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sabato 4 luglio 2026

SCISMA DI ECONE E RAPPORTO TRA FEDE E CULTURA / 02 di 02. 4 luglio 2026.



Lo scisma della FSSPX è dovuto ad un problema culturale? 

Prima di affrontare questo aspetto diciamo che coloro, semplici fedeli o giornalisti, che si chiedono se c'è stato realmente scisma ragionano a vuoto. Lo scisma c'è stato. Il decreto della Congregazione per la Fede cita correttamente i canoni del Diritto Canonico ed è tutto chiaro, purtroppo. E se i membri della FSSPX dicono che non sono scomunicati, che non sono scismatici, è solo un loro rifiuto di voler riconoscere la realtà e assumersi la responsabilità dei loro atti. Consacrare uno o più vescovi non in comunione con il vescovo di Roma e i vescovi uniti a lui, visto che ogni vescovo ha la pienezza del potere sacramentale essendo successore degli Apostoli, significa creare una nuova Chiesa non in comunione con la Chiesa fondata da Gesù. Non riconoscere l’autorità del Papa in fatti di maggiore importanza equivale a separarsi dalla Chiesa di Cristo. Proprio in questi giorni tramite la Congregazione per la Fede, il Papa ha decretato la riduzione allo stato laicale di un prete della Diocesi di Alicante perché non riconosceva - in modo pubblico - Papa Francesco e adesso Papa Leone come Successori di san Pietro (El Papa fulmina a un cura cismático de la diócesis de Orihuela-Alicante). Magari approfondiremo ulteriormente. 

Ma che rapporto c'è tra la cultura e lo strappo del 1 luglio ad Écone? Nel post precedente (La Gioia del Vangelo: QUALE RAPPORTO TRA FEDE E CULTURA / 01 di 02. 12 GIUGNO 2026.) abbiamo detto che la fede si esprime - come tutta la vita umana - nella cultura di chi crede e attraverso di essa. Non si tratta solo delle lingue usate per annunciare il contenuto della fede ma anche della visione del mondo, dei simboli usati per esprimere e approfondire verità che sono per natura più grandi del linguaggio e delle espressioni umane. Il contenuto della fede supera ogni cultura ma si esprime nelle culture. 

giovedì 2 luglio 2026

"AVETE IL MANDATO APOSTOLICO"? "BEH, NO, MA, PERÒ..." / Consacrazione illecita di nuovi vescovi e relativa scomunica. 02 - 07 - 2026.

 


“Se alcuni pastori o capi sono malvagi, non rifiutate la Chiesa, anche quando siamo feriti dagli scandali: è quella che Cristo ha fondato, e Lui non permetterà mai che perisca. È Cristo stesso che vuole che rimaniamo nell’unità”. (Sant’Agostino). 


Dopo la consacrazione illecita di 4 nuovi vescovi per la FSSPX ieri, vedo due livelli tra coloro che approvano, aderiscono allo scisma: 

Quello  delle persone più semplici che hanno trovato nelle chiese lefebvriane un senso del sacro che non trovavano più nelle loro parrocchie. Uno scrive: “non ci veniva trasmesso il senso del sacro. Andai a ricevere la mia Prima Comunione senza che nessuno mi facesse capire che in quel pezzetto di Ostia c’era la REALE, OGGETTIVA e DIVINA presenza di Cristo. Per me era solo un biscottino”. Non possiamo ignorare questa sofferenza e anche oggi è un richiamo molto serio ai parroci, ai catechisti e formatori nelle parrocchie. Ma chi ha letto e applicato il Concilio Vaticano II sa che nei Padri e nei documenti che hanno emanato c'era tutto il sacro della fede bimillenaria di cui è Autore e Perfezionatore il Signore Gesù, il senso pieno, biblico, conforme al Vangelo e al progetto di salvezza di Dio in Gesù Cristo. In ogni caso le imperfezioni e anche gli scandali non giustificano il lasciare la Chiesa, il disobbedire al Papa. Altrimenti si cade in un giudizio generale poggiandosi si fatti che sono comunque puntuali, particolari. Da una semplicità affermata ci si alza a un livello che non dovrebbe essere toccato per riconosciuta incompetenza. Si mette sul piano dei principi di fede qualche esperienza personale, più o meno affettiva. 

mercoledì 1 luglio 2026

PAPA LEONE E LO SCISMA DELLA FSSPX / 1 luglio 2026.

 


Con animo paterno e affetto cristiano, con invito a dialogare guidati dallo Spirito Santo, pronto a riconoscere gli aspetti positivi o persino i valori cercati anche se non raggiunti dalle persone legate alla FSSPX…  Questo è l’atteggiamento di Papa Leone XIV verso chi corre sulla via dello scisma. Dall'inizio è l’atteggiamento costante  della Chiesa per chi ha seguito Mons. Lefebvre  e che Papa Leone ricorda: “di attenzione e di benevolenza che i miei Predecessori vi hanno costantemente manifestato”. Ma la benevolenza e la pazienza, non escludono la fermezza nella verità. L’amore autentico esige questa doppia dimensione che in Gesù e nei suoi servi sono una cosa sola: benevolenza nella verità. Consacrare dei vescovi senza il mandato del Papa è un “peccato di estrema gravità”

Questo atteggiamento e questa lettera di Papa Leone sono un grande insegnamento per ciascuno di noi. L’amore che non si radica nelle ragioni ultime, non si radica nella Verità con la “V” e la fine è essere come “fanciulli in balìa delle onde, trasportati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, ingannati dagli uomini con quella astuzia che trascina all'errore” (Efesini 4, 14; vedi anche 1 Timòteo 1, 10; 4, 6; 6, 3; 2 Timòteo 4, 3: “Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, pur di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo i propri capricci”; e anche Tito 1, 9; 2, 1.7.10)

Non è difficile dimostrare l’irrazionalità delle scelte della FSSPX e la loro inconsistenza sia a livello di fede che storico. Ma ci lega, oltre la coscienza della nostra propria fragilità e indegnità, anche la certezza dell’amore fedele di Cristo per tutti. In questo sant’Agostino è stato buon maestro che diceva agli eretici donatisti che avrebbe continuato a chiamarli fratelli e ad amarli come tali. Non sempre la Chiesa ha avuto questi toni. Questo approccio è proprio un frutto del Concilio Vaticano II. Non è sempre facile da comprendere come riconosceva Paolo VI già confrontato con la ribellione di Lefebvre, ma è ciò che deve guidare ciascuno di noi nella sua vita.  Assieme a Papa Leone il nostro animo è “addolorato, ma ancora pieno di speranza”. Siamo tristi ma preghiamo ancora e ancora.


LETTERA DEL SANTO PADRE LEONE XIV

AL SUPERIORE GENERALE DELLA FRATERNITÀ SACERDOTALE SAN PIO X

lunedì 29 giugno 2026

EXTRA ECCLESIAM NULLA SALUS: FUORI DALLA CHIESA NON C'È SALVEZZA / Solennità dei SS Pietro e Paolo, 2026.

 


La Chiesa festeggia insieme Pietro e Paolo. Le letture delle messe di questa solennità li presentano quasi come due figure estranee l’una all’altra. Certo che c'è molto da dire su ciascuno di loro. Ma è essenziale anche sottolineare come la loro diversità grande diventa unione assoluta nell’unica Chiesa. Per dirla a soldoni, umanamente Paolo chiamato direttamente da Gesù sulla via di Damasco è infinitamente superiore a Pietro, il padroncino pescatore del lago di Tiberiade. Paolo è figlio di tre culture, ebraica, greca e latina, è fariseo figlio di farisei, con una perfetta preparazione sulla Torah ai piedi dei migliori maestri in particolare Gamaliele, ha una penetrazione teologica che vede più chiaramente degli altri il nuovo portato da Cristo in rapporto al “vecchio”, e il frutto del suo apostolato è superiore: “ho lavorato più di tutti loro, non io però, ma la grazia che è in me”!

Eppure Paolo si sottomette a Pietro e alla Chiesa degli Apostoli. In modo intelligente: evita che sia coinvolta tutta la comunità di Gerusalemme per non impantanarsi in chiacchiere di incompetenti ma parla privatamente con coloro che ne sono ritenuti le colonne: Giacomo, Pietro-Cefa e Giovanni perché diano a lui e a Barnaba “la destra in segno di comunione” (vedi Gàlati 2). Ma si sottomette: c'è qui sia l’approvazione teologica che il mandato missionario! Discernimento e potere di giurisdizione, potere di sciogliere e legare!

Siamo in un momento triste in cui il soggettivismo fa che singoli o gruppi rifiutano sia il discernimento del Magistero che il potere dei legittimi pastori di dare o rifiutare il mandato a ciò che vorrei fare. Il soggettivismo mi fa, anche in campo religioso, il dio di me stesso, come se la Chiesa fosse solo un'invenzione umana e non un dono dall’alto. Chi invoca la propria sensibilità eretta in valore assoluto, chi invoca uno “stato di necessità” per andare oltre l’autorità della Chiesa e creare una Chiesa scismatica. In genere questi ultimi presentano come giustificazione l’opporsi a Pietro a viso aperto di Paolo (cf. Gal 2,11) perché Pietro nel suo comportamento pratico rinnega il discernimento fatto prima a Gerusalemme. Ma Paolo non va oltre Pietro, non rompe con lui e Pietro dona ragione a Paolo, riconosce i suoi torti. È molto diverso da quello che vediamo nella tenace opposizione al Concilio che dura da ormai 60 anni e sta portando alla divisione della Chiesa, ingannando molte persone. Su questo torneremo. Ma intanto viviamo, anche con sofferenza, la piena cattolicità della nostra fede, cioè l’essere in comunione con la Chiesa e con “Pietro” sempre presente in mezzo a noi, come ce l’hanno testimoniato tutti i santi e in particolare san Francesco d’Assisi. 


Dagli Atti degli Apostoli  At 12,1-11

domenica 28 giugno 2026

LA RICOMPENSA DEL PROFETA / XIII Dom del T.O., A. 2026.



 Il legame tra la prima lettura e il Vangelo è la figura del profeta, uomo di Dio, santo. La donna sunamita riceve Eliseo e quando scopre la sua qualità gli offre più riguardi e ottiene “la ricompensa del profeta”ossia quel figlio che non poteva avere! Anche se non ce lo dice il brano liturgico noi che leggiamo la Bibbia vediamo che i doni di Dio non sono esenti di prove, di oscurità in cui la fede viene purificata: infatti, qualche anno dopo, il fanciullo cresciuto è colpito da insolazione (!?) e muore. La donna amareggiata - non aveva chiesto questo figlio - non si arrende e si ribella davanti al profeta ma continua a credere e Dio si mostra ancora fedele: il suo figlio risorge. In fondo è una logica normale nel cammino di fede. Non è stato così con Abramo e Isacco? Sul monte Moria l’obbedienza di fede di Abramo lo rende nostro Padre nella Fede! Non deve essere così per ogni cristiano? Non devono essere purificati i nostri affetti affinché siano realmente doni che non ci ripiegano su noi stessi ma ci mettono nella verità di fronte a Dio sorgente di tutti i doni?

Ecco perché "Chi ama il padre o la madre più di me … il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà”. Con la sola ragione non possiamo comprendere e nemmeno realizzarlo con le nostre forze. Solo nel dire sì al Signore passo passo, sperimentiamo che la sua Parola, la sua Promessa, sono vere. 

Dal Vangelo impariamo però che i discepoli del Signore hanno da parte sua un trattamento, una dignità particolari, quella di inviati, di familiari di Dio. Impariamo anche che la carità non è mai senza discernimento. “Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta”, e così per il giusto, ecc. L’amore non è ingenuo, le relazioni non sono cieche ma in Cristo vanno aldilà delle apparenze e delle simpatie antipatie. Questo non significa escludere qualcuno dall’amore perché tutto si compie nella promessa di Gesù: "In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me". In questo caso non si tratta solo dei discepoli ma di qualunque persona perché immagine di Dio. Spero che riusciamo a comprendere questo Vangelo e metterlo in pratica. Non inclusione che cancella ogni differenza ma un amore sapiente che abbraccia davvero tutti con discernimento. 

Voi che avete compreso che grazia è l’essere cristiani: “la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E rendete grazie!” (Colossesi 3, 15)


Dal secondo libro dei Re  2Re 4,8-11.14-16a

sabato 27 giugno 2026

SIETE IL CORPO DI CRISTO E LE SUE MEMBRA / SC 4. Catechesi del Papa. Il mistero eucaristico.



I Documenti del Concilio Vaticano II. II. Costituzione Sacrosanctum Concilium. 4. Il mistero eucaristico

24 GIUGNO 2026

Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!

Proseguiamo le catechesi sui documenti del Concilio Vaticano II, in particolare sulla Costituzione Sacrosanctum Concilium (SC) sulla Liturgia.

Quando Sant’Agostino vuole spiegare ai nuovi battezzati il mistero del Corpo di Cristo, riprende il passo di San Paolo che abbiamo ascoltato: «Voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra» (1Cor 12,27). E aggiunge: «È il vostro mistero che ricevete. A ciò che siete voi rispondete: Amen, e la vostra risposta è come la vostra firma. Vi si dice: “Il corpo di Cristo”, e voi rispondete: “Amen”. Siate dunque membra del corpo di Cristo, perché il vostro amen sia vero. […] Siate ciò che vedete, e ricevete ciò che siete» (Sermone 272: PL 38, 1247).

SAN BONAVENTURA E SANT'ALFONSO SUL MATRIMONIO / UNA CARO 18. nn. 42 - 45

Sant'Alfonso de' Liguori


Alcuni autori medievali e moderni

42. Nel pensiero di San Bonaventura sul matrimonio, sostanzialmente omogeneo a quello di San Tommaso, di cui si dirà più avanti, possiamo individuare una riflessione, nel quadro di una visione teologale, che include la necessità della consumazione perché il matrimonio possa significare pienamente l’unione tra noi e Cristo: «Poiché il consenso, in quanto consenso sull’agire futuro, non è propriamente consenso, bensì promessa di esso; e poiché il consenso, invero, prima dell’unione carnale non produce una unione piena, dato che non sono ancora una sola carne, ne consegue che attraverso le parole sul futuro si dice che il matrimonio ha avuto inizio, è ratificato con parole riferite al presente, ma consumato nell’unione carnale, perché allora sono una sola carne e diventano un solo corpo; e con ciò viene significata pienamente quell’unione che è tra noi e Cristo. Allora, infatti, pienamente il corpo di uno è dato al corpo dell’altro»[35].

sabato 13 giugno 2026

I VESCOVI ITALIANI: IL PRIMO ANNUNCIO O "KERYGMA" DEVE OCCUPARE IL CENTRO DELL'ATTIVITÀ EVANGELIZZATRICE E DI OGNI INTENTO DI RINNOVAMENTO ECCLESIALE / Radicati e costruiti in Cristo 31 Maggio 2026maggio 2026.

 


Un anno fa incontrando per la prima volta i vescovi italiani (17 giugno 2025) Papa Leone diceva di tornare al Kerygma. Mi chiedevo : ascolteranno? (La Gioia del Vangelo: FINALMENTE LA SVOLTA? / Papa Leone ai Vescovi italiani, 17 giugno 2025. ) Papa Leone ripete lo stesso messaggio alla loro Assemblea Plenaria quest'anno ed essi lo recepiscono nel loro documento finale. Ecco alcuni estratti sia del discorso del Papa, sia del documento dei vescovi (Vescovi della Conferenza Episcopale Italiana (28 maggio 2026) ). La domanda diventa allora: ascolteranno i preti, le parrocchie? Un amico diacono molto impegnato nella Caritas diceva il suo disagio di fronte a molte e belle opere caritative, costatando però un disagio, un pudore, nell'annunciare nel Nome di chi si fa carità e non solo filantropia e chi veramente salva la vita di tutti. Papa Leone non ha mancato di ribadire questa esigenza nelle isole Canarie...

Il Papa ha detto: 

... Ecco, dunque, la rinnovata attenzione all’iniziazione cristiana, che non può essere pensata solo come preparazione ai Sacramenti.

venerdì 12 giugno 2026

QUALE RAPPORTO TRA FEDE E CULTURA / 01 di 02. 12 GIUGNO 2026.

 


Qual è il rapporto tra fede e cultura?

Gesù è venuto a salvare tutti gli uomini di ogni tempo e di ogni lingua e cultura. È venuto a salvare persone concrete. Ora la vita umana non si svolge né si sviluppa senza una cultura. La fede di ciascuno di noi è quindi “situata” in una cultura come ricordava Papa Francesco e si esprime in essa e attraverso di essa. Fin dall'inizio la Chiesa è proprio l’esempio, il modello - e il metodo - di come sotto la guida e la spinta forte dello Spirito Santo la fede deve usare il linguaggio e i punti di riferimento di ogni popolo e cultura che evangelizza. Infatti seguendo il comando del Signore gli apostoli hanno iniziato a predicare nel suo nome “a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme”. Per questo, essendo tutti ebrei e con scarsa cultura accademica, si sono trovati confrontati con popoli pagani e che parlavano lingue che loro non dominavano molto bene, in particolare il greco. Negli scritti del Nuovo Testamento, tutti in greco e non in ebraico o aramaico, troviamo traccia sia della fatica ad esprimersi in un greco elegante o solo grammaticalmente corretto, sia dell’uso di immagini diverse secondo che i destinatari principali sono ebrei o di altri popoli, e di concetti nuovi. Chiaramente questa apertura a culture che non erano quella della prima comunità di Gerusalemme non è andata senza difficoltà. Una difficoltà fu il trattamento diverso delle vedove ebraiche e quelle greche. Soprattutto ci fu, quando lo Spirito Santo convertì persone pagane, una vera lotta tra coloro che volevano che sia preservata la libertà conquistata da Cristo e coloro che invece volevano imporre ai nuovi convertiti le usanze ebraiche, in particolare la circoncisione. Da un'altra parte mentre il kerigma si spogliava della sua espressione ebraica per conservare solo i valori universali, alcune parole, espressioni, come Amen, Alleluja, ecc., sono passate nella tradizione cristiana dei nuovi popoli chiamati alla fede. 

Gesù ha dato un’indicazione molto chiara riguardo al rapporto tra fede e cultura, tra fede e società: egli chiama i suoi discepoli sale e luce del mondo (Matteo 5,13 ss). E anche paragona il Regno di Dio al lievito che fermenta tutta la pasta, cioè la società. (Vedi Matteo 13, 33 e paralleli).

giovedì 11 giugno 2026

IL SIGNORE TI AMA COME SEI MA TI SOGNA MIGLIORE / Papa Leone a Barcellona, 10 giugno 2026

 


Il Signore ti ama come sei ma ti sogna migliore (Papa Leone ai carcerati di Brians 1)

Dopo il carcere, papa Leone ha anche visitato una parrocchia guidata da una comunità di Agostiniani. Ha risposto alle domande di Renzo, un bambino di 6 anni minacciato di sfratto con la sua famiglia. Ecco riassunte le domande e le risposte:

     - Le piace il Calcio? Tennis oggi, calcio americano da giovane, tifoso di calcio ma anche giocatore con i seminaristi in Perù, importanza dello sport come mente sana in corpo sano, “Inoltre, il calcio ci aiuta anche a ricordare una cosa molto importante: che la vita non è una gara da vivere da soli, è qualcosa che si gioca in squadra, e bisogna imparare a correre insieme”. 

    - Voleva fare il Papa da bambino? “Né come giovane né come vecchio, ma, quando il Signore chiama, bisogna rispondere “sì”. Ma soprattutto “è essenziale chiedersi se vogliamo essere amici di Gesù. Perché l’amicizia con Gesù ci dà gioia, ci rende liberi e ci aiuta a vedere, passo dopo passo, la vocazione e il cammino che Dio ha pensato per ciascuno”.

mercoledì 10 giugno 2026

UNA CATECHESI MARIANA DEL PAPA / Montserrat 10 giugno 2026



VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ PAPA LEONE XIV

IN SPAGNA

(6-12 GIUGNO 2026)


PREGHIERA DEL SANTO ROSARIO 

DISCORSO DEL SANTO PADRE


Abbazia di Nostra Signora di Montserrat

Mercoledì, 10 giugno 2026


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(...)

Quando il mio Predecessore, Papa Francesco, nel 2023 ha offerto la rosa d’oro a questa venerata immagine, ci invitava a considerare come, per centinaia di anni, i fedeli, senza distinzione, siano passati da questo Santuario recitando il rosario, perché Maria, Mare de Déu (Madre di Dio), è fondamentale nella vita di ogni cristiano. In quella stessa occasione egli ha sottolineato: «Davanti alla Madre, è come se si risvegliassero i sentimenti più nobili di una persona» (Discorso ai membri della Confraternita della “Mare de Déu” di Montserrat, 7 ottobre 2023). In effetti, ella suscita in noi profonde conversioni, come quella di sant’Ignazio di Loyola, il quale in questo luogo suggestivo, dopo una notte di preghiera davanti alla Vergine, consegnò le sue armi da cavaliere, momento che segnò l’inizio di una nuova vita al servizio di Gesù Cristo.

Con questo stesso atteggiamento filiale, vi invito oggi ad accogliere l’invito di Maria: «Fate quello che vi dirà» (Gv 2,5). Queste parole pronunciate a Cana di Galilea contengono un vero e proprio programma di vita cristiana, perché Maria ci conduce verso Cristo e ci insegna ad ascoltare la sua voce, a obbedire alla sua parola e a lasciarci trasformare da Lui. La volontà di Gesù è chiara: «Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri» (Gv 15,17). Si tratta di un amore che ha in Lui stesso la sua misura e la sua fonte: «Come io ho amato voi» (v. 12). Per questo, quando Maria ci dice: «Fate quello che vi dirà», ci invita a raggiungere un cuore riconciliato con i criteri del Vangelo.

PERCHÉ SI INCORONANO GLI SPOSI? / UNA CARO 17. nn. 39-41

 


39. Ad ogni modo, bisogna ricordare che la Chiesa latina sottolinea particolarmente gli aspetti giuridici del matrimonio, che hanno portato alla bella convinzione che gli stessi sposi sono ministri del Sacramento[30]. Con il loro consenso, essi danno origine all’unione matrimoniale unica ed esclusiva, dato oggettivo prima di qualsiasi esperienza o sentimento, anche spirituale. I Padri orientali, e le Chiese orientali, enfatizzano maggiormente gli aspetti teologici, mistici ed ecclesiali di un’unione che, grazie alla benedizione della Chiesa, si arricchisce nel tempo sotto l’impulso della grazia, mentre la comunione tra i coniugi è sempre più integrata nella comunione ecclesiale. Ecco perché in Oriente il rito del matrimonio, con tutti i suoi segni, la preghiera e i gesti del sacerdote, è stato maggiormente valorizzato. Già San Giovanni Crisostomo parla dell’incoronazione degli sposi (stephánōma) compiuta dal sacerdote e ne spiega il significato mistagogico: «Per questo motivo vengono poste delle corone sulle loro teste, come simbolo di vittoria, poiché, essendo rimasti imbattuti, giungono al letto matrimoniale»[31].

martedì 9 giugno 2026

PUÒ UN CRISTIANO CRITICARE ISRAELE? / Un punto delicato che richiede chiarezza. 09 - 06 - 2026.

 


Può un cristiano criticare Israele?  Certo, ma ho male al mio Israele ! 

C'è molta confusione nello spirito di tante persone e conviene cercare di fare chiarezza perché di mezzo ci sono valori immensi: innanzitutto ci sono persone con la loro dignità infinita che viene calpestata, ma anche valori di fede fondamentali per più di metà dell’umanità.

Quanto succede oggi con la guerra in Medio Oriente - da una parte e dall’altra - è veramente orribile come in tutte le guerre in ogni parte del mondo e in tutte le violazioni della dignità delle persone soprattutto dei più deboli. Con la guerra in Medio Oriente c'è però un particolare: uno dei protagonisti si chiama Israele e Israele è un nome fondamentale nella Storia di tre religioni, il Cristianesimo, l’Islam e l’Ebraismo, e quindi coinvolge direttamente la visione di Dio, della Storia e della Salvezza di più della metà dell’Umanità. 

domenica 7 giugno 2026

COSA SIGNIFICA MANGIARE IL CORPO DI CRISTO E BERE IL SUO SANGUE? / Solennità del Corpo e del Sangue di Cristo. 2026.

 

Quando il corpo parla
prima della religione


Chiaramente la solennità di oggi è centrata sulla realtà straordinaria del pane che è vero corpo del Figlio, del vino che è vero suo sangue (Papa Leone incoraggia a fare della processione del Corpus Domini una vera manifestazione di fede pubblica). Ma non deve essere distaccato dal suo contesto, altrimenti perde il suo senso. Ci sono esempi tragici nella prassi ma anche nella catechesi. Ho trovato a casa dei miei genitori il libro di un bravo gesuita, scritto negli anni trenta del XX secolo, che raccomandava di fare la comunione fuori dalla Messa per essere più raccolti, non distratti dalla gente e dai canti!! Un totale controsenso. 

Ma le letture di oggi ci aiutano a situare questo grande sacramento. 

Un anno dopo aver liberato il popolo dall’Egitto, Dio voleva già far andare gli israeliti nella Terra Promessa, ma incontra le loro paure e lamentele. Sono pronti a tornare nella schiavitù pur di non affrontare i popoli sconosciuti che abitano la Terra (Numeri, capitolo 13). Allora Dio impone al suo popolo 40 anni di cammino nel deserto affinché possa conoscere sé stesso, la propria debolezza e rendersi conto che la vita viene da Dio. Lo nutre con la manna, meravigliosa e buona, misteriosa (“man hu?” = “cosa lui?”) che “esce dalla bocca di Dio”. Col tempo però non piacerà più. “Il popolo disse contro Dio e contro Mosè: "Perché ci avete fatto salire dall'Egitto per farci morire in questo deserto? Perché qui non c'è né pane né acqua e siamo nauseati di questo cibo così leggero" (Numeri 21, 5). Non è forse un’immagine reale di molti di noi davanti al pane eucaristico e alla vita spirituale? Dopo le prime emozioni e consolazioni, viene il momento in cui tutto può sembrare un cibo troppo leggero, come mi diceva un religioso che poi lasciò l'abito per il mondo. Quanti bambini che oggi fanno la prima comunione continueranno a partecipare all’Eucaristia? Quante persone adulte o anziane, senza un vero motivo non vanno più a Messa o si ripiegano sulla Messa alla televisione, più comoda, magari che offre omelie e canti più belli? 

La seconda lettura insiste sulla materialità e verità del calice della benedizione e del pane che spezzano i cristiani, vero sangue e corpo di Cristo. È utile però sapere che Paolo fa questa affermazione per ammonire quei cristiani che pur partecipando alla comunità, continuano le pratiche pagane precedenti (1 Cor 10,18-22 e ss). Bisogna scegliere tra Cristo e la superstizione, tra Cristo e la magia, tra la fede e il karma o altre pratiche e credenze contrarie alla fede. 

Nel Vangelo Gesù afferma che la sua carne è vero cibo e il suo sangue vera bevanda, e che sono indispensabili per la vita eterna. Indispensabili!!! Gesù non cerca di rendere più accettabile questo e dopo averne discusso aspramente, molti discepoli decidono di abbandonare Gesù, quel matto, o presuntuoso, o indemoniato che esige che si mangi il suo corpo e si beva il suo sangue. 

Ma cosa significa veramente mangiare il corpo di Cristo e bere il suo sangue? Significa innanzitutto che egli ci dona il suo corpo e il suo sangue, cioè ci dona tutto! Si dona totalmente a noi. Questo ci rimanda ad ogni suo gesto, ogni sua parola e in particolare alla croce e alla risurrezione nella quale “ha vinto la morte e ci ha resi partecipi della sua vita immortale”. E una delle immagini più adatte dell'Eucaristia è la festa di nozze. Gesù è lo Sposo e la Chiesa la Sposa, pronta, risplendente della gloria del suo Signore. Lo Sposo si dona alla Sposa e la Sposa allo Sposo. Il sì di Cristo è totale, egli è l’Amen del Padre a tutte le sue promesse. La Sposa deve rispondere con un sì autentico. Altro è l’amicizia tra un ragazzo e  una ragazza, altro il fidanzamento, altro ancora il matrimonio dove si pronuncia un sì per sempre e per una comunione totale di vita ! Se per esempio uno rifiuta di avere figli dalla persona sposata il suo sì è considerato invalido. San Paolo parla del matrimonio in termini di sottomissione reciproca nel timore di Cristo e chiede al marito di morire alla sua moglie donando come criterio ciò che Cristo ha fatto per la sua Sposa la Chiesa. Di conseguenza "i due diventeranno una sola carne. Questo mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!” (Efesini 5,31-32).  

Oltre alla superficialità, c'è anche molto riduzionismo nel vivere l'Eucaristia che a volte si avvicina all’idolatria del solo pane eucaristico, invece di essere una vera Celebrazione di Nozze come tappa in una Storia comunitaria e personale, con Assemblea, Parola, dialogo tra il Signore e la sua Sposa, tra il Signore e ciascuno dei membri del suo Corpo, Giuramento reciproco e dono di Sé attraverso scambio di segni che realizzano proprio il diventare una carne sola nella fedeltà e nell’amore. "Questo mistero è grande!"


Dal libro del Deuteronòmio  Dt 8,2-3.14b-16a

sabato 6 giugno 2026

L'INCONTRO CON DIO AVVIENE NELLA LOGICA DELL'INCARNAZIONE / S.C. 3 Il rito, il segno, il simbolo. Catechesi del Papa.

Battistero s. Giovanni in Fonte
del Duomo di Napoli (primo 
battistero in Occidente).

"Il Dio della pace vi santifichi interamente, e tutta la vostra persona, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo". (1 Tessalonicesi 5,23)


 LEONE XIV  UDIENZA GENERALE


Piazza San Pietro  Mercoledì, 3 giugno 2026

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I Documenti del Concilio Vaticano II. II. Costituzione Sacrosanctum Concilium. 3. Il rito, il segno, il simbolo

Cari fratelli e sorelle,


proseguendo le catechesi sulla Costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium (SC), vogliamo soffermarci a riflettere su alcuni elementi costitutivi della sacra liturgia, quali il rito, il segno e il simbolo.

Il Concilio Vaticano II, facendo tesoro del prezioso lavoro del Movimento liturgico, ci ha aiutato a riscoprire una verità molto viva nella coscienza della Chiesa antica e nell’insegnamento dei Padri. I riti della liturgia cristiana non sono un rivestimento esteriore del mistero sacramentale, un insieme di cerimonie arbitrarie, ma sono la mediazione ecclesiale attraverso cui il dono divino ci raggiunge. Proprio per questo il Concilio invita a comprendere il Mysterium fidei che si attua nella liturgia attraverso i riti e le preghiere (cfr SC, 48).

lunedì 1 giugno 2026

"MAGNIFICA ENCICLICA": PAPA LEONE PRESENTA LA SUA ENCICLICA IL 25 MAGGIO / 01 -06 - 2026.

 


Papa Leone ha scritto e firmato la sua prima Enciclica “Magnifica Humanitas” con un chiaro riferimento al “Leone precedente” e alla sua Enciclica “Rerum Novarum” che fu l’inizio del moderno Corpus della Dottrina Sociale della Chiesa. Infatti ha scelto per firmarla la data esatta del 135° anniversario della Rerum Novarum. Ma soprattutto è la sostanza e il metodo del testo che fa riferimento all’Enciclica di Leone XIII. Le conseguenze della rapida industrializzazione portavano in sé il rischio, già sperimentato concretamente in molte zone e contesti, di una disumanizzazione della società e della condizione del lavoro, nonché un mutamento profondo dei modi e dei punti di riferimento della vita umana. Così è anche oggi per la nostra epoca che, come disse Papa Benedetto XVI, non è “un’epoca di cambiamenti” - i cambiamenti nella società e nella Chiesa ci sono sempre - ma “un cambiamento di epoca simile alla fine dell’Impero Romano”. Una frase giusta che però rimane oscura per chi non conosce la Storia al punto di valutare appieno la  profondità dei mutamenti provocati dalla scomparsa della civiltà fondata sulla struttura della Romanitas ormai diventata ufficialmente cristiana. Papa Francesco “più grezzetto”, sapendo che anche tra i Cardinali qualcuno ha bisogno di comprendere con chiarezza, ha tradotto per la dimensione religiosa questa espressione di Papa Benedetto in modo più “brutale”. In sostanza ha detto: “la Cristianità (come organizzazione sociale e popolare della Chiesa) non c'è più, è finita! Per quanto tempo, ritornerà? Forse sì, non lo sappiamo. Ma una cosa è certa: oggi non dobbiamo più ragionare secondo gli schemi della Cristianità per la nostra azione pastorale". L’Intelligenza Artificiale è un fatto e come Chiesa ma anche come semplici uomini dobbiamo saper trarre dallo Spirito del Vangelo risposte adatte per custodire la dignità della persona in questa nuova era.

Nel suo discorso in occasione della presentazione della sua Enciclica “Magnifica Humanitas”, Papa Leone dona già molte chiavi per leggerla e comprenderla.  


PRESENTAZIONE DELLA LETTERA ENCICLICA

"MAGNIFICA HUMANITAS"


DISCORSO DEL SANTO PADRE LEONE XIV


Aula del Sinodo

Lunedì, 25 maggio 2026


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Cari fratelli e sorelle,


desidero ringraziare tutti voi per essere qui oggi, per il vostro interesse.

domenica 31 maggio 2026

L'UOMO IMMAGINE DEL DIO TRINITARIO FONDAMENTO DELLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA / Domenica della Santissima Trinità, 2026.

 

Costruire una nuova Babele oppure
la Città di Dio con gli uomini?


In questa “Magnifica Enciclica” Papa Leone ripercorre il Magistero sociale recente, radicato nella tradizione di sempre della Chiesa e quindi nella sua prassi e la sua riflessione. Di fatto però, dalla Rerum Novarum  (1891) in poi è venuto a formarsi un “corpo di Documenti" che Pio XII ha chiamato per la prima volta “Dottrina sociale della Chiesa”. Papa Leone esamina innanzitutto quali sono i fondamenti di questa Dottrina sociale. "Il mistero di Dio-Amore è la sorgente della Dottrina sociale". Dio relazione eterna e totale d'Amore tra le tre persone divine. Creato ad immagine di Dio, l’uomo, maschio e femmina, famiglia e popolo, trae il suo comportamento retto ed armonioso proprio dalla sua somiglianza con Dio. In questa Domenica della Santissima Trinità è bellissimo leggere ciò che Papa Leone ha scritto al riguardo.


I fondamenti della Dottrina sociale

L’essere umano immagine del Dio trinitario

48. La Dottrina sociale della Chiesa ci riporta al cuore stesso della nostra fede: il mistero del Dio vivente, rivelato in Gesù Cristo come comunione di Persone, Padre, Figlio e Spirito Santo, amore in relazione, che si dona reciprocamente e si comunica al mondo. [51] Come ricorda il Concilio, la persona umana è chiamata alla comunione con Dio e «non può ritrovarsi pienamente se non attraverso un dono sincero di sé»: [52] la sua vocazione più profonda è entrare nel movimento trinitario dell’amore ricevuto e condiviso. 

CHI NON CREDE È GIÀ CONDANNATO: COSA SIGNIFICA? / Domenica della Santissima Trinità. 2026.

 


“Ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio”. Questa condanna non riguarda chi non ha incontrato Gesù, e sono tanti anche contando i membri delle altre religioni. Questa frase non dice che solo i battezzati cattolici vanno in paradiso. Neppure è una minaccia per incuterci paura da parte del Signore. Egli è “Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di amore e di fedeltà”. Ma è un criterio trasversale che riguarda ogni uomo se cerca la verità o meno, e avendola incontrata, l'accetta, si sottomette ad essa o la rifiuta. È un richiamo accorato. Gesù sa di essere La Via, la Verità e la Vita e che nessuno viene al Padre se non per mezzo di lui. Chi lo rifiuta si autocondanna. In questo si gioca la libertà sovrana dell’uomo anche se Gesù morirà per salvare tutti, anche chi lo vende per 30 denari. Puoi essere cattolico e non credere nel Signore Gesù.

Anche chi ha creduto, come in tutte le storie d’amore serie, ha bisogno di perseverare, di andare fino in fondo, irrobustito dalle prove. Il rischio di scoraggiamento, di delusione che travolge, per prove non previste che feriscono profondamente o tolgono tutti i punti di riferimento, questo rischio è reale. Allora s. Paolo sa di dover stimolare la perseveranza dei suoi cristiani:

 “Fratelli, siate gioiosi”: rendetevi conto della grazia gratuita che avete ricevuto, dell’amore fedele fino alla morte e alla morte di croce che è venuto a salvarvi. Ringraziate.

“tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda”: però non accontentavi, non scivolate nella mediocrità o nell’autocompiacimento. Ci sono tranelli e il demonio sa come tentarci. 

“abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell'amore e della pace sarà con voi”. Dio ci ha fatto il dono della comunione, abbattendo il muro dell'inimicizia tra ebrei e pagani, inaugurando un’era nuova per l’umanità di cui le comunità cristiane, le chiese sono il segno e la primizia. La comunione tra le persone della comunità è la cosa principale. Siete più importanti dei vostri litigi. Il demonio invece è il divisore, il diabolos.

“Salutatevi una vicenda con il bacio santo. Tutti i santi vi salutano” : Questo bacio santo esprime il sentirsi e chiamarsi fratelli e sorelle. Spesso invece, quanto individualismo, quanto anonimato e freddezza c'è nelle nostre assemblee liturgiche che dovrebbero essere il germe del paradiso… Ma non siamo soli. Da singoli, non siamo nulla di speciale, ma come comunità siamo una potenza e ci sono altri ("i santi") che combattono nel mondo per il Regno di Dio inaugurato da Gesù nella sua morte e nella sua redenzione. Essere cristiano significa avere una missione. Essere cristiano significa esserlo insieme e Dio è con noi.


Dal libro dell'Èsodo  Es 34,4b-6.8-9

venerdì 29 maggio 2026

COME VIVERE IL TEMPO DELLO SPIRITO? / In cammino con Maria. 29 - 05 - 2026.

 


Con la Pentecoste inizia il cammino della Chiesa nella potenza dello Spirito. La Chiesa che vive nel tempo e nel mondo compie la sua missione e cammina verso la Gloria promessa. Anche Maria compie ancora la sua missione presso i discepoli del Figlio e tutta l’Umanità fino alla sua entrata nella Gloria in corpo e anima. Una vita senza macchia porta alla glorificazione di tutta la persona come lo fu per Gesù e per la sua Madre. Noi celebriamo la “Pasqua di Maria” il 15 agosto. 

Liturgicamente alcuni riti vivono quindi come segno il “Tempo dello Spirito” dalla Pentecoste alla festa dell’Assunzione di Maria, col colore liturgico rosso. Istituendo la memoria di Maria Madre della Chiesa il lunedì di Pentecoste per il rito latino, Papa Francesco ha voluto significare questo cammino della Chiesa con Maria e anche il suo proprio cammino fino al suo entrare nella Gloria. 


Come vivere questo tempo?

giovedì 28 maggio 2026

LA CHIESA ORGANISMO VIVENTE SI SVILUPPA E SI ADATTA ALLE ESIGENZE DELLA SUA MISSIONE / SC 2. catechesi del Papa: La riforma della liturgia .

 


LEONE XIV  UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro  Mercoledì, 27 maggio 2026

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I Documenti del Concilio Vaticano II. II. Costituzione Sacrosanctum Concilium. 2. La riforma della liturgia: tradizione e sviluppo


Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!


Nell’Enciclica Mediator Dei, il Venerabile Pio XII scrive che «la Chiesa è un organismo vivente, e perciò, anche per quel che riguarda la sacra liturgia, ferma restando l’integrità del suo insegnamento, cresce e si sviluppa, adattandosi e conformandosi alle circostanze e alle esigenze che si verificano nel corso del tempo» (I,V).

In piena continuità con questo principio, il Concilio Vaticano II nel Proemio della Costituzione Sacrosanctum Concilium (SC) riconosce come «suo dovere interessarsi in modo speciale anche della riforma e della promozione della liturgia» (n. 1). L’assise conciliare era stata riunita, infatti, con lo scopo «di far crescere sempre più la vita cristiana tra i fedeli, di meglio adattare alle esigenze del nostro tempo quelle istituzioni che sono soggette a mutamenti, di favorire tutto ciò che può contribuire all’unione di tutti i credenti in Cristo e di rinvigorire ciò che giova a chiamare tutti nel seno della Chiesa» (ibid.).

mercoledì 27 maggio 2026

MAGNIFICA HUMANITAS A DIFESA DELLA VITA UMANA / 27 maggio 2026.

 


Magnifica Humanitas: annunciata con largo anticipo anche per l’argomento tanto attuale che tratta, questa prima enciclica di Papa Leone è stata molto commentata ed elogiata dal momento della sua divulgazione ufficiale lunedì scorso. Non ho potuto leggerla ancora. Ma mi rendo conto che alcune frasi e concetti possono già essere fonte di riflessione sicura. 

Per esempio il paragrafo  n. 55:

I diritti umani sono inviolabili, il primo diritto umano è il diritto alla vita, dal concepimento alla sua conclusione naturale… Quando questo diritto viene negato, come accade nell’aborto provocato, nell’uccisione di innocenti e nell’eutanasia, ci si trova davanti a scelte che la Chiesa giudica gravemente illecite.

martedì 26 maggio 2026

INIZIA IL TEMPO DELLO SPIRITO CON MARIA / Maria Madre della Chiesa, lunedì di Pentecoste

 



Grati a Papa Francesco e alle sue intuizioni di uomo fedele al Vangelo, ci stiamo abituando a celebrare la memoria di Maria Madre della Chiesa ogni lunedì di Pentecoste. Questo titolo di Madre della Chiesa era da tempo tradizionale nella Chiesa. Paolo VI lo ha proclamato ufficialmente alla fine del Concilio. È entrato nelle litanie lauretane alla fine del Rosario. Non c'era ancora nessuna memoria liturgica per questo titolo mariano. Papa Francesco, oltre a spiegare il valore di questo titolo e i suoi limiti in fedeltà alla tradizione dei Padri (Maria è più piccola della Chiesa: sant’Agostino) e al Vangelo, ha voluto una Memoria di Maria Madre della Chiesa come segno del “tempo dello Spirito” dopo la Pentecoste. 

Maria era presente assieme agli apostoli e ai primi credenti in attesa del dono dello Spirito. Li incoraggiava nella preghiera, presenza di fede che rassicura di fronte al senso di indegnità e alle paure verso il progetto di Dio, troppo grande per quei poveri esseri umani che hanno sperimentato la loro inadeguatezza e fragilità in tante circostanze ma soprattutto al momento della Passione. Adesso sanno che toccherà a loro portare avanti questa missione che fino all’ultimo non comprendevano, spesso sgomenti e impauriti non osando fare domande (cf Marco 10,32). Maria sa cosa significa avere la vita totalmente sconvolta in ogni suo aspetto dall’annuncio che viene da Dio. Ma la fede l’ha resa beata e non solo pellegrina in essa (cf. Luca 1,45). E la risurrezione del suo Figlio ha dimostrato che Dio è fedele e potente. Lei ha avuto ragione di fidarsi e ancora oggi crede. Può esclamare meglio di Paolo “tutto posso in colui che mi da la forza” (Filippesi 4,13). Ed ecco che dopo la Pentecoste accompagna ancora questi discepoli anche se la sua presenza, già tanto discreta nei Vangeli quanto importante, si fa ancora più discreta: non si parla più di lei. Ma continua la missione ricevuta dall’alto della croce e accompagna anche “quelli che crederanno in me mediante la loro parola” (Giovanni 17, 20), cioè noi, discepoli amati da Gesù, ciascuno di noi “testimone delle sofferenze di Cristo e partecipe della gloria che deve manifestarsi” (1 Pietro 5, 1). 

Prendiamo Maria con noi!

La Gioia del Vangelo: MARIA MADRE DELLA CHIESA, VISTA DA DON BOSCO / Lunedì di Pentecoste 2025

La Gioia del Vangelo: DONNA ECCO TUO FIGLIO, FIGLIO ECCO TUA MADRE / Maria Madre della Chiesa, lunedì dopo la Pentecoste.


Vangelo

Ecco tuo figlio! Ecco tua madre!

Dal Vangelo secondo Giovanni  Gv 19,25-34

lunedì 25 maggio 2026

CARO MONS. LEFEBVRE DOVE AVEVI LA TESTA QUEL GIORNO? / 04 La Liturgia nel Concilio.

 


Caro Mons. Lefebvre dove avevi la testa quel giorno quando hai votato a favore della riforma della Liturgia?  

Mons. Marcel Lefebvre (1905 - 1991) fu un religioso della Congregazione dello Spirito Santo (detti spiritani) missionario in Gabon, noto per il suo zelo, consacrato vescovo per il Senegal (Dakar) poi delegato apostolico per tutta l’Africa coloniale francese e anche Superiore Generale della sua Congregazione. Una grande personalità. Conservatore sul piano religioso e di (estrema) destra sul piano politico. Al Concilio Vaticano II ha votato sicuramente a favore della Costituzione sulla Liturgia, e anche altri documenti come Dignitatis Humanae sulla libertà religiosa anche se per qualcuno rimane il dubbio che per qualche documento la sua firma fosse stata messa solo come presa in visione del testo e non approvazione. Tutte queste ambiguità si ritrovano nel comportamento successivo di Lefebvre. 


Ma partiamo dalla Liturgia, da Sacrosanctum Concilium (S.C.): 

domenica 24 maggio 2026

SOLO CHI HA LO SPIRITO DI CRISTO GLI APPARTIENE / Pentecoste 2026.

 


Pentecoste. Finisce il viaggio di ritorno dell’Umanità in esilio da Dio dal peccato di Adamo ed Eva, culminato con la Torre di Babele (Genesi 11,1-9): gli uomini si uniscono per costruire la propria vita mettendo Dio da parte. Il risultato è che l’unità senza Dio non regge e sfocia nella totale incomprensione reciproca (Babele ha il doppio senso di Bab El=porta del Dio e in ebraico di Balala=confondere … le lingue). 

Questo ritorno parte dalla famiglia come al momento della creazione. L’umanità ormai sterile, per l’iniziativa di Dio e la fede di Abramo (e Sara) diventa capace di dare la vita, una vita che riceve promesse di durata, fecondità immensa e felicità piena. Il viaggio di ritorno passa attraverso una Pasqua di liberazione dalla schiavitù. Il Popolo di Dio non può essere schiavo! La Pasqua accompagnerà questo Popolo ogni anno sotto la forma di una celebrazione non solo festosa ma efficace, viva: per questo non si chiama memoria, ricordo, ma memoriale dove Dio agisce. Passa anche per una prima Pentecoste che rimane anch’essa come memoriale nel cammino del Popolo di Dio. Questa Pentecoste celebra il dono della Sapienza di Dio che rivela al Popolo la struttura della vita libera. Noi li chiamiamo dieci comandamenti e anche per gli ebrei sono comandamenti (mitzvot) ma soprattutto Parole di Vita. Cerchiamo di comprendere questo: quando due fidanzati si uniscono in matrimonio il celebrante non li interroga sui loro sentimenti, emozioni, ma sulle loro decisioni libere, sulla loro volontà. Quell’amore che li unisce ha una struttura senza la quale non sarebbe amore vero secondo il senso comune e la coscienza illuminata dalla fede. E scambiando i loro consensi gli sposi promettono di obbedire a dei comandamenti (unicità, fedeltà, apertura alla vita) ma li considerano Parole di vita, via per realizzare una pienezza, non come un peso imposto dall’esterno. È vero che il nostro rapporto con Dio non è per nulla idilliaco e anche il popolo eletto dovette elaborare l’esperienza di questi comandamenti per gustarne la bellezza. È così che gli ebrei hanno due feste della Torah: Pentecoste che ravviva il dono della Legge sul Sinai 50 giorni dopo l’uscita dall’Egitto, e Simchat Torah o Gioia della Legge qualche mese più tardi. 

venerdì 22 maggio 2026

PERCHÉ NEL 2026 NON SI METTE ANCORA IN PRATICA LA SACROSANCTUM CONCILIUM? O3 S.C. La liturgia nel Concilio.

 


Perché non si mette in pratica la S.C.?

La Liturgia è importantissima: esprime il contenuto della Fede, e manifesta il mistero di Cristo e della sua Sposa la Chiesa. ...  Quindi “la liturgia è il culmine verso cui tende l'azione della Chiesa e, al tempo stesso, la fonte da cui promana tutta la sua energia”. (S.C. 10). Nella Liturgia la Celebrazione Eucaristica ha un posto centrale e come abbiamo già visto, gli altri sacramenti e preghiere sono ad essa ordinati sia come preparazione che come aiuto per viverla meglio. Quindi anche la Liturgia delle Ore (o Ufficio divino) è orientata all’Eucaristia come preparazione e prolungamento. 

mercoledì 20 maggio 2026

CATECHESI DEL PAPA: NELLA SANTA LITURGIA, CON LA POTENZA DEL SUO SPIRITO, GESÙ CONTINUA AD AGIRE / Costituzione Sacrosanctum Concilium. 1. La liturgia nel mistero della Chiesa

 

Papa Leone e il Catholicos armeno Aram
oggi durante l'Udienza Generale

Dopo la Dei Verbum e la Lumen Gentium, nelle catechesi del mercoledì, Papa Leone ha iniziato ad parlare della Sacrosanctum Concilium che tratta della Liturgia. Allo stesso momento anch'io sto scrivendo post su quell'argomento. Finirò questa settimana mentre il Papa farà altre catechesi di mercoledì in mercoledì. Comunque il livello e lo stile del Papa  sono molto migliori dei miei ed è facile fare la distinzione. Ecco cosa ha detto Papa Leone questo mercoledì: 


I Documenti del Concilio Vaticano II. II. Costituzione Sacrosanctum Concilium. 1. La liturgia nel mistero della Chiesa 

 Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!

Iniziamo oggi una serie di catechesi sul primo Documento promulgato dal Concilio Vaticano II: la Costituzione sulla sacra liturgia Sacrosanctum Concilium (S.C.).

Elaborando questa Costituzione, i Padri conciliari hanno voluto non solo intraprendere una riforma dei riti, ma condurre la Chiesa a contemplare e ad approfondire quel legame vivo che la costituisce ed unisce: il mistero di Cristo. La liturgia, in effetti, tocca il cuore stesso di questo mistero: essa è insieme lo spazio, il tempo e il contesto in cui la Chiesa riceve da Cristo la propria stessa vita. Nella liturgia infatti, «si attua l’opera della nostra redenzione» (SC, 2), che fa di noi una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una nazione santa, un popolo che Dio si è acquistato (cfr 1Pt 2,9).

COME NASCE LA LITURGIA? / 02 Sacrosanctum Concilium. La Liturgia nel Concilio

 


La Sacrosanctum Concilium (S.C.) è dunque la prima Costituzione emanata dal Concilio Vaticano II. Nasceva in un contesto in cui contava molto il Rubricismo: la Liturgia latina appariva come una serie di forme, testi e gesti - le rubriche liturgiche - da rispettare rigidamente per essere conforme alla fede cattolica e valida sacramentalmente. Iniziare lo studio dei Documenti del Concilio con la S.C. può dunque essere fuorviante se non si mette da parte questa mentalità rubricistica. Purtroppo l’applicazione della Riforma liturgica presso molti preti e comunità si è svolta in questa mentalità: prima si doveva fare così, adesso si fa cosà. Le rubriche erano soltanto cambiate (anche se molto cambiate) ma non la mentalità! Ho sentito in questi ultimi giorni questa frase dalla bocca di un prete: “se don X dice messa…!” Era il linguaggio degli anni ‘50 del secolo scorso, ma, a quanto sembra, è ancora il linguaggio di una parte del clero giovane nel 2026. Non a caso nel suo primo discorso Urbi et Orbi, Giovanni Paolo II disse : “Anzitutto, desideriamo insistere sulla permanente importanza del Concilio Ecumenico Vaticano II, e ciò è per noi un formale impegno di dare ad esso la dovuta esecuzione. Non è forse il Concilio una pietra miliare nella storia bimillenaria della Chiesa e, di riflesso, nella storia religiosa e anche culturale del mondo? … Questo criterio generale, della fedeltà al Vaticano II e di esplicito proposito, da parte nostra, per la completa sua applicazione, potrà interessare più settori: … ma uno specialmente dovrà essere il settore che richiederà le maggiori cure, cioè quello dell’ecclesiologia”. (La Gioia del Vangelo: GIOVANNI PAOLO II E ALTRI, E IL CONCILIO VATICANO II / San Giovanni Paolo II, 22 ottobre 2025. )

Sapientemente, Papa Leone nelle sue catechesi sul Concilio ha cominciato dalla Dei Verbum (in principio era la Parola e questa Parola compiuta è Gesù Cristo!), per passare alla Lumen Gentium (da Cristo, dalla Parola nasce la Chiesa) e solo oggi ha iniziato a parlare della Sacrosanctum Concilium (è la Chiesa unita al suo Sposo che celebra il Mistero pasquale). Egli ha detto oggi all'Udienza del mercoledì: 

martedì 19 maggio 2026

PERCHÉ IL CONCILIO HA VOLUTO RIFORMARE LA LITURGIA? / 01 Sacrosanctum Concilium. La Liturgia del Concilio

Paolo VI promulga
la Costituzione
sulla Liturgia

 In convento un frate ci formava alla liturgia. Ne era innamorato e mi ha comunicato questo amore. Una delle prime cose che disse era la grandissima importanza data dal Concilio Vaticano II alla Liturgia e alla sua riforma. Come ulteriore prova ricordava che la Costituzione conciliare sulla Liturgia, “Sacrosanctum Concilium” (d’ora in poi notata S.C.) era stata provvidenzialmente la prima delle 4 Costituzioni votate dai Padri, adottata con un voto plebiscitario: 2147 voti a favore e solo 4 contrari! e solennemente promulgata da papa Paolo VI il 4 dicembre 1963. Durante il corso di Liturgia alla Facoltà di Teologia si ripetevano le stesse cose. 

La Messa che cambia è stato per tutti la prima cosa percepita delle decisioni del Concilio. Ero piccolo allora e nella mia famiglia c'era un’accettazione completa sia per la riforma in sé che per una profonda obbedienza alla Chiesa. Il tutto era facilitato dalla docilità del mio parroco nell'applicare le direttive emanate dal vescovo, in particolare le traduzioni del nuovo Messale in francese man mano che erano autorizzate. Però sentivo anche persone adulte in difficoltà: “la religione è quella che mi hanno insegnato da bambino, mi cambiano la religione!” Allora in Francia c'era l’usanza di offrire a 12 anni sia il primo orologio che il messalino con il testo latino e la traduzione francese a confronto. Infatti la Messa era tutta in latino ma mica la gente conosceva il latino! Mio fratello più grande ricevette un messalino pregiato con taglio dorato perché doveva durargli tutta la vita. A causa del Concilio non l’ha quasi mai usato e nessuno di noi ebbe questo regalo.

Infatti i Padri conciliari avevano scritto nella S.C.:  

Capitolo III. La riforma della sacra liturgia

lunedì 18 maggio 2026

DALLA SPERANZA ALL'AZIONE / Settimana Laudato Si, 17 - 24 maggio 2026.

 


Dal 17 al 24 maggio si svolge la "Settimana Laudato Si" nella sua 5a edizione, istituita per tenere vivo l'impulso dato da Papa Francesco con la sua Enciclica Laudato Si del 24 maggio 2015. Il tema di quest'anno è "Dalla speranza all'azione". Un invito chiaro per tutti noi. Con parole semplici, al "Regina Caeli", il Papa ci ha incoraggiati a raddoppiare gli sforzi con intelligenza e concretezza, a livello individuale e in rete. Mentre con l'avidità e la noncuranza, con le guerre, con l'uso irresponsabile delle possibilità offerte da nuove tecnologie, molti contribuiscono a questa "guerra generalizzata contro l'ambiente" come diceva Papa Francesco, il nostro impegno fondato sulla fede non deve rallentare. 

domenica 17 maggio 2026

ESSI PERÒ DUBITARONO / Ascensione del Signore, 2026.



In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.

Il monte più alto in Galilea è il Tabor di soli 588 metri s.l.m. e 400 sul livello della pianura sottostante. Forse l’indicazione del monte è più simbolica che altro anche perché negli Atti, Gesù ordina di non allontanarsi da Gerusalemme dove avverrà il dono dello Spirito. La montagna indica la preghiera e la Galilea la vita quotidiana, di lavoro. La vera dignità dell’uomo unisce tutt’e due, una vita quotidiana incarnata, l’assunzione piena della condizione umana che si svolge nel mondo, pur non essendo del mondo ma Figli di Dio, eredi suoi, coeredi di Cristo, chiamati a compiere la missione sacerdotale.

Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. 

È impressionante questo accostamento. Hanno visto Gesù risorto “con molte prove”, lo adorano però dubitano. Ma è un incoraggiamento forte per noi proprio perché pure noi ci avviciniamo pieni di dubbi alla fede. Crediamo ma restiamo paralizzati, prigionieri delle logiche dell’uomo vecchio, dubitiamo di Gesù, della radicalità del Vangelo, dell’energia della risurrezione, di noi stessi e della nostra fedeltà, del poter compiere la nostra missione di cristiani. Gesù taglia corto: 

Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».  

La nostra condizione e missione di cristiani è totalmente dipendente da Gesù. Non dobbiamo ridurla alle nostre forze né alla nostra comprensione. Non dobbiamo aver paura di dire tutta la verità alle persone, con pedagogia e pazienza (siamo forse già perfetti noi?) ma senza distorcere il messaggio del Signore. Bisogna insegnare tutto ciò che egli ci ha comandato. Gesù è vivo e ci accompagna ogni giorno, adesso, fino alla fine del mondo.


Dagli Atti degli Apostoli At 1,1-11 

venerdì 15 maggio 2026

QUALE IMMAGINE DAI DELLA TUA FEDE CRISTIANA? / Venerdì VI sett. di Pasqua. maggio 2026.

 


Il brano degli Atti degli apostoli di oggi è molto interessante. 

Il Signore rassicura Paolo che si trova a Corinto: «Non aver paura; continua a parlare e non tacere, perché io sono con te e nessuno cercherà di farti del male: in questa città io ho un popolo numeroso». Infatti si realizza questa parola del Signore anche se non mancano le difficoltà. Difficoltà all’interno della vivace comunità di Corinto: lo testimoniano le due lettere di Paolo ai Corinti. Difficoltà con l’ambiente esterno: vedi l’episodio nel seguito del brano di oggi. Spesso ci aspettiamo che col Signore “tutto sia rose e fiori” e appena ci sono difficoltà ci sentiamo abbandonati da Lui, o dubitiamo di essere sulla buona strada oppure pensiamo di riempire male la nostra missione. Non siamo invitati ad essere testardi ma ad avere discernimento per affrontare la realtà, avendo la croce, l'obbedienza e la conoscenza della propria coscienza come chiavi per valutare le situazioni.

I giudei contrari all’annuncio di Cristo portano Paolo in tribunale. Il proconsole romano esprime la sua visione dall’esterno della religione ebraica: per lui è fatta di questioni di parole, nomi, osservanze strane. È chiaramente superficiale e quindi inesatto, ma forse è l’immagine che quegli ebrei danno della loro religione e forse la vivono veramente mettendo le questioni secondarie al centro del loro culto. Non è forse un rischio anche per noi? Cioè che la gente veda del Cristianesimo un insieme di pratiche e non il suo cuore: la risurrezione di Cristo e le sue conseguenze? Non c'è il rischio che la gente veda tante discussioni su riti e devozioni, divisioni, lamentele, confusione, difficoltà anche solo a dire ciò che è davvero il Cristianesimo? Gesù vuole che la gente veda adoratori in Spirito e Verità. Invece forse siamo realmente molto più preoccupati delle apparenze che della nostra conversione. Tutte le religioni hanno santuari, statue, processioni, formule di preghiera e riti liturgici, atteggiamenti più o meno magici nella speranza di ottenere dalla divinità le grazie sospirate. In ogni religione esiste la soddisfazione di organizzare celebrazioni solenni, fastose, e di potersi mettere in risalto, portare addosso vestiti che ci fanno riconoscere, mettersi in primo piano, “ricevere i saluti della gente sulle piazze”, i ringraziamenti, farsi i selfie. Dalle invettive di Gesù contro i farisei ad oggi nulla è cambiato. E così “voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare voi l'avete impedito". (Luca 11, 52). Stiamo attenti: Gallione è una persona assennata. Infatti non cade nella trappola delle provocazioni. Anche la gente, i figli, non sono stupidi. Se non vedono una vita cambiata perché dovrebbero obbligarsi a praticare riti che non danno felicità ma solo forse un'emozione passeggera? 


Dagli Atti degli Apostoli  At 18,9-18