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venerdì 26 dicembre 2025

AL SERVIZIO DEI PIÙ PICCOLI: DIFENDERE LA VERITÀ DEL VANGELO / 72. NICEA. Gesù Cristo, ... nn. 116-117



3. Vegliare sul deposito della fede: una carità al servizio dei più piccoli

3.1. La fede unanime del popolo di Dio offerta a tutti

116. Il Simbolo di fede e i canoni adottati dal Concilio di Nicea non sono semplicemente atti ecclesiali di interpretazione, di traduzione e di metafrasi, ma intendono anche “custodire” o “vegliare su” (phȳlaxein) il deposito della fede trasmessa dagli apostoli (1Tm 6,20). Ora, questa protezione si opera in particolare a beneficio dei più esposti. Come, sul piano della fides quae*, l’homooúsios è il principio e fondamento della koinonia in Cristo di tutti gli esseri umani tra loro, sino al più piccolo, così, sul piano della fides qua*, la decisione del Concilio di definire una professione di fede comune, protegge tutti i discepoli. In effetti, la chiarezza dottrinale rende la fede capace di resistere alle forze del regionalismo culturale assolutizzato e della frattura geopolitica così come a quelle dell’eresia, spesso legate a una forma di sottigliezza elitaria.

117. Soffermiamoci su quest’ultimo aspetto. Nel IV secolo, in quest’epoca di “pace della Chiesa”, nel quale si è rischiato lo sbiadirsi della convinzione cristiana nel momento della sua diffusione universale, i sostenitori del paganesimo antico tentavano, invece, di restituire ad esso il suo vigore perduto sottolineando il carattere accessibile ai comuni mortali degli dèi del loro pantheon, della sua pratica e dei costumi degli avi. Ora, la fede predicata da Gesù ai semplici non è una fede semplicistica. Le parabole e altre sentenze, o alcune dichiarazioni giovannee come la magistrale: «Io e il Padre siamo una cosa sola» (Gv 10,30), sono testimonianza del fatto che l’accesso al mistero di Dio è, per lo meno, paradossale. Né ciò che il dogma chiamerà la Trinità, né l’unione ipostatica enunciata al Concilio di Calcedonia, né il duotelismo dinamico salvaguardato dalla soteriologia di Massimo il Confessore, potrebbero passare come proposizioni semplici. Tuttavia, il cristianesimo non si è mai considerato come una forma di esoterismo riservato a una élite di iniziati. Il Cristo lo afferma in una dichiarazione fondamentale: «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto» (Gv 18,20-21). Anche la disciplina mistagogica dell’arcano, in un certo periodo del paleocristianesimo, non esprimeva una preoccupazione gelosa di segretezza, quanto piuttosto l’esigenza di tener conto della serietà e delle tappe dell’iniziazione cristiana. E col passare dei secoli si vede bene come la fede cristiana abbia assunto pienamente il suo stile decisamente essoterico* e popolare. In fondo, ogni cristiano, facendo su di sé il segno della croce, esprime in maniera adeguata e piena il cuore della fede trinitaria e pasquale.[178]Il popolo di Dio nella sua interezza deve dare ragione della sua fede e della sua speranza (cf. 1Pt 3,5): in questo senso è teologo.[179]


[178] «Tutta la mia fede è nel più banale dei miei segni di croce e, quando pronuncio “Padre Nostroˮ, vi ho incluso tutto quello di cui mi sarà data conoscenza soltanto nella rivelazione della gloria»: Y. Congar, La tradizione e le tradizioni, Saggio teologico, vol. 2, Paoline, Roma 1965, p. 356.

[179] Commissione Teologica Internazionale, La teologia oggi: prospettive, principi e criteri, 2012, 33: «Soggetto della fede è il popolo di Dio nel suo insieme, che nella potenza dello Spirito afferma la Parola di Dio. Per tale ragione il Concilio dichiara che la totalità del popolo di Dio partecipa al ministero profetico di Gesù e che, avendo l’unzione che viene dallo Spirito Santo, (1Gv 2, 20.27), “non può sbagliarsi nel credereˮ».

* "fides quae" il contenuto della fede annunciata dalla Chiesa, alla quale il credente aderisce con un atto libero ("fides qua").

** "essoterico": ciò che si può comunicare a tutti, contrario di "esoterico": riservato alla cerchia degli iniziati.


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