Il Qoelet, campione di pessimismo, ("quale guadagno viene all'uomo...?") constata che “non c’è niente di nuovo sotto il sole”. E aggiunge: “C’è forse qualcosa di cui si possa dire: «Ecco, questa è una novità»?” Qoelet però cerca il nuovo, cerca la salvezza che vada oltre un realismo che rischia di chiudersi in sola rassegnazione.
Oggi, il progresso materiale e tecnologico ci propone sempre novità, eppure l’uomo sperimenta che nulla è cambiato, nulla lo soddisfa pienamente al punto di pacificare il cuore. In particolare le relazioni con gli altri incontrano sempre le stesse difficoltà, anzi, sono spesso aumentate: incomprensioni, divisioni, lotte tra gli uni e gli altri per affermare le proprie idee o gusti, egoismi…
Ma ecco che tutto cambierà: “Colui che sedeva sul trono disse: "Ecco, io faccio nuove tutte le cose".” (Apocalisse 21,5). L’Uomo nuovo è Gesù Cristo. E anche chi lo segue: “Tanto che, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove”. (2 Corinzi 5, 17).
Solo Gesù è veramente nuovo. È nuovo (“vi do un comandamento nuovo” Giovanni 13, 34) e insieme antico perché ci fa ritornare al principio (vedi 1 Giovanni 2, 7). La novità sta nel portare a compimento il progetto di Dio, ma questo progetto è da sempre. E solo ritornando al principio, l’uomo può camminare nella verità.
Per noi Cristo e i suoi comandamenti sono veramente nuovi perché siamo nati nella natura corrotta dal peccato. Non abbiamo mai conosciuto il vero bene, partiamo dal vecchio che ci sembra naturale, normale, autentico. Ogni generazione aspira ad essere “nuova”, ma la sua novità non parte “dal principio” di Dio, ma è solo un rifacimento aggiustato del vecchio precedente, un prolungamento di ciò che faceva la generazione di prima. Oppure è un antivecchio, cioè si riduce ad opporsi a ciò che si faceva prima, a fare il contrario, spesso conservando la vecchia struttura, senza creare nulla di veramente nuovo, perché la sua radice non è la verità: è il vecchio contro il quale reagisce. Quello che fa la nuova generazione non potrà mai essere nuovo.
Gesù è il nuovo. Quando comincia a predicare, Erode e i suoi si chiedono chi è. L’opinione della gente lo ricollega al vecchio, pensa che sia Giovanni Battista risorto, oppure Elia, o ancora uno degli antichi profeti. Erode invece, che ha fatto decapitare Giovanni Battista è pronto a considerarlo una figura veramente nuova e cerca di vederlo. È sorprendente questa disponibilità di Erode al nuovo. Purtroppo non andrà fino in fondo in questa sua apertura. Anche lui ha un suo modo di giudicare ormai ben ancorato. Vedrà Gesù quando Pilato glielo manderà, legato, prigioniero, e lo deriderà, perché vedrà in lui un perdente. Malgrado i miracoli compiuti da Gesù, la forza di verità delle sue parole, per Erode non può essere un profeta di Dio uno che non trionfa come vuole il mondo. Per lui il modo di agire di Gesù e il suo presentarsi nella debolezza non può salvare.
Dio ci parla continuamente, si presenta a noi nella sua Parola e nella Storia. È fondamentale comprendere che Dio si presenta nella Storia personale di ciascuno di noi. Ci invita: vieni, seguimi. Beato chi lascia tutto e segue Gesù, discerne i suoi inviti e si incammina verso il nuovo che egli offre, come Abramo che va verso la terra che Dio indicherà (vedi Genesi 12,1). Quel giorno comincia la tua storia di salvezza.
Dal libro del Qoèlet Qo 1,2-11