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venerdì 17 maggio 2019

CONTINUA DISCORSO SQUILIBRATO DEL PAPA

Konrad Krajewski, elemosiniere del Papa.

Nel suo discorso “squilibrato” ai membri del Convegno ecclesiale di Roma, dopo l’introduzione alla quale facevo riferimento ieri, papa Francesco continua con un brano del Vangelo e lo commenta in un modo notevole. In particolare per la prima volta ho saputo che in questo brano “farsi piccolo” è letteralmente “umiliarsi”. Sono andato a verificare. È la stessa radice della umiltà di cui parla la Vergine Maria nel magnificat: “si è chinato sull’insignificanza della sua serva”. Questo spazza via tutte le interpretazioni sentimentali o moralistiche di “farsi piccolo”.
Ascoltiamo il papa:
Papa Francesco: Possiamo incominciare con un brano del Vangelo. [Lettura di Matteo 18,1-14]
In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è il più grande nel regno dei cieli?». Allora Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli.
E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me.
Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare. Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che avvengano scandali, ma guai all'uomo per colpa del quale avviene lo scandalo!
Se la tua mano o il tuo piede ti è occasione di scandalo, taglialo e gettalo via da te; è meglio per te entrare nella vita monco o zoppo, che avere due mani o due piedi ed essere gettato nel fuoco eterno. E se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te; è meglio per te entrare nella vita con un occhio solo, che avere due occhi ed essere gettato nella Geenna del fuoco.
Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli. [È venuto infatti il Figlio dell'uomo a salvare ciò che era perduto].
Che ve ne pare? Se un uomo ha cento pecore e ne smarrisce una, non lascerà forse le novantanove sui monti, per andare in cerca di quella perduta? Se gli riesce di trovarla, in verità vi dico, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così il Padre vostro celeste non vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli.
Papa Francesco:

Tenete bene nella mente e nel cuore che, quando il Signore vuole convertire la sua Chiesa, cioè renderla più vicina a Sé, più cristiana, fa sempre così: prende il più piccolo e lo mette al centro, invitando tutti a diventare piccoli e a “umiliarsi” – dice letteralmente il testo evangelico – per diventare piccoli, così come ha fatto Lui, Gesù. La riforma della Chiesa incomincia dall’umiltà, e l’umiltà nasce e cresce con le umiliazioni. In questa maniera neutralizza le nostre pretese di grandezza. Il Signore non prende un bambino perché è più innocente o perché è più semplice, ma perché sotto i 12 anni i bambini non avevano nessuna rilevanza sociale, in quel tempo. Solo chi segue Gesù per questa strada dell’umiltà e si fa piccolo può davvero contribuire alla missione che il Signore ci affida. Chi cerca la propria gloria non saprà né ascoltare gli altri né ascoltare Dio, come potrà collaborare alla missione? Forse uno di voi, non ricordo chi, mi diceva che non voleva incensare: ma fra noi ci sono tanti “liturgisti” sbagliati che non hanno imparato a incensare bene: invece di incensare il Signore, incensano sé stessi e vivono così. Chi cerca la propria gloria, come potrà riconoscere e accogliere Gesù nei piccoli che gridano a Dio? Tutto il suo spazio interiore è occupato da sé stesso o dal gruppo a cui appartiene – persone come noi, tante volte – per cui non ha né occhi né orecchie per gli altri. Quindi il primo sentimento da avere nel cuore, per sapere ascoltare, è l’umiltà e il guardarsi bene dal disprezzare i piccoli, chiunque essi siano, giovani affetti da orfanezza o finiti nel tunnel della droga, famiglie provate dalla quotidianità o sfasciate nelle relazioni, peccatori, poveri, stranieri, persone che hanno perso la fede, persone che non hanno mai avuto la fede, anziani, disabili, giovani che cercano il pane nell’immondizia, come abbiamo sentito… Guai a chi guarda dall’alto in basso e disprezza i piccoli. Soltanto in un caso ci è lecito guardare una persona dall’alto in basso: per aiutarla ad alzarsi. L’unico caso. In altri casi non è lecito. Guai a quelli che guardano dall’alto in basso per disprezzare i piccoli, anche quando i loro stili di vita, i modi di ragionare fossero lontanissimi dal Vangelo; nulla giustifica il nostro disprezzo. Chi è senza umiltà e disprezza non sarà mai un buon evangelizzatore, perché non vedrà mai al di là delle apparenze. Penserà che gli altri siano solo nemici, dei “senza Dio”, e perderà l’occasione di ascoltare il grido che hanno dentro, quel grido che spesso è dolore e sogno di un “Altrove”, in cui si manifesta il bisogno della salvezza. Se l’orgoglio e la presunta superiorità morale non ci ottundono l’udito, ci renderemo conto che sotto il grido di tanta gente non c’è altro che un gemito autentico dello Spirito Santo. È lo Spirito che spinge ancora una volta a non accontentarsi, a cercare di rimettersi in cammino; è lo Spirito che ci salverà da questa “risistematizzazione” diocesana. Che tra l’altro è un gattopardismo: voler cambiare tutto perché nulla cambi.

Vale la pena leggere il discorso per intero. Mi chiedevo se qualche giorno papa Francesco sopprimerà i titoli di monsignore, eccellenza, eminenza? Sant’Alfonso de’ Liguori (altri prima di lui) tuonava contro questi titoli tre secoli fa ma non era Papa. Papa Francesco ha già cominciato seriamente con altri segni di potere, e conosco qualche vescovo anziano che da poco lascia ogni tanto il macchinone in garage per salire in macchine più utilitarie e sicuramente più utili all’evangelizzazione. Meglio tardi che mai. Da una parte vedere che la Chiesa si perde in cose del genere – titoli, macchinoni, lusso – mentre il suo testo base è il Vangelo, il suo Modello e Signore, il suo Dio, andava a piedi, lascia francamente allibiti. D’altra parte l’esterno non è essenziale e benedico il Signore di farmi vivere in un periodo in cui la Chiesa con prudenza, quindi lentezza, ma continuità, si spoglia dei segni del potere.
Ma rimane ciò che riguarda tutti noi e me in particolare: mettere il piccolo al centro, non guardare mai nessuno dall’alto, non chiudermi all’ascolto del grido dell’altro perché io possiedo la verità. Lo so che qualcuno interpreterà questo in senso sentimentale e pretenderà di imporre il suo punto di vista o la sua sensibilità, mascherando così il suo rifiuto di convertirsi e di seguire Gesù e Maria nell’umiltà. Ma questo non potrà mai essere una scusante per non abbassarmi. Conosco abbastanza la libertà di parola di Gesù con tutti e quindi so che se mi abbasso realmente non perderò la mia necessaria libertà di parola, anzi. La domanda quindi è: sono pronto, per poter evangelizzare, a seguire il Signore in questa via dell'umiltà, del non contare nulla nella comunità, di non essere apprezzato al mio valore, di aprirmi e abbassarmi, di chiedere scusa e perdono anche se sono in posizione di autorità nella comunità?

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