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domenica 6 settembre 2026

GRANDE, VERO E ONNIPOTENTE È L'AMORE DI DIO / XXIII DOM T.O. A, 2026.

 


“Amare, voce del verbo morire”. Così don Tonino Bello ci dava questa perla di Sapienza maturata nella preghiera. Infatti colui che ha amato è morto per me e per tutti, ha compiuto la Parola di Dio facendo vendetta dei suoi nemici, cioè trasformandoli in amici. Non dirà forse a Giuda: “ amico, con un bacio tradisci il Figlio dell’uomo?” Questo verbo morire è associato ad altri verbi. Il primo è "risorgere". La felicità del cristiano è di sapersi amato da Dio, di scoprirlo in Gesù, crocifisso, morto, e risorto.

Non ho tempo di scrivere di più ma sono grato al Signore di aver potuto meditare e gustare assieme alle Assemblee domenicali e a qualche singolo la pedagogia che Gesù ci offre nelle letture della Messa per insegnarci passo passo ad amare. Alleluja! Lodate Dio!


Dal libro del profeta Ezechièle  Ez 33,1.7-9 

sabato 5 settembre 2026

SICUREZZA E LIBERTÀ NELLE NOSTRE SOCIETÀ. / 5 - 09 - 2026.

 




Il programma di “Futuro Nazionale” afferma, assieme ad altri argomenti provita, che “l’aborto non è un diritto”. Ho scoperto che la fonte è stata il programma del Movimento per la Vita, un programma solido frutto di riflessione e di esperienze di terreno. Sembra che l’abbiano scopiazzato.

Da cristiano può solo rallegrarmi che l’aborto ed altri argomenti simili ritornino in modo sensato nel dibattito politico mentre qualche nazione purtroppo ha inserito l’aborto nella propria Costituzione e, chiamandola “morte degna”, ha legalizzato l’eutanasia. Eppure, oltre che valori cristiani, il rispetto della vita e della famiglia fanno parte di ciò che la Chiesa chiama “diritto naturale”, cioè valori che possono essere condivisi anche da chi non professa una fede, ma usa soltanto la ragione per chiedersi cosa è giusto per l’uomo e la società.

Quindi tutto bene? Non ci sono rischi eventuali? Purtroppo ci sono.

giovedì 3 settembre 2026

UN NUOVO PECCATO: IL DEGRADO AMBIENTALE / Un documento della Santa Sede. 03 -09-2026



Papa Francesco già lo chiedeva ma l’abbiamo un po' tutti dimenticato: quando ti confessi, accùsati anche dei tuoi peccati contro l’ambiente. Nessuno li ricorda nella confessione, anche se esiste già nella società civile il reato ecologico. Alcuni sono reati maggiori come le discariche abusive o l'inquinamento da processi di produzione, ma anche a livello individuale, disperdere rifiuti nella natura, non fare la differenziata, sprecare il cibo, ecc. sono peccati. Papa Leone - che ha visto da vicino in Perù i crimini delle grandi compagnie minerarie contro la foresta amazzonica e i suoi abitanti e difensori - fin dai primi giorni del suo papato ha moltiplicato i discorsi e le iniziative per la responsabilità dell’uomo verso l’ambiente. Ieri la Commissione Teologica Internazionale (CTI) del Dicastero per la Dottrina della Fede ha pubblicato un documento approvato da Papa Leone XIV: “Prendersi cura della nostra Casa comune” “una risposta responsabile e fraterna al Dio trinitario”.

mercoledì 2 settembre 2026

L'UOMO, "RICCO STOLTO" DISTRUGGE LA SUA CASA / 1° settembre, messaggio del Patriarca Bartolomeo. 09-2026.

 

Fonte Vatican News.

Il Patriarca ortodosso di Costantinopoli Bartolomeo I, figura molto ricca e importante è tra l’altro un pioniere della causa della Custodia del Creato e inventore del Tempo del Creato adottato in seguito da Papa Francesco e da altre confessioni cristiane. Nel suo messaggio per il 1° settembre 2026 egli chiama l’umanità ad interrompere il GEOCIDIO ossia lo sterminio della Terra (Gea in greco), quella guerra di tutti contro l’ambiente come diceva Papa Francesco, oltre alle varie guerre combattute tra gli uomini, e si apra allo sviluppo sostenibile, unica e necessaria via di sopravvivenza materiale ma anche spirituale perché la Terra ci è stata donata come riflesso della Sapienza del Creatore e come dono per tutta l’Umanità.

martedì 1 settembre 2026

ANNUNCIARE IL VANGELO NELLA SUA INTEGRITÀ FUNZIONA? / riflessione su 1 Corinti 2,1-5.

 


San Paolo arriva a Corinto dopo la batosta di Atene in cui fondamentalmente il suo discorso ben articolato non ebbe frutto (Atti 18,1) e decide di cambiare metodo annunciando solo “gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi” (Luca 1,1) e precisamente Gesù Cristo crocifisso, scandalo (1 Cor 1,23) e soprattutto stoltezza (da 1 Cor 1,18 a 25 Paolo ripete 4 volte la parola stoltezza) basandosi “sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza”. 

Come posso annunciare Cristo basandomi solo “sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio”. Cosa mi/ci manca per farlo? Cosa ci dice san Paolo? 

Un primo punto è che san Paolo è stato umiliato, si è ritrovato debole e senza certezze umane, forse chiedendosi se non avrebbe subito un altro smacco come ad Atene. Certamente ha dovuto trovare nella fede il coraggio di annunciare Cristo crocifisso e risorto come dice ai cristiani di Tessalonica, anche lì, dopo che a Filippi dove predicava insieme a Sila “i magistrati, fatti strappare loro i vestiti, ordinarono di bastonarli e, dopo averli caricati di colpi, li gettarono in carcere" (Atti 16,22-23). Da  una parte, in carcere, “Verso mezzanotte Paolo e Sila, in preghiera, cantavano inni a Dio” con i ceppi ai piedi e tutti i lividi (Atti 16,25) e Dio li libera tramite un terremoto molto speciale che converte anche il capo carceriere. Perché allora Paolo scrive ai fratelli di Tessalonica che “dopo aver sofferto e subìto oltraggi a Filippi, come sapete, abbiamo trovato nel nostro Dio il coraggio di annunciarvi il vangelo di Dio in mezzo a molte lotte”? (1 Tessalonicesi 2, 2). Dovrebbe esultare per le meraviglie che ha operato il Signore proprio a Filippi. Come comprenderlo? Forse, semplicemente, c'è in noi la realtà nuova, le meraviglie del Signore, e c'è ancora l’uomo vecchio che ricorda le sofferenze e deve imparare a gestire le conseguenze della persecuzione, delle ferite ricevute. Questo uomo vecchio esiste e resiste. Altrimenti Gesù non avrebbe sofferto nella sua vita e nemmeno sulla croce. Ma l’amore di Dio permette di trionfare di tutto e dona lo Spirito, il coraggio di lodare Dio in tutte le circostanze, anche quando umanamente la situazione si presenta negativa. Meditiamo questo. San Paolo, salvato gratuitamente dall’amore di Gesù, e consapevole che solo in Gesù si trova la pienezza che lo giustifica e non nei suoi sforzi, non nella Legge e i suoi precetti, sa però che il Signore vuole che egli lo segua e che le prove che subisce sono efficaci e necessarie. Per annunciare il Signore bisogna seguirlo, vivere in comunione con lui prendendo la propria croce. 

Inoltre vivere con Cristo esige una preghiera costante ancorata nella Parola e nel servizio che per l’apostolo è l’annuncio della risurrezione e la formazione dei credenti. Il servizio della Parola è prioritario su quello delle mense (Atti 6,4). Questo servizio, questa missione diventa culto:“Quel Dio, al quale rendo culto nel mio spirito annunziando il vangelo del Figlio suo” (Romani 1,9). La preghiera non formata diventa facilmente una preghiera come quella dei pagani condannata da Gesù (non significa che il Signore non ami i pagani, ma in un mondo così religioso come quello  antico, se “basta che si preghi”, cosa aveva da insegnare il Signore, dove sarebbe la Buona Notizia?)

Tiriamo due conclusioni: anche per Paolo il suo servizio è un cammino: “al fine di guadagnare Cristo e di essere trovato in lui, non con una mia giustizia derivante dalla legge, ma con quella che deriva dalla fede in Cristo, cioè con la giustizia che deriva da Dio, basata sulla fede. E questo perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la partecipazione alle sue sofferenze, diventandogli conforme nella morte, con la speranza di giungere alla risurrezione dai morti. Non però che io abbia già conquistato il premio o sia ormai arrivato alla perfezione; solo mi sforzo di correre per conquistarlo, perché anch'io sono stato conquistato da Gesù Cristo". (Filippesi 3, 8-13).  Ancora dice: “Abbiamo addirittura ricevuto su di noi la sentenza di morte per imparare a non riporre fiducia in noi stessi, ma nel Dio che risuscita i morti”. (2 Corinzi 1, 9). Pur in tono minore, i compagni di evangelizzazione di Paolo hanno camminato e condiviso la stessa grazia. 

La seconda conclusione è la più importante: annunciare il Vangelo nella sua integrità ha funzionato!, ha portato frutti meravigliosi, anche in mezzo a persone che non sembravano pronte sia perché lontane (pagane) sia perché vicine (ebrei) e convinte di non avere nulla da cambiare nella loro impostazione di vita. Ma il cuore dell’uomo è fatto per Dio e il suo Spirito di Verità lo convince e lo libera.     

Puoi vedere anche il post del 2020 sulle stesse letture compreso il Vangelo:   La Gioia del Vangelo: NELLA DEBOLEZZA, CON MOLTO TIMORE E TREPIDAZIONE / Lunedì XXII sett. T.O.                     


Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi  1Cor 2,1-5

lunedì 31 agosto 2026

GRANDE FERVORE PER CIÒ CHE INGANNA, PIGRIZIA PER I VERI VALORI, COME MAI? / Dall'Imitazione di Cristo. XXII sett. T.O. 31 - 08 -2026.

 



L’imitazione di Cristo, un libro medievale di autore sconosciuto chiamato “Quinto Vangelo” da una persona dello spessore di Bossuet, un libro formatore e ispiratore di grandi santi da sant’Ignazio di Loyola fino a santa Teresa di Lisieux e san Giovanni XXIII e tanti altri, ci presenta nel breviario di oggi in modo molto limpido un punto fondamentale della vita spirituale: come mai si corre - anche tu - per i beni spesso illusori della vita terrena pur sapendo che la morte cancellerà tutto, e così poco per i beni eterni che sono offerti con tanta generosità e abbondanza dal Signore e che sono poi la sorgente di tutti i beni, anche terreni? “Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno. Non cercate perciò che cosa mangerete e berrete, e non state con l`animo in ansia: di tutte queste cose si preoccupa la gente del mondo; ma il Padre vostro sa che ne avete bisogno. Cercate piuttosto il regno di Dio, e queste cose vi saranno date in aggiunta. Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno”  (Luca 12, 29-32; vedi Matteo 6, 32). “Gesù rispose: "In verità, in verità vi dico, voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati”. (Giovanni 6, 26). La pigrizia spirituale per cercare i beni eterni ha un nome particolare: l’accidia, che i santi chiamano la "terribile". Leggiamo questo prezioso brano. Vi troveremo un termine poco usato : "querulo", cioè una persona che si lagna in continuazione, spesso per abitudine o per piccoli motivi.  


Dal libro della «Imitazione di Cristo»  ​(Lib. 3, 3)

domenica 30 agosto 2026

VA DIETRO A ME SATANA! / XXII DOM T.O., A, 2026.

 


Per Paolo il culto spirituale consiste nell’offrire il nostro corpo come sacrificio vivente. Come un culto spirituale può essere materiale? Non è forse una contraddizione? Chiaramente no. Tutto parte dallo spirito dell'uomo, dalla sua libertà profonda per giungere al corpo e all’azione. Il mio corpo sono io come il mio spirito, ma io sono uno spirito incarnato e tutto parte dalla mia libera volontà. Santa Teresa d’Avila chiese a Gesù : “Se la salvezza viene solo dalla fede perché vuoi le mie opere?” - “Perché voglio vedere la tua volontà!” fu la risposta. Madre Teresa dava questo criterio dell’autenticità dell’amore: “Amare fino a quando fa male”. Dobbiamo consegnare tutta la nostra vita al Signore per non rimanere illusi. “Siate di quelli che mettono in pratica la Parola, e non ascoltatori soltanto, illudendo voi stessi” (Giacomo 1, 22). L’ebraismo ci ha insegnato ad essere concreti fino a chiudersi in alcuni in una religione delle opere e dei precetti, dimenticando la grazia. Paolo dovrà lottare tutta la vita per ristabilire il primato della grazia senza mettere da parte la necessità che questa si traduca in opere concrete. “Così anche la fede: se non è seguita dalle opere, in se stessa è morta” (Giacomo 2, 17).

Il primato della grazia significa però primato di Dio e del suo amore. “Ci hai fatti per te e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te” esclamava sant’Agostino. Questo amore vuole essere come un fuoco in noi. 

Come avere questo fuoco? Dio vuole certamente donarcelo  ma Geremia testimonia che accoglierlo è un combattimento interno e che non troverà subito approvazione attorno a noi.

Dobbiamo almeno avere una costante e salutare inquietudine: Posso fare meglio? Gesù ha detto : “io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza” (Giovanni 10, 10), come fare affinché egli realizzi questa sua promessa in me? 

Il Vangelo, dopo san Paolo, ci dà la risposta: 

Superare l’amore solo terreno di Pietro . Cosa fa di male Pietro?: si mette tra Gesù e Dio: “dietro a me, nemico (satana!)”. Facendo così potrebbe indurre Gesù a cadere diventando pietra di scandalo (è impressionante vedere che Gesù possa essere tentato dai suoi stessi amici!). Tutto questo perché il suo affetto e la sua visione della vita è secondo la mentalità umana e non quella di Dio. La maggior parte di noi, direbbe: ma cosa c'è di male!?!? Quante volte hai rimproverato Dio? Ma Gesù - a noi che ascoltiamo - dice:  «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita?”

Prendiamo sul serio queste parole nella certezza dell’amore eterno di Gesù per noi, fino all’ultimo. E non ci fa male ricordarci che saremo giudicati: o le mie azioni saranno di vita eterna oppure avrò disperso, sciupato la mia vita, e la Parola che avrò ricevuto si rivelerà nella sua verità e forza : “Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni»


Dal libro del profeta Geremìa  Ger 20,7-9