Nella parabola del buon grano e della zizzania ogni elemento della parabola trova un corrispondente nella spiegazione che ne dona il Signore, tranne uno: i servitori. Non sono menzionati in quella spiegazione. Nella parabola vorrebbero strappare la zizzania e il padrone glielo vieta. Devono lasciar correre e aspettare il giudizio finale. Saranno gli angeli a separare in modo sicuro la zizzania dal buon grano. Allora i servi non devono fare proprio niente? Ciò che devono fare è indicato nelle due parabole successive: crescere come il granello di senape che e rende preziosi servizi, come agli uccelli che vi fanno il nido. Devono essere il lievito che fa lievitare tutta la pasta - cioè TUTTA LA SOCIETÀ! Gesù sottolinea la potenza che agisce nei figli del Regno.
Cosa devi fare dunque? Convèrtiti invece di puntare il dito e di sognare una Chiesa di puri. “Vogliono una Chiesa così pura che se tale fosse, i primi ad esserne esclusi sarebbero loro” diceva qualcuno. Ci sono sempre stati tentativi del genere durante la Storia, capaci di sedurre molte persone anche vescovi, come nel caso dell’eresia donatista al tempo di sant’Agostino. Però la Storia ha sempre dimostrato che questi tentativi finivano miseramente. In politica la tentazione della razza pura, dell'autarchia, del governo dei migliori, ecc... è ancora più presente e seducente. Quanti salvatori di turno, quanti uomini della provvidenza, che hanno polarizzato e diviso i loro popoli: chi vota per me è buono, gli altri sono i cattivi! Danno sfogo alla collera e ai sogni di potenza delle masse ma sdoganano anche la violenza. Sappiamo come è andata a finire ogni volta che ci si è affidati a qualche Duce. Purtroppo anche oggi è presente questa tentazione. In questi ultimi decenni abbiamo visto nuove proposte radicalissime anche se i loro movimenti, così radicali a parole, appena arrivati al potere si sono in fretta convertiti alla politica tradizionale e spesso ai suoi vizi. Ma trovano sempre chi li segue. L'episodio della condanna definitiva del gioielliere ligure fa prendere coscienza della generale scristianizzazione dell'Italia.
Per questo, Gesù che se ne intendeva di Dio Padre, di cuore dell’uomo, di società e di politica, propone un percorso diametralmente opposto. Non significa però che sia un percorso confuso, senza identità, senza slancio, meno radicale. È lui il vero assoluto. È lui l'unico salvatore.
Dobbiamo prendere coscienza che il mondo intero vive una situazione che non è una crisi passeggera. Non si tratta però di essere persone rassegnate e demotivate, ripiegate su sé stesse o sul proprio gruppo, e di vivere quanti non la pensano come me o non fanno parte del mio gruppo come un nemico, persino “non degno di essere chiamato uomo” come scriveva qualcuno oggi. Bisogna fare innanzitutto un bagno di realismo su noi stessi, di riconoscere le illusioni passate e quelle che ci abitano ancora, le pulsioni che ci portano ad agire e reagire portandoci lontani da Dio. Dobbiamo prendere dunque coscienza della nostra fragilità e debolezza. Ma bisogna anche riconoscere il tesoro che gratuitamente abbiamo ricevuto con la grazia del Battesimo e definire una nostra posizione che ci qualifichi chiaramente come comunità cristiana, scaturita dalla Buona Notizia di Gesù e dalla Speranza nella quale ci vantiamo. Si tratta di metterci davanti al Signore e alla sua Parola e chiedergli: “Signore non ci abbandoni e sicuramente vuoi agire di fronte a tutti questi mali. Cosa vuoi che facciamo per testimoniare il tuo Vangelo, per fermentare la pasta, per aiutare il buon grano a crescere e maturare?” Troppe volte reagiamo con risposte superficiali, prefabbricate che spesso restano solo parole, oppure aspettiamo che siano altri a darci le risposte. Invece il Signore ci invita a camminare, a discernere nel suo Spirito, ciascuno e come comunità, qual è la sua volontà su di noi per oggi, a salvezza nostra e per il bene degli altri.
Dal libro della Sapienza Sap 12,13.16-19






