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mercoledì 22 maggio 2019

QUALE DIFFERENZA TRA MICHAEL SCHUMACHER E VINCENT LAMBERT?



Vincent Lambert a sinistra prima dell'incidente.
Vincent Lambert, un uomo francese di 42 anni, è tetraplegico da anni in seguito ad un terribile incidente stradale. Respira autonomamente, ecc., sente e reagisce (il video che gira sulla rete lo fa vedere che piange quando sono andati a vederlo l’ultima volta i suoi genitori). C'è contro di lui e contro migliaia di pazienti come lui una battaglia per eliminarlo “perché la sua qualità di vita è troppo bassa”. Contro questa cultura della morte la sua famiglia lo difende in tutte le sedi del Diritto ma sembrava che la sua condanna definitiva fosse arrivata lunedì scorso: morire di fame e sete! smettendo di alimentarlo e idratarlo. Da qualche Tg nostrano ho sentito chiamare l’alimentazione e l’idratazione “cure palliative”, e "accanimento terapeutico". Questa mattina spero che hai fatto una buona cura palliativa e che non ti senti colpevole di accanimento terapeutico. Io, niente male, caffè latte, pane e marmellata! Certo il rapporto alla vita attraverso la malattia può essere sconvolto, travolgendo anche i famigliari. Tutto questo è molto serio e delicato. Ma proprio perché è un problema molto delicato, in particolare sul piano delle relazioni e dei valori dobbiamo andare alla radice dei principi che reggono la concezione che abbiamo dell'uomo. Infatti, pur riducendo la vita a semplici criteri esterni di godimento, di fruibilità, di utilità, e arrogandosi il diritto di decidere quale vita vale la pena di essere vissuta e quale no, non si osa ancora ricorrere all'eutanasia, perché si aprirebbe troppo grande una porta terribile: uccidere direttamente la persona che ormai da fastidio, la persona che non entra più nei criteri dello Stato. Allora si sceglie ipocritamente di mantenere la  bugia fino alle sue estreme conseguenze: se alimentare una persona è "cura palliativa", "accanimento terapeutico", posso farle "misericordiosamente" il regalo di sospendere queste cure condannandola però ad una morte davvero atroce: morire di fame e soprattutto di sete! 
In extremis il Tribunale di Parigi ha accolto il ricorso all’ONU dei genitori di Vincent e ordinato il ripristino dell’alimentazione e idratazione in attesa della risposta al ricorso.
Vari vescovi, francesi in particolare, hanno fatto dichiarazioni riguardo a questo caso così speciale ma emblematico della nostra Società. Mi ha colpito quella del vescovo di Parigi che presenta la differenza di trattamento tra Michael Schumacher e Vincent Lambert. Nessuno della Stampa o della Politica ha detto che la vita di Michael Schumacher era di qualità troppo bassa e che andava soppressa. Anzi, tutti si gloriano di curarlo e i tifosi sperano di riabbracciarlo un giorno (anch'io volentieri), sentirebbero la sua morte come una perdita, la cessazione delle “cure palliative” una violenza contro la sua vita. 
Vorrei tradurre questo testo ma intanto ricopio sotto la Dichiarazione del Vaticano.
Dichiarazione congiunta del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita e la Pontificia Accademia per la Vita sul caso del Sig. Vincent Lambert
Nel condividere pienamente quanto affermato dall’Arcivescovo di Reims, S.E. Mons. Éric de Moulins-Beaufort, e dal Vescovo Ausiliare, S.E. Mons. Bruno Feillet, in relazione alla triste vicenda del Sig. Vincent Lambert, desideriamo ribadire la grave violazione della dignità della persona, che l’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione comportano. Lo “stato vegetativo”, infatti, è stato patologico certamente gravoso, che tuttavia non compromette in alcun modo la dignità delle persone che si trovano in questa condizione, né i loro diritti fondamentali alla vita e alla cura, intesa come continuità dell’assistenza umana di base.
L’alimentazione e l’idratazione costituiscono una forma di cura essenziale sempre proporzionata al mantenimento in vita: alimentare un ammalato non costituisce mai una forma di irragionevole ostinazione terapeutica, finché l’organismo della persona è in grado di assorbire nutrizione e idratazione, a meno che non provochi sofferenze intollerabili o risulti dannosa per il paziente.
La sospensione di tali cure rappresenta, piuttosto, una forma di abbandono del malato, fondata su un giudizio impietoso sulla sua qualità della vita, espressione di una cultura dello scarto che seleziona le persone più fragili e indifese, senza riconoscerne l’unicità e l’immenso valore. La continuità dell’assistenza è un dovere ineludibile. Auspichiamo, dunque, che possono essere trovate al più presto soluzioni efficaci per tutelare la vita del Sig. Lambert. A tale fine, assicuriamo la preghiera del Santo Padre e di tutta la Chiesa.
Kevin Card. Farrell
Prefetto
Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita
+ Vincenzo Paglia
Presidente
Pontificia Accademia per la Vita

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