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venerdì 9 gennaio 2026

NESSUNO È PERDENTE NEL MISTERO PASQUALE / 78. NICEA. Gesù Cristo, ... n. 124. FINE DEL DOCUMENTO.


124. Annunciare Gesù nostra salvezza a partire dalla fede espressa a Nicea, significa annunciarlo in quanto Chiesa. Significa annunciarlo con la testimonianza della fraternità inaudita fondata in Cristo. Significa far conoscere le cose meravigliose per cui la Chiesa “una, santa, cattolica e apostolica” è il “sacramento universale di salvezza” e dona accesso alla vita nuova: il tesoro delle Scritture che il Simbolo interpreta, la ricchezza della preghiera, della liturgia e dei sacramenti che derivano dal battesimo professato a Nicea, la luce del Magistero che sta al servizio della fede condivisa. Questo tesoro, tuttavia, «lo abbiamo in vasi di creta» (2Cor 4,7). Ora tutto questo è giusto, perché l’annuncio sarà fecondo unicamente se vi è consonanza tra la forma del messaggio e il suo contenuto, tra la forma di Cristo e la forma dell’evangelizzazione. Nel mondo di oggi, si tratta in particolare di tener presente che la gloria che abbiamo contemplato è quella del Cristo «mite e umile di cuore» (Mt 11,29), che ha proclamato: «Beati i miti, perché avranno in eredità la terra» (Mt 5,5). Il Crocifisso-Risorto è realmente vincitore, ma si tratta di una vittoria sulla morte e il peccato e non su degli avversari – non vi sono perdenti nel Mistero Pasquale, se non lo sconfitto escatologico, Satana il divisore.[188] L’annuncio di Gesù nostra salvezza non è un combattimento, ma piuttosto una conformazione al Cristo, lui che guardava a coloro che incontrava con amore e compassione (cf. Mc 10,21; Mt 9,36) e si lasciava condurre da un altro, lo Spirito del Padre.[189]L’annuncio sarà fecondo se è Cristo che agisce in noi:

Infatti, è bene ricordare che quando mandò i suoi discepoli in missione “il Signore agiva insieme con loro” (Mc 16,20). Egli è lì, lavora, lotta e fa del bene con noi. In modo misterioso, è il suo amore che si manifesta attraverso il nostro servizio, è Lui stesso che parla al mondo in quel linguaggio che a volte non trova parole.[190]


[188] Cf. Catechismo della Chiesa cattolica, 540: «Cristo ha vinto il Tentatore per noi». Si veda anche 394, 677.

[189] «Ammaestrati dalla parola e dall’esempio di Cristo (Christi verbo et exemplo edocti), gli Apostoli hanno seguito la stessa via. Fin dai primordi della Chiesa i discepoli di Cristo hanno lavorato per convertire gli uomini a confessare Cristo Signore, non con un’azione coercitiva né con artifizi indegni del Vangelo, ma principalmente con la forza della Parola di Dio. Con vigore annunciavano a tutti il proposito di Dio Salvatore, “il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità” (1Tm 2,4); ma nello stesso tempo rispettavano i deboli, anche se erano nell’errore, mostrando così come “ciascuno di noi renderà conto a Dio di se stesso ˮ (Rm 14,12), e sia tenuto ad obbedire soltanto alla propria coscienza. Come Cristo, gli Apostoli si sono sempre dedicati a rendere testimonianza alla verità di Dio, osando arditamente annunciare “la Parola di Dio con franchezzaˮ (At 4,31) dinanzi al popolo e ai governanti», Concilio Ecumenico Vaticano II, Dich. Dignitatis humanae, 7 dicembre 1965, 11.

[190] Francesco, Lett. Enc. Dilexit nos, 24 ottobre 2024, 214.


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