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venerdì 30 ottobre 2026

UN SUGGERIMENTO PER HALLOWEEN: INDOSSARE L'ARMATURA DI DIO / 30 OTTOBRE 2026.

 




San Paolo esorta i credenti di Efeso ad indossare l’armatura di Dio. Una necessità per i cristiani, una buona idea per i bambini. Suggerite questa “panoplia” (πανοπλία = armatura in greco) ai vostri bambini in occasione di Halloween! È originale e gli piacerà sicuramente. Quale bambino non accetterebbe volentieri di rivestire cintura, elmo, corazza, scudo e calzari forti, e brandire una spada? Ma sopra bisogna scrivere il loro significato: la cintura = dire la verità sempre. La corazza = essere giusto con tutti. I sandali = avere zelo per propagare il vangelo della pace. Cioè incoraggiare sempre i compagni, ricordare che Dio li ama, che bisogna fare la pace perché questo piace a Dio. Lo scudo = la fede che permette di non lasciarsi influenzare dalle promesse menzognere di felicità anche quando ti senti attratto, perché “non posso chiamare divertimento ciò che ti lascia la coscienza pesante la sera” (Don Bosco). L’elmo da oplita = salvezza, vittoria sulla morte. E infine la spada, la migliore spada, quella che si chiama Spada dello Spirito Santo, cioè la Parola di Dio, la Parola di Gesù, quella che leggiamo nel Vangelo, nella Bibbia, ma che vive nel cuore dei battezzati e dona il discernimento: “Signore cosa mi dice la tua Parola in questa situazione? Cosa mi dici in questa situazione?” Ed egli  risponde, e taglia i lacci che invischiano o portano lontano dalla verità. 

Concludendo la sua lettera ai credenti di Efeso, una bellissima città greca con un grande santuario pagano che attirava molti pellegrini con un importante commercio, san Paolo li invita a rafforzarsi nel Signore e nel vigore della sua potenza. Perché? Per crescere evidentemente, ma non si può crescere senza una difesa solida, passiva e attiva. Come un soldato che porta armi difensive e offensive. Ma qual è il nemico del credente, del buon soldato di Cristo (2 Tim 2,3 ss): sono tanti ma si riassumono in una parola: demoni. È il demonio che ci combatte. Può usare anche molte circostanze e persone umane, ma queste sono relative. 

In un suo commento di Efesini 6,10-20, Papa Francesco parlava innanzitutto della presenza reale del demonio. Lo ha fatto dall’inizio del suo pontificato. Commentando poi l’armatura di Dio, Papa Francesco si fermava al cingersi i fianchi con la verità. È certamente fondamentale. S. Paolo dice che l’amore alla verità porta alla salvezza (vedi 2 Tessalonicesi 2, 10; vedi 2 Corinzi 6, 7). Ma l’armatura deve essere completa. Oggi si usa spesso il linguaggio del tennis: “c'è un buco nella racchetta”. Come può un giocatore giocare e vincere se la sua racchetta è bucata? Come può un soldato piedi nudi combattere e vincere anche se ha le altre armi? Ora lo zelo per evangelizzare manca a troppi battezzati. E anche un soldato senza spada avrebbe solo armi passive: finirebbe per soccombere sotto i colpi dell’avversario. Meglio avere solo la spada e null’altro che tutto il resto e non avere la spada. E qual è la spada del cristiano? La Parola di Dio che Paolo chiama spada dello Spirito Santo. È quella che usa Gesù quando è tentato dal demonio, è quella che ti dona il discernimento: “Infatti la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell`anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore”. (Ebrei 4, 12; vedi ). Molti cristiani non hanno questa spada, o non la sanno usare. A te, cosa manca?


Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni  Ef 6,10-20

Fratelli, rafforzatevi nel Signore e nel vigore della sua potenza. Indossate l’armatura di Dio per poter resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia infatti non è contro la carne e il sangue, ma contro i Principati e le Potenze, contro i dominatori di questo mondo tenebroso, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti.

Prendete dunque l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno cattivo e restare saldi dopo aver superato tutte le prove. State saldi, dunque: attorno ai fianchi, la verità; indosso, la corazza della giustizia; i piedi, calzati e pronti a propagare il vangelo della pace. Afferrate sempre lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutte le frecce infuocate del Maligno; prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio.

In ogni occasione, pregate con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, e a questo scopo vegliate con ogni perseveranza e supplica per tutti i santi. E pregate anche per me, affinché, quando apro la bocca, mi sia data la parola, per far conoscere con franchezza il mistero del Vangelo, per il quale sono ambasciatore in catene, e affinché io possa annunciarlo con quel coraggio con il quale devo parlare.


10⸂Τοῦ λοιποῦ⸃ ἐνδυναμοῦσθε ἐν κυρίῳ καὶ ἐν τῷ κράτει τῆς ἰσχύος αὐτοῦ. 11ἐνδύσασθε τὴν πανοπλίαν τοῦ θεοῦ πρὸς τὸ δύνασθαι ὑμᾶς στῆναι πρὸς τὰς μεθοδείας τοῦ διαβόλου· 12ὅτι οὐκ ἔστιν ἡμῖν ἡ πάλη πρὸς αἷμα καὶ σάρκα, ἀλλὰ πρὸς τὰς ἀρχάς, πρὸς τὰς ἐξουσίας, πρὸς τοὺς κοσμοκράτορας τοῦ ⸀σκότους τούτου, πρὸς τὰ πνευματικὰ τῆς πονηρίας ἐν τοῖς ἐπουρανίοις. 13διὰ τοῦτο ἀναλάβετε τὴν πανοπλίαν τοῦ θεοῦ, ἵνα δυνηθῆτε ἀντιστῆναι ἐν τῇ ἡμέρᾳ τῇ πονηρᾷ καὶ ἅπαντα κατεργασάμενοι στῆναι. 14στῆτε οὖν περιζωσάμενοι τὴν ὀσφὺν ὑμῶν ἐν ἀληθείᾳ, καὶ ἐνδυσάμενοι τὸν θώρακα τῆς δικαιοσύνης, 15καὶ ὑποδησάμενοι τοὺς πόδας ἐν ἑτοιμασίᾳ τοῦ εὐαγγελίου τῆς εἰρήνης, 16⸀ἐν πᾶσιν ἀναλαβόντες τὸν θυρεὸν τῆς πίστεως, ἐν ᾧ δυνήσεσθε πάντα τὰ βέλη τοῦ ⸀πονηροῦ πεπυρωμένα σβέσαι· 17καὶ τὴν περικεφαλαίαν τοῦ σωτηρίου ⸀δέξασθε, καὶ τὴν μάχαιραν τοῦ πνεύματος, ὅ ἐστιν ῥῆμα θεοῦ, 18διὰ πάσης προσευχῆς καὶ δεήσεως, προσευχόμενοι ἐν παντὶ καιρῷ ἐν πνεύματι, καὶ εἰς ⸀αὐτὸ ἀγρυπνοῦντες ἐν πάσῃ προσκαρτερήσει καὶ δεήσει περὶ πάντων τῶν ἁγίων, 19καὶ ὑπὲρ ἐμοῦ, ἵνα μοι δοθῇ λόγος ἐν ἀνοίξει τοῦ στόματός μου, ἐν παρρησίᾳ γνωρίσαι τὸ μυστήριον τοῦ εὐαγγελίου 20ὑπὲρ οὗ πρεσβεύω ἐν ἁλύσει, ἵνα ἐν αὐτῷ παρρησιάσωμαι ὡς δεῖ με λαλῆσαι. 







giovedì 29 ottobre 2026

LA PAROLA GERUSALEMME NELLA BIBBIA: COME ACCOMPAGNARE IL PELLEGRINAGGIO DA CASA. / 29 ottobre 2026

 


Mentre ci prepariamo per andare in Terra Santa, qualcuno vorrebbe ma non può venire. Altri semplicemente sono contenti di stare in comunione con i pellegrini, qualcuno si preoccupa del pericolo (nulla fa temere problemi particolari). Ho pensato di offrire qualche spunto per chi vuole scrutare la Scrittura in comunione con i pellegrini. Secondo il piccolo e prezioso Biblework di LaParola.net, Gerusalemme è citata 887 volte nella Bibbia (più di 100 volte nel Nuovo Testamento). Scorrere queste citazioni è molto interessante e fa entrare nella vocazione unica della città santa e anche le sue contraddizioni, le sue tensioni, i suoi momenti bui e i suoi momenti di gloria limpida, la cura particolare di cui è oggetto da parte di Dio per soccorrerla e per castigare i suoi peccati fino alla sua esaltazione come Gerusalemme celeste. Colpisce come molti avvenimenti della vita di Gesù hanno Gerusalemme come teatro, e come punto di riferimento. In particolare la Chiesa primitiva, per espressa volontà di Gesù, ha avuto il suo centro di vita e di irradiazione missionaria in Gerusalemme (Luca 24, 47). Eppure questa Chiesa era animata da molti galilei, come Gesù, tanto che la cadenza galilea faccia presumere che uno è suo discepolo (vedi la vicenda di Pietro in Matteo 26, 73) mentre comunque molti galilei venivano normalmente a Gerusalemme per le grandi feste. Visto che Gerusalemme era corrotta e le sue autorità avevano condannato Gesù, la Chiesa poteva ripartire dalla Galilea, o dalla Samaria come lo volevano i samaritani (Luca 9,53). Invece, dopo l'Ascensione "tornarono con grande gioia a Gerusalemme" (Luca 24,52). 

Scegliere quindi solo alcuni versetti tra gli 887 per iniziare un viaggio nella Scrittura è molto difficile. Eccone alcuni che mi sono sembrati degni di particolare attenzione


 2 Samuele 5, 5 (vedi anche 1 Re 2, 11): A Ebron (Davide) regnò su Giuda sette anni e sei mesi e a Gerusalemme regnò trentatré anni su tutto Israele e su Giuda.  

Michea 4, 2: Verranno molte genti e diranno: "Venite, saliamo sul monte del Signore e al tempio del Dio di Giacobbe, perché ci insegni le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri". Poiché da Sion uscirà la legge e da Gerusalemme la parola del Signore.

Sofonia 3, 16 In quel giorno si dirà a Gerusalemme: "Non temere, Sion, non lasciarti cadere le braccia!"

Zaccaria 9, 9-10  Esulta grandemente, figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d'asina. Farà sparire il carro da guerra da Èfraim e il cavallo da Gerusalemme, l'arco di guerra sarà spezzato, annuncerà la pace alle nazioni, il suo dominio sarà da mare a mare e dal Fiume fino ai confini della terra.

Zaccaria 12, 10-11 Riverserò sopra la casa di Davide e sopra gli abitanti di Gerusalemme uno spirito di grazia e di consolazione: guarderanno a me, colui che hanno trafitto. Ne faranno il lutto come si fa il lutto per un figlio unico, lo piangeranno come si piange il primogenito. In quel giorno grande sarà il lamento a Gerusalemme, simile al lamento di Adad-Rimmon nella pianura di Meghiddo.

Zaccaria 13, 1 (Zaccaria 14, 8) In quel giorno vi sarà per la casa di Davide e per gli abitanti di Gerusalemme una sorgente zampillante per lavare il peccato e l'impurità.


Matteo 2, 1-3 Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme All'udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme.

Matteo 5, 35 né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re.

 Matteo 23, 37 Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto!

Marco 11, 15 Giunsero a Gerusalemme. Entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e quelli che compravano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe

ANDARE A GERUSALEMME. RICORDI DI GIOVANNI PAOLO II NEL 2000 / 29 ott 2026.

 

La scala che porta alla 
cappella della crocifissione

Nel 2000 Papa Giovanni Paolo II venne pellegrino in Terra Santa. Fu la prima volta per me. Molti ricordi preziosi. Ma voglio ricordare due fatti del Papa. 

Il primo giorno i giornali israeliani titolavano: “Benvenuto vecchio amico”. Era riferito all’età del Papa, e al suo essere amico da sempre del dialogo e degli ebrei in particolare. Ma c'era una certa prudenza nella stampa: “come andrà questa visita?”. Quando il Papa concluse il suo pellegrinaggio gli stessi giornali lo salutarono con un caloroso "arrivederci nuovo amico". Il clima creato dal Papa, dai suoi gesti  (tra tutti la preghiera infilata tra le pietre del muro occidentale come fanno i pii ebrei), e le sue parole, avevano sciolto ogni riserva.

mercoledì 28 ottobre 2026

LEONE XIV E LA FAMIGLIA /UNA CARO 32. nn. 80-83

 


Leone XIV

80. Tra i primi interventi di Papa Leone XIV, in riferimento al tema di questa Nota, si può prendere in considerazione quanto egli esprime nel messaggio per la commemorazione del 10° anniversario della canonizzazione dei coniugi Louis e Zélie Martin, genitori di Santa Teresa di Gesù Bambino. In tale occasione, il Santo Padre si riferisce al «modello di coppia che la Santa Chiesa presenta ai giovani» come a «un’avventura così bella: un modello di fedeltà e di attenzione all’altro, un modello di fervore e di perseveranza nella fede, di educazione cristiana dei figli, di generosità nell’esercizio della carità e della giustizia sociale; un modello anche di fiducia nella prova»[109].

81. In verità, lo stesso motto di Papa Leone XIV, «In illo uno, unum» («in Colui che è Uno, siamo uno»), desunto da un brano di Sant’Agostino[110], potrebbe essere applicato alla vita di coppia, suggerendo che «essere una cosa sola» è possibile e realizzabile pienamente in Dio. In tal senso, l’unità matrimoniale trova il suo fondamento e la sua completezza nella relazione con Dio. In occasione del Giubileo delle famiglie, dei nonni e degli anziani, Papa Leone XIV, rivolgendosi direttamente agli sposi, ha ribadito che «il matrimonio non è un ideale, ma il canone del vero amore tra l’uomo e la donna: amore totale, fedele, fecondo […]. Mentre vi trasforma in una carne sola, questo stesso amore vi rende capaci, a immagine di Dio, di donare la vita»[111].

PAPA FRANCESCO, UNA RIFLESSIONE RADICATA NELL'ESPERIENZA / UNA CARO 31. nn. 78-79

 


Francesco

78. Papa Francesco ci ha fatto dono di una riflessione originale e radicata nell’esperienza concreta su diversi aspetti dell’unione esclusiva degli sposi nel quarto capitolo dell’Esortazione apostolica Amoris laetitia, dove si può trovare una descrizione dettagliata dell’amore coniugale nelle sue diverse manifestazioni, avendo come punto di partenza 1Cor 13, 4-7. Innanzitutto la pazienza, senza la quale «avremo sempre delle scuse per rispondere con ira, e alla fine diventeremo persone che non sanno convivere, antisociali incapaci di dominare gli impulsi»[97]; poi la benevolenza, il “fare il bene” come «reazione dinamica e creativa nei confronti degli altri»[98]; quindi l’amabilità, perché chi ha imparato a amare «detesta far soffrire gli altri»[99] ed «è capace di dire parole di incoraggiamento, che confortano, che danno forza, che consolano, che stimolano»[100]. L’amore implica anche un certo “distacco di sé stessi”, per donarsi gratuitamente fino a dare la vita[101]. Di conseguenza, l’amore è capace di superare la violenza interiore verso i difetti altrui, che «ci mette sulla difensiva davanti agli altri» e «finisce per isolarci»[102]. A tutto ciò si aggiunge il perdono, che «presuppone l’esperienza di essere perdonati da Dio»[103], la capacità di rallegrarsi con gli altri, in modo che «chiunque faccia qualcosa di buono nella vita, sa che lì lo festeggeranno insieme a lui»[104]; e la fiducia, perché l’amore «lascia in libertà, rinuncia a controllare tutto, a possedere, a dominare»[105]. L’amore infine spera per l’altro, «spera sempre che sia possibile una maturazione, un sorprendente sbocciare di bellezza, che le potenzialità del suo essere germoglino un giorno»[106].

BENEDETTO XVI E LA FAMIGLIA NEL PROGETTO DI DIO / UNA CARO. 30. nn. 76-77

 


Benedetto XVI

76. Benedetto XVI riprende questo insegnamento, quando ricorda, richiamando anche lui il racconto della Creazione, che «l’eros è come radicato nella natura stessa dell’uomo; Adamo è in ricerca e “abbandona suo padre e sua madre” per trovare la donna; solo nel loro insieme rappresentano l’interezza dell’umanità, diventano “una sola carne”. Non meno importante è il secondo aspetto: in un orientamento fondato nella creazione, l’eros rimanda l’uomo al matrimonio, a un legame caratterizzato da unicità e definitività; così, e solo così, si realizza la sua intima destinazione»[95].

GIOVANNI PAOLO II E LA FAMIGLIA 2. / UNA CARO 29. nn. 74-75

 


74. Seguendo questa linea di pensiero, San Giovanni Paolo II sostiene che questa unione non esprime la volontà originaria di Dio sulla monogamia se l’altra persona, anche se l’unione è esclusiva, diventa solamente un oggetto usato per appagare i propri desideri: «All’unione o “comunione” personale, cui l’uomo e la donna sono reciprocamente chiamati “dal principio”, non corrisponde, anzi è in contrasto la eventuale circostanza che una delle due persone esista solo come soggetto di appagamento del bisogno sessuale, e l’altra divenga esclusivamente oggetto di tale soddisfazione. Inoltre, non corrisponde a tale unità di “comunione” – anzi la contrasta – il caso che entrambi, l’uomo e la donna, esistano vicendevolmente quale oggetto di appagamento del bisogno sessuale, e ciascuna da parte sua sia soltanto soggetto di quell’appagamento. Tale “riduzione” di un così ricco contenuto della reciproca e perenne attrazione delle persone umane […] spegne il significato personale e “di comunione”, proprio dell’uomo e della donna»[93].

75. Il dono dello «Spirito Santo effuso nella celebrazione sacramentale offre agli sposi cristiani il dono di una comunione nuova d’amore che è immagine viva e reale di quella singolarissima unità, che fa della Chiesa l’indivisibile Corpo mistico del Signore Gesù […] stimolante impulso affinché ogni giorno progrediscano verso una sempre più ricca unione tra loro a tutti i livelli – dei corpi dei caratteri, dei cuori, delle intelligenze, e delle volontà, delle anime»[94].