31. L’Apostolo, evocando soprattutto il passo della Genesi in cui i due, l’uomo e la donna, formano una carne sola (cf. Gen 2,24), definisce l’intimità d’amore tra marito e moglie come un emblema luminoso della comunione di vita e di carità che intercorre tra Cristo e la Chiesa (cf. Ef 5,32). Attraverso questa pagina della Lettera agli Efesini, così fragrante nella sua umanità ma anche così densa nella sua qualità teologica, Paolo non si limita a proporre un modello di comportamento matrimoniale cristiano, ma indica nell’unione perfetta e unica tra Cristo e la Chiesa la sorgente originaria del matrimonio monogamico. Esso non è solo un’immagine di quella unione, ma la riproduce e incarna attraverso l’amore dei coniugi. È segno efficace ed espressivo della grazia e dell’amore che sostanzia l’unione tra Cristo e la Chiesa.
32. Da ultimo, troviamo una bella esortazione nella Lettera agli Ebrei. Dopo l’appello alla carità (cf. Eb 13,1-3), l’Autore tratta brevemente del matrimonio, raccomandando la stima verso tale legame e il rispetto della fedeltà coniugale: «Il matrimonio sia rispettato da tutti e il letto nuziale sia senza macchia»[22] (Eb 13,4). L’Autore esorta a tenere in onore l’istituto matrimoniale, sottolineando il valore dei rapporti coniugali fedeli. Si aggiunge un solenne avvertimento: Dio giudicherà i fornicatori e gli adùlteri, ossia coloro che non rispettano la santità e l’unicità del matrimonio. L’esortazione alla stima del matrimonio e del letto coniugale era storicamente motivata dal fatto che varie tendenze ascetiche denigravano tale istituto e lo vedevano come un compromesso con la materia, riprendendo a modo loro quanto espresso in Col 2,20-23. L’esortazione, invece, non è rivolta contro i rapporti sessuali, ma contro quanti negavano la fedeltà dei coniugi e l’unicità del matrimonio.
[22] In greco: «Τίμιος ὁ γάμος ἐν πᾶσιν καὶ ἡ κοίτη ἀμίαντος» (Eb 13,4).

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