Il legame tra la prima lettura e il Vangelo è la figura del profeta, uomo di Dio, santo. La donna sunamita riceve Eliseo e quando scopre la sua qualità gli offre più riguardi e ottiene “la ricompensa del profeta”ossia quel figlio che non poteva avere! Anche se non ce lo dice il brano liturgico noi che leggiamo la Bibbia vediamo che i doni di Dio non sono esenti di prove, di oscurità in cui la fede viene purificata: infatti, qualche anno dopo, il fanciullo cresciuto è colpito da insolazione (!?) e muore. La donna amareggiata - non aveva chiesto questo figlio - non si arrende e si ribella davanti al profeta ma continua a credere e Dio si mostra ancora fedele: il suo figlio risorge. In fondo è una logica normale nel cammino di fede. Non è stato così con Abramo e Isacco? Sul monte Moria l’obbedienza di fede di Abramo lo rende nostro Padre nella Fede! Non deve essere così per ogni cristiano? Non devono essere purificati i nostri affetti affinché siano realmente doni che non ci ripiegano su noi stessi ma ci mettono nella verità di fronte a Dio sorgente di tutti i doni?
Ecco perché "Chi ama il padre o la madre più di me … il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà”. Con la sola ragione non possiamo comprendere e nemmeno realizzarlo con le nostre forze. Solo nel dire sì al Signore passo passo, sperimentiamo che la sua Parola, la sua Promessa, sono vere.
Dal Vangelo impariamo però che i discepoli del Signore hanno da parte sua un trattamento, una dignità particolari, quella di inviati, di familiari di Dio. Impariamo anche che la carità non è mai senza discernimento. “Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta”, e così per il giusto, ecc. L’amore non è ingenuo, le relazioni non sono cieche ma in Cristo vanno aldilà delle apparenze e delle simpatie antipatie. Questo non significa escludere qualcuno dall’amore perché tutto si compie nella promessa di Gesù: "In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me". In questo caso non si tratta solo dei discepoli ma di qualunque persona perché immagine di Dio. Spero che riusciamo a comprendere questo Vangelo e metterlo in pratica. Non inclusione che cancella ogni differenza ma un amore sapiente che abbraccia davvero tutti con discernimento.
Voi che avete compreso che grazia è l’essere cristiani: “la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E rendete grazie!” (Colossesi 3, 15)
Dal secondo libro dei Re 2Re 4,8-11.14-16a
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