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venerdì 7 agosto 2026

MATRIMONIO. I TEMPI DEL CONCILIO VATICANO II / 26. UNA CARO. nn. 67-69.

 


26. I tempi del Concilio Vaticano II

67. Sulla via aperta da Casti connubi, il Concilio Vaticano II presenta il matrimonio innanzitutto come un’opera di Dio che consiste in una comunione d’amore e di vita che i due coniugi condividono, comunione che non è orientata solo alla procreazione, ma anche al bene integrale di entrambi. Il matrimonio viene definito come «intima comunione di vita e di amore coniugale»[74]. Nel matrimonio, l’uomo e la donna, che per l’alleanza coniugale «“non sono più due, ma una sola carne” (Mt 19,6), prestandosi un mutuo aiuto e servizio con l’intima unione delle persone e delle attività, sperimentano il senso della propria unità e sempre più pienamente la conseguono. Questa intima unione, in quanto mutua donazione di due persone, come pure il bene dei figli, esigono la piena fedeltà dei coniugi e ne reclamano l’indissolubile unità»[75].

VICENDEVOLE FEDELTÀ. PIO XI / 25. UNA CARO. nn. 64-66.

 



25. Pio XI

64. Papa Pio XI offre uno sviluppo maggiore della dottrina sull’unità matrimoniale nell’Enciclica Casti connubii. Egli sottolinea il valore della «vicendevole fedeltà dei coniugi nell’adempimento del contratto matrimoniale; sicché quanto compete per questo contratto sancito secondo la legge divina al solo coniuge, né a lui sia negato, né permesso ad una terza persona». E conclude: «Questa fede pertanto richiede in primo luogo l’unità assoluta del matrimonio, che il Creatore stesso adombrò nel matrimonio dei primi genitori, volendo che esso non fosse se non fra un uomo solo e una sola donna»[70]. 

LEONE XIII E LA DIGNITÀ DELLA DONNA / 24. UNA CARO. nn. 61-63.



Leone XIII

61. A proposito del tema della monogamia, nell’insegnamento di Leone XIII ritorna l’argomentazione centrale circa il fatto che i coniugi costituiscono “una sola carne”: «Ciò vediamo dichiarato e solennemente ratificato dal Vangelo con la divina autorità di Gesù Cristo, il quale proclamò ai Giudei ed agli Apostoli che il matrimonio, per la sua stessa istituzione, deve essere solamente tra due, ossia tra un uomo e una donna; che dei due si forma come una sola carne»[66].

62. Nella sua riflessione, la difesa della monogamia costituisce ugualmente una difesa della dignità delle donne, che non può essere negata o disonorata nemmeno per il desiderio della procreazione. L’unità del matrimonio implica dunque una scelta libera della donna, che ha il diritto di esigere una reciprocità esclusiva: «Nulla vi era di più miserando della moglie, abbassata a tanta viltà che quasi veniva considerata soltanto come uno strumento destinato a soddisfare alla libidine od a procreare figli. Né arrossì per il fatto che quelle che erano da collocare per mogli fossero comprate e vendute a somiglianza delle cose corporali, essendo stata data talvolta facoltà al padre o al marito di condannare la moglie all’estremo supplizio»[67].

MATRIMONIO: INTERVENTI MAGISTERIALI / 23. UNA CARO. nn. 59-60.



 Interventi magisteriali

Primi interventi

59. Fino a Leone XIII, gli interventi riferiti alla monogamia sono stati pochi ed essenziali. È da menzionare un intervento breve ma importante di Innocenzo III nell’anno 1201, nel quale si riferisce ai pagani che «dividono l’affetto coniugale con più donne nello stesso tempo», e con riferimento alla Genesi afferma che è contrario alla fede cristiana, «dato che dal principio una sola costola fu trasformata in una sola donna»[61]. Di seguito, si rifà alla Scrittura (cf. Ef 5,31; Gen 2,24; Mt 19,5) per sottolineare che si dice che «saranno due in una carne sola» (duo in carne una) e che l’uomo si unirà “alla moglie”, non “alle mogli”. Da ultimo, interpreta la proibizione dell’adulterio (cf. Mt 19,9; Mc 10,11) come riferita al matrimonio monogamico[62].

UOMO-DONNA NELLLO SPIRITO SANTO / 22. UNA CARO. nn. 56-58.

 



56. Un’altra bella testimonianza si trova nelle parole che seguono, del filosofo e teologo russo Pavel Evdokimov: «L’unità consustanziale del matrimonio costituisce l’unità di due persone che si collocano in Dio […]. Quindi la struttura trinitaria iniziale è: uomo-donna nello Spirito Santo. La realizzazione effettiva della loro unità nel matrimonio (dove il marito, secondo Paolo, è immagine di Cristo e la moglie è immagine della chiesa) diventa equivalente coniugale dell’unità Cristo-Spirito»[56].

57. Infine, merita di essere citato un passaggio illuminato del teologo John Meyendorff: «Un cristiano è chiamato – già in questo mondo – a sperimentare una vita nuova, a diventare cittadino del Regno, e può farlo nel matrimonio […]. È una singolare unione di due esseri innamorati, due esseri che possono trascendere la propria umanità ed essere così uniti non solo “l’uno con l’altro”, ma anche “in Cristo”»[57].

DIO COME FONTE DEL MATRIMONIO / 21. UNA CARO. nn. 53-55.

 


53. Anche Karl Rahner pensa l’unità matrimoniale come espressione dell’amore tra Cristo e la Chiesa, ma non come se Cristo e la Chiesa fossero uguali uno di fronte all’altra, dato che l’amore con cui Cristo ama la Chiesa ha la sua origine nella «volontà misericordiosa di Dio di comunicarsi»[51]. Da questa volontà, come causa, scaturisce il primo effetto che è l’unità Cristo-Chiesa. Alla fine l’amore, come si esprime nella vita degli sposi, approda alla sua origine in Dio stesso[52]. È utile soffermarci su due testi di Rahner sufficientemente eloquenti. Il primo: «Nell’amore realmente personale, vi è implicito qualcosa di incondizionato che rimanda al di là e al di sopra della causalità dell’incontro degli amanti: essi, quando amano realmente, crescono continuamente al di sopra di sé stessi, approdano ad un flusso che non ha più il suo punto d’arrivo nel finito e nel determinabile. Ciò che giace in una lontananza infinita, che viene tacitamente evocato in un tale amore, alla fin fine lo si può chiamare con un solo nome: Dio»[53]. E il secondo testo: «Il matrimonio e il legame tra Dio e l’umanità in Cristo non solo possono venir confrontati tra loro da noi, ma piuttosto essi sono oggettivamente in un rapporto reciproco tale che il matrimonio rappresenta oggettivamente questo amore che Dio ha in Cristo per la Chiesa, la relazione e il comportamento di Cristo con la Chiesa prefigura la relazione e il comportamento che vige nel matrimonio, e in questo trova il suo completamento, cosicché comprende in sé il matrimonio come un momento di sé»[54]. 

giovedì 6 agosto 2026

LE COMUNITÀ CRISTIANE NON CATTOLICHE HANNO VALORE? VEDIAMOLO / 6 agosto 2026.



 Al momento della “protesta” di Lutero nel 1519 il comportamento di molti del clero, in particolare vescovi e cardinali, non era per nulla esemplare. L’olandese Adriano VI, Papa per un solo anno (1522-1523), nel condannare Lutero riconosceva che un motivo della “protesta” stava proprio negli abusi della Curia romana. Ma la Chiesa si riformò e continuò, e molti santi le permisero di rialzarsi, fedele al Vangelo e capace di rispondere ai bisogni delle persone in quei tempi detti “moderni”.

Invece cosa successe con il movimento protestante che voleva riformare la Chiesa dall’esterno? Di fronte ad iniziative positive come la diffusione più ampia della conoscenza della Sacra Scrittura tradotta nella lingua parlata dal popolo (si deve a Lutero una traduzione in tedesco della Bibbia, anche se già secoli prima c'erano traduzioni nelle lingue comuni come il francese…) e la correzione di abusi, sorsero altri abusi. Ma soprattutto il ritorno alla fede pura che tutti volevano, alla fedeltà totale alla Scrittura e all’Evangelo si urtò ad uno scoglio maggiore: ognuno si mise a pensare per conto proprio senza nessuno per  dire se quei ragionamenti fossero buoni o sbagliati. Per questo motivo Gesù, che è Dio ed è sapiente, ha cura dei piccoli e dei semplici, dei poveri e degli analfabeti, ci ha dato un punto di riferimento: la roccia, Pietro, che nel cammino della Chiesa, discerne ciò che è buono e lo promuove, fa mettere da parte ciò che non è buono tra le varie iniziative, la riflessione e la preghiera del popolo e dei santi, e quella più ragionata dei teologi,    

Nel caso dei protestanti, se qualcuno entra in disaccordo con il leader del momento, e il leader non riesce a convincere che la sua posizione è la più giusta, questa posizione sua non gode di nessuna autorità, e non ha nessun aiuto divino per sostenerla. A meno di imporla con la forza pubblica, come fece Lutero con contadini che secondo lui volevano essere troppo liberi nel loro interpretare il Vangelo! Voleva la libera interpretazione della Scrittura ma non permise ad alcuni di esercitare questa libertà fino in fondo, probabilmente perché dava troppo fastidio al principe locale da cui dipendevano quei contadini e che era anche un protettore di Lutero! 

Ma il principio era lanciato: "fin qui tutti hanno sbagliato. Invoco lo Spirito Santo e lui mi illumina". Così che dopo Lutero e la Chiesa luterana venne Calvino e la Chiesa calvinista, e così via.