unione [con Dio], allora essa è migliore. Se una sorella che è in cucina e tiene la padella sul fuoco ha maggior amore e carità di un’altra, il fuoco materiale non la frenerà, ma l’aiuterà a essere più gradita a Dio. Accade abbastanza sovente che si sia uniti a Dio nell’azione come nella solitudine; alla fine, torno sempre alla questione del dove si trovi maggior amore». [11] Ecco la domanda vera che supera di slancio ogni inutile rigidità o ripiegamento su sé stessi: chiedersi in ogni momento, in ogni scelta, in ogni circostanza della vita dove si trova il maggiore amore. Non a caso San Francesco di Sales è stato chiamato da San Giovanni Paolo II «Dottore dell’amore divino», [12] non solo per averne scritto un poderoso Trattato, ma soprattutto perché ne è stato testimone. D’altra parte, i suoi scritti non si possono considerare come una teoria composta a tavolino, lontano dalle preoccupazioni dell’uomo comune. Il suo insegnamento, infatti, è nato da un attento ascolto dell’esperienza. Egli non ha fatto che trasformare in dottrina ciò che viveva e leggeva con acutezza, illuminata dallo Spirito, nella sua singolare e innovativa azione pastorale. Una sintesi di questo modo di procedere la si ritrova nella Prefazione allo stesso Trattato dell’amore di Dio: «Nella santa Chiesa tutto appartiene all’amore, vive nell’amore, si fa per amore e viene dall’amore». [13]

PERCHÉ GESÙ PERMETTE AI DEMONI DI ANDARE NEI PORCI E ANNEGARLI? / Lunedì IV sett. T.O., dispari.


Un villaggio ha un problema immenso: sul loro territorio abita un indemoniato che nessuno riesce a dominare, spaventa bambini e adulti, impedisce di passare per la strada più breve e impone fatica e stress, angoscia. Possiamo immaginare tutti i risvolti drammatici di questa situazione nel quotidiano della vita.

Gesù compie allora una liberazione strepitosa! Ma, scongiurato dai demoni, permette loro di entrare in un mandria di porci che fanno immediatamente annegare nel lago sottostante, causando un grosso danno economico ai proprietari e, in qualche modo, a tutta la popolazione. Per questo motivo, la liberazione dell’indemoniato passa in secondo piano, gli abitanti prendono paura e pregano Gesù di andare via.

A questo punto ci chiediamo: Gesù ha dovuto trattare col demonio? No. Le trattative col demonio le facciamo noi, per paura, per connivenza profonda dentro di noi col male, ecc.. Gesù non ha capito cosa gli veniva chiesto e il demonio si è preso gioco di lui? Considerando la debolezza di Gesù uomo potremmo anche pensarlo, ma collima poco con tanti altri episodi del Vangelo. Gesù guida sempre il confronto e, anzi, intuisce le trappole che gli tendono (Mt. 18,22; Giovanni 8,3-11; ecc.). C'è invece una risposta, brutale, poco piacevole, ma coerente: Gesù, consapevolmente, permette che questa comunità, pagana per giunta, sia colpita duramente nei suoi interessi economici e sconvolta dall’irruzione improvvisa del potere di Gesù e di avvenimenti così estremi! Giustamente e in modo totalmente evangelico, il Papa ieri ci invitava a non sprecare nessun dono di Dio, e ad essere responsabili nei confronti delle risorse naturali. Ma, senza contraddizione, Gesù ci invita a liberarci dall’attaccamento alle ricchezze  “radice di tutti i mali” (1 Tim 6,10) perché “anche se uno è nell’abbondanza la sua vita non dipende dai suoi beni” (Luca 12,15). Purtroppo questa gente non approfitterà della straordinaria occasione che gli viene offerta di chiudere tutte le porte al demonio. Per fede invece gli antichi hanno compiuto prodigi (prima lettura).

E noi che abbiamo ascoltato ieri le Beatitudini?


Prima Lettura   Eb 11, 32-40  Per fede conquistarono regni. Dio per noi aveva predisposto qualcosa di meglio.

Dalla lettera agli Ebrei

02. "NON RIFIUTARE NULLA, NÉ DESIDERARE NULLA" / TUTTO APPARTIENE ALL'AMORE


Col senso intimo di una quotidianità abitata da Dio, aveva lasciato nell’ultimo incontro di quei giorni di Lione, alle sue Visitandine, l’espressione con la quale in seguito avrebbe voluto fosse sigillata in loro la sua memoria: «Ho riassunto tutto in queste due parole quando vi ho detto di  non rifiutare nulla, né desiderare nulla; non ho altro da dirvi». [5] Non era, tuttavia, un esercizio di puro volontarismo, «una volontà senza umiltà», [6] quella sottile tentazione del cammino verso la santità che la confonde con la giustificazione mediante le proprie forze, con l’adorazione della volontà umana e della propria capacità, «che si traduce in un autocompiacimento egocentrico ed elitario privo del vero amore». [7] Tanto meno si trattava di un puro quietismo, un abbandono passivo senza affetti a una dottrina senza carne e senza storia. [8] Piuttosto, nasceva dalla contemplazione della vita stessa del Figlio incarnato. Era il 26 dicembre, e il Santo parlava alle Suore nel vivo del mistero del Natale: «Vedete Gesù Bambino nella greppia? Riceve tutte le ingiurie del tempo, il freddo e tutto quello che il Padre permette che gli accada. Non rifiuta le piccole consolazioni che sua madre gli dà, e non è scritto che tenda mai le sue mani per avere il seno di sua Madre, ma lasciò tutto alla cura e alla preveggenza di lei; così non dobbiamo desiderare nulla né rifiutare nulla, sopportando tutto ciò che Dio ci invierà, il freddo e le ingiurie del tempo». [9] Commuove la sua attenzione nel riconoscere come indispensabile la cura di ciò che è umano. Alla scuola dell’incarnazione aveva, dunque, imparato a leggere la storia e ad abitarla con fiducia.


[5] Id., Entretiens spirituels, Dernier entretien [21]: ed. Ravier – Devos, Paris 1969, 1319.

[6] Esort. ap. Gaudete et exsultate (19 marzo 2018), 49: AAS 110 (2018), 1124.

[7] Ibid., 57: AAS 110 (2018), 1127.

[8] Cfr ibid., 37-39: AAS 110 (2018), 1121-1122.

[9] S. Francesco di Sales, Entretiens spirituels, Dernier entretien [21]: ed. Ravier – Devos, Paris 1969, 1319.


domenica 29 gennaio 2023

SEGUIRE GESÙ RENDE VERAMENTE FELICI? / IV Domenica del T.O., A.



 Oggi proclamiamo il Vangelo delle Beatitudini, che è la caratteristica dei cristiani. Questa settimana ho avuto la grazia di confrontarmi con persone “esterne” che hanno presentato con semplicità e franchezza obiezioni e inquietudini riguardo a quel testo che noi, “quelli di dentro”, non osiamo esprimere anche quando in fondo le pensiamo.

Uno mi disse: “La giustizia non esiste sulla terra”. È l’obiezione che opponevano già gli ebrei ai primi cristiani:  “Dite che il Messia è venuto, ora il Messia deve portare la pace e la giustizia e non vediamo instaurato questo regno di giustizia e di pace”. Ma il Giusto è venuto. Nella nostra condizione umana è possibile vivere la Giustizia e la Pace e che questo porta alla vittoria sulla morte. I cristiani sono quelli che sono entrati in Cristo e nella sua vittoria e iniziano a sperimentare il suo potere già in questa vita. “Anche se abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne, ora non lo conosciamo più così (e ormai non conosciamo più nessuno secondo la carne)” (2 Cor 5,16).  Il dramma è che ci ostiniamo a voler guardare la realtà e il nostro rapporto con Dio secondo la carne! Allora davvero i conti non tornano!

“Cristo ci darà la ricompensa ma è frustrante dover aspettare tutta una vita”. È vero che la pienezza si gusterà in paradiso, ma se la certezza di ricevere quello che Dio ha promesso ci sostiene, il Signore ha già cominciato a darci la Vita Eterna in germe nel battesimo affidando a noi e alla comunità di farlo crescere ogni giorno della nostra vita. Il demonio ci suggerisce che essere cristiano fino in fondo significa una vita di sofferenze e di sacrifici e riesce a distogliere molti dall’impegnarsi, perché gli crediamo. Ma, veramente il Cristianesimo si sarebbe esteso così rapidamente anche tra schiavi, gente povera e già appesantita da tante difficoltà se non permettesse di vivere meglio fin da adesso? Sarei diventato cristiano e poi frate e prete? Sarei così malvagio da proporre alle persone una Cattiva Notizia e una vita cattiva? La prima lettura di oggi si rivolge a persone che ancora non credono nella Vita eterna, eppure sentono che conviene seguire il Signore anche se propone già una vita umile e giusta. 

 

Prima Lettura  Sof 2,3; 3, 12-13 Lascerò in mezzo a te un popolo umile e povero.

sabato 28 gennaio 2023

IMMERSIONE NELL'ACQUA GELATA E LA VITA FATTA PER "MORIRE PER LA PATRIA" / "Mondo Russo" del 21 gennaio


Le truppe russe, oltre a vessazioni e persecuzioni contro le persone fisiche, organizzano 
nei territori occupati falò dei libri in lingua ucraina ! (fonte: Mons. Shevchuk). Ricordano tristemente i falò di libri dei nazisti di Hitler negli anni '30, (i siti di propaganda russa già nel marzo 2022 non parlavano più di "denazificazione" dell'Ucraina ma della sua "deucrainizzazione"). 
Don Stefano Caprio in questa puntata di Mondo Russo ci dà notizie molto importanti sulla mentalità popolare russa, enfatizzata dall'ideologia governamentale supportata da molti membri del clero ortodosso. Vediamo i disastri che produce una fede cristiana non evangelizzata, troppo accondiscendente alle tradizioni religiose popolari e spontanee, non plasmata dall'annuncio della Buona Notizia e dalla Parola di Dio: può diventare esattamente il contrario di ciò che Gesù è venuto a portare  all'umanità.


21/01/2023, 10.30 MONDO RUSSO    Invia ad un amico

Il lavacro russo della gelida Apocalisse

di Stefano Caprio


Nella festa del Battesimo di Gesù - appena celebrata nel calendario ortodosso - il bagno nell’acqua del kupel con l’apertura a croce sul ghiaccio dei laghi è un rito quasi esclusivo dei russi: se si sopravvive alla triplice immersione nell’acqua della gelida morte, allora si potrà sperare davvero in una vita nuova.

venerdì 27 gennaio 2023

UNA LEZIONE SULL'UNITÀ DEI CRISTIANI / Messaggio di Mons. Shevchuk del 25 gennaio 2023

Proteste spontanee in Russia: "Net Voine", No Guerra.

Nel suo messaggio quotidiano del 25 gennaio, ultimo giorno della Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani, il vescovo maggiore greco cattolico Shevchuk non può fare a meno di notare che i russi hanno preso di mira deliberatamente veicoli della Caritas di Kharkiv che portavano aiuti umanitari a popolazioni nella zona vicina al fronte ferendo gravemente un sacerdote e una suora. Ma sopratutto ci offre una profonda riflessione sul cammino di ritorno all'Unità dei Cristiani e sull'importanza fondamentale del battesimo che ne è la radice.


25 GENNAIO 2023 

.... Oggi vogliamo che il mondo intero senta di nuovo che l'Ucraina resiste. L'Ucraina combatte. L'Ucraina prega.

Nel periodo del dopo festa dell'Epifania del Signore riflettiamo insieme a voi sul dono del nostro Battesimo, su quei doni che abbiamo ricevuto mediante il dono dell'adozione divina. Proprio oggi nella Chiesa cattolica si conclude la settimana di Preghiera per l'unità dei cristiani. Ed è per questo che è così importante per noi, in questi giorni, scoprire il dono profondissimo del nostro battesimo del quale ieri abbiamo iniziato a parlare. Si tratta del dono dell'unità della Chiesa di Cristo, ma anche del dono della competizione, del movimento, del dono di tutte le nostre buone opere per poter superare le divisioni e gli scismi che esistono nella Chiesa di Cristo.

giovedì 26 gennaio 2023

TUTTO APPARTIENE ALL'AMORE 01 / Lettera Apostolica di Papa Francesco a 400 anni dalla morte di san Francesco di Sales

Il luogo dove è nato san Francesco di Sales in Haute Savoie.

Scoprire meglio san Francesco di Sales e il suo messaggio per il nostro tempo può essere molto utile. La ricchezza del "Dottore dell'amore divino" ha ispirato grandissimi santi come don Bosco che per questo fondò i "salesiani", Papa Giovanni XXIII, e tanti altri. Essa diventa ancora più interessante per noi in quanto ha saputo applicare il Concilio di Trento appena concluso in modo creativo leggendo i segni dei tempi nuovi, e anticipò la "Chiamata universale alla santità di tutti i battezzati 
del Concilio Vaticano II dando i criteri affinché ogni battezzato, in qualunque condizione o situazione sociale si trovi, possa vivere la "vera devozione". Questa lettera di Papa Francesco nel quarto centenario della morte del santo ci aiuterà, anche per comprendere meglio il cammino della Chiesa oggi.  


LETTERA APOSTOLICA

TOTUM AMORIS EST

DEL SANTO PADRE FRANCESCO

NEL IV CENTENARIO DELLA MORTE DI SAN FRANCESCO DI SALES


«Tutto appartiene all’amore». [1] In queste sue parole possiamo raccogliere l’eredità spirituale lasciata da San Francesco di Sales, che morì quattro secoli fa, il 28 dicembre 1622, a Lione. Aveva poco più di cinquant’anni ed era vescovo e principe “esule” di Ginevra da un ventennio. A Lione era giunto in seguito alla sua ultima incombenza diplomatica. Il duca di Savoia gli aveva chiesto di accompagnare ad Avignone il Cardinale Maurizio di Savoia. Insieme avrebbero reso omaggio al giovane re Luigi XIII, di ritorno verso Parigi, risalendo la valle del Rodano, a seguito di una vittoriosa campagna militare nel sud della Francia. Stanco e malandato di salute, Francesco si era messo in viaggio per puro spirito di servizio. «Se non fosse grandemente utile al loro servizio che io faccia questo viaggio, avrei certamente  molte buone e solide ragioni per esimermene; però, se si tratta del loro servizio, vivo o morto, non mi tirerò indietro, ma andrò o mi farò trascinare». [2] Era questo il suo temperamento. Giunto, infine, a Lione, prese alloggio presso il monastero delle Visitandine, nella casa del giardiniere, per non recare troppo disturbo e insieme essere più libero di incontrare chiunque lo desiderasse.

mercoledì 25 gennaio 2023

CHI SEI O SIGNORE? / Conversione di san Paolo, 25 Gennaio.



San Paolo è l’uomo del tutto o niente, anzi, è l’uomo del tutto: infatti, da sempre crede in Dio, è “pieno di zelo per Dio”, lo vuole servire. Ma non lo conosce! Pensa di conoscerlo, e quindi vuole imporre la sua visione a "tutti coloro che deviano". Anche i capi religiosi di Gerusalemme la pensano come lui e gli danno autorità per poter "perseguitare a morte i seguaci di questa nuova Via", cioè i cristiani. Paolo è molto religioso ma è cieco, e va nella direzione opposta a quella di Dio, del Vangelo. Crede di vedere e poter insegnare agli altri ma è lui che ha bisogno di essere illuminato. A tal punto che quando il Signore gli appare sulla via di Damasco, egli sente che è il Signore eppure non lo riconosce: “Chi sei, o Signore?”. 

In una frase Gesù gli rivela tutta la profondità del suo mistero e illumina la sua vita : “Saulo, Saulo, perché mi perséguiti?”. In quelle parole che Paolo non comprende a pieno c'è tutto il Mistero dell’Incarnazione e della Chiesa! Il Verbo si è fatto carne e l’altro è Cristo, la Chiesa è il suo Corpo, ha ricevuto la sua autorità e la sua missione. Su questa frase Paolo camminerà tutta la vita. D'ora in poi si lascerà guidare. Dopo la sua conversione, inizierà per lui un cammino di trasformazione, di apertura progressiva al mistero di Cristo.   Anche noi dobbiamo camminare su questa frase... Anania non era all'altezza di Paolo umanamente, ma avendo creduto nel Signore Gesù, in quel momento ne sapeva più di lui sul mistero di Dio e persino sulla missione di Paolo stesso.

Ripetiamo quindi con Paolo ogni giorno, con umiltà: “Chi sei, o Signore?” Non ti conosco ancora. E chi sono io per te? 

 Il brano di oggi è una arringa alla folla di Gerusalemme, in cui Paolo ricorda quanto gli è successo sulla via di Damasco. Lo hanno appena linciato eppure egli sfrutta l'occasione per annunciare loro Gesù risorto. San Paolo è tutt'uno con l’annuncio della Buona Notizia, sempre. Leggiamo anche Atti 9,1-22.


Prima Lettura  At 22,3-16 

Àlzati, fatti battezzare e purificare dai tuoi peccati, invocando il nome di Gesù.

 Dagli Atti degli Apostoli 

LA FELICITÀ ....




“La felicità è lo sguardo rivolto verso Dio. La tristezza è lo sguardo rivolto verso se stessi”.

(Carlo Acutis)


Ci sono tanti modi di avere lo sguardo rivolto verso noi stessi. Da coloro che vivono come se Dio non esistesse, secondo un loro puro egoismo, "secondo la carne", a coloro che credono in Dio ma guardano solo a sé stessi e vivono egoisticamente e senza fede, chiedendo grazie, o cercando di essere perfetti in senso moralistico.

lunedì 23 gennaio 2023

COS'È LA VITA CRISTIANA?: VOLERCI COME DIO CI VUOLE, DOVE DIO CI VUOLE! 2/2


(Continua da La Gioia del Vangelo: COS'È LA VITA CRISTIANA?: VOLERCI COME DIO CI VUOLE 1/2)
Molti si fanno una “religione a modo loro”, con un Dio a immagine loro, un Dio di comodo. È evidentemente illogico. Se credo in Cristo devo seguire Cristo e non me stesso. Se seguo me stesso non seguo più Cristo, non posso più dire che credo in lui. Ma se non conosco Cristo e la sua Parola, il suo pensiero, come potrò seguirlo? (Romani 10,2; Matteo 28,20; Molti si accontentano di seguire il loro pastore, il trend della parrocchia, o le opinioni degli amici. Quando qualcuno dice loro : “ma bisogna seguire il Vangelo, confrontarci  con il Vangelo!” spesso si manifesta un disagio, cala il silenzio, oppure si reagisce con proteste. Eppure, come ha ricordato ieri Papa Francesco, siamo tutti sotto la Parola di Dio, anche i pastori. 

Quindi dobbiamo essere molto attenti a seguire le indicazioni della Scrittura, usare bene i mezzi di santificazione. Sopra ogni cosa conta la struttura della Chiesa. 

Ma Dio è più grande di tutto, e come i precetti dell’Antica Legge rischiavano di imprigionare i credenti, i mezzi di santificazione sono appunto mezzi per portare a Cristo, non sono il Cristo. Sono relativi a Cristo. Sono come i lampioni delle strade nella notte. Senza di loro di notte non si vedrebbe nulla, tutto sarebbe difficile o impossibile, pericoloso. Ma quando viene il giorno non servono più. Viviamo di notte aspettando il giorno. Molti fanno a meno dei segni che Cristo ci ha donato e pensano di andare direttamente verso Dio, di stare già in perfetta comunione con lui. Sono solo illusi. Chi ha gustato l’efficacia della Parola, dei Sacramenti, della presenza del Signore nella Comunità, lo sa bene. Ma Dio vuole un rapporto con lui, vuole portarci a sé. E può chiederci di appoggiarci nella fede solo a lui. Come Abramo quando il Signore gli ha chiesto il sacrificio del suo figlio. "Ma, come?, è Dio che mi ha dato Isacco, come può chiedermi di separarmene, in questo modo poi?" Questo episodio ci colpisce tutti profondamente. Ma Dio non è stato illogico chiedendo il sacrificio di Isacco. Ha fatto crescere padre e figlio, e attraverso loro tutti noi. 

UNA INDECOROSA INDISCREZIONE / Il libro di Mons. Ganswein


Andando qualche giorno fa in una libreria cattolica ho trovato il libro di Mons. Ganswein in bella mostra. Il dipendente laico della libreria, un cattolico praticante e un amico, mi ha detto: “secondo me queste cose fanno male alla Chiesa. Io vedo che chi compra il libro lo fa soprattutto per il gusto del pettegolezzo e della critica, non per essere edificato nella fede e cercare Cristo”. 

Abbiamo una conferma ancora più forte di ciò che sentivo dall’inizio nelle parole del Cardinale Christoph Schoenborn. Per lui questo libro è “una indiscrezione indecorosa”. E  il sito web della sua diocesi di Vienna riporta questa sua dichiarazione: “Non credo che sia corretto pubblicare cose tanto confidenziali, specialmente da parte del segretario personale”. (Cardenal critica libro de secretario sobre Benedicto XVI | AP NewsCardinal says book by Benedict XVI's secretary 'unseemly' | AP News)

Credo che possa bastare per chiudere le nostre riflessioni su questo libro e tanti altri discorsi e personaggi che attaccano la Chiesa e il Papa. Non attirano alla fede i pagani, casomai li allontanano, dando loro motivi per attaccare la Chiesa, e dividono e turbano molti credenti, specie i più fragili.


NON CI SUCCEDA DI PROFESSARE UN DIO DAL CUORE LARGO ED ESSERE UNA CHIESA DAL CUORE STRETTO! / Omelia del Papa, IV Domenica della Parola di Dio.




Papa Francesco ha fatto ieri un'omelia profonda e meravigliosa sulla Parola di Dio e il nostro rapporto con essa. Tutta da leggere e meditare, sapendo che solo una Chiesa "sotto la Parola" è fedele al suo mandato. Benché tutti i suoi paragoni siano incisivi e numerosi, a ragione la Stampa riprende in particolare questa frase: "Non ci succeda di professare un Dio dal cuore largo ed essere una Chiesa dal cuore stretto – questa sarebbe, mi permetto di dire, una maledizione – "... Come non evangelizzare, sotto la Parola?


SANTA MESSA    OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO


Basilica di San Pietro III Domenica del Tempo Ordinario, 22 gennaio 2023

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Gesù lascia la vita tranquilla e nascosta di Nazaret e si trasferisce a Cafarnao, una città situata lungo il mare di Galilea, un luogo di passaggio, un crocevia di popoli e culture diverse. L’urgenza che lo spinge è l’annuncio della Parola di Dio, che dev’essere portata a tutti. Vediamo infatti nel Vangelo che il Signore invita tutti alla conversione e chiama i primi discepoli perché trasmettano anche ad altri la luce della Parola (cfr Mt 4,12-23). Cogliamo questo dinamismo, che ci aiuta a vivere la Domenica della Parola di Dio: la Parola è per tutti, la Parola chiama alla conversione, la Parola rende annunciatori.

La Parola di Dio è per tutti. Il Vangelo ci presenta Gesù sempre in movimento, in cammino verso gli altri. In nessuna occasione della sua vita pubblica Egli ci dà l’idea di essere un maestro statico, un dottore seduto in cattedra; al contrario, lo vediamo itinerante, lo vediamo pellegrino, a percorrere città e villaggi, a incontrare volti e storie. I suoi piedi sono quelli del messaggero che annuncia la buona notizia dell’amore di Dio (cfr Is 52,7-8). Nella Galilea delle genti, sulla via del mare, oltre il Giordano, dove Gesù predica, c’era – annota il testo – un popolo immerso nelle tenebre: stranieri, pagani, donne e uomini di varie regioni e culture (cfr Mt 4,15-16). Ora anch’essi possono vedere la luce. E così Gesù “allarga i confini”: la Parola di Dio, che risana e rialza, non è destinata soltanto ai giusti di Israele, ma a tutti; vuole raggiungere i lontani, vuole guarire gli ammalati, vuole salvare i peccatori, vuole raccogliere le pecore perdute e sollevare quanti hanno il cuore affaticato e oppresso. Gesù, insomma, “sconfina” per dirci che la misericordia di Dio è per tutti. Non dimentichiamo questo: la misericordia di Dio è per tutti e per ognuno di noi. “La misericordia di Dio è per me”, ognuno può dire questo.

domenica 22 gennaio 2023

CRISTO LUCE DI OGNI UOMO / DOMENICA DELL'UNITÀ DEI CRISTIANI E DELLA PAROLA DI DIO


Questa domenica ha due titoli particolari: si trova nel cuore della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani ed è la 3a volta che, sotto l’impulso di Papa Francesco, celebriamo la Domenica della Parola. Infatti Papa Francesco constata che la Parola di Dio non è ascoltata, compresa e predicata come si dovrebbe, mentre è fondamentale per la salvezza e la crescita cristiana. 

Domenica della Parola e Unità dei cristiani sono collegate? Certamente. Tutti i cristiani riconosciamo le stesse Scritture come Parola di Dio e quindi ci uniscono almeno come fonte anche quando ne diamo interpretazioni diverse. E l’ascolto senza pregiudizi, magari fatto insieme!, della Parola è un mezzo potente di conversione e di unione. Infatti la Liturgia di oggi ci presenta Cristo Luce. Gesù Cristo è la Luce che illumina ogni uomo (Gv 1,9). Davanti a lui siamo tutti uguali in dignità e i doni che ci distinguono umanamente e sono spesso fonte di disuguaglianze e separazioni nella vita sociale non dicono il nostro valore davanti a Dio. Il Professore Zichichi, da giovane, pensava che l'intelligenza umana potesse raggiungere ogni traguardo. E si era esaurito per il troppo studio. Una sera guardando il cielo stellato con un contadino semplice e rozzo questi gli disse: ”di fronte a tanta bellezza e grandezza, come possono alcuni dire che Dio non esiste?” Questa frase di una persona semplice ma credente toccò il suo cuore così profondamente che riorientò tutta la sua vita e le sue energie.

Non c'è altra salvezza che nel Nome di Cristo. Il mistero di Gesù è così vasto, infinito, che ogni vita trova in lui la sua realizzazione unica e la sua pienezza. Ma solo Lui salva, solo attraverso di Lui possiamo avere la Luce, anche se nessuno di noi la possiede. Crediamo di sapere tutto, meglio degli altri, e ci dividiamo non solo sulle cose profane ma anche in nome della fede come san Paolo constata con amarezza già nelle prime comunità cristiane. Solo in Cristo c'è salvezza e solo nella Chiesa la godiamo con sicurezza. 

Ma come sappiamo le divisioni che constatava Paolo all’interno delle sue comunità sono riuscite a dividere la Chiesa intera. È quindi ovvio che i cristiani devono pregare e fare passi per ritrovare la loro unità e rafforzarla. A tutti i livelli: tra cristiani di confessioni diverse, in ogni comunità, nella famiglia, e anche a livello personale. Solo Cristo ci unifica. È sempre Lui che crea l’Unità, che rompe il regno del diabolos, del divisore: Lo Spirito Santo unifica le lingue. Lo fa attraverso la Parola, attraverso il rischio della comunità, della comunione e della fiducia negli altri, attraverso l’Eucaristia , sacramento dell’unità.

Cristo è forse diviso? Un modo per dividere Cristo e la Chiesa è scegliere cattivi maestri, non in comunione con la Chiesa. O dire: Cristo sì, ma la Chiesa no! Un modo molto più comune ancora è, rimanendo nella Chiesa, di escludere la croce. Ma un Cristo senza croce rende vana la salvezza. Purtroppo questo lo facciamo tutti i giorni, più volte al giorno. E anche nella predicazione come avverte san Paolo. Deve sempre risuonare il Kerigma per intero, con paressia, cioè con franchezza. Guai a un Cristo crocifisso senza risurrezione, tutto dolore, dovere e sacrifici, ma guai a un Cristo risorto senza morte in croce. Da che cosa sarebbe risorto? La Buona Notizia non è che non devi morire. È che la morte è stata vinta e quindi se credi in Lui che è la Risurrezione e la Vita non morirai, nel senso che se muori con lui alle tue paure, ai tuoi attaccamenti, al tuo egoismo, vivrai anche con lui. 


Prima Lettura  Is 8,23b - 9,3

Nella Galilea delle genti, il popolo vide una grande luce.

 Dal libro del profeta Isaia

venerdì 20 gennaio 2023

COS'È LA VITA CRISTIANA?: VOLERCI COME DIO CI VUOLE 1/2

Immagine: Chiesa di Padova.

Quando incontro qualcuno che non conosco gli faccio alcune domande sulla (sua) vita cristiana. Per esempio: Cos'è la vita cristiana?, oppure: Credi in Dio?, in Gesù Cristo? nella Chiesa?, oppure ancora: Fai fiducia a Dio? Spesso chiedo: Come alimenti la tua vita spirituale? Dalle sue risposte posso rendermi conto se la sua vita spirituale è fondata su solide basi. 

Quali sono queste basi? Innanzitutto la fede. La fede cristiana non è una cosa qualsiasi o vaga. La fede cristiana è immensa ma è anche precisa. È la fede annunciata dalla Chiesa nel Dio unico, Padre, Figlio e Spirito Santo, e nel Mistero Pasquale del Figlio incarnato, crocifisso, morto e risorto, costituito Signore (Atti 2,14-36) e unico Nome dato agli uomini sotto il cielo per essere salvati (Atti 4,12). Questi elementi si trovano riassunti nel segno della croce che tante volte facciamo senza forse prendere coscienza del suo valore e del suo significato. Infatti, in genere le persone non capiscono a sufficienza il senso di tutto questo ma quando chiedo: “Credi in Dio? in Gesù Cristo?, nella Chiesa?” e alle tre domande mi si risponde sì, so che ho indirizzato quel fratello nella prospettiva buona e che, anche se non completa, egli ha una fede aperta all’annuncio della salvezza. 

mercoledì 18 gennaio 2023

IMPARATE A FARE IL BENE, CERCATE LA GIUSTIZIA / Inizio della Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani 2023.


Isaia 1,12-18

12 Quando venite a presentarvi a me, chi richiede da voi che veniate a calpestare i miei atri?

13 Smettete di presentare offerte inutili, l'incenso è un abominio per me; noviluni, sabati, assemblee sacre, non posso sopportare delitto e solennità.

14 I vostri noviluni e le vostre feste io detesto, sono per me un peso; sono stanco di sopportarli.

15 Quando stendete le mani, io allontano gli occhi da voi. Anche se moltiplicate le preghiere,

io non ascolto. Le vostre mani grondano sangue.

16 Lavatevi, purificatevi, togliete il male delle vostre azioni dalla mia vista. Cessate di fare il male, 

17 imparate a fare il bene, ricercate la giustizia, soccorrete l'oppresso, rendete giustizia all'orfano,

difendete la causa della vedova». 

8 «Su, venite e discutiamo» dice il Signore. «Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve. Se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana.


"Imparate a fare il bene, cercate la giustizia". 

lunedì 16 gennaio 2023

COSA MI INSEGNA LA GUERRA IN UCRAINA

I russi mandano un missile su un edificio residenziale a Dnipro.
Da sotto le macerie i soccorritori ricevono un SMS: "salvatemi".


Da questa guerra terribile, superlativamente ingiusta, ingiustificabile e crudele, ho visto confermare alcuni punti fermi e ho imparato qualcosa di nuovo.

La guerra deve essere messa fuorilegge dall'Umanità. La guerra è solo distruzione e non soluzione dei problemi. Distruzione del presente e del futuro, perché mieta vittime di ogni età tra la popolazione civile e fa combattere giovani falciando le loro vite, e lascia ferite spirituali, emotive e materiali che condizioneranno i decenni a venire. Le guerre non producono mai progressi da sé stesse come invece dice qualcuno. Solo una volontà di pace può cancellare le ferite lasciate dalla guerra, fino a generare talvolta un progresso. 

Un’altra cosa ovvia è che affinché il diritto sia rispettato ci vuole chi lo faccia rispettare. Senza una autorità superiore e con un potere reale, l’unico modo per far rispettare il diritto è la legittima difesa di chi è aggredito. C’è quindi una differenza grande tra essere uomini e donne di pace ed essere pacifisti, soprattutto “da divano”. Voler la pace senza costruirla, dimenticando i diritti, la dignità e la libertà degli aggrediti, è vano e pericoloso come quel “andrà tutto bene” fiorito durante il lock-down, o le promesse di grazie che girano sui Social e in alcuni gruppi di preghiera. Questo non esclude la difesa non violenta. Infatti ogni difesa è legittima solo in quanto è giusta e quindi ha una base spirituale. La forza del mio spirito e il suo progresso plasmeranno tutta la mia lotta. Non appare che san Francesco abbia contestato alla radice le Crociate, ci è andato però da frate, da persona molto matura nell'esperienza e nell'efficacia del Vangelo per conseguire la pace. E aprendo vie nuove ne è uscito arricchito, lasciando un seme per i posteri.

domenica 15 gennaio 2023

COME GESÙ RESTAURA L'UMANITÀ? / II Domenica del T.O. / A.


Gesù è “Luce delle nazioni”, mandato a “restaurare le tribù di Giacobbe”, “colui che toglie il peccato del mondo”. Paolo è inviato (apostolo) per annunciare LA Buona Notizia che cambia la vita degli uomini e pertanto delle Società e della Storia dell’Umanità.

Né Gesù né Paolo si presentano con un programma di aiuti umanitari, come elargitori di grazie o insegnanti di un metodo infallibile per ottenerle, come capi politici e capi di partito, come riformatori delle Leggi o per cambiare il Governo e mandare in carcere i corrotti. Hanno meglio da fare: dare fiducia all’Uomo, rivelargli la sua dignità e la potenza della vera Comunione con Dio, in particolare di fronte alla morte e a tutte le situazioni di morte. Se l’Uomo si rialza in Dio, farà tutto ciò che servirà per la vita sociale.

Gesù e Paolo insegnano la Fede in Dio che ottiene la salvezza. Gesù toglie il peccato del mondo. Notiamo: Gesù non toglie “i peccati”, ma “il peccato”. Qual'è la differenza? IL Peccato è non credere in Gesù (Giovanni 16,9). Ogni peccato è un atto di sfiducia in Cristo, più o meno grave, ma c'è chi invece compie atti di virtù pur vivendo NEL PECCATO.

Gesù dava elemosine ai poveri e così anche Paolo (Giovanni 13,29;Romani 15,26; 1 Cor 16,1) ecc. Infatti è chiaro che la fede senza le opere è morta in sé stessa (Giacomo 2,14-18), ma le opere del cristiano sono una conseguenza della sua fede in Cristo, una conseguenza della salvezza, non il contrario. 

Paolo annuncia la fede e vede convertirsi persone, formarsi e crescere comunità che egli cura. La sua opera sono dei cristiani e delle comunità. La sua opera è la Chiesa. Il frutto dell'evangelizzazione è la Chiesa, cioè la comunità  do coloro "che sono stati santificati in Cristo Gesù, santi per chiamata", "invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo" e vivono il dono della grazia e della pace. Il saluto di Paolo alla Comunità di Corinto ci dice l’importanza di vivere il proprio battesimo in comunità, una comunità che formi a una fede adulta. Prendi coscienza dell’importanza della tua comunità e dell'amore che devi avere per lei. Paolo ne è cosciente e dice che il peccato suo più grande è di aver perseguitato la Chiesa di Dio, rendendolo addirittura indegno di essere chiamato apostolo (1 Corinti 15,9).

Se c’è un matrimonio di famiglia, fai di tutto per esserci, arrivi in anticipo, perdoni alla sposa se ritarda un poco, cerchi di essere in comunione con tutti i famigliari dei due sposi. È così per ogni evento importante di famiglia. Quanto più non devi mancare agli appuntamenti della tua comunità con il Signore risorto.  


Prima Lettura  Is 49, 3. 5-6

Ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza.

ENTRIAMO SUBITO NEL RIPOSO DI DIO / Venerdì 1a settimana del T.O. dispari.



Vista dal Monte Nebo.



«Così ho giurato nella mia ira: non entreranno nel mio riposo!»
Celebrare un funerale con questa espressione nella prima lettura è veramente forte, specialmente quando viene ripetuto nello stesso brano: «Non entreranno nel mio riposo!» Ma il Signore ci scuote solo per amore nostro, per salvarci, cioè per aiutarci ad entrare nel suo riposo, quel eterno riposo che è pace e profusione di vita.
Nel Vangelo il Signore continua a consolarci sottolineando che la nostra fede può aiutare gli altri, come nel caso di questo paralitico e dei suoi amici che non desistono fin quando l’hanno portato ai piedi di Gesù. La nostra fede, la nostra preghiera, la nostra testimonianza, possono creare un ambiente di grazia dove è facile che cresca nella fede l’umanità delle persone in modo sano e felice.
A questa sollecitudine degli amici Gesù risponde con l’offerta al paralitico, non della guarigione ma del perdono dei suoi peccati. Diciamo la verità, questa risposta non ci convince totalmente. Non pensiamo istintivamente che il male più grave per noi siano i peccati e che dalla comunione con Dio, al di là delle circostanze esterne, ci viene la vera vita e si può essere felici. Lasciamoci colpire da questa Parola finché saremo illuminati, finché crederemo in Dio e nel suo Dono. Entriamo subito nel suo Riposo.


Prima Lettura Eb 4, 1-5.11
Affrettiamoci ad entrare in quel riposo.

sabato 14 gennaio 2023

14. DISCERNIMENTO: L'ACCOMPAGNAMENTO SPIRITUALE / Fine.

Madonna Odigitria - Piana degli Albanesi, PA.

Dicevo della catechesi n. 13 che era quella conclusiva e andava letta e meditata. In verità l’ultima catechesi è questa, e anch’essa è da leggere e meditare assolutamente. Non camminare da solo! Da solo come potresti conoscere il Signore e te stesso? Dov'è la tua comunità? La Madonna non è essenzialmente una distributrice di grazie e nemmeno un rifugio per essere consolati, ma Colei che ci indica Gesù, la “Odigitria” e ci dice: “fate quello che vi dirà!”. Ma se io chiedo grazie e non ascolto quello che dice Gesù, non m'interessa conoscere il Vangelo né me stesso, come potrò fare quello che mi dice?


PAPA FRANCESCO / UDIENZA GENERALE

Aula Paolo VI / Mercoledì, 4 gennaio 2023

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Catechesi sul Discernimento. 14. L’accompagnamento spirituale


Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Prima di iniziare questa catechesi vorrei che ci unissimo a quanti, qui accanto, stanno rendendo omaggio a Benedetto XVI e rivolgere il mio pensiero a lui, che è stato un grande maestro di catechesi. Il suo pensiero acuto e garbato non è stato autoreferenziale, ma ecclesiale, perché sempre ha voluto accompagnarci all’incontro con Gesù. Gesù, il Crocifisso risorto, il Vivente e il Signore, è stata la meta a cui Papa Benedetto ci ha condotto, prendendoci per mano. Ci aiuti a riscoprire in Cristo la gioia di credere e la speranza di vivere.

Con questa catechesi di oggi concludiamo il ciclo dedicato al tema del discernimento, e lo facciamo completando il discorso sugli aiuti che possono e devono sostenerlo: sostenere il processo di discernimento. Uno di questi è l’accompagnamento spirituale, importante anzitutto per la conoscenza di sé, che abbiamo visto essere una condizione indispensabile per il discernimento. Guardarsi allo specchio, da soli, non sempre aiuta, perché uno può alterare l’immagine. Invece, guardarsi allo specchio con l’aiuto di un altro, questo aiuta tanto perché l’altro ti dice la verità – quando è veritiero – e così ti aiuta.

venerdì 13 gennaio 2023

13. DISCERNIMENTO: CONCLUSIONE


«Quando leggo la Divina Scrittura, Dio torna a passeggiare nel paradiso terrestre» Sant' Ambrogio.


Queste catechesi di Papa Francesco sul Discernimento sono tutte da leggere e meditare. Ma se dovessimo leggerne una sola non dovremmo mancare questa ultima! Buona lettura.


PAPA FRANCESCO / UDIENZA GENERALE


Aula Paolo VI / Mercoledì, 21 dicembre 2022

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Catechesi sul Discernimento N. 13 Conclusione

Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!

Continuiamo – stanno finendo – le catechesi sul discernimento, e chi ha seguito finora queste catechesi potrebbe forse pensare: ma che pratica complicata è discernere! In realtà, è la vita ad essere complicata e, se non impariamo a leggerla, complicata com’è, rischiamo di sprecarla, portandola avanti con espedienti che finiscono per avvilirci.

Nel nostro primo incontro avevamo visto che sempre, ogni giorno, che lo vogliamo o no, compiamo atti di discernimento, in quello che mangiamo, leggiamo, sul lavoro, nelle relazioni, in tutto. La vita ci mette sempre di fronte a delle scelte, e se non le compiamo in maniera consapevole, alla fine è la vita a scegliere per noi, portandoci dove non vorremmo.

Il discernimento però non si fa da soli. Oggi entriamo più specificamente in merito ad alcuni aiuti che possono rendere più agevole questo esercizio del discernimento, indispensabile, della vita spirituale, anche se in qualche modo li abbiamo già incontrati nel corso di queste catechesi. Ma un riassunto ci aiuterà tanto.

giovedì 12 gennaio 2023

COSA SIGNIFICA IL BATTESIMO / Battesimo di Gesù




Battesimo significa conversione, significa: mi converto. Il battesimo è il segno dei cristiani, è la porta per entrare nella Chiesa. Deve quindi condizionare tutto il loro vivere. Essere battezzato significa: mi converto ogni giorno. Purtroppo molti ne sono completamente ignari: Io? ma in che cosa mi devo convertire? - Io? Ma io sono già convertito… Prima sì, qualche peccatuccio, ma adesso tutto apposto…

Mi colpisce sempre profondamente l’umiltà di Gesù che chiede a Giovanni Battista di battezzarlo, lui senza peccato e fonte del Battesimo. Gesù si accolla l’etichetta di “peccatore come tutti”. Prima di prenderli su di sé come condannato, Gesù prende già su di sé i nostri peccati attraverso la sua vicinanza. Non si mostra distaccato, distante, come fanno i farisei. Come dice san Paolo, i farisei fanno questo per zelo per Dio: per essere lontani dal peccato devono essere lontani dai peccatori, ecc.. Ma non conoscono Dio e le sue vie (Romani 10,2). Gesù che rimane nel Padre ci svela la Via. Potrebbe venire come giudice, viene come fratello.

In questa umiltà estrema, in questo atteggiamento di fratellanza, Gesù riceve lo Spirito e “Dio sarà con lui”. Dio è anche con me. Sono io che non sono con lui appieno. Per questo non si manifesta in me la potenza di Dio come egli vorrebbe.




prima lettura Is 42, 1-4. 6-7

mercoledì 11 gennaio 2023

LA MORTE DI BENEDETTO XVI LASCIA LA TERRA PIU' LUMINOSA / Un titolo provocatorio ma vero.


Ho avuto vari problemi col computer nuovo e grazie ad amici molto bravi pare che tutto sia risolto. Avevo pubblicato un post difficile da leggere su cellulare. L'ho aggiornato e lo ripubblico per chi è interessato.

Come era da attendersi la fine di Papa Benedetto ha suscitato molti commenti e anche scatenato polemiche. 

I commenti di stima e di affetto sono stati numerosi, spesso venendo da persone semplici che hanno apprezzato sia l’insegnamento di Benedetto XVI che la sua testimonianza di dedizione, di carità e di umiltà. 

Per i giornalisti, in attesa del funerale, si sono moltiplicate le ipotesi sul futuro del Papato di Francesco e della Chiesa. Rinuncia, non rinuncia, scisma, non scisma. L’argomento è reale ma è vero che molti articoli servivano piuttosto a riempire il vuoto di notizie che separava il momento della morte dal funerale. 

DICHIARAZIONE DI NATALE DEI CRISTIANI RUSSI (La Nuova Europa)


Una presa di posizione coraggiosa di un gruppo di cristiani russi e limpidamente evangelica. 

Invito a leggere questo articolo de La Nuova Europa e anche a guardare il video aggiunto, anche se ovviamente non conosciamo il russo: Dichiarazione di Natale dei cristiani russi - La Nuova Europa

Preghiamo per la pace e per il martoriato popolo ucraino, ma anche per tutte le vittime da una parte e dall'altra, anche quelli ingannati o prigionieri della propaganda bellica.

lunedì 2 gennaio 2023

GESU' CRISTO E' VERAMENTE LA VIA, LA VERITA' E LA VITA E LA CHIESA E' VERAMENTE IL SUO CORPO / TESTAMENTO SPIRITUALE DI PAPA BENEDETTO


Molti hanno pubblicato il Testamento spirituale di Papa Benedetto. Nella sua brevità è un testo denso e interessante. A mia sorpresa ho trovato un articolo che titola: “la ricerca scientifica è il vero nemico del cattolicesimo: eccolo il pensiero forte di Ratzinger”. Dal suo testo non appare assolutamente questo. Egli applica solo un criterio tanto semplice quanto vero, dimenticato da molti nei loro ragionamenti: Dio è il creatore. La creatura non lo può comprendere se Egli non si rivela. Una fonte principale di rivelazione è senz’altro la Sacra Scrittura. Quindi benché sia in un linguaggio umano, solo la Scrittura può spiegare la Scrittura. Siamo sotto la Parola e non sopra la Parola. Posso dominare qualsiasi scienza, non quella di Dio. Questo è il principio della Scrutatio Scripturae, un metodo semplice e meravigliosamente ricco e utile per istruire, formare, edificare, correggere …

Purtroppo molti hanno esteso senza rigore scientifico ai loro metodi scientifici o filosofici al campo della Teologia commettendo un errore da principianti e facendo della scienza non un aiuto nella ricerca di Dio anche come strumento di confronto, ma la chiave di comprensione di Dio, mettendo l'uomo e i suoi strumenti al di sopra di Dio. Buona lettura.

29 agosto 2006

Il mio testamento spirituale

Se in quest’ora tarda della mia vita guardo indietro ai decenni che ho percorso, per prima cosa vedo quante ragioni abbia per ringraziare. Ringrazio prima di ogni altro Dio stesso, il dispensatore di ogni buon dono, che mi ha donato la vita e mi ha guidato attraverso vari momenti di confusione; rialzandomi sempre ogni volta che incominciavo a scivolare e donandomi sempre di nuovo la luce del suo volto. Retrospettivamente vedo e capisco che anche i tratti bui e faticosi di questo cammino sono stati per la mia salvezza e che proprio in essi Egli mi ha guidato bene.

08 ITINERARI CATECUMENALI nn. 11 - 15 / Rinnovare la pastorale della vita coniugale.

 


Per una rinnovata pastorale della vita coniugale

11. Dunque, il rinnovamento pastorale auspicato da papa Francesco fin dall’inizio del suo pontificato17 deve riguardare anche la pastorale della vita coniugale. In questo ambito, la strada del rinnovamento può essere indicata a partire da tre “note” specifiche: trasversalità, sinodalità e continuità.

12. “Trasversalità” vuol dire che la pastorale della vita coniugale non viene confinata all’ambito ristretto degli “incontri per fidanzati”, ma “attraversa” molti altri ambiti pastorali e viene in essi sempre tenuta presente. In questo modo si evita una certa divisione della pastorale in “compartimenti stagni”, che ne diminuisce l’efficacia. Pastorale dell’infanzia, pastorale giovanile e pastorale familiare hanno bisogno, invece, di camminare insieme, in sinergia. Devono essere reciprocamente consapevoli dei percorsi e de­gli obiettivi pastorali che si prefiggono per dar luogo ad un processo di crescita lineare e ad un graduale approfondimento della fede. Il parroco dovrebbe svolgere in tal senso un importante ruolo di coordinamento da condividere con l’équipe pastorale. Inoltre, sarebbe di grande giovamento se in questi tre ambiti fosse sempre presente la prospettiva vocazionale che unifica e dà coerenza al percorso di fede e di vita delle persone. Perfino la pastorale sociale andrebbe integrata con quella famigliare, poiché non si può compren­dere oggi una pastorale del sociale adeguata, senza “ascoltare” la famiglia, così come non si possono comprendere le famiglie senza tenere conto di come oggi siano influenzate dalla realtà sociale.

07 ITINERARI CATECUMENALI / il compito delle coppie di sposi.

 


10. Accanto ai sacerdoti e ai religiosi, un ruolo primario deve essere svolto dalle coppie di sposi. La preparazione delle coppie al matrimonio è una vera e propria opera di evangelizzazione15  e i fedeli laici, in particolare gli sposi, sono chiamati, al pari dei religiosi e dei ministri ordinati, a partecipare alla missione evangelizzatrice della Chiesa: sono un soggetto pastorale.16 In virtù della loro specifica esperienza, potranno dare concretezza ai percorsi di accompagnamento, prima del matrimonio e durante il matrimonio, intervenendo come testimoni e accompagnatori delle coppie in relazione a molti degli aspetti della vita nuziale (affettivi, sessuali, dialogici, spirituali) e familiare (compiti di accudimento e cura, apertura alla vita, dono reciproco, educazione dei figli, sostegno nelle fatiche quotidiane, nelle difficoltà e nella malattia). Gli sposi che si rendono disponibili per questo prezioso servizio di accompagnamento ne traggono essi stessi grandi benefici: portare avanti insieme un impegno pastorale, infatti, e annunciare agli altri il “Vangelo del matrimonio”, costituisce un fattore di grande unione spirituale e di arricchimento personale e di coppia. Bisognerà, tuttavia, evitare il rischio che i laici, e in partico­lare gli sposi, nel vivere questo protagonismo ecclesiale, si sostituiscano al sacerdote, assumendo ruoli e funzioni che non competono loro. I sacerdoti e i religiosi, dal canto loro, avranno cura di non ridurre la presenza dei laici a quella di semplici testimoni, poiché ad essi spetta uno spazio di effettiva corresponsabilità. I sacerdoti e i religiosi, dunque, cercheranno di mettersi in atteggiamento di ascolto costante e di verifica del cammino assieme alle coppie che collaborano con loro e che vivono in prima persona la dimensione familiare, evitando di essere unici attori o, al contrario, di fare richieste eccessive e delegare troppo, rischiando di “sfiancare le famiglie”.

 

RIMANETE SALDI NELLA FEDE, NON LASCIATEVI CONFONDERE! (Papa Benedetto) / San Basilio, 2 gennaio.


 “Rimanete in lui” proclama l’Apostolo Giovanni. Il Vaticano ha pubblicato il Testamento spirituale di Benedetto XVI in cui egli insiste in particolare sul valore perenne, intramontabile, della fede cristiana: “rimanete saldi nella fede! Non lasciatevi confondere!” Vediamo che la tentazione di ridurre il problema di Dio ad un sistema di cui l’uomo avrebbe la chiave già esisteva al tempo degli Apostoli. È sorta fin dalla prima generazione cristiana e ha accompagnato tutte le generazioni rivestendosi di forme nuove ma fondamentalmente uguale. Le risposte date dalla Chiesa sono anch’esse antiche e conosciute. Mi hanno molto impressionato i testi di Brunor, un vignettista francese, che mostra come i soli impianti che resistono ai progressi recenti dell’astronomia, della fisica e della biologia sono quello di Aristotele e quello della Bibbia, del piccolo e insignificante popolo ebraico istruito dai profeti!

Non lasciatevi confondere nemmeno dal paganesimo che si riveste di etichette e nomi cristiani. Queste varie tentazioni sono presenti nella Chiesa ancora oggi. Ci sono vari motivi che spingono a seguire questa tentazione. Uno di questi è, come sempre, l’orgoglio, il pensare di sapere più degli altri, di aver fatto una grande scoperta, il volersi mettere in mostra. Orgoglio che Giovanni Battista ha combattuto e vinto. «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». Solo Gesù è Via Verità e Vita. Come san Paolo – che ripete tredici volte il concetto nelle sue lettere! – anche noi ripetiamo l’invito: “State saldi nella fede”,  approfondendo la vostra conoscenza di Gesù e i motivi per i quali credete, affinché possiate anche testimoniarlo.

 

Prima Lettura   1 Gv 2, 22-28
Quello che avete udito da principio rimanga in voi.

domenica 1 gennaio 2023

2023: AUGURI SCONFINATI MA REALISTICI!


Molti su Fb si fanno gli auguri da soli: “Auguri a me!”. Fa tenerezza la loro solitudine, incapaci di poter contare sull’amore fedele di qualcuno e in particolare di Dio. Però oggi voglio anch’io farmi gli auguri anche se il mio desiderio è di estenderli a tutti voi. Ma da una parte non posso non augurare anche a me quello che auguro a voi e dall’altra parte non so se i miei auguri piaceranno a tutti. Infatti in questo momento molti si scambiano auguri che assomigliano tanto alla pace mondana che però “il mondo non può dare” e non alla Sua Pace, “quella Pace che nessuno vi potrà togliere”. Anche l’anno scorso abbiamo augurato pace, salute e prosperità, “tutto quello che il tuo cuore desidera” e poi è venuta la guerra e ha colto di sorpresa tutti, anche gli ucraini. Nel 2020 abbiamo brindato a un anno colmo di soddisfazioni e non ci accorgevamo che la pandemia era già iniziata. Che senso ha anestetizzare le persone con auguri falsi, promettere grazie e guarigioni che non si realizzeranno, e poi “perderanno la fede”. Abbiamo visto come è facile essere ingannati anche da chi difende i valori autentici, “i valori cristiani” ed è solo uno che li strumentalizza, o persino un criminale che con la bugia costante porta rovina e morte. Voglio invece farmi auguri grandi, grandissimi ma realisti. Nessuno sa come sarà il 2023 ma io posso decidere di esserci con la grazia di Dio e la protezione della Madre di Dio, la dolce Vergine Maria.

Quest’anno accoglierò ben volentieri tutti i doni del Signore  e le consolazioni che vorrà donarmi. Un mio nipote si augura che quest’anno “possiamo incontrarci e godere della presenza e dell’aiuto gli uni degli altri”. Bellissimo desiderio di cui sono anche intessuti gli auguri che voglio farmi. Infatti quest’anno voglio camminare nel Comandamento, amare di più Dio e il prossimo come Gesù ci ha insegnato! Progredire nell’orizzonte delle Beatitudini. Amare Dio con la mia mente cercando di conoscerlo davvero e mai prenderlo per scontato, amare Dio con tutto il cuore cioè con la mia volontà, amare Dio con tutte le mie forze cioè mettendo al suo servizio tutti i mezzi e ricchezze che ho, progredire nel discernimento per non ingannare me stesso e il prossimo. Sconfinato orizzonte ma realistico.

Quest’anno Signore …

Damme fede recta,

Speranza certa,

Carità perfecta,

Senno e cognoscimento

Ch’io serva

Li tuoi comandamenti.