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sabato 25 giugno 2022

QUALE RAPPORTO DEVE AVERE UN CATTOLICO COL MAGISTERO?

 


Con “Itinerari catecumenali per la vita matrimoniale” abbiamo iniziato una riflessione sul rapporto che deve avere ogni fedele, in particolare i preti ecc., con il Magistero. Sarà utile ascoltare ciò che dice il Concilio Vaticano II in proposito. Ho sottolineato quanto vien detto del vescovo di Roma che è Papa della cattolicità, Pietro vivente in mezzo a noi.

“Ma un Papa dice una cosa, il suo successore e ne dice un’altra!” Chi ascolta il Papa senza pregiudizi non può non notare la continuità da un Papa all’altro anche se con linguaggi e accenti diversi. Ogni Papa ha la sua sensibilità, esperienze personali che plasmano il suo modo di esprimersi, e spiega in parte i punti che privilegia nella sua predicazione. L’esempio della Famiglia e della continuità/diversità tra Familiaris Consortio e Amoris Laetitia lo dimostra. Oltre lo sviluppo della Tradizione, la Storia dimostra due cose dall’alternarsi di personalità diverse alla guida della Chiesa: permette da una parte di avere in quel momento la persona più adatta per affrontare le questioni di maggiore attualità. Papa Giovanni Paolo II veniva dal giogo comunista e della propaganda dell’ateismo militante marxista. Serviva questo allora. Ma egli non ha mancato di sottolineare che il successo del Comunismo veniva anche dalle mancanze dei cristiani riguardo alle esigenze di giustizia sociale del Vangelo, e ha criticato il Capitalismo puro. Papa Francesco ha vissuto l’imperialismo occidentale in America Latina e viene in un altro momento: il marxismo è ormai screditato, mentre il cambiamento climatico e la globalizzazione errata sono problemi planetari attuali. Non si tratta quindi di “appiattirsi” su quello che dice un Papa ma di ascoltare seriamente ogni Papa sia perché puntualizza i problemi del momento, sia perché aiuta a non chiudersi nel pensiero del Papa precedente che rimane pur sempre limitato.

 

Lumen Gentium n. 25: La funzione d'insegnamento dei vescovi

Tra i principali doveri dei vescovi eccelle la predicazione del Vangelo [75]. I vescovi, infatti, sono gli araldi della fede che portano a Cristo nuovi discepoli; sono dottori autentici, cioè rivestiti dell'autorità di Cristo, che predicano al popolo loro affidato la fede da credere e da applicare nella pratica della vita, la illustrano alla luce dello Spirito Santo, traendo fuori dal tesoro della Rivelazione cose nuove e vecchie (cfr. Mt 13,52), la fanno fruttificare e vegliano per tenere lontano dal loro gregge gli errori che lo minacciano (cfr. 2 Tm 4,1-4) . I vescovi che insegnano in comunione col romano Pontefice devono essere da tutti ascoltati con venerazione quali testimoni della divina e cattolica verità; e i fedeli devono accettare il giudizio dal loro vescovo dato a nome di Cristo in cose di fede e morale, e dargli l'assenso religioso del loro spirito. Ma questo assenso religioso della volontà e della intelligenza lo si deve in modo particolare prestare al magistero autentico del romano Pontefice, anche quando non parla « ex cathedra ». Ciò implica che il suo supremo magistero sia accettato con riverenza, e che con sincerità si aderisca alle sue affermazioni in conformità al pensiero e in conformità alla volontà di lui manifestatasi che si possono dedurre in particolare dal carattere dei documenti, o dall'insistenza nel proporre una certa dottrina, o dalla maniera di esprimersi.

 

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