"Essi invocheranno il mio Nome, e io li benedirò”. Questa frase ne fa risuonare in me un’altra, del profeta Gioele, citata da Pietro nel suo primo annuncio del Kerigma, fondamento della fede cristiana: “E avverrà: chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato”. (Atti 2,21). Quindi chiunque invocherà il nome del Signore sarà benedetto. Certo, invocare il nome di Gesù significa riconoscerlo Signore e giudice e sottomettersi a lui (vedi 2 Timòteo 2, 19). Ma mica i primi cristiani erano perfetti. Ora la promessa di Dio è chiara: chiunque invocherà il nome del Signore sarà già salvo, iniziando un cammino di conversione o piuttosto di santificazione, perché la conversione è riconoscere Gesù, costituito Signore. “Ora invece, liberati dal peccato e fatti servi di Dio, raccogliete il frutto per la vostra santificazione e come traguardo avete la vita eterna”. (Romani 6, 22, vedi altri riferimenti per “santificazione”: Romani 6, 19; 1 Corinzi 1, 30; 2 Corinzi 7, 1; 1 Tessalonicesi 4, 3.7; 1 Timòteo 2, 15; Ebrei 12, 14 sottolinea quanto quel cammino di santificazione sia necessario: “Cercate la pace con tutti e la santificazione, senza la quale nessuno vedrà mai il Signore”).
Continua a suscitare timori e polemiche il Documento “Fiducia supplicans”. E io, finora, stupido che non ci ho trovato nulla di male né di ambiguo, anche se tratta di un argomento delicato perché l’atto omosessuale non è solo fuori dal matrimonio naturalmente aperto alla vita, ma è oggettivamente un disordine più grave.


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