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venerdì 31 gennaio 2025

ENTUSIASMO DIVINO E ENTUSIASMO UMANO / Venerdì III sett. T.O., dispari, 2025.




Mentre il Vangelo ci assicura che il Regno di Dio va comunque avanti per la sua forza divina intrinseca, la prima lettura ci presenta l’epoca eroica degli inizi e il pericolo di perdere questo spirito. 

Nei primi giorni della conversione infatti si mescolano entusiasmo divino e entusiasmo umano, chiarezza del dono di grazia e inesperienza dell’impatto che ha sulla vita specialmente nel lungo termine. 

Entusiasmo divino: perché Gesù è veramente l’unico Salvatore, ti ha trasformato la vita dandoti uno spirito nuovo e una Buona Promessa. Entusiasmo umano: visto la forza che ci ha investiti, si pensa di raggiungere subito le vette, di superare in santità tutti, di generare grandi opere. La chiarezza del dono di grazia fa ritenere “che tutto sia una perdita a motivo della sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore” e che conviene lasciar “perdere tutte queste cose (come) spazzatura, per guadagnare Cristo”. (Filippesi 3, 8). Ma deve iniziare il cammino di santificazione, ossia, dopo aver accettato Gesù come Messia e Signore, devo consegnargli ogni aspetto della mia vita e storia. Mi diceva tanti anni fa un amico: “il tuo cervello sa che sei frate ma non lo sa ancora il tuo stomaco, il tuo cuore-organo, ecc.”.  Devo consegnarmi totalmente a Dio. 

C'è chi non ha avuto una conversione spirituale ma solo umana e chiaramente l’entusiasmo umano finisce, lasciando spesso posto alla cosiddetta “perdita della fede”. C'è chi, malgrado una vera chiamata, lascia prevalere sempre l’umano sulla logica spirituale. E, per tutti comunque,  il combattimento tra lo Spirito e la carne è una grande guerra, spesso noiosa, “di usura", quotidiana. Solo chi ama veramente va fino in fondo. Chi cerca nella vita di fede se stesso, l'autorealizzazione, la sicurezza di uno statuto, può non incontrare mai Dio. Oggi la società educa a mettere i propri sentimenti, emozioni, come misura di tutto. E questo si ritrova nei cristiani, anche nei seminaristi e religiosi Carlos del Valle: "La comunidad no tolera cuando el cura es mandón y pesetero" ). C'è un altro fattore: la vecchiaia. Conosciamo tutti persone attive, generose, aperte, che si ripiegano allora su sé stesse, spesso amareggiate, attaccate alle loro sicurezze. Difendono la loro vita fino ad apparire egoiste. Razionalmente si sa che “il lenzuolo non ha tasche” e quindi è il momento di essere più generosi, di completare in bellezza il percorso di fede. Ma il peso degli acciacchi e il sentimento di non valere più o di non essere considerati diventano una grandissima tentazione. È allora che bisogna donarsi totalmente allo Spirito.


Dalla lettera agli Ebrei  Eb 10,32-39  

giovedì 30 gennaio 2025

PRESTIAMO ATTENZIONE GLI UNI AGLI ALTRI PER STIMOLARCI A VICENDA NELLA CARITÀ / Mercoledì III sett. T.O., dispari, 2025.



Oggi il brano della lettera agli ebrei illustra il paradosso della debolezza dell’uomo sul piano spirituale. Mentre egli ha ormai pieno accesso al mistero della vita, può godere della “vita in abbondanza”, della divinizzazione, della vittoria sulla morte che gli incuteva terrore fino a tenerlo schiavo, ecco che fin dagli inizi della Chiesa alcuni “hanno l’abitudine di disertare le riunioni” della comunità. Già allora!!! Rischiano di trovarsi nudi e le mani vuote nel giorno del Signore ormai vicino. La salvezza è gratuita, Dio è solo amore incondizionato e misericordioso, ma vuole il nostro interesse, il nostro cercare lui (per questo Gesù parla in parabole; cf. vangelo di ieri), e la nostra risposta assidua alla grazia. 

Dovrei correre verso Dio, nella certezza di essere amato e salvato, ma non lo faccio. 

Ci sono motivi seri, come ferite profonde dell’infanzia, scandali subiti, che impediscono di credere all’amore e in particolare all’amore di Dio. Ma ci sono anche altri motivi che, essendo cose terrene, imperfette, passeggere, razionalmente non dovrebbero ostacolare i valori eterni. Eppure l’incostanza, la mancanza di coraggio di fronte alle difficoltà e alle persecuzioni, il fascino della ricchezza, le preoccupazioni della vita che ci riempiono e fanno che “non vengo in chiesa per gli impegni”, sono sempre attuali. Tra ciò che ci distoglie da Dio, oggi i mezzi sociali distraggono molto dalle domande essenziali della vita. Il male però non sta tanto nello strumento (come il telefonino) ma nel cuore dell’uomo. Se chiedi sinceramente a Dio di guidarti, Dio sicuramente ti porterà a sé. Perché prima ancora che tu lo conosca, Egli è tuo Padre. Devi solo prestare ascolto serio alla Parola del Signore e ai suoi segni: “ Fate attenzione a quello che ascoltate”!     


Dalla lettera agli Ebrei  Eb 10,19-25  

mercoledì 29 gennaio 2025

NON VENIRE MAI PIÙ ... MAI PIÙ! / 14 La Leggenda del Grande Inquisitore (fine).




– Sei forse massone anche tu! – sfuggí ad Aljòsa. – Tu non credi in Dio, – soggiunse, ma ormai con profonda amarezza. Gli parve inoltre che il fratello lo guardasse con fare canzonatorio. – E come termina il tuo poema? – domandò a un tratto, con lo sguardo a terra, – o è già terminato?

– Io volevo finirlo cosí: l’inquisitore, dopo aver taciuto, aspetta per qualche tempo che il suo Prigioniero gli risponda. Il Suo silenzio gli pesa. Ha visto che il Prigioniero l’ha sempre ascoltato, fissandolo negli occhi col suo sguardo calmo e penetrante e non volendo evidentemente obiettar nulla. Il vecchio vorrebbe che dicesse qualcosa, sia pure di amaro, di terribile. Ma Egli tutt’a un tratto si avvicina al vecchio in silenzio e lo bacia piano sulle esangui labbra novantenni. Ed ecco tutta la Sua risposta. Il vecchio sussulta. Gli angoli delle labbra hanno avuto un fremito; egli va verso la porta, la spalanca e Gli dice: “Vattene e non venir piú... non venire mai piú... mai piú!”. E Lo lascia andare per “le vie oscure della città”. Il Prigioniero si allontana.

– E il vecchio?

martedì 28 gennaio 2025

ESISTE LA VERITÀ? / San Tommaso d'Aquino, 28 gennaio 2025.

Lezione all'università
nel Medioevo.



«Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Spesso questo Vangelo si commenta in modo sentimentale: “povera Madonna, la mamma… Ma certo comunque Gesù le voleva bene”. Senza dubbio. Ma non si tratta di fare considerazioni sentimentali ma piuttosto di interrogarci quanto e quante volte i nostri legami affettivi, familiari, ci condizionano nel servire e seguire il Signore. Nella pratica, non è forse vero che sei prima membro della tua famiglia e poi cristiano, maranese o italiano, e poi cristiano, che conta prima il tuo ego e poi Cristo? Diceva P. Ratcliffe : il domenicano non ha due biografie, una come professore e l’altra come frate.

San Tommaso d’Aquino che festeggiamo oggi è stato professore per le sue capacità, ma è stato grande professore e grande domenicano perché aveva una sola biografia: cercare Dio, cercare la verità. Questa verità che egli ha insegnato al mondo intero ma che è raggiungibile più completamente e più perfettamente con il dono mistico di Dio. Egli ne è il migliore testimone con la comunione quasi paradisiaca con Cristo ricevuta poco prima della sua morte, che gli ha fatto considerare tutti suoi studi e scritti come “paglia” che si può bruciare. Certamente l’opera di Tommaso è utilissima ancora oggi e il servire Dio con tutta l’intelligenza è necessario. Ma la comunione con Dio è grazia concessa ai piccoli, anche a chi non sa leggere e scrivere.

Difendiamo quindi la verità anche col ragionare, innanzitutto quella verità elementare - negata oggi in favore della soggettività di ciascuno e della “dittatura del relativismo” - che il mondo, il reale, non l’abbiamo creato noi, ma esiste prima e al di fuori di noi e apprendiamo a conoscerlo. E quindi la verità è corrispondenza tra l'intelletto e l'oggetto. Dice s. Tommaso : «La verità è adeguamento dell'intelletto alla cosa; adeguamento della cosa all'intelletto; adeguamento dell'intelletto e della cosa.» La verità è quindi vera di per sé, cioè indipendente dal soggetto e dal tempo. È universale. Lottiamo in questo mondo di pretesa “post verità” che dissolve ogni verità e ogni valore morale oggettivi. Perché dice il professor Kreeft: «Nessuna società nella storia ha potuto operare sulla base del relativismo morale». (Peter Kreeft: «Ninguna sociedad en la historia ha podido operar sobre la base del relativismo moral» - ReL  ). Aiutiamo il Signore a salvare quante più persone possibili vivendo e insegnando la verità sotto ogni forma sapendo che LA VERITÀ è Gesù Cristo. 



Dalla lettera agli Ebrei  Eb 10,1-10  

lunedì 27 gennaio 2025

GESÙ HA SALVATO TUTTI? / lunedì III sett. T.O., dispari, 2025.




“Cristo, dopo essersi offerto una sola volta per togliere il peccato di molti...”. Cristo è morto per tutti o solo per molti? C'è stata una polemica di recente per la revisione del Messale. Infatti Gesù dice: “questo è il mio sangue dell`alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati” (Matteo 26,28; e Marco 14,24; Luca, come Paolo (1 Cor 11,23-25) dice “per voi”; Giovanni riporta la lavanda dei piedi). È evidente che Gesù non versa il suo sangue solo per gli Apostoli, ma lo fa solo per "molti" e non per tutti? 

In latino il Messale nella formula della consacrazione dice che il sangue di Cristo è stato versato “pro vobis et pro multis, letteralmente, “per voi e per molti”. Il Messale francese traduce con  “moltitudine”, termine che può includere la totalità degli uomini. Invece alcuni in Italia insistevano per tradurre “multis” con “molti”. Si poteva capire che Cristo non era morto per tutti, non voleva salvare tutti e quindi che Dio aveva creati alcuni per mandarli all'inferno. Di fronte a questo rischio, Papa Francesco ha imposto la formula attuale: “versato per voi e per tutti”. 

Infatti, “E` apparsa infatti la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini” (Tito 2, 11; vedi 1 Timòteo 2, 4; e altri passi). Gesù ha salvato tutti. Dobbiamo solo corrispondere con la fede, una fede attiva che porti frutto. Il Vangelo di oggi manifesta l’immensità della misericordia divina: “tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno”, (a chi si pente). Il peccato contro lo Spirito Santo invece non si apre al perdono perché non riguarda i peccati di debolezza, ma invece consiste nel rifiutare decisamente la luce dello Spirito nella propria coscienza. Le conversioni di peccatori incalliti, adepti di dottrine esoteriche, o anche sataniche come Bartolo Longo, ci portano a non dubitare mai della possibilità della salvezza. Ma chiudersi alla luce è una cosa seria. Papa Francesco dice: peccatori sì - siamo tutti peccatori - corrotti no. Il corrotto non si può convertire a meno che il Signore distrugga il suo orgoglio attraverso molte tribolazioni. Stiamo attenti a noi stessi e agli altri: lo spirito di menzogna  sembra più forte che mai nelle nostre società e in molti governi. Oggi, Giorno della Memoria della Shoah, constatiamo quanto l'antisemitismo, che vuole colpire ogni ebreo perché ebreo è un mostro terribile. Gesù è la Via: la Verità unita all'Amore ci salveranno da questi mostri, dallo spirito del "menzognero e padre della menzogna", cioè il diavolo (Giovanni 8,44).


Dalla lettera agli Ebrei  Eb 9,15.24-28 

domenica 26 gennaio 2025

IL VANGELO È PAROLA DI LIBERTÀ E CONVERSIONE

 



"Il Vangelo è Parola di libertà e di conversione" (Papa Francesco).

Conosci il Vangelo? Hai coscienza di camminare, convertendoti ogni giorno di più al Vangelo?  

DAVVERO GESÙ È RISORTO?

 


Dicono che è risorto. Come si fa a saperlo? Se fosse vero cambierebbe tante cose. Ma non vedo nessuna risurrezione in giro e tanto ateismo. 

SIAMO FRUTTO DEL CASO?

 




La mia vita ha un senso o siamo solo frutto del caso?

Vuoi la risposta? 

PERCHÉ TANTO MALE NEL MONDO?


Se Dio è buono, perché tanto male nel mondo, tante guerre, tante atrocità? Perché Dio non fa nulla? 

QUEL GRANDE VECCHIO CHE AMA L'UMANITÀ A MODO SUO / 13 La Leggenda del Grande Inquisitore




– Informazione preziosa, però, nonostante il tuo “tutta diversa”. Io ti domando: perché i tuoi gesuiti e inquisitori si sarebbero collegati solo in vista di beni materiali e volgari? Perché non può incontrarsi fra di loro neanche un solo martire, tormentato da una nobile sofferenza e amante dell’umanità? Vedi: supponi che fra tutti questi uomini non desiderosi che di sordidi beni materiali se ne sia trovato anche uno solo come il mio vecchio inquisitore, che abbia mangiato anche lui radici nel deserto e si sia accanito a domare la propria carne per rendersi libero e perfetto, ma che però abbia in tutta la sua vita amato l’umanità: a un tratto ha aperto gli occhi e ha veduto che non è una gran felicità morale raggiungere la perfezione del volere, per doversi in pari tempo convincere che milioni di altre creature di Dio sono rimaste imperfette, che esse non saranno mai in grado di servirsi della loro libertà, che dai miseri ribelli non usciranno mai dei giganti per condurre a compimento la torre, che non per simili paperotti il grande idealista ha sognato la sua armonia... Dopo aver compreso tutto ciò, egli è tornato indietro e si è unito... alle persone intelligenti. Non poteva questo accadere?

– A chi si è unito, a quali persone intelligenti? – esclamò Aljòsa quasi adirato. – Essi non hanno né tanta intelligenza, né misteri o segreti di sorta... Forse soltanto l’ateismo, ecco tutto il loro segreto. Il tuo inquisitore non crede in Dio, ecco tutto il suo segreto!  

DOMANI TI ARDERÒ. HO DETTO. / 12 La leggenda del Grande Inquisitore




Sappi che anch’io fui nel deserto, che anch’io mi nutrivo di cavallette e di radici, che anch’io benedicevo la libertà di cui Tu letificasti gli uomini, che anch’io mi ero preparato ad entrare nel numero dei Tuoi eletti, nel numero dei potenti e dei forti, con la brama di “completare il numero”. Ma mi ricredetti e non volli servire la causa della follia. Tornai indietro e mi unii alla schiera di quelli che hanno corretto l’opera Tua. Lasciai gli orgogliosi e tornai agli umili per la felicità di questi umili. Ciò che Ti dico si compirà e sorgerà il regno nostro. Ti ripeto che domani stesso Tu vedrai questo docile gregge gettarsi al primo mio cenno ad attizzare i carboni ardenti del rogo sul quale Ti brucerò per essere venuto a disturbarci. Perché se qualcuno piú di tutti ha meritato il nostro rogo, sei Tu. Domani Ti arderò. Dixi”.

Ivàn, si fermò. Egli si era accalorato e aveva parlato con fervore; quando poi ebbe finito, fece improvvisamente un sorriso.

Aljòsa, che l’aveva sempre ascoltato in silenzio e verso la fine, in preda a straordinaria agitazione, molte volte aveva voluto interrompere il discorso del fratello, ma si era visibilmente trattenuto, si mise d’un tratto a parlare, come scattando:  

sabato 25 gennaio 2025

NON VI RATTRISTATE, PERCHÉ LA GIOIA DEL SIGNORE È LA VOSTRA FORZA! / Domenica della Parola, 26 gennaio 2025.

(Autore Simone Venturini).



DOMENICA DELLA PAROLA 

Papa Francesco ha voluto questa Domenica speciale della Parola di Dio che cade quasi sempre durante la settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani. Non è un problema che intervenga durante un’altra ricorrenza importante? No, si rafforzano. Infatti se i cristiani si sono separati in modo così drammatico, specialmente nell’anno 1000 tra Oriente ortodosso  e Occidente, e nel 1500 tra Protestanti e Cattolici, è perché si era perso il Vangelo come punto di riferimento, e neppure era davvero conosciuto tra la gente comune, nelle famiglie. 

La prima lettura racconta il ritrovamento della Legge dopo il ritorno dall'esilio. Il popolo piange perché si rende conto che non applicando la Legge, non conoscendola, si è procurato tanti mali, tanti veri disastri. Mi ricorda il giorno in cui, mentre credevo di sapere tutto del Cristianesimo ho preso coscienza di non aver mai letto per intero nemmeno i quattro Vangeli. Dubitavo di ciò che non conoscevo! Ho sentito una vergogna infinita per la mia presunzione, un vero annichilimento. Ma la reazione del Signore non è stata di condanna. Ho sperimentato questa frase : “non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza”. Così sia oggi per tutti noi. 

Dio ha una sola misura: essere sé stesso, ossia Amore. Trova posto in te? Vivi ogni giorno nello Spirito dell’Anno di Grazia del Signore aperto nella Sinagoga di Nazareth 2000 anni fa e di cui questo Giubileo è il segno?

Vediamo chiaramente che prima lettura e Vangelo hanno come tema la Parola di Dio proclamata e spiegata. Ma cosa c'entra la secondo lettura che parla della comunità? La Parola convoca l’Assemblea, costituisce la Comunità, arricchendola dei vari carismi necessari alla sua vita e alla sua missione. Non si tratta di diventare esperti della Legge o di convertirsi individualmente, ma di formare una comunità di vita nuova, riconciliata, una comunità-segno che si nutre e si struttura secondo la Parola, dove ognuno è importante e ha una missione come le membra del Corpo. 

 

Dal libro di Neemìa  Ne 8,2-4a.5-6.8-10 

venerdì 24 gennaio 2025

DELUSO DI TUTTO E DI TUTTI?


Oggi molti vivono senza punti di riferimento perché il nostro mondo conosce un’enorme crisi di valori ma anche una crisi crescente di verità come sottolineava Papa Francesco ancora di recente. Infatti tra disinformazione, mala informazione, propaganda malevola, la moltiplicazione dei contenuti accessibili sui Media e sui Social non aiuta ad orientarsi. Inoltre, gli scandali sempre più facilmente conosciuti da tutti minano la credibilità della politica e della Chiesa, e di ogni istituzione come per esempio la scuola.

Come la Storia dimostra sempre, poi, la violenza delle parole conduce inevitabilmente alla violenza dei comportamenti e delle azioni. I nostri paesi e città sono teatro di queste violenze crescenti. Anche le guerre in atto sono frutto di queste impostazioni. 

Molti ripongono la loro speranza solo “sull’incertezza delle ricchezze” e del denaro, pur sapendo che quando non svaniscono prima, non possono essere portati nell’aldilà. Molti invece vivono nella disperazione. O si rifugiano in passioni e dipendenze o in divertimenti superficiali. 

mercoledì 22 gennaio 2025

SAPPI CHE IO NON TI TEMO / 11 La Leggenda del Grande Inquisitore.





Ci ammireranno e avranno paura di noi, e saranno fieri che noi siamo così potenti e così intelligenti da aver potuto pacificare un così tumultuoso e innumere gregge. Temeranno la nostra collera, i loro spiriti si faranno timidi, i loro occhi lacrimosi, come quelli dei bambini e delle donne, ma altrettanto facilmente passeranno, a un nostro cenno, all’allegrezza, ed al riso, alla gioia luminosa ed alle felici canzoni infantili. Certo li obbligheremo a lavorare, ma nelle ore libere dal lavoro organizzeremo la loro vita come un giuoco infantile con canti e cori e danze innocenti. Oh, noi consentiremo loro anche il peccato, perché sono deboli e inetti, ed essi ci ameranno come bambini, perché permetteremo loro di peccare. Diremo che ogni peccato, se commesso col nostro consenso, sarà riscattato, che permettiamo loro di peccare perché li amiamo e che, in quanto al castigo per tali peccati, lo prenderemo su di noi. Così faremo, ed essi ci adoreranno come benefattori che si saranno gravati coi loro peccati dinanzi a Dio. 

NOI DAREMO LA PACE A TUTTI, LA PACE DEGLI ESSERI DEBOLI / 10 La Leggenda del Grande Inquisitore




Oh, passeranno ancora secoli di orgia del libero pensiero, di umana scienza e di antropofagia, perché, avendo cominciato a costruire la loro torre di Babele senza di noi, è con l’antropofagia che termineranno. Ma proprio allora la bestia striscerà verso di noi e leccherà i nostri piedi e li spruzzerà con le lacrime di sangue dei suoi occhi. E noi ci assideremo sulla bestia e leveremo in alto una coppa su cui sarà scritto “Mistero!”. Ma allora soltanto, e allora spunterà per gli uomini il regno della pace e della felicità. Tu sei fiero dei Tuoi eletti, ma Tu non hai che eletti, mentre noi daremo la pace a tutti. 

GUARENDO UN PARALITICO, GESÙ METTE IN MEZZO I FARISEI E TENDE LORO LA MANO / Mercoledì II sett. T.O., dispari, 2025.





Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, trova un uomo con una mano inaridita. Lo guarisce non prima di averlo messo in vista di tutti e aver ottenuto il consenso silenzioso dei farisei e della folla in modo che non possa essere attaccato in seguito. Ma come poteva quest’uomo essere attaccato per essere stato guarito? In Luca 13,10-17, il capo sinagoga non osa rimproverare Gesù né la donna guarita e quindi se la prende genericamente con la gente "colpevole di farsi guarire di sabato e di portare il maestro troppo buono a sbagliare"! Probabilmente Gesù ha imparato da quel episodio. Comunque egli protegge sempre i deboli. È una costante nei Vangeli.


Ma Gesù vuole anche aiutare i farisei presenti che cercano pretesti per accusarlo. E quindi mette anche loro “in mezzo”, attraverso una domanda. Rispondendo avrebbero potuto iniziare un cammino di liberazione, uscire dalla loro paralisi fatta di odio e paura, venire alla luce perdendo la loro bella facciata, però prendendo coscienza piena del loro male. Infatti conoscono benissimo la risposta secondo la Legge e la loro coscienza. Purtroppo, preferiscono tacere. Non accettano il confronto.


Da vescovo di Cracovia, Karol Wojtyla cercava sempre il dialogo rispettoso ma franco con le autorità comuniste, ottenendo così i migliori risultati possibili perché la parola di verità arriva al cuore delle persone oltre che alla loro intelligenza e che i cuori sono fatti per la verità, per Dio. 


Dalla lettera agli Ebrei  Eb 7,1-3.15-17

martedì 21 gennaio 2025

ABBIAMO COME UN'ANCORA SALDA E SICURA PER LA NOSTRA VITA / Sant'Agnese Martedì 2a sett. T.O., dispari, 2025




La Bibbia, la vita dei santi, la fedeltà della Chiesa alla fede delle origini sono la dimostrazione che Dio è fedele alle sue promesse. Quanto promette lo compie. E questo malgrado le tante debolezze degli uomini tra cui alcuni, uomini e donne, che benché in posizioni di autorità nel popolo e nella Chiesa cercano tutt’altro che servire il Signore. L’esempio forse più eclatante è quello di Caifa che, perché investito della carica di Sommo Sacerdote, non può fare a meno di profetare anche se non lo comprende lui stesso e non vuole entrare nel progetto divino (Giovanni 11,49-52). 

Ma l'onnipotente fedeltà di Dio che ci conforta così tanto ci chiede di rimanere saldi nella fede: “Così Abramo, con la sua costanza, ottenne ciò che gli era stato promesso”. Prendiamo quindi molto sul serio “l’incoraggiamento ad afferrarci saldamente alla speranza che ci è proposta”. La speranza in Dio è “come un'àncora sicura e salda per la nostra vita”. Il Cristiano ha le sue radici nel futuro. Il battezzato è già cittadino dei cieli. Con sant'Agnese, siamo meravigliati nel vedere come la fede genera in persone così giovani, una maturità così completa. 


Prima Lettura Dalla lettera agli Ebrei Eb 6,10-20

lunedì 20 gennaio 2025

IL PAPA E LA MESSA IN LATINO, COSA SCRIVE DAVVERO NEL LIBRO / 20 gennaio 2025

Quattromila persone alla Messa di
ringraziamento del Cardinale Schonborn
sabato scorso 18 gennaio 2025. 

Riprendo da un articolo del sito UCCR le frasi di Papa Francesco sulla Messa in latino. Invito a leggere tutto l'articolo (Il Papa e la Messa in latino, cosa scrive davvero nel libro - UCCR ), e anch'io aggiungo un breve commento mio riferendomi alla posizione di Giovanni Paolo II.

da “Spera. L’autobiografia” (Mondadori 2025, pp. 263, 264)

E’ sociologicamente interessante il fenomeno del tradizionalismo, questo “indietrismo” che in ogni secolo regolarmente ritorna, questo riferimento a una presunta età perfetta che è però ogni volta un’altra. Per esempio con la liturgia.

Ora è stato sancito che la possibilità di celebrare secondo il messale preconciliare, in latino, debba essere espressamente autorizzato dal Dicastero per il culto, che la concederà solo in casi particolari. Perché non è sano che la liturgia si faccia ideologia.

E’ curioso questo fascino per ciò che non si comprende, che appare un po’ occulto, e che a volte sembra interessare anche le generazioni più giovani. Spesso questa rigidità si accompagna alle sartorie ricercate e costose, ai pizzi, ai merletti, ai rocchetti.

domenica 19 gennaio 2025

I SERVI ALLE NOZZE DI CANA SIAMO NOI / II Dom. T.O., C, 2025



Meraviglioso Vangelo delle nozze di Cana: per il racconto, per essere il primo segno di Gesù secondo Giovanni, per le persone coinvolte, per le conseguenze…. E infine per la sua attualità. Ogni Parola proclamata si compie in chi l’accoglie, ma noi la proclamiamo nell’Eucaristia che è proprio ogni volta il Banchetto di Nozze dello Sposo con la sua Chiesa. 

Conosciamo tutti questo Vangelo. La festa di nozze di una coppia comune che, assieme ai suoi invitati, rappresenta il popolo d’Israele. Maria è invitata d’onore. Sembra che Gesù invece stia lì un po' per caso, un po' solo perché figlio di Maria. E chiaramente viene con i suoi (quanti? quanto affamati?) discepoli… 

“Non hanno vino”: Maria vede, si preoccupa, si rivolge al Figlio, ha fiducia in lui. Sa che il Padre ha posto tutto nelle sue mani e che lui farà la volontà del Padre. E quindi dice ai servi: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela». Pregare la Vergine Maria, ascoltarla, significa ascoltare Gesù e obbedirgli.

Ecco perché san Giovanni, di fronte alla meraviglia di “colui che dirigeva il banchetto” gustando quel vino di cui non conosce l’origine, parla di nuovo dei servi. Forse la loro obbedienza era stata distaccata. Infatti il cliente ha sempre ragione e si è  pagati per fare quello che ci dicono, anche le stranezze, senza discutere. Ma ecco la loro meraviglia, la loro gioia intima, che non si vanta ma inonda il cuore : abbiamo fatto il nostro semplice dovere e siamo stati strumenti di questo prodigio, siamo stati strumenti di Dio! Che gioia quando ti senti attraversato da Dio, quando egli si manifesta attraverso te e nutre la tua fede!


Dal libro del profeta Isaìa  Is 62,1-5 

venerdì 17 gennaio 2025

PORTIAMO I PARALITICI NELLA FEDE AL SIGNORE / Venerdì 1a sett. T.O., dispari, 2025


“Affrettiamoci dunque a entrare in quel riposo”. Bisogna morire al più presto? Sì, nel senso di "morire a sé stessi”. Siamo spesso agitati per mancanza di fiducia in Dio, non si ha la pazienza di comprendere la sua volontà, non si è docili nel seguire le vie che egli sceglie per venire incontro ai nostri desideri o bisogni e si fa il braccio di ferro nella preghiera per imporgli le nostre vie, le nostre condizioni. 

Questo riposo (che è "oboedientia et pax”, obbedienza e pace diceva Papa Giovanni XXIII), non è inattivo ma è carico delle energie della fede. Infatti Gesù nel Vangelo di oggi chiama fede l’insistenza degli amici del paralitico, la loro creatività nel trovare il modo di avvicinarlo, incuranti del malumore dei presenti e del proprietario della casa per il disagio causato e del dover ripararlo più tardi. 

Gesù dal canto suo sembra non darsi pensiero della sofferenza causata dalla paralisi di quell’uomo ma si sofferma sui suoi peccati. Il peccato è un male peggiore di ogni sofferenza fisica. Gesù va alla radice.

Ci sono tanti paralitici oggi: tanto disagio giovanile, tanta sofferenza nelle famiglie, tante frustrazioni individuali, tante vite senza un vero senso. Troviamo anche noi modi nuovi di invitare queste persone ad incontrare il Signore e la sua grazia. Gesù annuncia la Parola che risana. Nella fede viva avvengono anche i miracoli fisici.   


Dalla lettera agli Ebrei  Eb 4,1-5.11 

giovedì 16 gennaio 2025

L'AMORE AUTENTICO È LIBERO: COMPASSIONEVOLE MA ANCHE FERMO E LUNGIMIRANTE, NON APPICCICOSO / Giovedì 1a sett. T.O., dispari, 2025.


Avvicinarsi ad un lebbroso era un gesto di enorme libertà e amore, una vera donazione di sé, anche perché sul piano religioso significava contaminarsi. Però questo grande amore di Gesù, la sua vicinanza, sembrano però contrastare con l’atteggiamento immediatamente successivo: “ammonendolo severamente, lo cacciò via subito”. 

E invece ci indica la qualità dell’amore autentico: è donazione che cerca il vero bene delle persone, non cerca gratificazioni, non è succube dell’affettività. L'amore di Gesù si sottomette all'urgenza della sua missione: non darci grazie ma la Grazia, non spingerci a moltiplicare le preghiere ma farci crescere nella fede. 


Dalla lettera agli Ebrei  Eb 3,7-14 

NOI NON SIAMO PIÙ CON TE, MA CON LUI, ECCO IL NOSTRO SEGRETO! / 09 La Leggenda del Grande Inquisitore.




E gli uomini si sono rallegrati di essere nuovamente condotti come un gregge e di vedersi infine tolto dal cuore un dono cosí terribile, che aveva loro procurato tanti tormenti. Avevamo noi ragione d’insegnare e di agire cosí? Parla! Forse che non amavamo l’umanità, riconoscendone cosí umilmente l’impotenza, alleggerendo con amore il suo fardello e concedendo alla sua debole natura magari anche di peccare, ma però col nostro consenso? Perché mi guardi in silenzio coi tuoi miti occhi penetranti? Va’ in collera, io non voglio il Tuo amore, perché io stesso non Ti amo. E che cosa dovrei nasconderti? Non so forse con chi parlo? Tutto ciò che ho da dirti, già Ti è noto, lo leggo nei Tuoi occhi. 

SCENDI DALLA CROCE E TI CREDEREMO / 08 La Leggenda del Grande Inquisitore



Tu non scendesti dalla croce quando Ti si gridava, deridendoti e schernendoti: “Discendi dalla croce e crederemo che sei Tu”. Tu non scendesti, perché una volta di piú non volesti asservire l’uomo col miracolo, e avevi sete di fede libera, non fondata sul prodigio. Avevi sete di un amore libero, e non dei servili entusiasmi dello schiavo davanti alla potenza che l’ha per sempre riempito di terrore. Ma anche qui Tu giudicavi troppo altamente degli uomini, giacché, per quanto creati ribelli, essi sono certo degli schiavi. Vedi e giudica, son passati quindici secoli, guardali: chi hai Tu innalzato fino a Te? Ti giuro, l’uomo è stato creato più debole e più vile che Tu non credessi! Può egli forse compiere quel che puoi compiere Tu? Stimandolo tanto, Tu agisti come se avessi cessato di averne pietà, perché troppo pretendesti da lui, e chi ha fatto questo? Colui che lo amava più di se stesso! Stimandolo meno, avresti anche meno preteso da lui, e questo sarebbe stato più vicino all'amore, perché più leggera sarebbe stata la sua soma. Egli è debole e vile. 

MIRACOLO, MISTERO, AUTORITÀ / 07 Leggenda del Grande Inquisitore

 



 Invece d’impadronirti della libertà umana, Tu l’hai moltiplicata e hai per sempre gravato col peso dei suoi tormenti la vita morale dell’uomo. Tu volesti il libero amore dell’uomo, perché Ti seguisse liberamente, attratto e conquistato da Te. In luogo di seguire la salda legge antica, l’uomo doveva per l’avvenire decidere da sé liberamente, che cosa fosse bene che cosa fosse male, avendo dinanzi come guida la sola Tua immagine; ma non avevi Tu pensato che, se lo si fosse oppresso con un cosí terribile fardello come la libertà di scelta, egli avrebbe finito per respingere e contestare perfino la Tua immagine e la Tua verità? Essi esclameranno, alla fine, che la verità non è in Te, perché era impossibile abbandonarli fra ansie ed angosce maggiori di come Tu facesti, lasciando loro tante inquietudini e tanti insolubili problemi. In tal modo preparasti Tu stesso la rovina del Tuo regno, e non darne più la colpa a nessuno. Ma è questo intanto che Ti offriva? 

GESÙ CERCA PERSONE "INFIAMMABILI" / Mercoledì 1a sett. T.O., dispari, 2025.


Gesù ha guarito molte persone e suscitato un enorme entusiasmo. C'è ancora tanta gente del circondario da guarire, da istruire e formare. Eppure Gesù se ne va l’indomani mattina - senza nemmeno salutare - perché egli è venuto per predicare ovunque, cercando di raggiungere il massimo di persone. Padre Pio invece non ha lasciato il suo convento e le folle venivano a lui. Così anche tanti altri hanno conciliato la vita apostolica e la vita di preghiera stabilendosi in un luogo adatto al silenzio. Ognuno ha la sua vocazione particolare. 

Ma Gesù, come nello scegliere pescatori tra i suoi primi discepoli, imprime alla Chiesa una dimensione missionaria e cioè: 1/ itinerante, che si fa vicinanza, che affronta ambienti sconosciuti, non sicuri, come il mare; 2 / messaggio, non struttura pesante né istituzione che rischia di ripiegarsi su se stessa. 

Ma non è forse troppo superficiale come azione pastorale? San Paolo si fermava anche a lungo nelle città. Spesso, dopo le missioni al popolo, l’entusiasmo ricade, riassorbito dalla mentalità preesistente. 

Anche se ogni situazione richiede risposte adeguate, la logica di Gesù è chiara e deve guidare ogni evangelizzazione: la Buona Notizia è fuoco che si propaga se incontra persone "infiammabili", le quali infiammano a loro volta altre persone o almeno diventano lievito che fa fermentare la pasta. Gesù nell’evangelizzare ha fiducia nelle persone, nella loro capacità di mettersi in piedi (risorgere) e diventare protagonisti in favore dei loro fratelli. Mentre il discepolo segue Gesù e si conforma sempre di più a lui, egli diventa evangelizzatore a sua volta. Certo, prima di affidare una missione Gesù forma i missionari. Chi si fa maestro subito crea molti danni a sé stesso e agli altri. Cadrà nella condanna del demonio che è l’orgoglio (1 Timòteo 3, 6) ed è una cattiva guida perché non conosce (abbastanza) il Signore. Ma invece ogni dono spirituale ricevuto risplende e orienta la vita fin da subito. 


Dalla lettera agli Ebrei  Eb 2,14-18

martedì 14 gennaio 2025

PERCHÉ LA SCRITTURA È COSÌ DIFFICILE? / Martedì 1a sett. T.O., dispari, 2025.



Alle 7 del mattino, mentre non hai preso nemmeno il caffè per rispettare il digiuno eucaristico, perché il Signore ci fa ascoltare brani della Scrittura spesso difficili come questa lettera agli Ebrei (alcuni testi sono difficili anche a tutte le ore del giorno!)? Eppure “l’uomo non vive solo di pane ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”. La Chiesa dice, con san Girolamo, che “Ignorare la Scrittura è ignorare Cristo” e “tutta la Scrittura è Cristo”. Non si deve conoscere la Bibbia a memoria, né seguire un corso biblico su come si è formato il Canone delle Scritture, ecc. Ma si tratta di amare Dio seriamente con tutto il cuore e tutte le forze ma anche con tutta l’intelligenza, di pregare e meditare la Scrittura per penetrarne il senso profondo. 

Infatti gli Apostoli sapevano di scrivere anche cose difficili (Ebrei 5, 11: ”Su questo argomento abbiamo molte cose da dire, difficili da spiegare, perché siete diventati lenti a capire”; 2 Pietro 3, 16: “In esse (le lettere di san Paolo) ci sono alcune cose difficili da comprendere e gli ignoranti e gli instabili le travisano, al pari delle altre Scritture, per loro propria rovina”). Eppure le comunità si passavano tra loro queste lettere per studiarle, nutrirsene. Siamo forse meno capaci di loro?

A Karol Wojtyla, studente, non piaceva la filosofia. Poteva imparare tutto a memoria e passare così l'esame persino con un bel voto! Invece, credette che la Chiesa gli faceva studiare la filosofia perché era importante. Pregò sei mesi prima di comprendere il valore della filosofia. Questa illuminazione gli portò frutto tutta la vita!

Chi non fa lo sforzo di nutrirsi della Parola di Dio si impoverisce. In genere in due modi: o si abbruttisce, fa cose sempre più ripetitive senza comprenderle, oppure sostituisce la Parola di Dio con tante preghiere e riti inventati, sempre più lontani dalla semplicità e ispirazione divina. Nei due casi egli si riduce all’umano e quindi si allontana dallo Spirito che salva perché “Tutta la Scrittura infatti è ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere e formare alla giustizia, perché l`uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona”. (2 Timòteo 3, 16).


Dalla lettera agli Ebrei   Eb 2,5-12

lunedì 13 gennaio 2025

GIUBILEO 2025: SARÀ MIGLIORE DI QUELLO DEL 2000! / Lunedì, 1a sett. del T.O., dispari, 2025




Sabato sera sulla mia casula c'era il logo del Giubileo del 2000. Sulla stola del Diacono invece il logo di questo Giubileo 2025. Questo mi ha fatto pensare: cosa è rimasto del Giubileo del 2000? Sarà migliore quello del 2025? Noi che abbiamo la grazia di vivere un altro giubileo sapremo approfittarne? 

Oggi ricomincia il Tempo Ordinario col suo passo perseverante e deciso, e il colore verde simbolo proprio della Speranza. Le letture ci invitano alla conversione, alla metànoia, ossia al cambiamento di mentalità per adeguarci allo Spirito di Dio. Guai a chi si crede già convertito. “Se alcuno crede di sapere qualche cosa, non ha ancora imparato come bisogna sapere”. (1 Cor 8,2-3). 

ADORATE I NOSTRI DÈI, ALTRIMENTI GUAI A VOI E AI VOSTRI DÈI / 06 La Leggenda del Grande Inquisitore



E in quest’inganno starà la nostra sofferenza, poiché saremo costretti a mentire. Ecco ciò che significa quella domanda che Ti fu fatta nel deserto, ed ecco ciò che Tu ricusasti in nome della libertà, da Te collocata piú in alto di tutto. In quella domanda tuttavia si racchiudeva un grande segreto di questo mondo. Acconsentendo al miracolo dei pani, Tu avresti dato una risposta all’universale ed eterna ansia umana, dell’uomo singolo come dell’intera umanità: “Davanti a chi inchinarsi?”. Non c’è per l’uomo rimasto libero piú assidua e piú tormentosa cura di quella di cercare un essere dinanzi a cui inchinarsi. Ma l’uomo cerca di inchinarsi a ciò che già è incontestabile, tanto incontestabile, che tutti gli uomini ad un tempo siano disposti a venerarlo universalmente. Perché la preoccupazione di queste misere creature non è soltanto di trovare un essere a cui questo o quell’uomo si inchini, ma di trovarne uno tale che tutti credano in lui e lo adorino, e precisamente tutti insieme. E questo bisogno di comunione nell’adorazione è anche il piú grande tormento di ogni singolo, come dell’intera umanità, fin dal principio dei secoli. È per ottenere quest’adorazione universale che si sono con la spada sterminati a vicenda. Essi hanno creato degli dèi e si sono sfidati l’un l’altro: “Abbandonate i vostri dèi e venite ad adorare i nostri, se no guai a voi e ai vostri dèi!”. E cosí sarà fino alla fine del mondo, anche quando gli dèi saranno scomparsi dalla terra: non importa, cadrànno allora in ginocchio davanti agli idoli. 

domenica 12 gennaio 2025

MEGLIO SCHIAVI CHE AFFAMATI / 05 La Leggenda del Grande Inquisitore

Questa foto serve ad illustrare il discorso
dell'Inquisitore, non nega la piena dignità
di persone bisognose (qui, vittime 
dell'ultimo terremoto in Turchia).


“Decidi Tu stesso chi avesse ragione, se Tu o colui che allora T’interrogava. Ricordati la prima domanda: se non la lettera il senso era questo: “Tu vuoi andare e vai al mondo con le mani vuote, con non so quale promessa di una libertà che gli uomini, nella semplicità e nella innata intemperanza loro, non possono neppur concepire, che essi temono e fuggono, giacché nulla mai è stato per l’uomo e per la società umana piú intollerabile della libertà! Vedi Tu invece queste pietre in questo nudo e infocato deserto? Mutale in pani e l’umanità sorgerà dietro a Te come un riconoscente e docile gregge, con l’eterna paura di vederti ritirare la Tua mano, e di rimanere senza i Tuoi pani”. Ma Tu non volesti privar l’uomo della libertà e respingesti l’invito, perché, cosí ragionasti, che libertà può mai esserci, se la ubbidienza è comprata coi pani? Tu obiettasti che l’uomo non vive di solo pane, ma sai Tu che nel nome di questo stesso pane terreno, insorgerà contro di Te lo spirito della terra e lotterà con Te e Ti vincerà, e tutti lo seguiranno, esclamando: “Chi è comparabile, a questa bestia? Essa ci ha dato il fuoco del cielo!”. Sai Tu che passeranno i secoli e l’umanità proclamerà per bocca della sua sapienza e della sua scienza che non esiste il delitto, e quindi nemmeno il peccato, ma che ci sono soltanto degli affamati? “Nutrili e poi chiedi loro la virtú!”, ecco quello che scriveranno sulla bandiera che si leverà contro di Te e che abbatterà il Tuo tempio. 

venerdì 10 gennaio 2025

IL DEMONIO NON TENTAVA GESÙ MA GLI DAVA CONSIGLI GIUSTI / 04 La leggenda del grande Inquisitore



– Io torno a non comprendere, – interruppe Aljòsa, – egli fa dell’ironia, scherza?

– Niente affatto. Egli fa un merito a sé ed ai suoi precisamente di avere infine soppresso la libertà e di averlo fatto per rendere felici gli uomini. “Ora infatti per la prima volta (egli parla, naturalmente, dell’inquisizione) è diventato possibile pensare alla felicità umana. L’uomo fu creato ribelle; possono forse dei ribelli essere felici? Tu eri stato avvertito, – Gli dice, – avvertimenti e consigli non Ti erano mancati, ma Tu non ascoltasti gli avvertimenti. Tu ricusasti l’unica via per la quale si potevano render felici gli uomini, ma per fortuna, andandotene, rimettesti la cosa nelle nostre mani. Tu ci hai promesso, Tu ci hai con la Tua parola confermato, Tu ci hai dato il diritto di legare e di slegare, e certo non puoi ora nemmeno pensare a ritoglierci questo diritto. Perché dunque sei venuto a disturbarci?”.

– Ma che cosa significa: “Non Ti sono mancati avvertimenti e consigli?” – domandò Aljòsa.

PERCHÉ I MUSULMANI HANNO DIFFICOLTÀ A FARE LA PACE CON GLI EBREI? / 10 Gennaio 2025.

Il titolo è "Chiesa in Islam,
meditazione sull'esistenza
 cristiana in Algeria".
L'immagine che appare come una
 finestra con le sbarre invece dice:
"El Kenysat fy Dar el Islam"
La Chiesa nella casa dell'Islam.
Ma la grafica fa comprendere 
come la Chiesa - al rigo sotto -
sia un pò stretta in quella casa.
Meraviglia della scrittura araba
e finezza dello scrittore. 


Ho pubblicato il testo di Herbert Pagani, “Arringa per la terra” per far comprendere le motivazioni degli ebrei scritte con argomentazione e stile da uomo di pace (La Gioia del Vangelo: "MI DIFENDO DUNQUE SONO" / Domenica 05 -01 - 2025 ). Vorrei far comprendere anche le difficoltà dei musulmani riguardo alla Terra Santa senza entrare nel labirinto dei fatti che si succedono da più di un secolo (ho proposto di parlarne con calma a chi voleva quando è scoppiata la crisi il 7 ottobre ma senza riscontro). Invece voglio solo andare un momento alla radice che blocca qualsiasi soluzione finora. 

mercoledì 8 gennaio 2025

IL PRIMO PANE CHE GESÙ VUOLE DONARE / Feria propria 8 gennaio 2025



Ieri, un amico, scioccato dal moltiplicarsi di suicidi e di violenze gratuite, spesso domestiche, si chiedeva cosa poter fare. Santa reazione. E concludeva: moltiplichiamo le preghiere! Certo. Ma serve solo questo? Pregare, ma come?

Vediamo in molte occasioni nel Vangelo che Gesù aveva l’urgenza di dire la verità alle persone e di formarle per renderle sapiente e immune dagli attacchi del demonio. L’esperienza ci consolida sempre più in questa costatazione. Di fronte a qualsiasi difficoltà il rivolgersi a più alto e potente di noi è naturale, ma non basta se vogliamo vincere la battaglia della vita e scoprire la volontà di Dio che salva. 

“In quel tempo, sceso dalla barca, Gesù vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose”. Il primo pane che Gesù vuol dare è il suo insegnamento, l’annuncio della Vita eterna*. È il meno ricercato e il meno distribuito. 

Questo non significa che Gesù non sia attento ai bisogni materiali. Però facciamo il confronto tra la moltiplicazione dei pani di oggi, in mezzo ad un’Assemblea riscaldata nella fede da catechesi profonde sull’Amore di Dio e sul senso della vita e l’incapacità di Gesù di fare miracoli nella sua Nazareth per l’incredulità dei suoi compaesani: “Ma Gesù disse loro: "Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua". E non vi potè operare nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi ammalati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità”. (Marco 6, 4-6).

* È anche il pensiero di Papa Francesco nel commentare questo Vangelo.


Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo   1Gv 4,7-10 Dio è amore.

martedì 7 gennaio 2025

E IL PRIGIONIERO RIMANE ZITTO? / 03 La Leggenda del Grande Inquisitore 09 01 25



– Io non comprendo bene Ivàn, che voglia dir questo – sorrise Aljòsa, che aveva sempre ascoltato in silenzio; – è semplicemente una fantasia delirante, o un errore del vecchio, un assurdo qui pro quo?

– Ammetti pure quest’ultima ipotesi, – scoppiò a ridere Ivàn, – se il realismo contemporaneo ti ha già tanto guastato che tu non possa tollerare nulla di fantastico; vuoi che sia un qui pro quo? E sia pure! È vero, – e tornò a ridere, – il vecchio ha novant’anni e da un pezzo la sua idea poteva averlo fatto impazzire. Egli poteva essere stato colpito dall’aspetto esteriore del Prigioniero. Poteva infine essere un semplice delirio, la visione di un vecchio novantenne sulla soglia della morte, sovreccitato per giunta dall’autodafé dei cento eretici bruciati la vigilia. Ma qui pro quo o fantasia troppo sfrenata, non è lo stesso per noi? L’importante qui è solo che il vecchio deve infine manifestare il proprio pensiero e lo manifesta e dice ad alta voce ciò che per novant’anni ha taciuto.

– E il Prigioniero rimane zitto? Lo guarda e non dice nemmeno una parola?

GESÙ FECE RISORGERE QUELLA BAMBINA A SIVIGLIA / 02 La leggenda del Grande Inquisitore. 08 01 25




Egli si ferma sul sagrato della cattedrale di Siviglia nel preciso momento in cui portano nel tempio, fra i pianti, una candida bara infantile aperta: c’è dentro una bambina di sette anni, unica figlia di un insigne cittadino. La bimba morta è tutta coperta di fiori. “Egli risusciterà la tua bambina”, gridano dalla folla alla madre piangente. Il prete della cattedrale uscito incontro alla bara guarda perplesso e aggrotta le sopracciglia. Ma ecco risonare a un tratto il grido della madre della bambina morta. Essa si getta ai Suoi piedi: “Se sei Tu, risuscita la mia creatura!”, esclama, tendendo le braccia verso di Lui. Il corteo si ferma, la bara è deposta sul sagrato ai Suoi piedi. Egli la guarda con pietà e le Sue labbra pronunziano piano ancora una volta: “Talitha kum”, “e la fanciulla si levò”. La bambina si solleva nella bara, si siede e guarda intorno sorridendo con gli occhietti sgranati, pieni di stupore. Ha nelle mani il mazzo di rose bianche col quale era distesa nella bara. 

LA LEGGENDA DEL GRANDE INQUISITORE 01 / 7 01 25



Ieri scrivendo nel post: “Infatti molti tenteranno di riformare il progetto del Maestro sulla base di una religione più comprensibile, più ragionevole.“ pensavo alla Leggenda del Grande Inquisitore, una parabola straordinaria che si trova nel romanzo di Dostoevskij “I fratelli Karamazov”. Vale la pena leggere il testo intero. Sotto la penna di Dostoevskij è un atto di accusa contro la Chiesa cattolica romana mentre l’Ortodossia sarebbe esente di infedeltà al Vangelo. Comunque all'autore interessa esporre le ragioni del Nemico più che quelle di Gesù, in particolare riguardo alla grazia. Ma non importa. Questo testo ammirabile ci interroga e conta per ciascuno di noi esaminarsi, esaminare l’impostazione del proprio gruppo. Nel libro è Ivan Karamazov che racconta questo episodio di fantasia al fratello Aljòsa. (F. M. Dostoevskij, I fratelli Karamazov, Garzanti, Milano, 1979, vol. I, pagg. 263 e 282)


Diceva Ivan: La mia azione si svolge in Spagna, a Siviglia, al tempo piú pauroso dell’inquisizione quando ogni giorno nel paese ardevano i roghi per la gloria di Dio e con grandiosi autodafé si bruciavano gli eretici.

Oh, certo, non è cosí che Egli scenderà, secondo la Sua promessa, alla fine dei tempi, in tutta la gloria celeste, improvviso “come folgore che splende dall’Oriente all’Occidente”. No, Egli volle almeno per un istante visitare i Suoi figli proprio là dove avevano cominciato a crepitar i roghi degli eretici. Nell’immensa Sua misericordia, Egli passa ancora una volta fra gli uomini in quel medesimo aspetto umano col quale era passato per tre anni in mezzo agli uomini quindici secoli addietro. Egli scende verso le “vie roventi” della città meridionale, in cui appunto la vigilia soltanto, in un “grandioso autodafé”, alla presenza del re, della corte, dei cavalieri, dei cardinali e delle piú leggiadre dame di corte, davanti a tutto il popolo di Siviglia, il cardinale grande inquisitore aveva fatto bruciare in una volta, ad majorem Dei gloriam, quasi un centinaio di eretici. Egli è comparso in silenzio, inavvertitamente, ma ecco – cosa strana – tutti Lo riconoscono. Spiegare perché Lo riconoscano, potrebbe esser questo uno dei piú bei passi del poema. Il popolo è attratto verso di Lui da una forza irresistibile, Lo circonda, Gli cresce intorno, Lo segue. Egli passa in mezzo a loro silenzioso, con un dolce sorriso d’infinita compassione. Il sole dell’amore arde nel Suo cuore, i raggi della Luce, del Sapere e della Forza si sprigionano dai Suoi occhi e, inondando gli uomini, ne fanno tremare i cuori in una rispondenza d’amore. Egli tende loro le braccia, li benedice e dal contatto di Lui, e perfino dalle Sue vesti, emana una forza salutare. Ecco che un vecchio, cieco dall’infanzia, grida dalla folla: “Signore, risanami, e io Ti vedrò”, ed ecco che cade dai suoi occhi come una scaglia, e il cieco Lo vede. Il popolo piange e bacia la terra dove Egli passa. I bambini gettano fiori dinanzi a Lui, cantano e Lo acclamano: “Osanna!”. “E’ Lui, è Lui”, ripetono tutti, “dev’essere Lui, non può esser che Lui”.