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venerdì 19 aprile 2019

SE SONO FIORI ... FIORIRANNO

Il lavoro sempre prezioso di don Antonio e dei suoi amici sul Piazzale S. Giovanni Paolo II

e i suoi fiori personali


Piccoli miglioramenti. La situazione iniziale ...

la situazione oggi ...




































giovedì 18 aprile 2019

LA TERZA FASE DELLA CHIESA? / Giovedì Santo


Dal bacio della pantofola al Papa al Papa che, pur essendo maestro e signore
in Cristo, si abbassa davanti ai signori della guerra, come Gesù.

Tanti anni fa ho scoperto Mattà el Meskìn abate copto egiziano, grazie alle edizioni della Comunità di Bose. Mi ha colpito in particolare che negli anni ‘70 egli aveva annunciato la venuta di una terza era della Chiesa. Dopo la prima fase, caratterizzata dall’annuncio gioioso della Risurrezione in tutto il mondo, confermato dalla testimonianza dei martiri, era venuta una seconda epoca di costruzione profonda di popoli e culture cristiane, la Cristianità. Stava arrivando una epoca che – diceva – non sarebbe stata meno gioiosa e meno gloriosa delle due prime: l’era in cui la Chiesa avrebbe chiesto perdono delle sue colpe. In questo la Chiesa avrebbe testimoniato la sua fiducia totale nel Dio che annunciava e nel suo Vangelo. Infatti riconoscendo le proprie colpe e i crimini di alcuni suoi membri, avrebbe dimostrato di credere nella verità che rende liberi e nella forza della misericordia donate a noi in Gesù Cristo. Quando leggevo questi testi, Giovanni Paolo II cominciava a chiedere perdono per i peccati della Chiesa!
Forse pensavamo che sarebbe bastato fare un esame di coscienza su un passato già lontano. Vediamo che la realtà è molto più cocente e attuale. Anche se – contrariamente a quello che dice papa Ratzinger (ha scritto lui questo testo?) – è evidente che la pedofilia da parte di membri del clero non ha iniziato con gli anni ’60 e il Concilio Vaticano II, è anche vero che questo male è dei nostri giorni e le sue vittime sono tra noi per raccontarlo.
Questo ragionamento su tre fasi della Chiesa trova una conferma in un testo del 1967, ripreso oggi da un monaco francese, padre Ghislain Lafont e che trovo molto illuminante.

mercoledì 17 aprile 2019

SONO FORSE IO SIGNORE? / Mercoledì Santo

Il bacio di giuda - Caravaggio.

"Sono forse io Signore?" Quella domanda dei discepoli a Gesù rivela una inquietudine che sorprende. Giuda sapeva e sapeva che Gesù sapeva. Ma gli altri? e noi che c’entriamo?
È chiaro che in questa situazione tutti gli apostoli sentono la loro fragilità e vedono che potrebbero tradire. E, in qualche modo, tutti tradiranno scappando dalla croce, lasciando Gesù da solo. Ma Gesù è venuto per i peccatori perché si convertano a Dio. Se io “che peccati pozz’ fa’, padre?” o “io nun faccio nisciuno peccato”, è chiaro che Gesù non è venuto per me. E allora mi salvo da solo? Sembrerebbe. Grazie a Dio c'è la morte che non posso scavalcare da solo e per essere salvato mi devo mettere in questa noiosissima fila dei peccatori che Gesù risorto salva con le sue piaghe gloriose e amorosissime.
Gesù non si è sottratto al bacio di Giuda. Tu non sottrarti al suo bacio che ti riconcilia con la vita.

Prima Lettura   Is 50, 4-9a
Non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi.
(Terzo canto del Servo del Signore)

martedì 16 aprile 2019

IL VALORE DI NOTRE DAME DE PARIS



Siamo ancora increduli, ancora scioccati dallo spettacolo delle fiamme di ieri a Parigi. Sono stato parigino solo per un brevissimo periodo e non ho frequentato spesso la Cattedrale eppure sta nel mio cuore in modo profondo. Cosa è successo ieri con l’incendio di Notre Dame? L’inchiesta ce lo dirà ma credo che sia solo un incidente, magari frutto di trascuratezza. Siamo grati a tutti quelli che hanno rischiato e lottato e al fatto che non ci sono state vittime.
Il problema è anche di comprendere come reagiremo. Concentrandoci solo sul Patrimonio storico oppure evangelizzando e dando testimonianza a Colui che è risorto per costruire chiese di pietre vive? Infatti questo dramma ci ripropone il valore degli edifici religiosi. A torto, poco tempo fa, i giornali hanno diffuso la notizia che papa Francesco fosse favorevole alla vendita delle chiese non più usate per il culto per darne il ricavato a favore dei poveri. Quei giornalisti hanno letto male un suo messaggio molto chiaro e anche breve mandato ad un convegno che si confrontava con questo problema. Il papa non escludeva la vendita di tali edifici, ma presentava questa scelta come l’ultima soluzione, solo dopo aver sentito anche il parere della gente del luogo, e solo se appariva con molta chiarezza che lo scopo era aiutare i poveri e non colmare un vuoto di cassa. Non si può trattare un edificio di culto, anche in disuso, come un bene immobile qualsiasi. Se si vende la casa privata del vescovo va bene, anzi, forse va benissimo … Anche i vasi sacri a condizione che siano ridotti a materia preziosa (lingotto d’oro) va bene. Abbiamo abbondanti esempi durante il Medio Evo di vendita di preziosi da parte di vescovi per venire incontro alle necessità dei poveri. Un luogo di preghiera invece racconta sempre la storia di una comunità e della sua fede. Nella misura in cui si è radicato simbolicamente nel cuore del popolo deve essere preservato.


Il messaggio che papa Francesco ha mandato al vescovo di Parigi lo ribadisce con chiarezza:

lunedì 15 aprile 2019

POSSO STARE SU UNA VIA DI MORTE SENZA RENDERMENE CONTO? / Lunedì Santo


Crocifissione bianca - Marc Chagall.

La via della morte: decisero di uccidere Gesù ma anche Lazzaro, testimone scomodo di un’altra logica, di un altro dinamismo che apre gli orizzonti. Invece di rallegrarsi che la morte possa essere vinta, preferiscono il loro potere anche a costo di rimanere prigionieri della morte.
La via della vita: quella del Servo sofferente, quella di Gesù che da lottatore gentile, non si abbatte, ma con mitezza dona tutta la sua vita fino all’ultimo con pazienza, con speranza anche per quel figlio di Dio completamente accecato dal suo orgoglio o incallito nelle sue passioni.
Noi dove stiamo? In mezzo, certamente. Però allora è essenziale comprendere in quale direzione camminiamo. Se ci giustifichiamo perché non facciamo (tanto) male a nessuno, eppure giudichiamo e critichiamo, pensando perfino che qualcuno è indegno di stare nella Chiesa, allora siamo sulla via della morte e non ce ne rendiamo conto. Un altro aggancio molto pericoloso che ci fa scivolare sulla via della morte è l’attaccamento ai soldi. Anche se della morte di Gesù siamo tutti responsabili per i nostri peccati, Giuda sarà colui che deciderà di consegnarlo per attaccamento ai soldi. In questo Vangelo il suo essere ladro si copre di giustizia sociale, di attenzione ai più poveri…  Più che giustizia sociale, giudizio sociale, e certamente non amore. Inganno drammatico, davvero.
Vogliamo prendere la via della vita? Seguiamo Gesù che compie la figura del Servo Sofferente, meditandone i testi come il brano di questa mattina.

Prima Lettura  Is 42, 1-7
Non griderà, né farà udire in piazza la sua voce.
(Primo canto del Servo del Signore)

domenica 14 aprile 2019

UN CHIARO SEGRETO / Domenica delle Palme



Gesù riceve un accoglienza trionfale a Gerusalemme. Ma proprio in quell’ora pone gesti significativi delle sue scelte, come l’esporsi direttamente al contatto della gente, senza scorta per proteggerlo o per rialzare il suo prestigio, come il montare una cavalcatura che indica umiltà, l’asinello usato dai poveri, dai semplici per il lavoro, per la vita civile e non per la guerra come il cavallo. Parte dal basso, parte dal quotidiano, parte dal benessere umile che proviene dal lavoro onesto e dalla solidarietà delle famiglie, dei vicini, dei piccoli che tesse la pace.
Questa umiltà continua a manifestarsi in tutto il seguito della Passione, nella pazienza infinita e nel lasciarsi oltraggiare e condannare. Mi sembra che le sofferenze spaventose della flagellazione e della crocifissione non ci facciano più vedere questo aspetto. Infatti la nostra umiltà non arriva mai a farci sopportare tanto dolore e ingiustizia. Almeno la mia purtroppo si ferma molto molto prima.
Eppure io so che Gesù dice: “impara da me che sono mite e umile di cuore”.
Questa libertà sovrumana di Gesù di fronte alle avversità, al dolore e all’umiliazione, non è alla portata delle nostre forze ma il Signore ci invita a seguirlo, ad appoggiarci a lui, allo Spirito Santo, perché ci apra l'orecchio, ci dia un cuore e una lingua da discepolo.  Perché è la via della felicità, perché è la via della pace, perché è la via della vita, cioè della vittoria sulla morte. Ma pur sapendolo, lo voglio veramente?

Dal vangelo secondo Luca 

sabato 13 aprile 2019

RIUNIRE INSIEME TUTTI I FIGLI DI DIO DISPERSI / sabato V Quaresima



L’orribile Caifa, il corrotto Caifa, profetizza perché è sommo sacerdote. Questa è la nostra fede: tutto, anche Caifa, quello di ieri e di oggi, sta nelle mani di Dio e concorre al bene di coloro che lo amano. Certo dobbiamo testimoniare, il Vangelo, e dobbiamo lottare contro il nostro peccato e i nostri difetti. Ma anche questi sono nelle mani di Dio, anche controvoglia. Quindi lasciamoci guidare da Dio con immensa fiducia ed umiltà. Non mettiamoci al suo posto, per orgoglio o per mancanza di fede, come se tutto fosse sulle nostre spalle. Questa è la vera Sapienza: entrare nel riposo di Dio.
Questo riposo, questa pace, questa riconciliazione, Dio ce li promette nel brano di Ezechiele della prima lettura. E questa promessa si è realizzata nella Chiesa. Sono io che posso, con la mia libertà, mettermi fuori dal progetto di grazia e di salvezza di Dio, non è il progetto di Dio che non va avanti.

Prima Lettura   Ez 37, 21-28
Farò di loro un solo popolo.