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lunedì 18 settembre 2017

SE LA CHIESA E' NATA UNIVERSALE VUOL DIRE CHE E' NATA MISSIONARIA / Papa Francesco ai Vescovi del Giappone

I Martiri Cristiani di Nagasaki nel 1597.
Certamente questa bellissima lettera di Papa Francesco può stimolarci ad una meditazione profonda sulla situazione ecclesiale e sociale nostrana.


LETTERA DEL SANTO PADRE FRANCESCO
AI VESCOVI DEL GIAPPONE

in occasione della visita pastorale del Cardinale Fernando Filoni,
Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli

Cari Confratelli nell’Episcopato,
Desidero confidarvi che, ogniqualvolta penso alla Chiesa in Giappone, il mio pensiero corre alla testimonianza dei tanti Martiri che hanno offerto la propria vita per la fede. Da sempre essi hanno un posto speciale nel mio cuore: penso a san Paolo Miki e ai suoi compagni, che nel 1597 furono immolati, fedeli a Cristo e alla Chiesa; penso agli innumerevoli confessori della fede, al beato Justus Takayama Ukon, che nello stesso periodo preferì la povertà e la via dell’esilio piuttosto che abiurare il nome di Gesù. E che dire dei cosiddetti “cristiani nascosti”, che dal 1600 fino alla metà del 1800 hanno vissuto in clandestinità pur di non abiurare, ma preservare la propria fede e di cui recentemente abbiamo ricordato il 150° anniversario della scoperta? La lunga schiera dei martiri e dei confessori della fede, per nazionalità, lingua, classe sociale ed età, ha avuto in comune un profondo amore al Figlio di Dio, rinunciando o al proprio status civile o ad altri aspetti della propria condizione sociale, tutto «al fine di guadagnare Cristo» (Fil 3,8).
Memore di tanto patrimonio spirituale, mi è caro rivolgermi a voi, Fratelli che lo avete ereditato e che con delicata sollecitudine proseguite il compito dell’evangelizzazione, specialmente prendendovi cura dei più deboli e favorendo l’integrazione nelle comunità di fedeli di varie provenienze. Desidero ringraziarvi per questo, così come per l’impegno nella promozione culturale, nel dialogo interreligioso e nella cura del creato. Desidero, in particolare, riflettere con voi sull’impegno missionario della Chiesa in Giappone. «Se la Chiesa è nata cattolica (cioè universale) vuol dire che è nata “in uscita”, che è nata missionaria» (Udienza Generale del 17.9.2014). Infatti, «l’amore di Cristo ci spinge» (2 Cor 5,14) ad offrire la vita per il Vangelo. Un tale dinamismo muore se perdiamo l’entusiasmo missionario. Per questo «la vita si rafforza donandola e s’indebolisce nell’isolamento e nell’agio. Di fatto, coloro che sfruttano di più le possibilità della vita sono quelli che lasciano la riva sicura e si appassionano alla missione di comunicare la vita agli altri» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 10).
Mi soffermo sul discorso della montagna, in cui Gesù dice: «Voi siete il sale della terra; [...] Voi siete la luce del mondo» (Mt 5,13-14). II sale e la luce sono in funzione di un servizio. La Chiesa in quanto sale ha il compito di preservare dalla corruzione e dare sapore; in quanto luce impedisce alle tenebre di prevalere, assicurando una chiara visione circa la realtà e il fine dell’esistenza. Queste parole sono anche un forte richiamo alla fedeltà e all’autenticità: è necessario, cioè, che il sale dia veramente sapore e la luce vinca le tenebre. Il Regno dei cieli – come ne parla Gesù – si presenta inizialmente con la povertà di un poco di lievito o di un piccolo seme; questa simbologia riproduce bene l’attuale situazione della Chiesa nel contesto del mondo giapponese. Ad essa Gesù ha affidato una grande missione spirituale e morale. So bene che esistono non piccole difficoltà a causa della mancanza di clero, di religiosi, di religiose e di una limitata partecipazione dei fedeli laici. Ma la scarsità di operai non può ridurre l’impegno dell’evangelizzazione, anzi è occasione che stimola a cercarli incessantemente, come fa il padrone della vigna che esce a tutte le ore per cercare nuovi operai per la sua vigna (cfr Mt 20,1-7).
Cari Fratelli, le sfide che la realtà attuale ci pone dinanzi non possono renderci rassegnati e nemmeno rimandare a un dialogo irenico e paralizzante, anche se alcune situazioni problematiche destano non poche preoccupazioni; mi riferisco, ad esempio, all’alto tasso di divorzi, ai suicidi anche tra i giovani, a persone che scelgono di vivere totalmente sganciate dalla vita sociale (hikikomori), al formalismo religioso e spirituale, al relativismo morale, all’indifferenza religiosa, all’ossessione per il lavoro e il guadagno. È altresì vero che una società che corre nello sviluppo economico crea anche tra voi i poveri, gli emarginati, gli esclusi; penso non solo a quelli che sono materialmente tali, ma anche a quelli che lo sono spiritualmente e moralmente. In questo contesto così peculiare, si pone con urgenza la necessità che la Chiesa in Giappone rinnovi costantemente la scelta per la missione di Gesù e sia sale e luce. La genuina forza evangelizzatrice della vostra Chiesa, che le proviene anche dall’essere stata Chiesa di martiri e confessori della fede, è un bene grande da custodire e sviluppare.
A tale proposito, vorrei sottolineare la necessità di una solida e integrale formazione sacerdotale e religiosa, un compito particolarmente urgente oggi, soprattutto a causa del propagarsi della «cultura del provvisorio» (Incontro con seminaristi, novizi e novizie, 6.7.2013). Una simile mentalità porta soprattutto i giovani a pensare che non sia possibile amare veramente, che non esista nulla di stabile e che tutto, compreso l’amore, sia relativo alle circostanze e alle esigenze del sentimento. Un passo più importante nella formazione sacerdotale e religiosa è, pertanto, aiutare coloro che intraprendono tale percorso a comprendere e sperimentare in profondità le caratteristiche dell’amore insegnato da Gesù, che è gratuito, comporta il sacrificio di sé, è perdono misericordioso. Questa esperienza rende capaci di andare contro-corrente e di fidarsi del Signore, che non delude. È la testimonianza di cui la società giapponese ha tanta sete.
Una parola ancora desidero dire sui movimenti ecclesiali approvati dalla Sede Apostolica. Con il loro impulso evangelizzatore e di testimonianza, essi possono essere di aiuto nel servizio pastorale e nella missio ad gentes. Negli ultimi decenni, infatti, lo Spirito Santo ha suscitato e suscita nella Chiesa uomini e donne che intendono, con la loro partecipazione, vivificare il mondo in cui operano, e non di rado, coinvolgendo sacerdoti e religiosi, anch’essi membri di quel Popolo che Dio chiama a vivere pienamente la propria missionarietà. Tali realtà contribuiscono all’opera di evangelizzazione; come Vescovi siamo chiamati a conoscere e accompagnare i carismi di cui sono portatrici e a renderle partecipi della nostra opera nel contesto dell’integrazione pastorale.
Cari Fratelli nell’episcopato, affido ciascuno di voi all’intercessione della Beata Vergine Maria e vi assicuro la mia vicinanza e preghiera. Il Signore mandi operai nella sua Chiesa in Giappone e vi sostenga con la sua consolazione. Grazie per il vostro servizio ecclesiale. Estendo su voi, sulla Chiesa in Giappone e sul suo nobile popolo la mia Benedizione apostolica, mentre vi chiedo di non dimenticarvi di me nelle vostre preghiere.
Dal Vaticano, 14 settembre 2017 Festa dell’Esaltazione della S. Croce

Francesco 

NOTA: Gesù ha voluto e vuole che evangelizziamo. Non ha mai voluto il proselitismo. Qual è la differenza? 
L'evangelizzazione è un'opera di amore, che sgorga dalla Buona Notizia che abbiamo ricevuto e ha trasformato la nostra vita, e diventa partecipazione agli altri di questa stessa Buona Notizia, dell'Incontro con Gesù.
Il proselitismo invece è "reclutamento", aumentare il numero degli adepti.
In un documento del 1979, i vescovi del Nord Africa scrivevano che il proselitismo consisteva nello "attirare qualcuno nel proprio campo spirituale, nelle proprie file, senza tener conto del cammino che gli faceva percorrere lo Spirito Santo".

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