In questi giorni ci scambiamo auguri per la Pasqua e la Pasquetta spesso con immagini di uova, pulcini, colombe e coniglietti, e auguri di serenità. Viviamo tranquilli pranzi a carattere famigliare (un pensiero particolare per chi ne è privato).
Anche un momento di pausa tra parenti e amici, vissuto con affetto, è una cosa buona. Ma mi chiedo se tutti questi auguri in occasione della Pasqua non sono troppo simili agli auguri di capodanno: per niente realistici. In ogni caso celebrare chi ha vinto definitivamente la morte ricevendo ogni potere in cielo e in terra non dovrebbe risolversi solo in un pranzo più copioso e con dolci golosi, o qualche scampagnata.
Di fatto le cene dopo la risurrezione che la Scrittura ricorda sono tutt’altro che “tranquille”. Quando Gesù si manifesta in mezzo a loro, credono di vedere un fantasma, sono turbati e/o pieni di gioia. Sono veri eventi che segnano i presenti (Giovanni 20,19-29).
L’esempio più chiaro è il Vangelo dei discepoli di Emmaus della Messa vespertina del giorno di Pasqua (Luca 24,13-43).






