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giovedì 30 luglio 2026

COME ESSERE CRISTIANO RICONOSCIBILE A MARANO? / L'ispirazione che ci viene dalla Terra Santa. 30 -07 - 2026.

 

La parrocchia di Gaza 
colpita dalla guerra.

“In questa terra dove i confini identitari sono così fortemente marcati, il nostro essere cristiani deve diventare testimonianza di un modo particolare di vivere anche dentro la contesa e deve trovare espressione visibile e riconoscibile in ciò che diciamo e facciamo” Cardinale Pizzaballa - Tornarono a Gerusalemme con grande gioia. 25 aprile 2026.

Il Cardinale Pizzaballa si chiede: “come essere cristiani nella situazione attuale di conflitto?” 

Il suo testo merita di essere letto e meditato. È esemplare per la gravità del conflitto in Terra Santa, per la personalità dell’autore, per i riferimenti biblici nel testo. Ma già queste due frasi ci permettono una riflessione sulla nostra situazione. Come essere cristiani oggi nella nostra Italia, a Marano, nella diocesi di Napoli? Infatti da noi i conflitti e il sentimento di insicurezza stanno crescendo (le statistiche dicono che la violenza vera sta diminuendo da decenni, ma la sensibilità è cresciuta e quello che sente un popolo intero, ciò che predica la politica, ecc. diventa un fatto sociale reale. E d’altra parte la violenza gratuita, imprevedibile, l’aggressività personale assunta come diritto sono fenomeni in aumento). 

Riportato alla nostra parrocchia, alle nostre situazioni di vita, le nostre responsabilità di educatori e di cittadini membri di una comunità, la domanda esige una risposta: Come essere cristiani oggi dove viviamo? E la risposta non può essere diversa da quella che propone Padre Pizzaballa:  “il nostro essere cristiani deve diventare testimonianza di un modo particolare di vivere anche dentro la contesa e deve trovare espressione visibile e riconoscibile in ciò che diciamo e facciamo”. 

Anche in ciò che facciamo! È vero, siamo sempre indietro sul Vangelo anche se san Francesco ricordava ai suoi frati che “ognuno sa quanto fa!”, cioè conosce veramente quanto sperimenta. Ma almeno che si veda che siamo cristiani in ciò che diciamo! Ora questa affermazione evidente nella sua semplicità: il cristiano non è come gli altri, si verifica nella nostra vita di singoli e di comunità? Purtroppo molto spesso, anche dai nostri discorsi e ragionamenti sembra che nulla ci distingua come cristiani. Il nostro parlare non porta il marchio del Vangelo, le nostre constatazioni sul male non si aprono alla speranza, al fatto che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che crediamo che tutto è nelle sue mani e che questo Padre onnipotente e amorevole non ci abbandona. Spesso la nostra vita sembra più quella di abitanti di Babilonia, la città senza cielo, chiusa sulla sola dimensione terrena, che non quella di cittadini di Gerusalemme sovrastata da un cielo nuovo, come scrive Padre Pizzaballa. Siamo cristiani, sì, con più o meno preghiere, ma appena si tratta di soldi, salute, giustizia, torti subiti, obbedienza alla legge, gelosia, orgoglio, insomma tutto ciò che ci colpisce alla pancia, le nostre reazioni e i nostri discorsi sembrano più guidati dalla mentalità comune o dal nostro partito politico di riferimento che dal Vangelo. Forse direbbe san Paolo:“Costoro, infatti, non servono Cristo nostro Signore, ma il proprio ventre e con un parlare solenne e lusinghiero ingannano il cuore dei semplici”. (Romani 16, 18). “Hanno come dio il loro ventre, …  tutti intenti alle cose della terra”. (Filippesi 3, 19). A che ti serve allora di essere cristiano? Come pensi di presentarti davanti al Signore l’ultimo giorno se non ti sei curato di conoscere il suo insegnamento o l'hai sistematicamente messo da parte e hai seguito lo spirito del mondo?

Gli ultimi episodi che ci ha proposto l’attualità hanno tragicamente rinnovato questa presa di coscienza. Una presa di coscienza che deve essere di ciascuno di noi. Nel post successivo vediamo come Dio si rapporta con Caino, il delinquente e il primo omicida. Una cosa è certa: non si è consigliato con certi "difensori dei valori cristiani". 


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