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sabato 26 gennaio 2019

TIMOTEO E TITO, TRAGHETTATORI DEL CRISTIANESIMO / 26 gennaio



Abbiamo “trascurato” san Paolo e (anche san Francesco di Sales ecc.) perché abbiamo seguito le letture dell’Ottavario di Preghiera per l’Unità dei cristiani. Ma san Paolo gioisce di questo lui che aveva promesso al Signore si presentargli la Chiesa come Sposa “vergine, senza ruga né macchia”.
Oggi stiamo ancora con san Paolo tramite i suoi due discepoli maggiori, Timoteo e Tito. Di loro sappiamo qualcosa proprio dalle lettere che rivolge loro san Paolo. Ma sono importanti anche per la loro posizione nella Chiesa: sono i continuatori e primi successori di chi li ha generati alla fede. Più di tutti devono farsi imitatori di lui come lui lo è di Cristo (cf. 1 Cor 11,1; vedi anche 1 Cor 4,16; Fil 3,17; Ef 5,1; 1 Ts 1,6). Molti carismi si annacquano rapidamente perché i discepoli anche di grandi santi hanno solo voluto rallegrarsi alla sua luce ma non hanno veramente camminato (cf. Giovanni 12,35). E' molto grazie a Timoteo e Tito e agli altri discepoli della prima ora se il cristianesimo ha preso la forma di santità e di testimonianza che ha fermentato i popoli lungo i secoli e non si è esaurito nell'avventura di una sola generazione.
Chi è cosciente di essere stato chiamato a partecipare ad un grande carisma, non solo deve usare bene della grazia che ha ricevuto per sé ma in particolare quando il fondatore sta per chiudere la sua missione deve andare all’essenziale di ciò che ha ricevuto e rafforzarsi affinché scomparso chi gli apriva la strada, non si disperda tutta l’eredità.

Prima Lettura  2 Tm 1,1-8
Mi ricordo della tua schietta fede.
 
Dalla seconda Lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio e secondo la promessa della vita che è in Cristo Gesù, a Timòteo, figlio carissimo: grazia, misericordia e pace da parte di Dio Padre e di Cristo Gesù Signore nostro.
Rendo grazie a Dio che io servo, come i miei antenati, con coscienza pura, ricordandomi di te nelle mie preghiere sempre, notte e giorno. Mi tornano alla mente le tue lacrime e sento la nostalgia di rivederti per essere pieno di gioia. Mi ricordo infatti della tua schietta fede, che ebbero anche tua nonna Lòide e tua madre Eunìce, e che ora, ne sono certo, è anche in te.
Per questo motivo ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza. Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo.
   
Salmo Responsoriale  Dal Salmo 95
Annunciate a tutti i popoli le meraviglie del Signore.
 
Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome.

Annunciate di giorno in giorno la sua salvezza.
In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie.

Date al Signore, o famiglie dei popoli,
date al Signore gloria e potenza,
date al Signore la gloria del suo nome.

Dite tra le genti: «Il Signore regna!».
È stabile il mondo, non potrà vacillare!
Egli giudica i popoli con rettitudine. 

Canto al Vangelo 
Lc 4,18
Alleluia, alleluia.
Lo Spirito del Signore è sopra di me:
mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio.
Alleluia.
  
Vangelo  Lc 10,1-9
La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai.
 

Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».
 
 


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