Il demonio ha due strategie fondamentali: la prima è sedurre con promesse di beni non leciti, o con ragionamenti che intaccano la semplicità della fede in Dio. Dice san Paolo: “Temo però che, come il serpente con la sua malizia sedusse Eva, così i vostri pensieri vengano in qualche modo traviati dalla loro semplicità e purezza nei riguardi di Cristo”. (2 Corinzi 11, 3). La seconda è far paura. Innanzitutto col passato e forse di più col futuro, poi ancora con gli scrupoli che sono una malattia spirituale. La paura è un sentimento normale. E può essere estremamente potente, viscerale, fino a portarci nel panico, spingendoci alla fuga o alla paralisi. La ragione e la fede unite permettono di affrontarla e trasformarla in semplice prudenza oppure di sormontarla. Non dice la lettera agli ebrei che “per timore della morte, erano soggetti a schiavitù per tutta la vita”? (Ebrei 2, 15). Ma giustamente Cristo ha preso la carne e il sangue nostri per vincere il potere del diavolo e in quel modo liberarci. Dio ci dà dunque la vittoria sul demonio ma può abbandonarci alla paura in modo che comprendiamo che solo in lui abbiamo la vittoria. È il senso del brano del profeta Geremia che leggiamo oggi e che dobbiamo meditare: “non spaventarti di fronte a loro, altrimenti sarò io a farti paura davanti a loro”. La ragione deve appoggiarsi su ciò che è giusto, reale. La fede si appoggia sulla verità più grande e profonda che è la Parola di Dio.
La coscienza come la forza e l’agilità fisiche, la capacità di ragionare, si esercita, accumula esperienze, si affina, acquista discernimento.
Invece “Chi semina nella sua carne, dalla carne raccoglierà corruzione;” mentre “chi semina nello Spirito, dallo Spirito raccoglierà vita eterna”. (Gàlati 6, 8). Da sempre Erode (e la sua corte) seminava nella carne, nei piaceri, nell’arbitrio. Anche se aveva visto in Giovanni Battista una luce, non aveva la forza di liberarsi dai tanti lacci che lo tenevano prigioniero e ordinò la sua decapitazione.
Dal libro del profeta Geremìa Ger 1,17-19





