Con l’enorme clamore suscitato dalla tragica vicenda del gioielliere e dei suoi rapinatori è emersa una verità riguardo ai cristiani anche praticanti che ci obbliga a riflettere molto seriamente: quando vengono toccati punti sensibili e importanti per il mondo, come i soldi, la proprietà, la salute, la giustizia, la sicurezza, la presenza di stranieri nel nostro paese, delle altre religioni, ecc. quasi tutti reagiscono di pancia senza far riferimento a Gesù Cristo né fermarsi a riflettere.
Ora dovrebbe essere la caratteristica del cristiano di tutto riferire a Gesù e al suo Vangelo, di insegnare ai suoi figli a fare lo stesso, trasmettendo così la fede come ha promesso al loro battesimo. Ci sono due aspetti in questo. La maggior parte dei battezzati che frequentano le nostre parrocchie sono molto più informati su tanti argomenti mondani che hanno pure approfondito che sul pensiero del loro Signore e Salvatore come se la Salvezza fosse una cosa secondaria oppure una bella favola e il Vangelo un ideale romantico ma irrealizzabile che per la gente comune non aiuta a vivere la vita quotidiana. Ricordo una catechista (non di questa parrocchia) che mi diceva: “possono essere cristiani solo i bambini e i vecchi. Dall’adolescenza all’età matura non si può essere cristiani!” E insegnava il Cristianesimo alle nuove generazioni nella sua parrocchia! È la stessa cosa quando, a tavola, in famiglia, un genitore dice: “io sto col gioielliere. Ha fatto bene ad agire così!” Insegna ai suoi figli che quando qualcuno ti crea troppo fastidio è giusto uccidere. E la parola dei genitori, la parola in famiglia è estremamente importante per un figlio. Può significare vita o morte per lui.

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