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venerdì 10 giugno 2022

COSA FAI QUI ELIA? / venerdì X sett. T.O., pari.

 


Nella nostra lettura voliamo e rischiamo di mancare passaggi importanti. Appena arrivato alla reggia Acab racconta alla moglie quello che è successo e come Elia, aiutato dal popolo, ha ucciso i suoi 450 profeti di Baal.  - “E tu? non hai fatto niente?” – “Ma sai…, il Signore, il popolo …” – “Perché non hai ucciso tu Elia, un sanguinario che rovina il nostro popolo?” – “Ma vedi cara, piove, è finita la siccità, il Signore Dio …” – “Non sei buono a niente, non sai comandare, adesso ti faccio vedere io!” Gezabele avverte Elia che lo vuole uccidere ed ecco che il profeta indistruttibile si ritrova debole, impaurito, confuso, e scappa. Elia ha un crollo pauroso. Dopo una giornata di cammino nel deserto, solo, sente la stanchezza, fisica ma soprattutto mentale. È un fallito. Vuole morire per la vergogna di questo crollo davanti alle minacce di una donna che adesso esulterà e si gioverà della sua contro testimonianza. Sente di aver rovinato tutto, di essere abbandonato da Dio. Il male non si arrende ma, anzi, rialza la testa, e il re Acab, per un momento scosso, è già tornato cagnolino della sua strega di moglie, il popolo non muove dito, ha visto ma non si è convertito. A che serve tutto questo? Elia si addormenta, sfinito. Ma un Angelo lo sveglia e lo invita a mangiare un pane disceso dal cielo. Più volte. Come l’Eucaristia che mangiamo ancora e ancora. Ma questo cibo con l’acqua gli da la forza di arrivare al monte di Dio. E lì, Elia dimostra di avere discernimento: Dio non si trova nelle manifestazioni portentose, ma nel “sussurro di una brezza leggera”, intima, che obbliga ad un ascolto attento, alla comunione con lui. Lo Spirito Santo è Luce gentile, brezza soave. Elia espone al Signore tutto il subbuglio del suo cuore: “tutto va male Signore, non ce l’ho fatta a riportare il popolo a te, sono rimasto solo e mi trovo qui, fedele, zelante ma debole e minacciato. Come andrà a finire?” – “Elia, figlio mio, non andrà a finire, ma tutto continuerà. Sei un servo buono ma “inutile” e altri continueranno la tua opera, la mia opera”.

Sembra che Dio tratti molto male Elia e, umanamente, è probabile che egli abbia sentito anche questo. Ma il Signore lo avvicina a sé, al suo amore gratuito e umile, alla kenosi di Colui che aprirà all’Umanità la Via della Vita. Quella Via che i dominatori di questo mondo non hanno potuto conoscere (1 Cor 2,8), né chi si vanta, né chi “suona la tromba davanti a sé” quando fa un’opera buona (Matteo 6,2). Elia incontra il "Dio debole" nella sua debolezza. Grazie a Elia comprendiamo che mettere in pratica le Beatitudini che ci presenta il Vangelo oggi non è un atto di forza - magari un atto di coraggio nella fiducia - ma il frutto di una intimità di amore. 

 

Prima Lettura  1 Re 19, 9. 11-16
Fermati sul monte alla presenza del Signore.

In quei giorni, [Elìa, giunto al monte di Dio, l’Oreb,] entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco gli fu rivolta la parola del Signore: « Esci e férmati sul monte alla presenza del Signore».
Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elìa si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna.
Ed ecco, venne a lui una voce che gli diceva: «Che cosa fai qui, Elìa?». Egli rispose: «Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi cercano di togliermi la vita».
Il Signore gli disse: «Su, ritorna sui tuoi passi verso il deserto di Damasco; giunto là, ungerai Cazaèl come re su Aram. Poi ungerai Ieu, figlio di Nimsì, come re su Israele e ungerai Elisèo, figlio di Safat, di Abel-Mecolà, come profeta al tuo posto». 
 
Salmo Responsoriale
   Dal Salmo 26
Io ti cerco, Signore: mostrami il tuo volto.

Ascolta, Signore, la mia voce.
Io grido: abbi pietà di me, rispondimi!
Il mio cuore ripete il tuo invito:
«Cercate il mio volto!».

Il tuo volto, Signore, io cerco.
Non nascondermi il tuo volto,
non respingere con ira il tuo servo.
Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi,
non abbandonarmi, Dio della mia salvezza.

Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte,
si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore

Canto al Vangelo 
 Fil 2,15 
Alleluia, alleluia.

Risplendete come astri nel mondo,
tenendo alta la parola di vita.
Alleluia.

Vangelo  
 
Mt 5, 27-32
Chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio.

Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.
Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio».  

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