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martedì 6 luglio 2021

"TI CHIAMERAI ISRAELE": IL TEMPO DELLA GUARIGIONE INTERIORE / Santa Maria Goretti, 6 luglio

 

La lotta di Giacobbe - Delacroix.



La liturgia ci parla ancora di Giacobbe, ma tra ieri e oggi abbiamo “saltato” almeno 15 anni della sua vita. Riassumiamo per comprendere meglio: dopo aver carpito la benedizione di Isacco loro padre a Esaù che gli aveva già venduto il suo diritto di primogenitura per un piatto di lenticchie, Giacobbe ha dovuto fuggire per non essere ucciso dal fratello. Dio lo accompagna in questa fuga che diventa la sua vita: adesso sta tornando a casa, maturato, arricchito, con mogli e figli e greggi.  Ma ecco che, malgrado gli emissari che gli ha mandato, Esaù, che in questi anni ha vissuto nell’ossessione della vendetta, gli viene incontro con 400 uomini armati. Giacobbe dà direttive per evitare il peggio ai suoi, ma è lui l’oggetto della collera del fratello e si vede già morto. È sempre stato furbo, ha sempre trovato scappatoie ma questa volta no. Sembra che Dio non lo aiuti più. La rivalità tra lui ed Esaù non è fatta di episodi, è viscerale come la paura che ha di lui fin da bambino. Per tutta la notte si aggiunge una lotta sfiancante con un uomo misterioso e lui resiste con l’energia della disperazione. Quando arriva l’aurora e ritorna la razionalità, comprende che era Dio che era presente in questa esperienza di morte e lo ha proprio inchiodato ad essa. Non c'è limite alla presenza di Dio. Giacobbe gli chiede la benedizione. Ed ecco, sfinito, ma anche avendo oltrepassato i limiti della paura, benedetto da Dio, Giacobbe potrà riconciliarsi con Esaù. È riempito della meraviglia di questa scoperta: si può guardare la morte in faccia perché Dio è presente in essa. Non c'è più bisogno di scappare. È venuto il tempo della guarigione interiore.

Il cammino molto veloce di santa Maria Goretti che sfocia nella testimonianza del martirio, assomiglia al cammino di Giacobbe, illuminato però dalla potenza della Croce. 

 

Prima Lettura  Gn 32, 23-32
Ti chiamerai Israele, perché hai combattuto con Dio e hai vinto.

Dal libro della Gènesi
In quei giorni, di notte Giacobbe si alzò, prese le due mogli, le due schiave, i suoi undici bambini e passò il guado dello Iabbok. Li prese, fece loro passare il torrente e portò di là anche tutti i suoi averi.
Giacobbe rimase solo e un uomo lottò con lui fino allo spuntare dell’aurora. Vedendo che non riusciva a vincerlo, lo colpì all’articolazione del femore e l’articolazione del femore di Giacobbe si slogò, mentre continuava a lottare con lui.
Quello disse: «Lasciami andare, perché è spuntata l’aurora». Giacobbe rispose: «Non ti lascerò, se non mi avrai benedetto!». Gli domandò: «Come ti chiami?». Rispose: «Giacobbe». Riprese: «Non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele, perché hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto!». Giacobbe allora gli chiese: «Svelami il tuo nome». Gli rispose: «Perché mi chiedi il nome?». E qui lo benedisse.
Allora Giacobbe chiamò quel luogo Penuèl: «Davvero – disse – ho visto Dio faccia a faccia, eppure la mia vita è rimasta salva».
Spuntava il sole, quando Giacobbe passò Penuèl e zoppicava all’anca. Per questo gli Israeliti, fino ad oggi, non mangiano il nervo sciatico, che è sopra l’articolazione del femore, perché quell’uomo aveva colpito l’articolazione del femore di Giacobbe nel nervo sciatico.  

Salmo Responsoriale
   Dal Salmo 16
Nella giustizia, Signore, contemplerò il tuo volto.

Ascolta, Signore, la mia giusta causa,
sii attento al mio grido.
Porgi l’orecchio alla mia preghiera:
sulle mie labbra non c’è inganno.

Dal tuo volto venga per me il giudizio,
i tuoi occhi vedano la giustizia.
Saggia il mio cuore, scrutalo nella notte,
provami al fuoco: non troverai malizia.

Io t’invoco poiché tu mi rispondi, o Dio;
tendi a me l’orecchio, ascolta le mie parole,
mostrami i prodigi della tua misericordia,
tu che salvi dai nemici chi si affida alla tua destra.

Custodiscimi come pupilla degli occhi
all’ombra delle tue ali nascondimi.
Io nella giustizia contemplerò il tuo volto,
al risveglio mi sazierò della tua immagine. 

Canto al Vangelo 
 Gv 10,14 
Alleluia, alleluia.

Io sono il buon pastore, dice il Signore,
conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me.
Alleluia.

Vangelo 
  Mt 9, 32-38
La messe è abbondante, ma  sono pochi gli operai.

Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, presentarono a Gesù un muto indemoniato. E dopo che il demonio fu scacciato, quel muto cominciò a parlare. E le folle, prese da stupore, dicevano: «Non si è mai vista una cosa simile in Israele!». Ma i farisei dicevano: «Egli scaccia i demòni per opera del principe dei demòni».
Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!». 

1 commento:

  1. Malgrado la presenza degli altri, le ricchezze e le sicurezze accumulate nella vita, si é sempre da soli nel cammino più importante dell'esistenza:la propria crescita personale. Ogni volta é una lotta lunga ed estenuante contro l'unico vero oppositore dell'ampliamento della nostra Coscienza: noi stessi. Colui che durante la battaglia non svela il nome é Dio in noi, il nostro stesso Spirito, scintilla divina, che lotta per comunicarci la nostra divinità, che lotta per ricordarci chi siamo e qual è il significato di questa nostra vita. Questa lotta lascia sempre segni a causa della nostra durezza ma, alla fine il nostro nome cambia perché noi cambiamo. Non siamo più quelli che credevamo di essere ma si apre per noi un nuovo Nome, una nuova Consapevolezza. Giacobbe, come ciascuno di noi, ha fatto tutto da solo, ha combattuto contro se stesso tutta la notte (simbolo di oscurità e cecità) e, al mattino era un'altra persona, era uno che non aveva più paura di affrontare il fratello, anzi, era certo che tutto si sarebbe sistemato. Ora Giacobbe ha capito chi é e a cosa é stato chiamato. Ora sa che che il suo vero nemico é dentro di lui e che basta essere docili, in ascolto del proprio profondo (sé superiore) senza più combattere inutili guerre...e andare avanti.
    Questo brano mi é molto caro, per questo ho scritto due parole. Parla a ciascuno di noi descrivendo la nostra inutile lotta contro noi stessi. Grazie Fra Sereno di questa opportunità. Saluti cari

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