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martedì 28 agosto 2018

ABUSI SESSUALI: ALCUNE RIFLESSIONI SUL DIALOGO TRA PAPA FRANCESCO E I GIORNALISTI NEL VIAGGIO DI RITORNO DALL'IRLANDA



In Irlanda papa Francesco si è confrontato con il problema degli abusi sessuali di membri del clero e consacrati. Oltre alle richieste di perdono ad ogni incontro, in particolare come atto penitenziale particolareggiato alla Messa di chiusura, papa Francesco ha incontrato vittime di abusi, ne ha parlato, ecc. e sull’aereo del ritorno ha affrontato di nuovo il problema con i giornalisti.
Degno di nota il suo racconto della vicenda dei “Ramonones”, dal nome del parroco don Ramòn, quei sacerdoti di Granada in Spagna, accusati falsamente da un giovane molto intelligente ma psicolabile. Infangati dalla stampa, sospesi dal vescovo, attaccati dalla gente in particolare della parrocchia… Dopo tre anni, tutto cade, non era vero niente. Papa Francesco li ha invitati a ottobre per una concelebrazione con lui di riconciliazione e riabilitazione. C'è anche questo, oltre i casi di ricatti per questioni finanziarie, e, purtroppo ci sono i casi veri e orrendi. Il vescovo di Lione, mons. Barbarin, arrivando in diocesi trova un dossier su un prete, vero pedofilo ma ormai non più capace di nuocere. Per la sua gestione del dossier un suo prete gli chiede di dimissionare. Forse un po’ esagerato … Allo stesso modo, sul memento di questi giorni dell'ex Nunzio negli USA, Viganò, che attacca direttamente il papa, papa Francesco dice che si commenta da sé. Leggetelo, poi, magari, più tardi, parlerò … ha detto il Papa. Egli invita dunque i giornalisti a far informazione in modo responsabile e a non fare processi a mezzo stampa che possono rovinare persone e diffondere una sfiducia non motivata tra la gente e i fedeli riguardo alla Chiesa. (Sta girando in questi giorni sui gruppi social una testimonianza che sembra molto credibile di un sacerdote salesiano, don Lasarte, missionario in Angola che invita i giornalisti, e tutti noi, a guardare l’insieme dei sacerdoti che lavorano – anche a rischio della propria vita – senza altra ricompensa e scopo che la gioia del Vangelo e delle persone aiutate).
Sicuramente la Chiesa deve prendere provvedimenti concreti per aiutare a discernere le vocazioni problematiche, a prevenire e sanzionare in modo efficace ogni caso di abuso, per la protezione presente e futura dei minori e delle persone deboli. Grazie a Dio ricomincia a dirsi nella Chiesa in modo chiaro che uno con tendenza omosessuale radicata non è aiutato se viene accettato in seminario, ma piuttosto chiuso nel suo problema e nelle sue tentazioni. Infatti, più dell’80 % dei casi di pedofilia nella Chiesa è pedofilia omosessuale. I minori abusati da preti sono quasi tutti maschietti e non femminucce. È delicato dire questo perché non si tratta di creare una categoria e ancora meno di ostracizzarla ma di prendere coscienza di una verità. Il Papa parla anche dei figli con tendenze omosessuali nelle loro famiglie. Come i genitori possono affrontare il problema? Pregando, dialogando, accogliendo, essendo genitori fino in fondo. La Chiesa pensa molto chiaramente – contro la dittatura del pensiero unico LGBT – che l’identità genetica (maschio, femmina) determina normalmente l’identità psicologica. Nel caso contrario c'è un problema. I problemi anche in questo campo esistono da sempre, il Papa lo ricorda, e questo non diminuisce la dignità intrinseca di una persona, ma negare che abbia un problema, o incitare le persone, in particolare i giovani a credere che è tutto una scelta libera di sensibilità personale, magari un giorno in un modo, domani in un altro, che l’identità maschio e femmina è solo culturale, di una cultura superata dalla quale bisogna liberarsi, è un inganno vero e proprio. In particolare i bambini hanno diritto ad avere un papà e una mamma, ad essere generati in un rapporto naturale uomo donna, all’interno di una relazione stabile d’amore che li protegga durante la crescita. In parole povere i bambini hanno bisogno di una famiglia vera! La teoria del "Gender" è una forzatura, inconsistente sul piano scientifico e deleteria. Questa moda passerà. Ma quali macerie lascerà dietro di sé? Marx era “scientifico” e il suo pensiero ha dominato buona parte dell’umanità durante il XX° secolo. Dalle sue teorie sono uscite tante dittature totalitarie anche se un “totalitarismo scientifico” è proprio una contraddizione in termini perché la scienza procede per ipotesi e quindi non può, per definizione, pretendere di essere definitiva, totalitaria. Ogni totalitarismo è sempre sbagliato, ma quello “scientifico” è un assurdo razionale. Ora, oggi Marx è morto. Nessuno gli da più retta. Ma le varie dittature marxiste hanno ucciso direttamente milioni e milioni di uomini e donne! L’ideologia del “Progresso” e dello “Sviluppo” ha invaso le nostre mentalità da più di due secoli e ha depredato e inquinato la Natura in modo globale. Era un dogma che non si poteva mettere in dubbio. Oggi tutti, faticosamente, vorrebbero tornare indietro e preservare l’equilibrio naturale. Se qualcuno ancora mette in dubbio il cambiamento climatico, l’inquinamento di vaste aree della terra e delle acque dei fiumi dei laghi e dei mari da rifiuti non biodegradabili è un’evidenza sotto gli occhi di tutti. Anche per chi non crede in Dio, la Storia insegna che violentare la natura, anche la natura dell’uomo, è un errore che si paga caro. Se non ci fosse Dio che guida la sua creazione e l’unica verità fosse l’Evoluzione, frutto del caso e della necessità, voler cambiare radicalmente in 30, 50 o anche 100 anni ciò che si è formato in milioni di anni è una forzatura senza senso, non un progresso. Ogni progetto di “ingegneria sociale” si ritorce contro il popolo. Il “paradigma tecnologico” (non ci preoccupiamo di preservare gli equilibri naturali, la scienza e la tecnologia troveranno sempre una soluzione ai problemi nuovi creati dalla scienza e la tecnologia) è una fuga in avanti, e denota una fiducia irrazionale, cioè senza fondamento, nella scienza o in un “progresso” miracoloso. Ritornerò su questo.
Sotto alcuni estratti del dialogo con i giornalisti nel viaggio di ritorno da Dublino:
Papa Francesco
Se ci sono sospetti o prove o mezze prove, non vedo niente di cattivo nel fare un’indagine, sempre che si faccia sul principio giuridico fondamentale: Nemo malus nisi probetur, nessuno è cattivo se non lo si prova. E tante volte c’è la tentazione non solo di fare l’indagine, ma di pubblicare che è stata fatta l’indagine e perché è colpevole…, e così alcuni media – non i vostri, non so – incominciano a creare un clima di colpevolezza. E mi permetto di dire una cosa che è successa in questi tempi, che potrà aiutare in questo, perché per me è importante come si procede e come i media possono aiutare. Tre anni fa, più o meno, è incominciato a Granada il problema dei cosiddetti preti pedofili, un gruppetto di sette-otto-dieci preti, che sono stati accusati di abuso di minori e anche di fare feste, orge e queste cose. L’accusa l’ho ricevuta io, direttamente: una lettera fatta da un giovane ventitreenne; secondo lui era stato abusato, dava nomi e tutto. Un giovane che lavorava in un collegio religioso di Granada, di molto prestigio; la lettera, perfetta… E mi chiedeva cosa fare per denunciare questo. Io ho detto: “Vai dall’Arcivescovo, l’Arcivescovo sa cosa tu devi fare”. L’Arcivescovo ha fatto tutto quello che doveva fare, la cosa è arrivata anche al tribunale civile. Ci sono stati i due processi. I media del posto hanno incominciato a parlare, a parlare… Tre giorni dopo, tutto scritto nella parrocchia, “preti pedofili” e cose del genere, e così si è creata la coscienza che questi preti fossero criminali. Sette sono stati interrogati, e non si è trovato nulla; su tre è andata avanti l’indagine, sono rimasti in carcere per cinque giorni, due, e uno – padre Roman, che era il parroco – per sette giorni. Durante quasi altri tre anni hanno sofferto l’odio, gli schiaffi di tutto il popolo: criminalizzati, non potevano uscire fuori, e hanno sofferto umiliazioni fatte dalla giuria per comprovare le accuse del ragazzo, che io non oso ripetere qui. Dopo tre anni e più, la giuria dichiara innocenti i preti, innocenti tutti, ma soprattutto questi tre: gli altri già erano fuori causa, e colpevole il denunciante. Perché avevano visto che quel giovane era fantasioso, ma era una persona molto intelligente e lavorava anche in un collegio cattolico e aveva questo prestigio, che dava l’impressione di dire la verità. E’ stato condannato, lui, a pagare le spese e tutte queste cose, e loro innocenti. Questi uomini sono stati condannati dai media del posto prima della giustizia. E per questo, il lavoro vostro è molto delicato: voi dovete accompagnare, voi dovete dire le cose ma sempre con questa presunzione legale di innocenza, e non la presunzione legale di colpevolezza! E c’è differenza tra l’informatore che informa su un caso ma non si gioca per una previa condanna, e l’investigatore, che fa lo “Sherlock Holmes”, che va con la presunzione di colpevolezza. Quando noi leggiamo la tecnica di Hercule Poirot: per lui, tutti erano colpevoli. Ma questo è il mestiere dell’investigatore. Sono due posizioni diverse. Ma quelli che informano devono sempre partire dalla presunzione di innocenza, dicendo le proprie impressioni, i dubbi…, ma senza dare condanne. Questo caso successo a Granada per me è un esempio che farà a bene tutti noi, nel nostro [rispettivo] mestiere.
Greg Burke
Nella prima parte [della domanda precedente] aveva chiesto cosa potesse fare il popolo di Dio nella questione…
Papa Francesco
Ah sì, sì. Quando si vede qualcosa, parlare subito. Io dirò un’altra cosa un po’ brutta. A volte, sono i genitori a coprire un abuso di un prete. Tante volte. Si vede nelle sentenze. [Dicono:] “Ma, no …”. Non credono, oppure si convincono che non sia vero, e il ragazzo o la ragazza rimane così. Io ho per metodo di ricevere ogni settimana una o due persone, ma non è matematico; e ho ricevuto una persona, una signora, che da 40 anni soffriva questa piaga del silenzio, perché i genitori non le avevano creduto. E’ stata abusata a otto anni. Parlare, questo è importante. E’ vero che per una madre, vedere questo..., sarebbe meglio che non fosse vero, e allora pensa che il figlio forse ha delle fantasie... [Ma bisogna] parlare. E parlare con le persone giuste, parlare con coloro che possono iniziare un giudizio, almeno l’investigazione previa. Parlare con il giudice o con il vescovo, o se il parroco è bravo parlare con il parroco. Questa è la prima cosa che può fare il popolo di Dio. Queste cose non vanno coperte, non vanno coperte. Mi diceva una psichiatra tempo fa – ma questo non voglio che sia un’offesa alle donne – che per il senso di maternità, le donne sono più inclini a coprire le cose del figlio che gli uomini. Ma non so se sia vero o no… Ma questo è: parlare. Grazie.
Greg Burke
Del gruppo spagnolo c’è Javier Romero, di “Rome Reports TV”.
Javier Romero
Santità, mi scusi, vorrei farLe due domande. La prima è che il Primo Ministro dell’Irlanda, che è stato molto diretto nel suo discorso, è orgoglioso di un nuovo modello di famiglia diverso da quello che tradizionalmente propone la Chiesa fino adesso: parlo del matrimonio omosessuale. E questo è forse uno dei modelli che genera più scontri, nel caso specialmente di una famiglia cattolica, quando c’è una persona di questa famiglia che dichiara di essere omosessuale. Santità, la prima domanda che vorrei farLe è: che cosa pensa Lei, che cosa vorrebbe dire Lei a un papà, a un padre, al quale il figlio dice che è omosessuale e che vuole andare a convivere con il suo compagno. Questa è la prima domanda. E la seconda, che appunto, anche Lei nel discorso con il primo ministro ha parlato pure dell’aborto; abbiamo visto come l’Irlanda è cambiata tanto negli ultimi anni e sembrava che il Ministro fosse, appunto, soddisfatto di questi cambiamenti: uno di questi cambiamenti è stato proprio l’aborto. Noi abbiamo visto che negli ultimi mesi, negli ultimi anni la questione dell’aborto è venuta fuori in tanti Paesi, tra l’altro in Argentina, il Suo Paese. Lei come si sente quando vede che, appunto, questo è un argomento di cui Lei parla spesso e ci sono tanti Paesi in cui è messo…
Papa Francesco
Va bene. Incomincio dal secondo, ma sono due punti – grazie di questo – perché sono legati alle questioni delle quali stiamo parlando. Sull’aborto, voi sapete come la pensa la Chiesa. Il problema dell’aborto non è un problema religioso: noi non siamo contro l’aborto per la religione. No. E’ un problema umano, e va studiato dall’antropologia. Studiare l’aborto incominciando dal fatto religioso, è scavalcare il pensiero. Il problema dell’aborto va studiato dall’antropologia. E sempre c’è la questione antropologica sull’eticità di far fuori un essere vivente per risolvere un problema. Ma questa già è la discussione. Soltanto voglio sottolineare questo: io non permetto mai che si incominci a discutere il problema dell’aborto dal fatto religioso. No. E’ un problema antropologico, è un problema umano. Questo è il mio pensiero.
Secondo. Sempre ci sono stati gli omosessuali e le persone con tendenze omosessuali. Sempre. Dicono i sociologi, ma non so se sia vero, che nei tempi di cambiamenti d'epoca crescono alcuni fenomeni sociali ed etici, e uno di questi sarebbe questo. Questa è l’opinione di alcuni sociologi. La tua domanda è chiara: cosa direi io a un papà che vede che suo figlio o sua figlia ha quella tendenza. Io gli direi anzitutto di pregare: prega. Non condannare, dialogare, capire, fare spazio al figlio o alla figlia. Fare spazio perché si esprima. Poi, in quale età si manifesta questa inquietudine del figlio? E’ importante. Una cosa è quando si manifesta da bambino, quando ci sono tante cose che si possono fare, per vedere come sono le cose; un’altra cosa è quando si manifesta dopo i 20 anni o cose del genere. Ma io mai dirò che il silenzio è il rimedio: ignorare il figlio o la figlia con tendenza omosessuale è una mancanza di paternità e maternità. Tu sei mio figlio, tu sei mia figlia, così come sei; io sono tuo padre e tua madre, parliamo. E se voi, padre e madre, non ve la cavate, chiedete aiuto, ma sempre nel dialogo, sempre nel dialogo. Perché quel figlio e quella figlia hanno diritto a una famiglia e la famiglia è questa che c’è: non cacciarlo via dalla famiglia. Questa è una sfida seria alla paternità e alla maternità. Ti ringrazio per la domanda, grazie.
Greg Burke
Grazie a Lei, Santo Padre.
Papa Francesco
E poi, io vorrei dire una cosa per gli irlandesi che sono qui: io ho trovato tanta fede, in Irlanda. Tanta fede. E’ vero, il popolo irlandese ha sofferto tanto per gli scandali. Ma c’è fede, in Irlanda, e forte. E inoltre il popolo irlandese sa distinguere, e cito quello che oggi ho sentito da un prelato: “Il popolo irlandese sa distinguere bene tra le verità e le mezze verità: è una cosa che ha dentro”. E’ vero che è in un processo di elaborazione, di guarigione da questo scandalo; è vero che alcuni si aprono a posizioni che sembrano allontanarsi dalla fede. Ma il popolo irlandese ha una fede radicata e forte. Lo voglio dire perché è quello che ho visto, ho sentito e su cui in questi due giorni mi sono informato.
Grazie per il vostro lavoro, grazie tante! E pregate per me, per favore.
Greg Burke
Grazie a Lei. Buona cena e buon riposo.

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