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lunedì 1 giugno 2026

 PRESENTAZIONE DELLA LETTERA ENCICLICA

"MAGNIFICA HUMANITAS"


DISCORSO DEL SANTO PADRE LEONE XIV


Aula del Sinodo

Lunedì, 25 maggio 2026


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Cari fratelli e sorelle,


desidero ringraziare tutti voi per essere qui oggi, per il vostro interesse.

Ringrazio di cuore coloro che hanno organizzato l’incontro odierno, e in particolare coloro che hanno condiviso la loro competenza e la loro esperienza nelle diverse relazioni che abbiamo ascoltato.

In modo particolare desidero ringraziare il signor Olah per avere accettato il nostro invito. A mia volta, a nome della Chiesa, accetto il suo invito a camminare insieme, ad ascoltare e a parlare insieme per trovare il cammino per l’umanità in questo tempo dell’intelligenza artificiale.

Che grande segno di speranza il fatto che, con le nostre differenze, possiamo ascoltarci gli uni gli altri. Questo scambio indica chiaramente la gravità del momento, nonché la convinzione che, insieme, possiamo discernere le questioni più importanti del nostro tempo e, quindi, il futuro dell’umanità.

Nei momenti chiave della storia, la Chiesa è chiamata a decifrare “cose nuove” alla luce del Vangelo e della dignità della persona. 135 anni fa, il mio venerabile predecessore Leone XIII osservò la situazione degli operai, le loro famiglie sradicate e le nuove forme di povertà generate dalla rapida trasformazione industriale. Comprese che la Chiesa non poteva restare distante. In un momento di svolta epocale che minacciava la dignità umana, l’enciclica Rerum novarum espresse il suo messaggio evangelico e sociale sulle “cose nuove” che erano in corso.

Oggi ci troviamo di fronte a una trasformazione di dimensioni simili, con conseguenze forse perfino più grandi. L’intelligenza artificiale tocca già molti ambiti della nostra vita e incide su decisioni che modellano la coesistenza umana. Sta anche cambiando in modo drammatico il modo in cui viene condotta la guerra.

Come il “Leone” precedente, mi sento chiamato a guardare a un’altra grande trasformazione con gli occhi della fede, con la lucidità della ragione, con apertura al mistero e con le grida dei poveri della terra che risuonano nel mio cuore.

Magnifica humanitas è nata dall’ascoltare come fece Leone XIII. Ho ascoltato scienziati e ingegneri che lavorano con sincero entusiasmo su tecnologie capaci di alleviare immense sofferenze; leader politici e funzionari pubblici che hanno cercato con tenacia norme eque; genitori e insegnanti profondamente preoccupati del futuro delle generazioni più giovani.

Mi sono giunte anche altre voci molto preoccupanti, riguardo a sistemi d’armi sempre più autonomi, che praticamente nessun uomo e nessun governo può davvero controllare. Sento racconti molto preoccupanti di algoritmi che possono bloccare l’accesso alle cure sanitarie, al lavoro e alla sicurezza sulla base di dati inquinati da pregiudizi e ingiustizia. E ho sentito il silenzio di coloro che non hanno voce quando vengono prese le decisioni, decisioni che rischiano di generare nuove forme di esclusione e di sofferenza.

Da questo ascolto è maturata una convinzione allarmante espressa in Magnifica humanitas: l’intelligenza artificiale deve essere disarmata. Si tratta di una parola forte, lo so, ma è stata scelta volutamente perché questo momento ha bisogno di parole capaci di attirare attenzione, risvegliare coscienze e indicare la strada da seguire per l’umanità.

La Chiesa si adopera da molto tempo per il disarmo nucleare, consapevole che ogni grande potere tecnologico può incidere sulla vita delle persone e quindi deve essere accompagnato da un discernimento morale e un controllo pubblico adeguati. Il disarmo nucleare continua a essere un servizio alla pace e alla dignità della famiglia umana.

In modo analogo, l’intelligenza artificiale esige ora di essere “disarmata”, liberata dalle logiche che la trasformano in uno strumento di dominazione, esclusione e morte. Come l’energia nucleare, deve essere al servizio di tutti e del bene comune. Le decisioni riguardanti la tecnologia non devono mai essere separate dalla coscienza e dalla responsabilità. “Non dormiamo dunque come gli altri”, ammoniva l’apostolo Paolo, “ma vigiliamo” (1 Ts 5, 6). Questa vigilanza è necessaria oggi. La pace non è soltanto assenza di guerra, ma è giustizia in azione. Tuttavia, quando la tecnologia indebolisce il nostro senso critico, la pace stessa è a rischio.

Disarmare, però, non basta. Dobbiamo costruire.

La parola “costruire” mi ricorda gli anni trascorsi in Perú come missionario. Nel 2017, il nord del Paese fu colpito da piogge torrenziali e alluvioni: molte famiglie videro inghiottire dal fango le loro case, e anche molte strade. Lì ho imparato che ricostruire non significa semplicemente sostituire ciò che è stato distrutto. Significa riparare legami, ripristinare fiducia e risvegliare la speranza nel futuro. Inoltre, nessuno ricostruisce da solo.

In Magnifica humanitas ricordo il profeta biblico Neemia. Davanti alle rovine delle mura di Gerusalemme, egli riunisce le persone scoraggiate per dare vita a una rinascita. L’immagine delle mura non legittima chiusure o divisioni, ma invita tutti e ciascuno a fare la propria parte. Mattone dopo mattone prende forma una coesistenza più giusta, capace di salvaguardare la dignità di tutti. Lo sforzo di Neemia parla al tempo presente. L’intelligenza artificiale può essere un cantiere della storia all’interno di un orizzonte di comunione, nel quale il progresso tecnico impara a servire la vita umana.

«Ma ciascuno stia attento a come costruisce!» (1 Cor 3, 10) avverte san Paolo. Egli non teme il cantiere; piuttosto mette in guardia dal costruire senza solide fondamenta. Non abbiamo paura dell’intelligenza artificiale, ma continuiamo a mantenere viva la questione dell’umano. Non possiamo essere negligenti nell’uso dei nostri strumenti tecnici più potenti.

Il vero sviluppo, afferma san Paolo VI, riguarda sempre «ogni uomo e tutto l’uomo». “Ogni” significa che nessuna persona può essere lasciata ai margini della trasformazione digitale. “Tutto” significa che nessuno può essere ridotto alla produttività, alle prestazioni cognitive o a semplici dati. Ogni persona reca in sé una libertà, un’interiorità e una vocazione all’amore e all’adorazione che nessuna macchina può sostituire o fermare.

Solo con questa visione integrale l’intelligenza artificiale potrà essere diretta al bene comune. Solo insieme — coloro che progettano i sistemi e coloro che ne subiscono gli effetti, i Paesi più ricchi e quelli più poveri, le istituzioni e gli individui, i centri di potere e le periferie — riusciremo a costruire un futuro non per pochi privilegiati, ma per l’intera famiglia umana.

È questa la civiltà dell’amore di cui parlava san Paolo VI e che san Giovanni Paolo II ha indicato con tanta forza come orizzonte da cercare insieme. Non è un sogno ingenuo. È una direzione. È il cammino che Gesù Cristo apre nella storia.

Per questa ragione, la Chiesa desidera, con umiltà e franchezza, essere parte delle conversazioni sull’intelligenza artificiale. Non possediamo risposte tecniche, ne cerchiamo di sostituirci a coloro che possiedono competenze. Ma portiamo una saggezza riguardante l’umano di cui il tempo presente ha un disperato bisogno: ogni persona è unica e insostituibile, un soggetto libero e intelligente dotato di coscienza, capace di cercare Dio, di servire l’altro e di prendersi cura della nostra casa comune.

Pertanto, invito tutti i membri della Chiesa e della famiglia umana: impariamo ad ascoltarci a vicenda, ad affrontare le sfide presenti con coraggio e a cooperare nel costruire una società più umana e fraterna.

Da questa presentazione di Magnifica humanitas per favore portate con voi l’impegno a rimanere vigili e, come “artigiani di speranza”, a continuare a costruire il cantiere del nostro tempo. Che lo Spirito del Signore Risorto Gesù sostenga il nostro lavoro insieme.

Affido ognuno di voi a nostra Madre Maria. Il suo Magnificat canta la grandezza di Dio, che innalza gli umili. Possa ella insegnarci a riconoscere la vera grandezza di ogni uomo e di ogni donna nell’amore e nel servizio. Dio Onnipotente renda feconda la grande impresa che oggi affidiamo alla sua grazia, facendo maturare nella storia la civiltà dell’amore.

Su tutti voi invoco di cuore la benedizione di Dio.[Benedizione]

Grazie.

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L'Osservatore Romano, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 117, lunedì 25 maggio 2026, pp. 2-3.


domenica 31 maggio 2026

I FONDAMENTI DELLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA: L'UOMO IMMAGINE DEL DIO TRINITARIO / Domenica della Santissima Trinità, 2026.

 

Costruire una nuova Babele oppure
la Città di Dio con gli uomini?


In questa “Magnifica Enciclica” Papa Leone ripercorre il Magistero sociale recente, radicato nella tradizione di sempre della Chiesa e quindi nella sua prassi e la sua riflessione. Di fatto però, dalla Rerum Novarum  (1891) in poi è venuto a formarsi un “corpo di Documenti" che Pio XII ha chiamato per la prima volta “Dottrina sociale della Chiesa”. Papa Leone esamina innanzitutto quali sono i fondamenti di questa Dottrina sociale. "Il mistero di Dio-Amore è la sorgente della Dottrina sociale". Dio relazione eterna e totale d'Amore tra le tre persone divine. Creato ad immagine di Dio, l’uomo, maschio e femmina, famiglia e popolo, trae il suo comportamento retto ed armonioso proprio dalla sua somiglianza con Dio. In questa Domenica della Santissima Trinità è bellissimo leggere ciò che Papa Leone ha scritto al riguardo.


I fondamenti della Dottrina sociale

L’essere umano immagine del Dio trinitario

48. La Dottrina sociale della Chiesa ci riporta al cuore stesso della nostra fede: il mistero del Dio vivente, rivelato in Gesù Cristo come comunione di Persone, Padre, Figlio e Spirito Santo, amore in relazione, che si dona reciprocamente e si comunica al mondo. [51] Come ricorda il Concilio, la persona umana è chiamata alla comunione con Dio e «non può ritrovarsi pienamente se non attraverso un dono sincero di sé»: [52] la sua vocazione più profonda è entrare nel movimento trinitario dell’amore ricevuto e condiviso. 

CHI NON CREDE È GIÀ CONDANNATO: COSA SIGNIFICA? / Domenica della Santissima Trinità. 2026.

 


“Ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio”. Questa condanna non riguarda chi non ha incontrato Gesù, e sono tanti anche contando i membri delle altre religioni. Questa frase non dice che solo i battezzati cattolici vanno in paradiso. Neppure è una minaccia per incuterci paura da parte del Signore. Egli è “Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di amore e di fedeltà”. Ma è un criterio trasversale che riguarda ogni uomo se cerca la verità o meno, e avendola incontrata, l'accetta, si sottomette ad essa o la rifiuta. È un richiamo accorato. Gesù sa di essere La Via, la Verità e la Vita e che nessuno viene al Padre se non per mezzo di lui. Chi lo rifiuta si autocondanna. In questo si gioca la libertà sovrana dell’uomo anche se Gesù morirà per salvare tutti, anche chi lo vende per 30 denari. Puoi essere cattolico e non credere nel Signore Gesù.

Anche chi ha creduto, come in tutte le storie d’amore serie, ha bisogno di perseverare, di andare fino in fondo, irrobustito dalle prove. Il rischio di scoraggiamento, di delusione che travolge, per prove non previste che feriscono profondamente o tolgono tutti i punti di riferimento, questo rischio è reale. Allora s. Paolo sa di dover stimolare la perseveranza dei suoi cristiani:

 “Fratelli, siate gioiosi”: rendetevi conto della grazia gratuita che avete ricevuto, dell’amore fedele fino alla morte e alla morte di croce che è venuto a salvarvi. Ringraziate.

“tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda”: però non accontentavi, non scivolate nella mediocrità o nell’autocompiacimento. Ci sono tranelli e il demonio sa come tentarci. 

“abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell'amore e della pace sarà con voi”. Dio ci ha fatto il dono della comunione, abbattendo il muro dell'inimicizia tra ebrei e pagani, inaugurando un’era nuova per l’umanità di cui le comunità cristiane, le chiese sono il segno e la primizia. La comunione tra le persone della comunità è la cosa principale. Siete più importanti dei vostri litigi. Il demonio invece è il divisore, il diabolos.

“Salutatevi una vicenda con il bacio santo. Tutti i santi vi salutano” : Questo bacio santo esprime il sentirsi e chiamarsi fratelli e sorelle. Spesso invece, quanto individualismo, quanto anonimato e freddezza c'è nelle nostre assemblee liturgiche che dovrebbero essere il germe del paradiso… Ma non siamo soli. Da singoli, non siamo nulla di speciale, ma come comunità siamo una potenza e ci sono altri ("i santi") che combattono nel mondo per il Regno di Dio inaugurato da Gesù nella sua morte e nella sua redenzione. Essere cristiano significa avere una missione. Essere cristiano significa esserlo insieme e Dio è con noi.


Dal libro dell'Èsodo  Es 34,4b-6.8-9

venerdì 29 maggio 2026

COME VIVERE IL TEMPO DELLO SPIRITO? / In cammino con Maria. 29 - 05 - 2026.

 


Con la Pentecoste inizia il cammino della Chiesa nella potenza dello Spirito. La Chiesa che vive nel tempo e nel mondo compie la sua missione e cammina verso la Gloria promessa. Anche Maria compie ancora la sua missione presso i discepoli del Figlio e tutta l’Umanità fino alla sua entrata nella Gloria in corpo e anima. Una vita senza macchia porta alla glorificazione di tutta la persona come lo fu per Gesù e per la sua Madre. Noi celebriamo la “Pasqua di Maria” il 15 agosto. 

Liturgicamente alcuni riti vivono quindi come segno il “Tempo dello Spirito” dalla Pentecoste alla festa dell’Assunzione di Maria, col colore liturgico rosso. Istituendo la memoria di Maria Madre della Chiesa il lunedì di Pentecoste per il rito latino, Papa Francesco ha voluto significare questo cammino della Chiesa con Maria e anche il suo proprio cammino fino al suo entrare nella Gloria. 


Come vivere questo tempo?

giovedì 28 maggio 2026

LA CHIESA ORGANISMO VIVENTE SI SVILUPPA E SI ADATTA ALLE ESIGENZE DELLA SUA MISSIONE / SC 2. catechesi del Papa: La riforma della liturgia .

 


LEONE XIV  UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro  Mercoledì, 27 maggio 2026

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I Documenti del Concilio Vaticano II. II. Costituzione Sacrosanctum Concilium. 2. La riforma della liturgia: tradizione e sviluppo


Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!


Nell’Enciclica Mediator Dei, il Venerabile Pio XII scrive che «la Chiesa è un organismo vivente, e perciò, anche per quel che riguarda la sacra liturgia, ferma restando l’integrità del suo insegnamento, cresce e si sviluppa, adattandosi e conformandosi alle circostanze e alle esigenze che si verificano nel corso del tempo» (I,V).

In piena continuità con questo principio, il Concilio Vaticano II nel Proemio della Costituzione Sacrosanctum Concilium (SC) riconosce come «suo dovere interessarsi in modo speciale anche della riforma e della promozione della liturgia» (n. 1). L’assise conciliare era stata riunita, infatti, con lo scopo «di far crescere sempre più la vita cristiana tra i fedeli, di meglio adattare alle esigenze del nostro tempo quelle istituzioni che sono soggette a mutamenti, di favorire tutto ciò che può contribuire all’unione di tutti i credenti in Cristo e di rinvigorire ciò che giova a chiamare tutti nel seno della Chiesa» (ibid.).

mercoledì 27 maggio 2026

MAGNIFICA HUMANITAS A DIFESA DELLA VITA UMANA / 27 maggio 2026.

 


Magnifica Humanitas: annunciata con largo anticipo anche per l’argomento tanto attuale che tratta, questa prima enciclica di Papa Leone è stata molto commentata ed elogiata dal momento della sua divulgazione ufficiale lunedì scorso. Non ho potuto leggerla ancora. Ma mi rendo conto che alcune frasi e concetti possono già essere fonte di riflessione sicura. 

Per esempio il paragrafo  n. 55:

I diritti umani sono inviolabili, il primo diritto umano è il diritto alla vita, dal concepimento alla sua conclusione naturale… Quando questo diritto viene negato, come accade nell’aborto provocato, nell’uccisione di innocenti e nell’eutanasia, ci si trova davanti a scelte che la Chiesa giudica gravemente illecite.

martedì 26 maggio 2026

INIZIA IL TEMPO DELLO SPIRITO CON MARIA / Maria Madre della Chiesa, lunedì di Pentecoste

 



Grati a Papa Francesco e alle sue intuizioni di uomo fedele al Vangelo, ci stiamo abituando a celebrare la memoria di Maria Madre della Chiesa ogni lunedì di Pentecoste. Questo titolo di Madre della Chiesa era da tempo tradizionale nella Chiesa. Paolo VI lo ha proclamato ufficialmente alla fine del Concilio. È entrato nelle litanie lauretane alla fine del Rosario. Non c'era ancora nessuna memoria liturgica per questo titolo mariano. Papa Francesco, oltre a spiegare il valore di questo titolo e i suoi limiti in fedeltà alla tradizione dei Padri (Maria è più piccola della Chiesa: sant’Agostino) e al Vangelo, ha voluto una Memoria di Maria Madre della Chiesa come segno del “tempo dello Spirito” dopo la Pentecoste. 

Maria era presente assieme agli apostoli e ai primi credenti in attesa del dono dello Spirito. Li incoraggiava nella preghiera, presenza di fede che rassicura di fronte al senso di indegnità e alle paure verso il progetto di Dio, troppo grande per quei poveri esseri umani che hanno sperimentato la loro inadeguatezza e fragilità in tante circostanze ma soprattutto al momento della Passione. Adesso sanno che toccherà a loro portare avanti questa missione che fino all’ultimo non comprendevano, spesso sgomenti e impauriti non osando fare domande (cf Marco 10,32). Maria sa cosa significa avere la vita totalmente sconvolta in ogni suo aspetto dall’annuncio che viene da Dio. Ma la fede l’ha resa beata e non solo pellegrina in essa (cf. Luca 1,45). E la risurrezione del suo Figlio ha dimostrato che Dio è fedele e potente. Lei ha avuto ragione di fidarsi e ancora oggi crede. Può esclamare meglio di Paolo “tutto posso in colui che mi da la forza” (Filippesi 4,13). Ed ecco che dopo la Pentecoste accompagna ancora questi discepoli anche se la sua presenza, già tanto discreta nei Vangeli quanto importante, si fa ancora più discreta: non si parla più di lei. Ma continua la missione ricevuta dall’alto della croce e accompagna anche “quelli che crederanno in me mediante la loro parola” (Giovanni 17, 20), cioè noi, discepoli amati da Gesù, ciascuno di noi “testimone delle sofferenze di Cristo e partecipe della gloria che deve manifestarsi” (1 Pietro 5, 1). 

Prendiamo Maria con noi!

La Gioia del Vangelo: MARIA MADRE DELLA CHIESA, VISTA DA DON BOSCO / Lunedì di Pentecoste 2025

La Gioia del Vangelo: DONNA ECCO TUO FIGLIO, FIGLIO ECCO TUA MADRE / Maria Madre della Chiesa, lunedì dopo la Pentecoste.


Vangelo

Ecco tuo figlio! Ecco tua madre!

Dal Vangelo secondo Giovanni  Gv 19,25-34