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venerdì 3 giugno 2022

PAOLO: DUE ANNI DI PRIGIONIA A CESAREA INUTILI? / San Carlo Lwanga e compagni martiri, venerdì VII sett. Pasqua.

 

"Credi, o re Agrippa, nei profeti? So che ci credi!"

Il governatore romano, Felice, tra la speranza di ricevere denaro in cambio della sua liberazione (Atti 24,26), e il desiderio di amicarsi i giudei (Atti 24,27) lascia Paolo in prigione. Felice viene sostituito da Porcio Festo che trova questo prigioniero senza un motivo di accusa. Sono passati ormai più di due anni e l’odio dei suoi accusatori giudei non si placa. Anche Festo, per compiacere i giudei gli propone di essere giudicato a Gerusalemme. Paolo intuisce la trappola e si appella al giudizio di Cesare. In tutto questo tempo egli ha la possibilità di parlare della nuova dottrina ad alcuni, compreso Felice che però non lo ascolta perché, come abbiamo visto, il suo intento è un altro. Anche nel brano di oggi vediamo che sarà confrontato con il Re Agrippa e sua madre (ebrei). Però anche lì, l’occasione è quella della noia e non una ricerca della verità. Agrippa e Berenice si trattengono da Festo e questi riempie il tempo parlando del più o del meno, per cui anche di questo strano prigioniero. – “Ah, che caso interessante, sarebbe bello ascoltarlo!” – “Eh, va bene, invitiamo anche i notabili. Una distrazione è sempre benvenuta”. L’indomani, si raduna il tribunale, si fa sfoggio di vestiti, l’Assemblea è tutta di Vip… Non si potrà decidere nulla perché il prigioniero si è appellato a Cesare. Paolo però annuncia con fervore e zelo la risurrezione di Cristo e in qualche modo “buca” Agrippa che dice: «Per poco non mi convinci a farmi cristiano!» e forse anche qualcun altro dei presenti. Ma, a differenza dell’evangelizzazione nelle varie città di Asia Minore e Grecia, non viene menzionata la conversione di nessuno.

Ho presentato in modo più esteso la situazione nella quale si colloca il brano di oggi per far comprendere una cosa. Quel periodo, lungo e senza scadenza definita, sembra molto sterile, deludente, e Paolo si sarà sentito “sospeso nel vuoto”. Poteva evangelizzare, poteva istruire le nuove comunità sparse nel mondo, poteva … A cosa serve quel periodo?

Serve a Paolo a fare profondamente lo stesso percorso che Gesù fa fare a Pietro nel Vangelo: a verificare e purificare il suo amore per il Signore. “Mi ami tu?” – “Ti voglio bene, dammi un amore gratuito per te, come il tuo per me, Signore!” Infatti Paolo non si deprime, non baratta la sua fede e la sua missione, e nemmeno cede alla tentazione di tornare libero tramite denaro benché il Governatore Felice gliene prospettava la possibilità in tutti i modi. Così sono stati fermi nella fede i martiri ugandesi, qualcuno di loro ancora catecumeno. Così dobbiamo approfittare del tempo presente anche noi, fermi nella fede e nello zelo, lasciandoci purificare.

 

Prima Lettura   At 25,13-21
Si trattava di un certo Gesù, morto, che Paolo sosteneva essere vivo.

Dagli Atti degli Apostoli
In quei giorni, arrivarono a Cesarèa il re Agrippa e Berenìce e vennero a salutare Festo. E poiché si trattennero parecchi giorni, Festo espose al re le accuse contro Paolo, dicendo:
«C’è un uomo, lasciato qui prigioniero da Felice, contro il quale, durante la mia visita a Gerusalemme, si presentarono i capi dei sacerdoti e gli anziani dei Giudei per chiederne la condanna. Risposi loro che i Romani non usano consegnare una persona, prima che l’accusato sia messo a confronto con i suoi accusatori e possa aver modo di difendersi dall’accusa.
Allora essi vennero qui e io, senza indugi, il giorno seguente sedetti in tribunale e ordinai che vi fosse condotto quell’uomo. Quelli che lo incolpavano gli si misero attorno, ma non portarono alcuna accusa di quei crimini che io immaginavo; avevano con lui alcune questioni relative alla loro religione e a un certo Gesù, morto, che Paolo sosteneva essere vivo.
Perplesso di fronte a simili controversie, chiesi se volesse andare a Gerusalemme e là essere giudicato di queste cose. Ma Paolo si appellò perché la sua causa fosse riservata al giudizio di Augusto, e così ordinai che fosse tenuto sotto custodia fino a quando potrò inviarlo a Cesare». 

Salmo Responsoriale    Salmo 102
Il Signore ha posto il suo trono nei cieli.

Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tutti i suoi benefici.

Perché quanto il cielo è alto sulla terra,
così la sua misericordia è potente su quelli che lo temono;
quanto dista l’oriente dall’occidente,
così egli allontana da noi le nostre colpe.

Il Signore ha posto il suo trono nei cieli
e il suo regno dòmina l’universo.
Benedite il Signore, angeli suoi,
potenti esecutori dei suoi comandi.

Canto al Vangelo
   Gv 14,26 
Alleluia, alleluia.
Lo Spirito Santo vi insegnerà ogni cosa;
vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
Alleluia.
 
Vangelo   Vangelo   Gv 21,15-19
Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecore.

Dal vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, 
[quando si fu manifestato ai discepoli ed] essi ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli».
Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore».
Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse “Mi vuoi bene?”, e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi».
Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».    

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