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| Quando il corpo parla prima della religione |
Chiaramente la solennità di oggi è centrata sulla realtà straordinaria del pane che è vero corpo del Figlio, del vino che è vero suo sangue (Papa Leone incoraggia a fare della processione del Corpus Domini una vera manifestazione di fede pubblica). Ma non deve essere distaccato dal suo contesto, altrimenti perde il suo senso. Ci sono esempi tragici nella prassi ma anche nella catechesi. Ho trovato a casa dei miei genitori il libro di un bravo gesuita, scritto negli anni trenta del XX secolo, che raccomandava di fare la comunione fuori dalla Messa per essere più raccolti, non distratti dalla gente e dai canti!! Un totale controsenso.
Ma le letture di oggi ci aiutano a situare questo grande sacramento.
Un anno dopo aver liberato il popolo dall’Egitto, Dio voleva già far andare gli israeliti nella Terra Promessa, ma incontra le loro paure e lamentele. Sono pronti a tornare nella schiavitù pur di non affrontare i popoli sconosciuti che abitano la Terra (Numeri, capitolo 13). Allora Dio impone al suo popolo 40 anni di cammino nel deserto affinché possa conoscere sé stesso, la propria debolezza e rendersi conto che la vita viene da Dio. Lo nutre con la manna, meravigliosa e buona, misteriosa (“man hu?” = “cosa lui?”) che “esce dalla bocca di Dio”. Col tempo però non piacerà più. “Il popolo disse contro Dio e contro Mosè: "Perché ci avete fatto salire dall'Egitto per farci morire in questo deserto? Perché qui non c'è né pane né acqua e siamo nauseati di questo cibo così leggero" (Numeri 21, 5). Non è forse un’immagine reale di molti di noi davanti al pane eucaristico e alla vita spirituale? Dopo le prime emozioni e consolazioni, viene il momento in cui tutto può sembrare un cibo troppo leggero, come mi diceva un religioso che poi lasciò l'abito per il mondo. Quanti bambini che oggi fanno la prima comunione continueranno a partecipare all’Eucaristia? Quante persone adulte o anziane, senza un vero motivo non vanno più a Messa o si ripiegano sulla Messa alla televisione, più comoda, magari che offre omelie e canti più belli?
La seconda lettura insiste sulla materialità e verità del calice della benedizione e del pane che spezzano i cristiani, vero sangue e corpo di Cristo. È utile però sapere che Paolo fa questa affermazione per ammonire quei cristiani che pur partecipando alla comunità, continuano le pratiche pagane precedenti (1 Cor 10,18-22 e ss). Bisogna scegliere tra Cristo e la superstizione, tra Cristo e la magia, tra la fede e il karma o altre pratiche e credenze contrarie alla fede.
Nel Vangelo Gesù afferma che la sua carne è vero cibo e il suo sangue vera bevanda, e che sono indispensabili per la vita eterna. Indispensabili!!! Gesù non cerca di rendere più accettabile questo e dopo averne discusso aspramente, molti discepoli decidono di abbandonare Gesù, quel matto, o presuntuoso, o indemoniato che esige che si mangi il suo corpo e si beva il suo sangue.
Ma cosa significa veramente mangiare il corpo di Cristo e bere il suo sangue? Significa innanzitutto che egli ci dona il suo corpo e il suo sangue, cioè ci dona tutto! Si dona totalmente a noi. Questo ci rimanda ad ogni suo gesto, ogni sua parola e in particolare alla croce e alla risurrezione nella quale “ha vinto la morte e ci ha resi partecipi della sua vita immortale”. E una delle immagini più adatte dell'Eucaristia è la festa di nozze. Gesù è lo Sposo e la Chiesa la Sposa, pronta, risplendente della gloria del suo Signore. Lo Sposo si dona alla Sposa e la Sposa allo Sposo. Il sì di Cristo è totale, egli è l’Amen del Padre a tutte le sue promesse. La Sposa deve rispondere con un sì autentico. Altro è l’amicizia tra un ragazzo e una ragazza, altro il fidanzamento, altro ancora il matrimonio dove si pronuncia un sì per sempre e per una comunione totale di vita ! Se per esempio uno rifiuta di avere figli dalla persona sposata il suo sì è considerato invalido. San Paolo parla del matrimonio in termini di sottomissione reciproca nel timore di Cristo e chiede al marito di morire alla sua moglie donando come criterio ciò che Cristo ha fatto per la sua Sposa la Chiesa. Di conseguenza "i due diventeranno una sola carne. Questo mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!” (Efesini 5,31-32).
Oltre alla superficialità, c'è anche molto riduzionismo nel vivere l'Eucaristia che a volte si avvicina all’idolatria del solo pane eucaristico, invece di essere una vera Celebrazione di Nozze come tappa in una Storia comunitaria e personale, con Assemblea, Parola, dialogo tra il Signore e la sua Sposa, tra il Signore e ciascuno dei membri del suo Corpo, Giuramento reciproco e dono di Sé attraverso scambio di segni che realizzano proprio il diventare una carne sola nella fedeltà e nell’amore. "Questo mistero è grande!"
Dal libro del Deuteronòmio Dt 8,2-3.14b-16a





