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giovedì 29 ottobre 2026

LA PAROLA GERUSALEMME NELLA BIBBIA: PER ACCOMPAGNARE IL PELLEGRINAGGIO DA CASA. / 29 ottobre 2026

 


Mentre ci prepariamo per andare in Terra Santa, qualcuno vorrebbe ma non può venire. Altri semplicemente sono contenti di stare in comunione con i pellegrini, qualcuno si preoccupa del pericolo eventuale (nulla fa temere problemi particolari). Ho pensato di offrire qualche spunto per scrutare la Scrittura in connessione con il pellegrinaggio. Secondo il piccolo e prezioso Biblework di LaParola.net, la città santa è citata 887 volte nella Bibbia. E appare più di 100 volte nel Nuovo Testamento. Scorrere queste citazioni è molto interessante e fa entrare nella vocazione speciale di questa città e anche le sue contraddizioni, la cura particolare di cui è oggetto da parte di Dio per soccorrerla e per castigare i suoi peccati fino alla sua esaltazione come Gerusalemme celeste. Colpisce come molti avvenimenti della vita di Gesù hanno Gerusalemme come teatro, come punto di riferimento e in particolare come la Chiesa primitiva, per espressa volontà di Gesù abbia avuto il suo centro di vita e di irradiazione missionaria a Gerusalemme, benché animata da molti galilei, come Gesù, tanto che la cadenza galilea faccia presumere che uno è discepolo di Gesù (vedi la vicenda di Pietro in Matteo 26, 73, mentre comunque molti galilei venivano normalmente a Gerusalemme per le grandi feste). Scegliere quindi solo alcuni versetti tra gli 887 come punti di partenza per un viaggio nella Scrittura è molto difficile. Eccone alcuni che mi sono sembrati degni di particolare attenzione


 2 Samuele 5, 5 (vedi anche 1 Re 2, 11) A Ebron regnò su Giuda sette anni e sei mesi e a Gerusalemme regnò trentatré anni su tutto Israele e su Giuda.  

Michea 4, 2 Verranno molte genti e diranno: "Venite, saliamo sul monte del Signore e al tempio del Dio di Giacobbe, perché ci insegni le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri". Poiché da Sion uscirà la legge e da Gerusalemme la parola del Signore.

Sofonia 3, 16 In quel giorno si dirà a Gerusalemme: "Non temere, Sion, non lasciarti cadere le braccia!

Zaccaria 9, 9-10  Esulta grandemente, figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d'asina. Farà sparire il carro da guerra da Èfraim e il cavallo da Gerusalemme, l'arco di guerra sarà spezzato, annuncerà la pace alle nazioni, il suo dominio sarà da mare a mare e dal Fiume fino ai confini della terra.

Zaccaria 12, 10-11 Riverserò sopra la casa di Davide e sopra gli abitanti di Gerusalemme uno spirito di grazia e di consolazione: guarderanno a me, colui che hanno trafitto. Ne faranno il lutto come si fa il lutto per un figlio unico, lo piangeranno come si piange il primogenito. In quel giorno grande sarà il lamento a Gerusalemme, simile al lamento di Adad-Rimmon nella pianura di Meghiddo.

Zaccaria 13, 1 (Zaccaria 14, 8) In quel giorno vi sarà per la casa di Davide e per gli abitanti di Gerusalemme una sorgente zampillante per lavare il peccato e l'impurità.


Matteo 2, 1-3 Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme All'udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme.

Matteo 5, 35 né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re.

 Matteo 23, 37 Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto!

Marco 11, 15 Giunsero a Gerusalemme. Entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e quelli che compravano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe

ANDARE A GERUSALEMME. RICORDI DI GIOVANNI PAOLO II NEL 2000 / 29 ott 2026.

 

La scala che porta alla 
cappella della crocifissione

Nel 2000 Papa Giovanni Paolo II venne pellegrino in Terra Santa. Fu la prima volta per me. Molti ricordi preziosi. Ma voglio ricordare due fatti del Papa. 

Il primo giorno i giornali israeliani titolavano: “Benvenuto vecchio amico”. Era riferito all’età del Papa, e al suo essere amico da sempre del dialogo e degli ebrei in particolare. Ma c'era una certa prudenza nella stampa: “come andrà questa visita?”. Quando il Papa concluse il suo pellegrinaggio gli stessi giornali lo salutarono con un caloroso "arrivederci nuovo amico". Il clima creato dal Papa, dai suoi gesti  (tra tutti la preghiera infilata tra le pietre del muro occidentale come fanno i pii ebrei), e le sue parole, avevano sciolto ogni riserva.

mercoledì 28 ottobre 2026

LEONE XIV E LA FAMIGLIA /UNA CARO 32. nn. 80-83

 


Leone XIV

80. Tra i primi interventi di Papa Leone XIV, in riferimento al tema di questa Nota, si può prendere in considerazione quanto egli esprime nel messaggio per la commemorazione del 10° anniversario della canonizzazione dei coniugi Louis e Zélie Martin, genitori di Santa Teresa di Gesù Bambino. In tale occasione, il Santo Padre si riferisce al «modello di coppia che la Santa Chiesa presenta ai giovani» come a «un’avventura così bella: un modello di fedeltà e di attenzione all’altro, un modello di fervore e di perseveranza nella fede, di educazione cristiana dei figli, di generosità nell’esercizio della carità e della giustizia sociale; un modello anche di fiducia nella prova»[109].

81. In verità, lo stesso motto di Papa Leone XIV, «In illo uno, unum» («in Colui che è Uno, siamo uno»), desunto da un brano di Sant’Agostino[110], potrebbe essere applicato alla vita di coppia, suggerendo che «essere una cosa sola» è possibile e realizzabile pienamente in Dio. In tal senso, l’unità matrimoniale trova il suo fondamento e la sua completezza nella relazione con Dio. In occasione del Giubileo delle famiglie, dei nonni e degli anziani, Papa Leone XIV, rivolgendosi direttamente agli sposi, ha ribadito che «il matrimonio non è un ideale, ma il canone del vero amore tra l’uomo e la donna: amore totale, fedele, fecondo […]. Mentre vi trasforma in una carne sola, questo stesso amore vi rende capaci, a immagine di Dio, di donare la vita»[111].

PAPA FRANCESCO, UNA RIFLESSIONE RADICATA NELL'ESPERIENZA / UNA CARO 31. nn. 78-79

 


Francesco

78. Papa Francesco ci ha fatto dono di una riflessione originale e radicata nell’esperienza concreta su diversi aspetti dell’unione esclusiva degli sposi nel quarto capitolo dell’Esortazione apostolica Amoris laetitia, dove si può trovare una descrizione dettagliata dell’amore coniugale nelle sue diverse manifestazioni, avendo come punto di partenza 1Cor 13, 4-7. Innanzitutto la pazienza, senza la quale «avremo sempre delle scuse per rispondere con ira, e alla fine diventeremo persone che non sanno convivere, antisociali incapaci di dominare gli impulsi»[97]; poi la benevolenza, il “fare il bene” come «reazione dinamica e creativa nei confronti degli altri»[98]; quindi l’amabilità, perché chi ha imparato a amare «detesta far soffrire gli altri»[99] ed «è capace di dire parole di incoraggiamento, che confortano, che danno forza, che consolano, che stimolano»[100]. L’amore implica anche un certo “distacco di sé stessi”, per donarsi gratuitamente fino a dare la vita[101]. Di conseguenza, l’amore è capace di superare la violenza interiore verso i difetti altrui, che «ci mette sulla difensiva davanti agli altri» e «finisce per isolarci»[102]. A tutto ciò si aggiunge il perdono, che «presuppone l’esperienza di essere perdonati da Dio»[103], la capacità di rallegrarsi con gli altri, in modo che «chiunque faccia qualcosa di buono nella vita, sa che lì lo festeggeranno insieme a lui»[104]; e la fiducia, perché l’amore «lascia in libertà, rinuncia a controllare tutto, a possedere, a dominare»[105]. L’amore infine spera per l’altro, «spera sempre che sia possibile una maturazione, un sorprendente sbocciare di bellezza, che le potenzialità del suo essere germoglino un giorno»[106].

BENEDETTO XVI E LA FAMIGLIA NEL PROGETTO DI DIO / UNA CARO. 30. nn. 76-77

 


Benedetto XVI

76. Benedetto XVI riprende questo insegnamento, quando ricorda, richiamando anche lui il racconto della Creazione, che «l’eros è come radicato nella natura stessa dell’uomo; Adamo è in ricerca e “abbandona suo padre e sua madre” per trovare la donna; solo nel loro insieme rappresentano l’interezza dell’umanità, diventano “una sola carne”. Non meno importante è il secondo aspetto: in un orientamento fondato nella creazione, l’eros rimanda l’uomo al matrimonio, a un legame caratterizzato da unicità e definitività; così, e solo così, si realizza la sua intima destinazione»[95].

GIOVANNI PAOLO II E LA FAMIGLIA 2. / UNA CARO 29. nn. 74-75

 


74. Seguendo questa linea di pensiero, San Giovanni Paolo II sostiene che questa unione non esprime la volontà originaria di Dio sulla monogamia se l’altra persona, anche se l’unione è esclusiva, diventa solamente un oggetto usato per appagare i propri desideri: «All’unione o “comunione” personale, cui l’uomo e la donna sono reciprocamente chiamati “dal principio”, non corrisponde, anzi è in contrasto la eventuale circostanza che una delle due persone esista solo come soggetto di appagamento del bisogno sessuale, e l’altra divenga esclusivamente oggetto di tale soddisfazione. Inoltre, non corrisponde a tale unità di “comunione” – anzi la contrasta – il caso che entrambi, l’uomo e la donna, esistano vicendevolmente quale oggetto di appagamento del bisogno sessuale, e ciascuna da parte sua sia soltanto soggetto di quell’appagamento. Tale “riduzione” di un così ricco contenuto della reciproca e perenne attrazione delle persone umane […] spegne il significato personale e “di comunione”, proprio dell’uomo e della donna»[93].

75. Il dono dello «Spirito Santo effuso nella celebrazione sacramentale offre agli sposi cristiani il dono di una comunione nuova d’amore che è immagine viva e reale di quella singolarissima unità, che fa della Chiesa l’indivisibile Corpo mistico del Signore Gesù […] stimolante impulso affinché ogni giorno progrediscano verso una sempre più ricca unione tra loro a tutti i livelli – dei corpi dei caratteri, dei cuori, delle intelligenze, e delle volontà, delle anime»[94].

GIOVANNI PAOLO II E LA MONOGAMIA 1. / UNA CARO 28. nn. 71-73.

 


San Giovanni Paolo II

71. San Giovanni Paolo II si serve del riferimento di Cristo “al principio” per introdurre, nella riflessione sul rapporto sponsale, l’ermeneutica del dono[86]. Nella Creazione si rivela l’autodonazione di Dio e la Creazione stessa costituisce il dono fondamentale e originario. L’essere umano è l’unica creatura che può ricevere il mondo creato come dono e che può, allo stesso tempo, in quanto immagine di Dio, fare della propria vita un dono. È in questa logica che il significato sponsale del corpo umano, nella sua mascolinità e femminilità, rivela che l’essere umano è stato creato per donarsi all’altro e che solo in questo dono di sé porta a compimento il vero significato del suo essere e della sua esistenza[87].

72. In questo orizzonte, nella sua esposizione della concezione cristiana della monogamia, San Giovanni Paolo II sostiene l’origine semitica e non occidentale dei suoi fondamenti più profondi, affermando che «appare come l’espressione della relazione interpersonale, quella in cui ciascuno dei due partner è riconosciuto dall’altro in uguale valore e nella totalità della sua persona. Questa concezione monogamica e personalistica della coppia umana è una rivelazione assolutamente originale, che porta il marchio di Dio, e che merita di essere sempre più approfondita»[88].