Visualizzazioni totali

lunedì 13 luglio 2026

UNA PARABOLA PER I LEFEBVRIANI / 13-07-2026



In un cantiere il padrone diede agli operai le istruzioni per il lavoro. Un operaio pensò che il padrone sbagliava e fece a modo suo. Quando lo vide, il padrone gli chiese: “perché non hai fatto come ti avevo detto, perché non mi hai obbedito?” E l’operaio rispose: “no, padrone, io ti ho obbedito, io sono tuo devoto operaio, ho promesso nel mio cuore di obbedirti sempre ma siccome, evidentemente sbagliavi io ho obbedito al padrone che mi darà istruzioni quando si renderà conto di aver sbagliato e che io ho ragione. E siccome ci tengo a te, mi comporterò sempre così”.  

Come si concluderà questa storia? Immaginate voi la fine: licenziamento, visita psichiatrica all’operaio, crisi di nervi del padrone,... ?

La fine ve la dico io: l’operaio non ha più lavorato nella ditta. Dopo un po' un amico lo incontra e gli chiede: “allora ti sei licenziato?” - “Nooo. Io faccio sempre parte di questa ditta che è la migliore e lavoro per lei ogni giorno, a modo mio, dall’esterno. Volevo solo un po' di comprensione perché in fondo sono il più obbediente degli operai e sono molto devoto al padrone, ma lui, non so perché, mi ha detto di non venire più in cantiere e non ha voluto fare come dicevo io. Povero padrone che non ha capito che perdeva il suo migliore operaio”.

È in sostanza quello che dice Mons. Pagliarini, superiore generale della FSSPX nella sua lettera a Papa Leone XIV, mettendo il suo giudizio al di sopra di quello del Papa e travolgendo il senso del Vangelo. Leggi questa lettera e ti chiedi: ma come ragionano queste persone? Nessun santo in 20 secoli di Cristianesimo si è comportato così. 

I riferimenti evangelici che usa Mons. Pagliarini sono tratti dal paragone di Gesù riportato in Luca 11, 11 - 13: 

INTEGRAZIONI SUL POST DI IERI: PERCHÉ GESÙ NON DICE DI METTERE IN PRATICA LA SUA PAROLA? / 13 Luglio 2026.

 


Qualcuno avrà letto i commenti nel post di ieri ma mi sembra che siano importanti e voglio fare un post per metterli in evidenza e anche integrarli. Un amico scrive: 

Buongiorno Fra Sereno sembra semplicemente che il cristiano debba comprendere, ma deve anche coniugare un’ altra parabola “Siate il sale della terra”.

Credo che comprendere e testimoniare siano due momenti inseparabili del cammino cristiano. Se la Parola non viene prima accolta e compresa nel cuore, difficilmente potrà tradursi in una testimonianza autentica. E quando è davvero compresa, diventa vita, ci rende sale della terra e luce del mondo, capaci di annunciare il Vangelo più con i fatti che con le parole. Giuseppe


Ho risposto nei commenti del post di ieri ma adesso vorrei cercare di chiarire ancora meglio e integrare le mie risposte: 

Carissimo Giuseppe, grazie per questo commento. È vero che il Vangelo è un tutto e che le varie pagine si integrano tra loro. Ma Gesù non dice: "siate il sale della terra" ma "siete il sale della terra". Ὑμεῖς ἐστε τὸ ἅλας τῆς γῆς. “Siete già". Come mai? Essere sale della terra non dipende dal mio sforzo, dalle mie qualità personali; è sempre legato solo al messaggio che Gesù affida non soltanto al cerchio ristretto dei discepoli più vicini ma alle folle (Matteo 5,1): grandi e piccoli, uomini e donne, liberi e schiavi, colti e analfabeti. Tutti sono di per sé solo vasi di argilla senza valore ma che portano in sé un tesoro, una straordinaria potenza che viene da Dio e non da noi (2 Cor 4,7). Ci vuole solo il cuore integro e buono che custodisce (Luca 8,15) come la Vergine Maria per essere il buon terreno. Papa Benedetto sottolineava che i santi non sono persone straordinarie ma persone che si sono appoggiate al Vangelo meglio degli altri. Se comprendo che Dio mi ama personalmente, se comprendo che la vocazione alla quale egli mi chiama è la cosa più bella che potevo sognare, se comprendo che il Vangelo è la risposta ai miei interrogativi sul senso e il valore della vita, ... è chiaro che mi muoverò. Come quando un ragazzo comprende che quella ragazza è la donna della sua vita, egli si muoverà sicuramente. È sempre il primato della Parola, Parola creatrice, del seme che cresce da solo senza il concorso del contadino che l'ha seminato, addirittura senza che egli capisca come (Marco 4,27 ). 

domenica 12 luglio 2026

PERCHÉ GESÙ NON DICE DI METTERE IN PRATICA LA SUA PAROLA? / XV Dom del T.O., A, 2026.

 


Per parlare del cielo il Signore usa immagini della terra. Perché? Perché  chi ha creato il cielo ha anche creato la terra e il creato ci parla del suo Creatore e perché comprendiamo più facilmente le cose della terra. Ma sappiamo passare dalle realtà della terra a quelle spirituali?

Isaia propone ai suoi ascoltatori l’immagine della pioggia per spiegare la natura e potenza della Parola di Dio. Nel clima semi arido della Terra santa, senza veri fiumi, tutto dipende dalle piogge d’inverno. In arabo dialettale pioggia e inverno si dicono: sh’tay = pioggia (= l'inverno è la stagione delle piogge). Se non piove o nevica abbastanza d’inverno non ci sarà raccolto sufficiente quell’anno. Quindi l’uomo dipende totalmente dall’acqua che scende dal cielo, e questa però compie “automaticamente” la sua opera. Ma all’uomo sembra invece che le promesse di Dio ritardano o non si compiano. Ed ecco che il profeta mette in parallelo pioggia e neve con la potenza della Parola di Dio.

L’uomo però è libero. “Il Dio che ti ha creato senza di te non ti salverà senza di te”. Per questo Gesù usa ancora immagini che sono esperienza di tutti: il seme deve trovare un terreno idoneo per germogliare, crescere e portare frutto. Ma il significato spirituale di questa parabola rimane oscuro ai più. In un altro post spiegherò “l’ingiustizia” di Gesù verso le folle alle quali parla solo in parabole. 

Invece chiediamoci perché il Signore dice che basta comprendere la Parola. Mettiamo a confronto il modo come i tre evangelisti concludono la parabola del Seminatore. Per Matteo il terreno buono è “colui che ascolta la Parola e la comprende”; per cui automaticamente “questi dà frutto”. Non dice che bisogna sforzarsi di mettere in pratica la Parola. Per Marco il terreno buono “sono coloro che ascoltano la Parola, l'accolgono” e, senza che si parli di sforzo “portano frutto”. Per Luca infine il terreno buono “sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono” e anche loro “producono frutto”. Aggiunge però "con perseveranza”.

Vediamo come l’accento è sulla potenza della Parola di Dio e non sul fare dell’uomo. Non dobbiamo “cadere nell’eresia delle opere”. Mi fermo davanti alla Parola di Dio finché nella preghiera il Signore si degni di aprirla per me e io possa comprenderla? Oppure la sbrigo con le risposte che ho già in mente e penso che tutto il problema è di fare, mettere in pratica, senza rendermi conto che così non metto in pratica la Parola di Dio ma le idee che ho sulla Parola di Dio, riducendola alle mie forze, condizionandola alle mie ideologie, oppure decidendo che, siccome le mie forze non sono sufficienti, questa Parola non è per me, oppure è sbagliata?


Dal libro del profeta Isaìa  Is 55,10-11

sabato 11 luglio 2026

COSA CI DICE OGGI SAN BENEDETTO? / Festa di S. Benedetto, 11 luglio 2026.

 

Il Monastero benedettino
 di Paliandrai in Lituania

Quest'anno in particolare la festa di san Benedetto mi richiama alla Lituania, di nuovo sotto minaccia russa. Un mio amico d'infanzia è diventato monaco benedettino a Solesmes, una grande abbazia sulla Loira con vari monasteri "figli". Tra i più recenti, c'è Paliandrai. Dopo la caduta dell'URSS e la ritrovata libertà e sovranità per la Lituania, ci fu la chiamata per fondare (rifondare perché nel XIX secolo i russi hanno perseguitato e soppresso le comunità cattoliche) un monastero benedettino. Solesmes rispose positivamente e nel 1998 mandò una comunità di monaci tra cui due giovani monaci lituani venuti dopo la caduta dell'URSS e il mio amico. Ogni passo si è fatto con molta fatica, povertà, freddo e lavoro.  

Dalla festa di san Benedetto alcune frasi dell’Ufficio delle Letture continuano a colpirmi e mi sono di aiuto. 

Chiaramente c'è questa, conosciuta da tutti: 

“Nulla assolutamente anteponiamo a Cristo e così egli, in compenso, ci condurrà tutti alla vita eterna”. 

La Regola, i riti, le tradizioni devono essere solo mezzi che esprimono la nostra fede e non un assoluto. Il tradizionalismo è tradire il Vangelo. 

Nel responsorio c'è questa frase così elegante dalla quale possiamo imparare molto: 

V. Si ritirò dal mondo, con l’ignoranza di chi sa troppo bene, e con la sapienza di chi non vuol sapere.

Essendo uno dei grandi artefici della costruzione dell’Europa Cristiana, la sua scelta ci provoca ad andare più profondo nella fede e nella fiducia e obbedienza a Dio, sicuri di portare frutto solo in quel modo.

Infine il suo monito:  

Come vi è uno zelo cattivo e amaro che allontana da Dio e conduce all’inferno, così c’è uno zelo buono che allontana dai vizi e conduce a Dio e alla vita eterna.

C'è uno zelo amaro e dobbiamo essere vigilanti per non esserne vittime.


Ci farà bene leggere tutto il prologo della Regola di san Benedetto: 


Dalla «Regola» di san Benedetto, abate

venerdì 10 luglio 2026

PERCHÉ IL VANGELO NON È STOLTEZZA? / Venerdì XIV sett. T.O., 2026.

 



C'è un grande contrasto tra la prima lettura e la missione degli apostoli. 

Osea si rivolge a un popolo la cui vocazione è vivere l’Alleanza con Dio nel quotidiano, nella vita agricola e di famiglia. Una vita tutto sommato statica e pacifica che, strutturata dall’osservanza dei precetti è felice ma all’uomo comune può sembrare monotona. Pensando di ottenere di più, di varcare orizzonti nuovi ed inebrianti, l’uomo è portato a tradire il Signore e rivolgersi agli idoli che sembrano promettere di più. Molto spesso ci rendiamo conto del bene che avevamo solo dopo averlo perduto. Invece di impegnare tutte le sue energie nell’approfondire il rapporto con Dio e trovare lì una crescita infinita, l’uomo tenta di trovare l’infinito andando oltre ciò che l’Alleanza e la coscienza indicano come buono. Cerca l’avventura, le prodezze eroiche, ciò che fa uscire dall’anonimato. Fin quando sperimenta che tutto questo era illusorio o menzognero. Ed ecco l’invito del profeta che annuncia che Dio è sempre pronto ad usare misericordia. Nell’esperienza della misericordia non meritata l’uomo comincia a scoprire che Dio è veramente amore e che lì si trova la vera casa per lui e insieme la vera avventura.

Gesù si rivolge agli apostoli e apre loro orizzonti insospettati. Li invita ad andare oltre le sicurezze, “come pecore in mezzo ai lupi”. Quale forza, quale protezione divina può permettere a una pecora di avventurarsi in mezzo a un branco di lupi? Eppure per Gesù, fidandosi totalmente della Signoria assoluta dell’Unico Dio, questo è possibile. Anche i lupi sono nelle mani di Dio e non possono fare ciò che Dio non gli permette. Gli apostoli però devono camminare senza dimenticare la loro condizione di fragilità, senza esaltazione, senza provocazione, senza braccio di ferro di fronte alle resistenze: “siate prudenti come serpenti”, ma fiduciosi e perseveranti. Gesù sa che la sua proposta di fidarsi sempre e in ogni aspetto della vita di Dio sembrerà follia. Infatti  “l’'uomo lasciato alle sue forze non comprende le cose dello Spirito di Dio: esse sono follia per lui e non è capace di intenderle, perché di esse si può giudicare per mezzo dello Spirito”. (1 Corinzi 2, 14). Ma “ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini”. (1 Corinzi 1, 25). Però in un mondo così religioso quale era il mondo antico, uscire fuori dai canoni tradizionali suscita fortissime resistenze. La flagellazione nelle sinagoghe era una punizione comune. I discepoli non devono scandalizzarsi di essere minacciati di morte. Ma ecco che il loro consegnare totalmente la loro vita al Dio vivente gli farà sperimentare qualcosa di straordinario: lo Spirito Santo li ispirerà e parlerà per mezzo loro. Non saranno solo bei ragionamenti ma una presenza divina reale. Ecco l’avventura di chi si consegna a Dio. Ma la maggior parte delle persone non esce mai dalla propria "comfort zone", si accontenta di appoggiarsi sulle proprie forze umane.


Dal libro del profeta Osèa  Os 14,2-10 

martedì 7 luglio 2026

C'È CHI BUCA LA STORIA E RIMANE / S. Maria Goretti, 6 luglio, 2026.

 


In un’epoca in cui si pensava di poter rifondare il mondo dalla radice grazie al progresso tecnologico e al potere della ragione umana, le ideologie totalitarie hanno avuto molta libertà per plasmare le società cercando di superare le lentezze delle democrazie. La Storia ci ha insegnato che le conseguenze non sono state ottimali, ma piuttosto catastrofiche con la perdita delle libertà, le guerre, i campi di concentramento …. Il Ventennio fascista in Italia ne è un esempio molto chiaro. Tra le imprese del fascismo italiano c'è stato il progetto di drenaggio delle paludi in varie zone, la cosiddetta “Bonifica integrale”. In particolare ci fu la bonifica delle paludi pontine. Una famiglia di poveri contadini della provincia di Ancona venne a cercare una vita migliore come coloni in questo progetto. Il papà morì stroncato dalla malaria quando Maria, "Marietta", sua secondogenita, aveva solo 10 anni. Anche se la lotta contro la malaria che era un secondo aspetto di questi progetti di risanamento è certamente lodevole, molti aspetti oggi sarebbero visti diversamente riguardo all’importanza delle zone umide e della biodiversità. Sicuramente la Storia insegna che le ideologie (come sistemi globali e spesso accompagnati da metodi e visioni totalitarie e quindi violente) sono sempre un fenomeno negativo. La Storia insegna pure che gli individui sono quasi sempre obbligati a vivere in mezzo a fenomeni globali e progetti di potere che li sovrastano. Anche Gesù si è trovato in quelle condizioni.

domenica 5 luglio 2026

VOI TUTTI AFFATICATI ED OPPRESSI ... / XIV Dom T.O., A , 2026.

 


"Venite a me voi tutti... ". Gesù si rivolge a tutti perché ciascuno di noi è fragile di fronte alla vita e alle sue ferite. Ma soprattutto Gesù si rivolge a chi non ce la fa più, a chi è cosciente della propria stanchezza e oppressione, a chi si sente prigioniero di una dipendenza da alcool, droga, pornografia, prigioniero di una malattia fisica o psichica, di una situazione di peccato o di ingiustizia, a chi si sente indegno davanti a Dio o dubita della propria salvezza.

L’invito è di andare a Gesù così come siamo, di affidargli il mistero della nostra vita, il suo senso, i nostri successi e conquiste sempre insufficienti per dare felicità piena e duratura alla nostra vita, ma soprattutto i fallimenti e i vari sensi di colpa. 

La mitezza e umiltà di Gesù, la sua accoglienza totale, non significa meno radicalità: “Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene!” 

Noi tutti abbiamo lo Spirito di Dio ricevuto nel battesimo e ancora di più nella cresima (chi non è cresimato chieda di ricevere questo sacramento indispensabile per essere cristiano). Ma qual è il posto dello Spirito nella tua vita quotidiana. A dieci anni un bambino di nome Karol serviva messa. Faceva tutti i gesti imparati ma si distraeva molto. Il suo papà notandolo non lo rimproverò ingiungendogli di non distrarsi, ma gli disse: tu rimani solo all’esterno di ciò che accade. Invoca lo Spirito Santo per farti entrare nel mistero della Messa. Fu lo stesso Karol diventato Papa Giovanni Paolo II a raccontare che questo fu l’inizio della sua conoscenza dello Spirito Santo.

Se non facciamo entrare lo Spirito Santo nella nostra vita quotidiana anche se compiamo molti atti religiosi e atti morali, andiamo verso la morte. Solo lui è Signore e datore di vita. La lotta contro le nostre pulsioni disordinate, la nostra mentalità vecchia e le nostre idee chiuse solo su ciò che comprendiamo a siamo capaci di fare, è una lotta dura,  persa in partenza se non interviene la grazia. Ma se ci lasciamo guidare dallo Spirito Santo con il suo aiuto faremo morire queste opere dell’uomo vecchio e senza speranza e vivremo, anzi, lo Spirito ci farà risorgere, facendo crescere in tutto il nostro essere la risurrezione alla quale siamo chiamati. 


Dal libro del profeta Zaccarìa Zc 9,9-10