Visualizzazioni totali

venerdì 1 maggio 2026

1° MAGGIO, FESTA DELL'ECOLOGIA INTEGRALE? / 01 Maggio 2026

 


Il primo maggio festa dei lavoratori, la Chiesa rincorre questo appuntamento sociale proponendo la sua visione cristiana del lavoro e dei lavoratori. Presenta quindi san Giuseppe lavoratore. La prima lettura della memoria è della Genesi. L’uomo ha per missione di credere nella sua reale differenza con gli altri esseri viventi, e di usare la sua intelligenza e la sua capacità spirituale per guidare il creato e portarlo a Dio. C'è un solo Dio e gli animali nella loro forza e splendore non devono essere divinizzati né temuti con timore riverenziale. Chiaramente l’uomo di allora non si pone il problema ecologico come lo conosciamo, il suo impatto sulla natura è trascurabile. La sua tentazione è proprio al contrario di sentirsi dominato dalla natura e dalla sua forza. Oggi invece il comportamento irresponsabile dell’uomo distrugge il supporto stesso della (sua) vita e la biodiversità, esaurendo le risorse naturali, inquinando... 

Almeno da Paolo VI (lettera Apostolica “Octogesima Adveniens”, 1971), la Chiesa si preoccupa nel suo più alto Magistero del problema dell’ambiente. Un enorme salto di qualità è stato fatto con Benedetto XVI e soprattutto con Papa Francesco. Pochi giorni fa il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale e quello per i Laici, la famiglia e la vita, hanno pubblicato un testo congiunto per aiutare a "trasmettere in famiglia la cura del Creato e della vita umana". Usiamo e diffondiamo questo sussidio scaricabile gratuitamente dal sito di questi due Dicasteri (Lecologia-integrale-nella-vita-della-famiglia.pdf). Vedi presentazione sul sito Vatican News:  Un documento vaticano per "vivere l'ecologia integrale in famiglia" - Vatican News.

P.S.: Il testo della Genesi introduce una dimensione sociale formidabile: quella del riposo settimanale dedicato al recupero delle forze, alla preghiera, la contemplazione, alla famiglia e alle relazioni sociali. Oh quanto Rivoluzionario allora e anche oggi!


Dal libro della Genesi  Gen 1,26-2,3

giovedì 30 aprile 2026

FEDELE A CRISTO, FEDELE AL PAPA SENZA POLEMICHE / Santa Caterina da Siena, 29 aprile 2026.

 


Santa Caterina da Siena è la prima donna proclamata Dottore della Chiesa eppure era analfabeta, dettava le lettere che mandava. (La Gioia del Vangelo: UN'ANALFABETA DOTTORE DELLA CHIESA, O LA POTENZA DELLA GRAZIA / S. Caterina da Siena, 29 aprile.)

Santa Caterina ha altre caratteristiche oltre quella fondamentale di una vita di preghiera e di intimità con Cristo che è la sorgente e la spiegazione di tutto. Di Tutto!

Oggi può essere molto utile considerare la sua indefettibile fedeltà alla Chiesa e in particolare al Papa anche se di alcuni non si nascondeva la condotta poco evangelica. Di un Papa che aveva gettato l'interdetto su Firenze, il popolo diceva che era un “demonio incarnato”. Ma lei lo chiamava “Dolce Agnello”, “Padre mio”, “Cristo in terra”. Caterina parla chiaro e a tutti, compreso ad alcuni cardinali quando, nel 1378 - due anni prima della sua morte ma Caterina allora ha solo 31 anni! - eleggono un anti Papa contro Urbano VI, successore di Gregorio XI che lei aveva riportato a Roma da Avignone dove i Papi stavano dal 1303 sotto influenza francese (Amare il Papa – cinque lettere di santa Caterina da Siena ⋆ Breviarium ).

Lei sa che il demonio miete molte anime quando ci sono divisioni nella Chiesa e quando qualcuno, - anche con ragioni autentiche - non lotta soltanto per la verità e la giustizia ma si lascia prendere dallo spirito di critica, dall’amarezza, dal parlare male. 

La polemica - così presente ogni giorno nella società e nelle famiglie, usata come strumento costante da molti in politica e nei mass media - acceca il cuore e il giudizio, crea ferite e divisioni profonde sempre più difficilmente rimediabili. Polemica viene dal greco Polemos = guerra. Si dice che la prima vittima della guerra è la verità. Non significa che non ci sia un aggressore e un aggredito, ma la guerra è un meccanismo in cui voglio aver ragione non solo con il dialogo in verità ma con la forza, sia che io attacchi sia che io mi difenda. E quindi tutti sono a rischio! Si parla così della “nebbia della guerra”: non si vede più chiaramente, non si comprende più i limiti delle azioni degli uni e degli altri, come quando c'è nebbia in campagna, sulla strada. Così è quando io cedo alla polemica. Si rischia l’escalation, e si è offuscati riguardo alla verità dei fatti esteriori ma anche ciascuno è offuscato interiormente. 

Imitiamo il grande rispetto che aveva Caterina per il Papa perché credeva che il Signore Gesù ha ogni potere in cielo e in terra e può donarci il Papa che vuole e quindi dobbiamo accettare pienamente il Papa che la Chiesa ha eletto anche se non ci piace. In convento ad alcuni non piaceva Giovanni Paolo II che per me è stato invece un segno per la mia ricerca di fede fin dalla sua elezione: un Papa polacco mentre c'era ancora la cortina di ferro! Ma nessun frate metteva mai in dubbio l’obbedienza a lui e il dovere di ascoltare con fede il suo magistero. Molte critiche al Papa, quello di oggi e quelli di ieri, servono spesso solo a creare divisioni e confusione nei fedeli. 

Ma anche a livello delle famiglie, della società, bisogna stare molto attenti a non oltrepassare l'ambito della ricerca del meglio, del giusto. Cadere nella polemica, invece di facilitare la soluzione dei problemi la ostacola fino a renderla impossibile.  


Dal Vangelo secondo Matteo  Mt 11,25-30

martedì 28 aprile 2026

CHI SONO I LADRI E I BRIGANTI DI CUI PARLA GESÙ? / IV sett. di Pasqua. 2026.

 


Chi sono i ladri e i briganti da cui il Signore ci mette in guardia nei Vangeli di questi giorni? Possono essere di vari tipi. In particolare sono ladri e briganti anche tutti coloro che dividono la Chiesa e screditano il suo Magistero. A più riprese in questi giorni la stampa ma ahimé anche cattolici praticanti attivi sui Social cercano di opporre Papa Leone a Papa Francesco. È chiaro che la discussione, l’approfondimento sono leciti e fanno parte del cammino della Chiesa come popolo che scruta le insondabili ricchezze del Cristo (vedi Efesini 3,8 e Romani 11,33). Ma i giudizi temerari non vengono dalla fede e portano pregiudizio ai piccoli dentro e fuori della Chiesa.

Prendiamo un esempio recente. 

In questi giorni il Cardinale tedesco Marx ha pubblicato linee guida per la benedizione delle coppie omosessuali intitolato “La benedizione dà forza all’amore”. Questo testo nasce dal cosiddetto “Cammino sinodale” tedesco. All’epoca il Vaticano aveva detto che un Sinodo nazionale non è competente per trattare di argomenti che riguardano la Chiesa Universale. E Papa Francesco aveva fatto una battuta gentile ma molto chiarificatrice: “la Germania ha già una splendida Chiesa Luterana, non ha bisogno di averne un’altra”. Chiaramente la Chiesa dialoga, cerca di evitare la rottura, anche se, sempre sul Sinodo tedesco, Papa Francesco aveva affermato: “prego affinché non ci sia scisma ma se avviene non lo temo”. Papa Leone ultimamente ha ripetuto che non teme perdere fedeli, e che la Chiesa parla per affermare la verità non per assicurare la sua sopravvivenza. Alcune diocesi tedesche hanno  pubblicato raccomandazioni favorevoli a “La benedizione dà forza all’amore” ma le diocesi di Colonia, Augusta, Eichstätt, Passau e Ratisbona ne hanno rifiutato l’applicazione, facendo riferimento alla dichiarazione vaticana Fiducia Supplicans.

domenica 26 aprile 2026

IMPARA A CONOSCERE LA VOCE DEL BUON PASTORE / IV Dom di Pasqua, 2026.

 


“Si sentirono trafiggere il cuore”. Si entra davvero nella Chiesa solo così: constatando di aver un bisogno totale di cambio di rotta o conversione. Conversione dalle strade che percorrevo finora dietro a falsi maestri, che Gesù chiama ladri e briganti, o forse errando come pecora senza pastore. Uno solo è il Pastore Buono, “o poimen o kalos", e tutte le pecore e i pastori devono passare da lui, dall’unica Porta, Lui che ci conosce e ci chiama per nome! Chi è entrato nella Chiesa senza conversione ci sta per semplice tradizione o per bisogno religioso ma non per fede cristiana.

In che cosa consiste allora il "sentirsi trafiggere il cuore"? È un’esperienza di dolore e amore insieme. È prendere coscienza che ho crocifisso, condannato, disprezzato, abbandonato colui che vedo adesso come Signore e Cristo, mio giudice e unica via di salvezza. Come non sentirmi sconsolato, perso, confuso e pieno di vergogna? Ma è l'amore di Dio che mi trafigge. Il mio cuore è come il frutto del fico dei poveri: selvatico, amaro. Allora il povero, come il profeta Amos, pecoraro e raccoglitore di sicomori (Amos 7, 14), con pazienza, punge ogni frutto per farlo maturare e renderlo dolce e commestibile. Così, dicono i Padri, il Signore trafigge col kerygma il cuore di ogni suo eletto e da amaro lo addolcisce. Lasciati attraversare dalla Parola di Dio, non bloccarla, non difenderti davanti a lei, ma rimani semplice, “nudo”, affinché possa plasmarti. Sàlvati da quella “generazione perversa” non perché sei migliore di loro. Ne facevi parte fino a questo momento, anche tu eri perverso, ma ora se accetti l'amore e la verità del Signore, sarai salvato e entrerai a far parte della famiglia dei redenti, dei rigenerati. La promessa è per te e i tuoi figli, e per  “tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro”. Alcuni li raggiungerà  attraverso la tua conversione, come la samaritana che riconosce davanti a Gesù di non avere marito e sale di corsa al villaggio e dice alla gente: "Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?". (Giovanni 4,29).

Impara a conoscere la voce del tuo Signore e Pastore, per essere guidato da lui verso pascoli abbondanti, alle sorgenti che zampillano per la vita eterna. Non temere se la strada passa per valli oscure, non temere, il Signore è con te e ti difenderà dai lupi col suo bastone.


Dagli Atti degli Apostoli  At 2,14.36-41 

venerdì 24 aprile 2026

IL MATRIMONIO SI RISPETTATO DA TUTTI / UNA CARO 14. nn. 31-32.

 


31. L’Apostolo, evocando soprattutto il passo della Genesi in cui i due, l’uomo e la donna, formano una carne sola (cf. Gen 2,24), definisce l’intimità d’amore tra marito e moglie come un emblema luminoso della comunione di vita e di carità che intercorre tra Cristo e la Chiesa (cf. Ef 5,32). Attraverso questa pagina della Lettera agli Efesini, così fragrante nella sua umanità ma anche così densa nella sua qualità teologica, Paolo non si limita a proporre un modello di comportamento matrimoniale cristiano, ma indica nell’unione perfetta e unica tra Cristo e la Chiesa la sorgente originaria del matrimonio monogamico. Esso non è solo un’immagine di quella unione, ma la riproduce e incarna attraverso l’amore dei coniugi. È segno efficace ed espressivo della grazia e dell’amore che sostanzia l’unione tra Cristo e la Chiesa.

IL MISTERO GRANDE / UNA CARO 13. nn. 29-30

 

Cristo sposo della Chiesa.

29. San Paolo sviluppa in modo sistematico il tema dell’amore nuziale pieno e perfetto tra Cristo e la Chiesa nella Lettera agli Efesini (cf. Ef 5,21-33), riprendendo tra l’altro il passo della Genesi sull’essere “una sola carne” da parte della coppia (cf. Gen 2,24). L’amore monogamico indissolubile tra i due coniugi – sempre nella linea del tema sviluppato dai profeti per definire l’alleanza tra il Signore e Israele – si rivela come il simbolo per descrivere il vincolo tra Cristo e la Chiesa. Il matrimonio cristiano nella sua autenticità e pienezza è, dunque, segno della nuova alleanza cristiana.

DALL'INIZIO DELLA CREAZIONE ... GESÙ RESTITUISCE VALIDITÀ AL PROGETTO ORIGINARIO DI DIO / UNA CARO 12. nn. 26-28.

 


12   La simbologia nuziale del Nuovo Testamento

26. Nel Vangelo Gesù rimanda in modo esplicito “al principio”, cioè alle origini della prima coppia umana (cf. Gen 1,27; 2,24), per ribadire che l’amore monogamico, fedele e indissolubile esalta il rapporto di coppia, pensato dal Creatore in una dimensione di totalità e di esclusività (cf. Mt 19,3-9).

27. Nelle narrazioni evangeliche di Marco e di Matteo, Gesù si è espresso in modo inequivocabile sulla monogamia richiamandosi alle origini, alla volontà del Creatore. Il dibattito con i farisei sulla possibilità del divorzio gli offre l’opportunità di un pronunciamento autorevole. Egli ribadisce il principio della monogamia che sta al fondamento del progetto di Dio sulla famiglia: «dall’inizio della creazione li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto» (Mc 10, 6-9; cf. Mt 19, 4-6). Come base della sua affermazione, Gesù unisce due elementi esegetici di peso: «li fece maschio e femmina» (Gen 1,27) e «per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e [i due] diventeranno una sola carne» (Gen 2,24). Il primo uomo e la prima donna sono dunque uniti da Dio stesso nella coppia in un’unica carne. In altre parole, Gesù restituisce validità al progetto originario di Dio, andando al di là della norma data da Mosè e richiamandone una più antica, sottolineando allo stesso tempo una presenza divina nella radice stessa di questa relazione: «Ciò che Dio ha congiunto l’uomo non lo divida» (Mt 19,6).