Dopo alcuni giorni di pausa riprendo il Blog e sono contento di farlo in modo semplice e veloce con la catechesi di Papa Leone. Egli continua le sue catechesi sui documenti del Concilio, sviluppando adesso la riflessione sulla Liturgia. Questo Papa come c'era da aspettarsi - ma qualche poco di ansia c'era con lo scisma di Lefebvre - chiede che si applichi il Concilio Vaticano II. Mercoledì ha messo in risalto la Musica sacra “parte necessaria e integrante della liturgia solenne”. “Cantare è proprio di chi ama”, dice sant’Agostino. Vediamo che il Concilio stesso ha dato norme che facciamo fatica a mettere in pratica, anche con la buona volontà. Ma dobbiamo continuare a fare sforzi. In verità non siamo messi troppo male in parrocchia ma c'è ancora cammino da fare. In particolare per quanto riguarda le parti cantabili della Liturgia stessa come l’Agnello di Dio per esempio, spesso trascurato mentre la S.C. dice precisamente: «Si curino le acclamazioni dei fedeli, le risposte, il canto dei salmi, le antifone, i canti» e «un sacro silenzio» (SC, 30).
Sono contento che le Comunità Neocatecumenali, accettando in tutto il Concilio e avendo come principio la totale obbedienza alla Chiesa siano un buon esempio di applicazione fedele della Riforma Liturgica.
Questa catechesi è da leggere con attenzione e meditare.
Basilica di San Pietro
Mercoledì, 19 agosto 2026
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I Documenti del Concilio Vaticano II. II. Costituzione Sacrosanctum Concilium. 7. La musica sacra
Cari fratelli e sorelle,
il sesto capitolo della Costituzione Sacrosanctum Concilium (SC) del Concilio Vaticano II è dedicato alla musica sacra. Esso afferma: «La tradizione musicale della Chiesa costituisce un tesoro d’inestimabile valore, che eccelle tra le altre espressioni dell’arte, specialmente per il fatto che il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria e integrante della liturgia solenne» (SC, 112) e specifica: «La musica sacra sarà tanto più santa quanto più strettamente sarà unita all’azione liturgica, sia dando alla preghiera un’espressione più soave e favorendo l’unanimità, sia arricchendo di maggior solennità i riti sacri» (ibid.).
Troviamo qui il nucleo dell’insegnamento conciliare, che conferma e approfondisce la funzione ministeriale della musica nella liturgia, già messa in luce da San Pio X nel Motu Proprio Inter sollicitudines (22 novembre 1903). La musica, infatti, è parte dell’azione liturgica e non mera decorazione della celebrazione. Nella liturgia, cantare e suonare significa pregare, sintonizzando il proprio cuore con quello delle sorelle e dei fratelli e con Dio, nella partecipazione attiva al mistero celebrato. In particolare la musica esprime la dimensione affettiva della preghiera, come afferma Sant’Agostino: «Cantare amantis est», cioè «cantare è proprio di chi ama» (Sermo 336, 1). Questo è molto importante, perché aiuta ad aprire il cuore all’agire di Dio nella grazia e a lasciarsene plasmare.






