“Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!” Gesù, ma questo fuoco lo hai già acceso? Non si è spento? Faccio fatica a veder bruciare un grande incendio.
Dovrei vederlo in me ma già temo solo di scottarmi, figuriamoci bruciare. Ho paura di scomparire in quelle fiamme. Eppure mi parli ancora oggi in questo modo. Ho toccato con mano che in tutto hai “potere di fare molto più di quanto possiamo domandare o pensare, secondo la potenza che opera in noi”, ma non implica automaticamente lasciarti fare di me quello che vuoi. Eppure ogni volta che ti ho detto un sì totale mi hai sempre trattato con mitezza oltre che generosità. Perdona le tante delusioni che ti ho dato. La divisione che sei venuto a portare non è quella che porto io perché non sono abbastanza radicato e fondato in carità. Cerco di esserlo in verità. È un combattimento salutare ma incompleto. Se non ho carità non sono nulla e niente mi giova (vedi 1 Corinzi 13,2-3). Qual è il fuoco che vuoi accendere? Zelo e discernimento. Tutt’e due insieme, mai separati. Con una fede che opera per mezzo della carità. Non è il tuo fuoco se non è fiamma di carità, e “La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell`ingiustizia, ma si compiace della verità” (1 Corinzi 13,4-6).

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