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| Monte Sinai all'alba. |
Ho tradotto l’inizio di questo articolo del Rav (rabbino) Moshe Pinchon perché riguarda i cristiani. Mette in luce il nostro debito verso Israele. Chiaramente il nostro debito è ancora maggiore di quello che dice perché Gesù è un ebreo in continuità con tutta la storia di Israele ed è venuto a portare a compimento le promesse. Qualcuno dirà: ma Gesù ha contestato l’ebraismo, opponendosi a farisei, dottori della legge e sacerdoti. Gesù non ha contestato l’ebraismo ma le sue distorsioni, chiusure e interpretazioni svianti. Riflettiamo: quale santo o soltanto cristiano sincero che vive piamente in Cristo ed è fedele alla Chiesa, non si opporrà di fatto a tutte le contraffazioni, annacquamenti, compromessi della fede che ci sono nella prassi comune e non sarà ritenuto segno di contraddizione nella sua parrocchia o comunità, solo perché propone o solo vive un cristianesimo più autentico? “Del resto, tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù saranno perseguitati" (2 Tim 3, 12). Gli ebrei oggi non contano il debito che abbiamo in Gesù di Nazareth con loro, perché non lo riconoscono come il Messia atteso. È importante però che noi riconosciamo pienamente il debito che abbiamo con Israele.
Questo non ci impedisce di leggere in modo critico il resto dell’articolo del Rav Pinchon ( Comment Israël a changé le monde (à nouveau) - Ops & Blogs | The Times of Israël. Con Google translate si ha una buona traduzione italiana). Ma è un pensiero forte che fa riflettere e permette di comprendere le ragioni profonde - anche quando sono sbagliate - che sostengono certe posizioni degli ebrei oggi. Ecco l'inizio che sintetizza il retaggio ebraico comune alla nostra fede cristiana.
Come Israele ha cambiato il mondo (di nuovo)







