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domenica 26 novembre 2017

4 DICEMBRE, INCONTRO IN PARROCCHIA CON IL PASTORE DELLA COMUNITA' LUTERANA DI NAPOLI

Più di cinquant'anni fa il Concilio Vaticano II ha consacrato il Movimento Ecumenico, cioè il Movimento di ritorno all’Unità dei Discepoli di Gesù, come un compito irrinunciabile della Chiesa cattolica. Di fronte alle stanchezze e le titubanze dovute alle difficoltà di questo cammino, Giovanni Paolo II si è rivelato il più tenace, il più convinto e attivo apostolo dell’Unità. Ed ecco che scopro che qui in parrocchia c'è gente che non sa nulla di ecumenismo e rimane turbata nei confronti dei tentativi di riavvicinamento ai quali partecipa la Chiesa Cattolica.

La mia formazione si è svolta al tempo del Cardinale Ursi grande precursore in tante iniziative di dialogo e di amicizia con i fratelli separati. Quando ero responsabile della mia comunità di frati, per un anno, abbiamo vissuto la nostra giornata di fraternità mensile andando a visitare ad una ad una le comunità cristiane non cattoliche presenti a Napoli. E sono tante! Bellissime esperienze che non hanno scalfito in nulla la nostra (mia) identità cattolica ma l’hanno arricchita e purificata.

Per questo motivo abbiamo invitato il Pastore della Comunità Luterana di Napoli, signora Kirsten THIELE in parrocchia LUNEDì 4 DICEMBRE ALLE ORE 19.30. Ci sarà la proiezione di un corto metraggio: “La Riforma incontra Napoli” che ripercorre un aspetto importante della nostra storia locale. Proseguirà con il dialogo con i presenti.


Gesù ha pregato durante l’Ultima Cena: “Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Giovanni 17,21). Dalla nostra unità dipende la salvezza del mondo! Che, almeno ci incontriamo con amare e cominciamo a conoscerci!

Ribloggo dal sito dell’ UCCR (Unione Cristiani Cattolici Razionali) un articolo del 16 febbraio 2017 che potrà tranquillizzare chi finora era un po’ sconcertato. 

Lutero e la Riforma: Bergoglio in continuità con Wojtyla e Ratzinger
 (dal sito UCCR)

«Occorre riconoscere più chiaramente l’alta importanza della richiesta di Lutero di una teologia vicina alle Sacre Scritture e della sua volontà di un rinnovamento spirituale della Chiesa». Sono parole di Francesco? No, lo disse Giovanni Paolo II il 22/06/1996, in occasione del 450° anniversario della morte del padre della Riforma.
La posizione della Chiesa su Lutero è riemersa in occasione del recente viaggio di Francesco in Svezia. Il Papa ha espresso parole in linea con i suoi predecessori, venendo redarguito dal suo gruppetto di persecutori mediatici, esattamente come fecero con Papa Ratzinger: «Benedetto XVI devoto di san Lutero», si legge su un sito web tradizionalista, in riferimento al suo famoso discorso di Erfurt. «Davvero geniale Ratzinger! A quest’uomo, tra le sue mura, va a rendere omaggio e da lui prende lo spunto per esortarci a ripensare la nostra fede e riviverla in modo nuovo. Ma Ratzinger è un fedele di Lutero o il Vicario di Cristo?». Le stesse ironie su cui alcuni sghignazzano oggi rivolgendosi a Bergoglio.
In quell’occasione, Benedetto XVIspiegò infatti che «ciò che non dava pace a Lutero era la questione su Dio, che fu la passione profonda e la molla della sua vita e dell’intero suo cammino. Il pensiero di Lutero, l’intera sua spiritualità era del tutto cristocentrica». Recentemente Francesco ha spiegato che «l’intento di Martin Lutero, cinquecento anni fa, era quello di rinnovare la Chiesa, non di dividerla». Parole identiche a quelle già citate del 1996 di Giovanni Paolo II il quale, nel 1983, disse anche: «Alcune richieste di Lutero relative ad una riforma e a un rinnovamento hanno trovato risonanza presso i cattolici da diversi punti di vista. Il desiderio di ascoltare nuovamente la parola del Vangelo e di convincersi della sua veridicità che animava anche Lutero deve guidarci a cercare il bene negli altri e a donare il perdono». Wojtyla si spinse a ricordare che «i risultati della scomunica di Lutero hanno prodotto ferite profonde che, ancora, dopo più di quattrocentocinquant’anni non si sono rimarginate». Essa, comunque, è una misura «nei confronti di qualcuno finché è in vita». Il Papa polacco invitò quindi a riconoscere «la profonda religiosità di Lutero che ardeva dell’ansia bruciante per il problema della salvezza eterna».
Papa Ratzinger, dal canto suo, indicò alcune domande e pensieri del padre della Riforma come esempio di autentica riflessione cristiana: «”Come posso avere un Dio misericordioso?” Che questa domanda sia stata la forza motrice di tutto il suo cammino mi colpisce sempre nuovamente nel cuore. Questa scottante domanda di Lutero deve diventare di nuovo, e certamente in forma nuova, anche la nostra domanda, non accademica, ma concreta. Penso che questo sia il primo appello che dovremmo sentire nell’incontro con Martin Lutero». Il pastore Nikolaus Schneider disse«Forse non ci sarà una riabilitazione formale, ma una rivalutazione di fatto della figura di Lutero l’abbiamo sentita molto chiaramente dalla bocca del Papa a Erfurt». Francesco ha avuto modo di chiarire ancora meglio il suo pensiero: «Io credo che le intenzioni di Martin Lutero non fossero sbagliate: era un riformatore»ha spiegato in una conferenza stampa. «Forse alcuni metodi non erano giusti, ma in quel tempo, se leggiamo la storia del Pastor, per esempio – un tedesco luterano che poi si è convertito quando ha visto la realtà di quel tempo, e si è fatto cattolico – vediamo che la Chiesa non era proprio un modello da imitare: c’era corruzione nella Chiesa, c’era mondanità, c’era attaccamento ai soldi e al potere. E per questo lui ha protestato».
Dobbiamo chiederci: riconoscere la legittimità dell’intento riformatorio di Lutero significa automaticamente approvare gli sviluppi che da esso si produssero? Assolutamente no, tanto meno significa non riconoscerne gli errori personali (l’odio che scaturì per il papato, l’antisemitismo ecc.). Proprio recentemente, rivolgendosi alla delegazione ecumenica della Chiesa Evangelica in Germania, Papa Bergoglio ha infatti precisato: «Ciò che animava e inquietava i Riformatori era, in fondo, indicare la strada verso Cristo. Il fatto che la loro chiamata al rinnovamento abbia suscitato sviluppi che hanno portato a divisioni tra i cristiani, è stato certamente tragico. I credenti non si sono più sentiti fratelli e sorelle nella fede, ma avversari e concorrenti». Francesco ha citato le parole di Benedetto XVI ad Erfurt e, come Giovanni Paolo II, ha invitato ad «apprezzare i doni spirituali e teologici che dalla Riforma abbiamo ricevuto». Chiaramente senza negare le «differenze in questioni di fede e di morale che tuttora sussistono».
Nella sua intervista ad Avvenire, Bergoglio stesso ha spiegato di essere in continuità con i suoi predecessori: «Prima di me Benedetto XVI era andato a Erfurt, e su questo aveva parlato accuratamente, con molta chiarezza. Aveva ripetuto che la domanda su “come posso avere un Dio misericordioso” era penetrata nel cuore di Lutero, e stava dietro ogni sua ricerca teologica e interiore. C’è stata una purificazione della memoria. Lutero voleva fare una riforma che doveva essere come una medicina. Poi le cose si sono cristallizzate, si sono mescolati gli interessi politici del tempo, e si è finiti nel cuius regio eius religio, per cui si doveva seguire la confessione religiosa di chi aveva il potere».
In passato abbiamo osservato la continuità di Francesco con i suoi predecessori su singoli temi, come quello dell’Islam e dell’accoglienza ai migranti. Oggi sappiamo che chi combatte il Papa, usando le sue parole su Lutero, sta muovendo guerra anche a Benedetto XVI e Giovanni Paolo II i quali, come abbiamo visto, si sono spinti anche molto più in là, perseguendo il fine dell’unità dei cristiani senza mai rinnegare la propria visione.

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