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lunedì 23 marzo 2026

NEANCH'IO TI CONDANNO; VA E D'ORA IN POI NON PECCARE PIÙ / 10° Anniversario di Amoris Laetitia. 19 - 03 - 2026.



Dopo lo struggente racconto di Susanna accusata falsamente di adulterio e salvata dalla reazione forte e intelligente di Daniele, ascoltiamo oggi il Vangelo in cui Gesù salva non più una donna innocente ma peccatrice. Quale commento migliore quest’anno che leggere il messaggio di Papa Leone per il Decimo Anniversario di  “Amoris Laetitia” che tanto scalpore fece allora, fino all’accusa di eresia contro Papa Francesco. Papa Leone assume quel testo “luminoso messaggio di speranza riguardo all’amore coniugale e famigliare” e vuole rafforzarne l'applicazione nella Chiesa. Nulla di strano allora se, come per Papa Francesco, alcuni contestano la validità della sua elezione. E per chi ha abusato il magistero di Papa Francesco in senso opposto (“chi sono io per giudicare”) ascoltiamo la frase liberante di Gesù all’adultera: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più». 


Dal Vangelo secondo Giovanni  Gv 8,1-11

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.

Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.

Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.

Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».


MESSAGGIO DEL SANTO PADRE LEONE XIV 

IN OCCASIONE DEL DECIMO ANNIVERSARIO

DELL’ESORTAZIONE APOSTOLICA POSTSINODALE AMORIS LAETITIA 

domenica 22 marzo 2026

VIENI FUORI! / V Domenica di Quaresima, A. 2026


Sei catecumeno e vuoi diventare cristiano? Confronta la tua vita con il Vangelo della risurrezione di Lazzaro. Anche tu che sei già battezzato. 

Il punto focale è l’affermazione di Gesù: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Significa riconoscere Gesù come Messia: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo». Però Gesù non parla della risurrezione futura ma di adesso!

Chiariamo eventuali equivoci: 

“Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava”. Gesù ha lasciato morire Lazzaro per essere poi acclamato risuscitandolo. Non gioca con la nostra sofferenza. Sarebbe comunque arrivato due giorni dopo la morte di Lazzaro.

Sono diverse la risurrezione di Lazzaro e quella di Gesù? Lazzaro benché già in decomposizione è rivivificato, ritorna alla vita terrena e poi di nuovo morirà. Gesù risorge e più non muore. Supera il limite della vita normale, la sua risurrezione è compimento della Storia - è un evento metastorico - compimento della vita  umana chiamata a trascinare la materia secondo lo Spirito. Significa che Gesù ha un vero corpo, può mangiare, farsi toccare (Luca 24, 36-40; Giovanni 20,27) ma non è più sottomesso alle esigenze terrene del cibo, del riposo, degli ostacoli. Il suo Corpo è glorificato.

Il cristiano crede fermamente sia alla risurrezione della carne che alla risurrezione spirituale in questa vita. 

Gesù ci invita a togliere la pietra, mettendo a nudo il nostro cuore davanti a lui, ad affidargli le nostre ferite e paure, vergogna, le nostre morti. La pietra la metto io con il mio peccato, ma possono averla messa gli altri, la famiglia, l’ambiente. Solo Gesù fa risorgere. La pietra però la deve togliere l’uomo, sia io stesso che la comunità. E la decisione di uscire dal sepolcro spetta alla fine solo a me. Ascolta Gesù che ti grida a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». La comunità ha ancora un compito: non tirarsi indietro davanti a chi appare cambiato, vuole rientrare nel giro di relazioni normali, ha rivelato le sue ferite, ma andargli incontro e liberarlo dalle bende che impacciano i suoi movimenti. Non per imprigionarlo in un altro modo. La comunità è unita dalla legge della fede ma nella fede comune ciascuno è libero: «e lasciàtelo andare».


Dal Vangelo secondo Giovanni  Gv 11,1-45

sabato 21 marzo 2026

IO DETESTO IL RIPUDIO DICE IL SIGNORE / 08 UNA CARO nn. 15-18.

Osea perdona la moglie


Il simbolismo nuziale profetico

15. Nei Profeti, le categorie dell’amore coniugale imprimono tratti particolari alla comprensione dell’alleanza tra Dio e il suo popolo, non più modulata secondo il canone dei patti tra il re e i principi vassalli.

16. Emerge qui, in modo emblematico, la vicenda personale del profeta Osea (VIII sec. a. C.), la quale viene assunta a paradigma teologico per rileggere la storia d’amore tra il Signore e Israele (cfr. Os 2,4-25). Malgrado il tradimento subito dalla moglie Gomer, egli non riesce a spegnere il suo amore per lei e nutre piuttosto la speranza che ella, abbandonata e delusa dai suoi amanti, “ritorni” sulla strada di casa al fine di ricomporre in pienezza la relazione d’amore, essendo quella donna l’unica della sua vita, perdonandole i tradimenti (cf. Os 2,16-17). 

UNIONE FISICA E SPIRITUALE / 07 UNA CARO N. 14.



14. La conclusione del racconto biblico: «l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà (dāḇaq) a sua moglie e i due saranno un’unica carne» (Gen 2,24), esprime bene questo bisogno di una intima unione, un attaccamento fisico e interiore tale, che il Salmista lo adotta per descrivere l’unione mistica con Dio: «A te si stringe (dāḇaq) l’anima mia» (Sal 63,8; cf. 1Cor 6,16-17). Come afferma Papa Francesco, «il verbo “unirsi” nell’originale ebraico indica una stretta sintonia, un’adesione fisica e interiore, fino al punto che si utilizza per descrivere l’unione con Dio: “A te si stringe l’anima mia” (Sal 63,8), canta l’orante. Si evoca così l’unione matrimoniale non solamente nella sua dimensione sessuale e corporea, ma anche nella sua donazione volontaria d’amore. Il frutto di questa unione è “diventare un’unica carne”, sia nell’abbraccio fisico, sia nell’unione dei due cuori e della vita e, forse, nel figlio che nascerà dai due, il quale porterà in sé, unendole sia geneticamente sia spiritualmente, le due “carni”»[18]. 

LA MONOGAMIA NEL CAPITOLO 2 DELLA GENESI / 06 UNA CARO nn. 12-13.



La monogamia nel capitolo 2 della Genesi

12. Alla radice del modello monogamico, il capitolo 2 del libro della Genesi si presenta come un vero e proprio manifesto antropologico posto all’incipit delle Scritture. Esso descrive il progetto che il Creatore propone come ideale alla libertà della creatura umana. L’esclamazione divina: «non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto (‘ēzer) che gli corrisponda» (Gen 2,18), mette chiaramente in luce il bisogno nel quale si trova l’uomo appena uscito dalle mani di Dio, ossia uno stato di solitudine-isolamento. Malgrado la presenza degli altri esseri viventi, l’uomo vuole un aiuto che gli corrisponda (cf. Gen 2,20), un alleato vivo, unico e personale, che egli possa fissare negli occhi, come suggerisce la parola keneḡdô, tradotta di solito con “simile” o “corrispondente”, per mettere in evidenza la necessità di un incontro dialogico di sguardi e di volti. Infatti, «l’espressione originale ebraica ci rimanda a una relazione diretta, quasi “frontale” – gli occhi negli occhi – in un dialogo anche tacito, perché nell’amore i silenzi sono spesso più eloquenti delle parole. È l’incontro con un volto, un “tu” che riflette l’amore divino ed è “il primo dei beni, un aiuto adatto a lui e una colonna d’appoggio” (Sir 36,26), come dice un saggio biblico»[16]. L’uomo cerca dunque un volto insostituibile davanti a sé, un “tu”, con il quale intrecciare un vero rapporto d’amore fatto di donazione e di reciprocità.

giovedì 19 marzo 2026

UOMINI E DONNE DI OGNI NAZIONALITÀ, LINGUA, CULTURA / L.G. 03 La Chiesa popolo di Dio



LEONE XIV  UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro  Mercoledì, 11 marzo 2026

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I Documenti del Concilio Vaticano II. II. Costituzione dogmatica Lumen gentium. 3. La Chiesa popolo di Dio


Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!

Proseguendo nella riflessione sulla Costituzione dogmatica Lumen gentium (LG) oggi ci soffermiamo sul secondo capitolo, dedicato al Popolo di Dio.

Dio, che ha creato il mondo e l’umanità e che desidera salvare ogni uomo, compie la sua opera di salvezza nella storia scegliendo un popolo concreto e abitando in esso. Per questo, Egli chiama Abramo e gli promette una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia del mare (cfr Gen 22,17-18). Con i figli di Abramo, dopo averli liberati dalla condizione di schiavitù, Dio stringe un’alleanza, li accompagna, se ne prende cura, li raccoglie ogni volta che si smarriscono. Perciò, l’identità di questo popolo è data dall’azione di Dio e dalla fede in Lui. Esso è chiamato a diventare luce per le altre nazioni, come un faro che attirerà a sé tutti i popoli, l’intera umanità (cfr Is 2,1-5).

SACERDOZIO COMUNE BATTESIMALE, COSA SARÀ MAI? / L.G. 04 La Chiesa popolo sacerdotale e profetico



Papa Leone ha toccato ieri un tema importantissimo e delicato: quello del Sacerdozio comune di tutti i battezzati che ancora è stato poco spiegato, quando non totalmente ignorato nella predicazione e formazione cristiane e non rientra nella vita quotidiana concreta delle nostre comunità cristiane. Chi continua a vedere nei presbiteri le uniche persone con un carattere sacerdotale ignorando la dimensione sinodale della Chiesa secondo la mentalità clericale che il Concilio Vaticano II ha voluto rincentrare sulla verità del Nuovo Testamento, chi invece "si è messo la tiara dell'infallibilità in testa" come diceva Von Balthasar o pensa che la Chiesa sia una Assemblea parlamentare dove la maggioranza decide della verità. Ascoltiamo il Papa.

LEONE XIV   UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro   Mercoledì, 18 marzo 2026

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I Documenti del Concilio Vaticano II. II. Costituzione dogmatica Lumen gentium. 4. La Chiesa popolo sacerdotale e profetico


Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!

Oggi vorrei soffermarmi ancora sul secondo capitolo della Costituzione conciliare Lumen gentium (LG), dedicato alla Chiesa come popolo di Dio.

Il popolo messianico (LG, 9) riceve da Cristo la partecipazione all’opera sacerdotale, profetica e regale in cui si attua la sua missione salvifica. I Padri conciliari insegnano che il Signore Gesù ha istituito mediante la nuova ed eterna Alleanza un regno di sacerdoti, costituendo i suoi discepoli in un «sacerdozio regale» (1Pt 2,9; cfr 1Pt 2,5; Ap 1,6). Questo sacerdozio comune dei fedeli viene donato con il Battesimo, che ci abilita a rendere culto a Dio in spirito e verità e a «professare pubblicamente la fede ricevuta da Dio mediante la Chiesa» (LG, 11). Inoltre, attraverso il sacramento della Confermazione o Cresima, tutti i battezzati «vengono vincolati più perfettamente alla Chiesa, sono arricchiti di una speciale forza dallo Spirito Santo e in questo modo sono più strettamente obbligati a diffondere e a difendere la fede con la parola e con l’opera, come veri testimoni di Cristo» (ibid.). Questa consacrazione sta alla radice della comune missione che unisce i ministri ordinati e i fedeli laici.