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giovedì 28 febbraio 2019

PROTEZIONE DEI MINORI NELLA CHIESA: E ADESSO? 2/4



So che è lungo ma il discorso conclusivo di papa Francesco di domenica è troppo importante perché non si dia l'opportunità di leggerlo tutto. Lo presento diviso in vari post. Purtroppo non posso mettere a confronto le note con il testo pagina per pagina. Anche queste note sono un'arricchimento e manifestano la serietà di questo intervento del Santo Padre. Buona lettura.
Sappiamo che il Papa è stata attaccato e talvolta sotto la forma della derisione perché ha osato dire che lo spirito del male, il nemico di Dio è coinvolto in questi crimini contro i minori e le persone vulnerabili e che chi li commette si fa strumento del demonio. Ma il Papa non ha negato assolutamente la responsabilità umana. Anzi. Quindi anche lì, questi attacchi sembrano abbastanza illogici. Cosa c'è di strano che un Papa dica che la gravità e negatività di questi peccati e i loro effetti sulla vita delle vittime faccia il gioco di Satana, e siano diversi da quello che possono essere semplici peccati di fragilità, come l'impazienza, la piccola bugia, ecc.

Discorso conclusivo del Santo Padre
Cari fratelli e sorelle,
nel rendere grazie al Signore che ci ha accompagnato in questi giorni, vorrei ringraziare tutti voi per lo spirito ecclesiale e l’impegno concreto che avete mostrato con tanta generosità.
Il nostro lavoro ci ha portato a riconoscere, una volta in più, che la gravità della piaga degli abusi sessuali su minori è un fenomeno storicamente diffuso purtroppo in tutte le culture e le società. Essa è diventata, solo in tempi relativamente recenti, oggetto di studi sistematici, grazie al cambiamento della sensibilità dell’opinione pubblica su un problema in passato considerato tabù, vale a dire che tutti sapevano della sua presenza ma nessuno ne parlava. Ciò mi porta alla mente anche la crudele pratica religiosa, diffusa nel passato in alcune culture, di offrire esseri umani – spesso bambini – come sacrifici nei riti pagani. Tuttavia, ancora oggi le statistiche disponibili sugli abusi sessuali su minori, stilate da varie organizzazioni e organismi nazionali e internazionali (Oms, Unicef, Interpol, Europol e altri), non rappresentano la vera entità del fenomeno, spesso sottostimato principalmente perché molti casi di abusi sessuali su minori non vengono denunciati[1], in particolare quelli numerosissimi commessi nell’ambito famigliare.
Di rado, infatti, le vittime si confidano e cercano aiuto[2]. Dietro a questa riluttanza ci può essere la vergogna, la confusione, la paura di vendetta, i sensi di colpa, la sfiducia nelle istituzioni, i condizionamenti culturali e sociali, ma anche la disinformazione sui servizi e sulle strutture che possono aiutare. L’angustia purtroppo porta all’amarezza, addirittura al suicidio, o a volte a vendicarsi facendo la stessa cosa. L’unica cosa certa è che milioni di bambini nel mondo sono vittime di sfruttamento e di abusi sessuali.
Sarebbe importante qui riportare i dati generali – a mio avviso sempre parziali – a livello globale[3], poi Europeo, Asiatico, Americano, Africano e dell’Oceania, per dare un quadro della gravità e della profondità di questa piaga nelle nostre società[4]. Vorrei, per evitare inutili discussioni, evidenziare anzitutto che la menzione di alcuni Paesi ha l’unico obbiettivo di citare i dati statistici riportati nei suddetti Rapporti.

mercoledì 27 febbraio 2019

DOPO L'INCONTRO PER LA PROTEZIONE DEI MINORI NELLA CHIESA, CHE SUCCEDE? 1/4

Al centro della foto il Cardinale Barbarin, vescovo di Lione, il 7 gennaio scorso.


Dopo l’incontro in Vaticano sulla Protezione dei Minori nella Chiesa e gli ultimi sviluppi personali di preti e vescovi, che dire?
Mentre nessun’altra Istituzione ha ancora preso iniziative così forti cercando di fare pulizia tra i suoi membri (l’ONU per esempio con numerosi casi di prostituzione, anche infantile, nei teatri di guerra o di estrema povertà i cui "utilizzatori finali" sono suoi operatori), ci sono reazioni varie. Alcune sono reazioni indignate contro il Papa e i vescovi che non avrebbero fatto abbastanza, ecc., contro il Papa perché dice che chi commette il crimine di pedofilia si fa strumento del diavolo, contro chi fa notare, anche sommessamente, che l’80 % dei crimini di pedofilia nella Chiesa sono anche atti omosessuali...
Da ieri è venuta fuori pure la vicenda della condanna del Cardinal Pell, australiano, che lascia molto perplessi. L’uomo che lo accusa racconta un fatto così inverosimile su vari punti che si comprende che si intenda fare appello. Anche perché un primo giudizio si era risolto in un nulla di fatto, poi si è riaperto il processo. Un po’ come il Cardinale francese Barbarin accusato di aver gestito male il caso – antecedente al suo mandato di vescovo di Lione – di un prete pedofilo. In un primo tempo la giustizia francese aveva archiviato la denuncia ma gli accusatori hanno ottenuto un’altra procedura penale. Con logica, il pubblico ministero francese non ha chiesto nessuna condanna rendendo ancora più evidente il carattere surreale di questo processo contro il vescovo di Lione e altri suoi collaboratori.

martedì 26 febbraio 2019

SENTIRE LE PAROLE E NON COMPRENDERE / martedì VII° sett. T.O.

Grande Cristo - Van Dyck.

Il Vangelo di oggi, con il brano del Siracide che ci dona una profonda lezione di combattimento spirituale, ci aiuta ad aprire gli occhi su noi stessi.
Gesù sta istruendo con cura i suoi discepoli sulla prospettiva della croce. In particolare egli si è preoccupato che non fossero disturbati, che le condizioni fossero ottimali. Ma non basta per farsi ascoltare. L’annuncio di Gesù è talmente sconvolgente e lontano dalle loro aspettative che i discepoli non comprendono. Certo le parole arrivano all’orecchio e i vocaboli in sé sono semplici, ma descrivono una realtà così devastante e inaspettata che una paura oscura paralizza le menti, istintivamente si preferisce non sapere, non approfondire. Anzi, invece di rimanere in silenzio, rattristati, cercando di capire da soli, i discepoli cambiano discorso. C'è una vera rimozione.

lunedì 25 febbraio 2019

BASTA DAVIDE PER CONVERTIRCI / VII° domenica T.O.



“A voi che ascoltate!” dice Gesù. La Parola di Dio salva proprio perché non si trova già nella nostra natura ferita dal peccato, non sta al livello delle forze dell’uomo o del suo senso religioso naturale. Altrimenti non salverebbe, oppure l’uomo potrebbe salvarsi da solo. Quindi viene dall’esterno. Deve esserti annunciata. A chi non è capace di farle spazio, a chi non è capace di ascoltare, la Sapienza che salva sembrerà stoltezza, stupidità, oppure scandalo, sacrilegio.
Per comprendere questo ci basterà esaminare dalla prima lettura ciò che fece Davide.

domenica 24 febbraio 2019

IL PAPA ALLA FINE DELL'INCONTRO PER LA PROTEZIONE DEI MINORI


Alla fine dell'Incontro per la Protezione dei Minori nella Chiesa il Papa ha dato un ampio messaggio che sarà utile leggere tutto intero come altri interventi. Ma credo che valga la pena dare subito questa sera queste frasi che possono aiutarci e stimolarci per essere partecipi dell'opera che il Signore sta facendo nella Chiesa e per il Mondo.


"Siamo dinanzi a un problema universale e trasversale che purtroppo si riscontra quasi ovunque. Dobbiamo essere chiari: l’universalità di tale piaga, mentre conferma la sua gravità nelle nostre società, non diminuisce la sua mostruosità all’interno della Chiesa. (...) Nella rabbia, giustificata, della gente, la Chiesa vede il riflesso dell’ira di Dio, tradito e schiaffeggiato da questi disonesti consacrati."  

"Permettetemi un sentito ringraziamento a tutti sacerdoti e i consacrati che servono il Signore fedelmente e totalmente e che si sentono disonorati e screditati dai comportamenti vergognosi di alcuni loro confratelli. Ringrazio, a nome di tutta la Chiesa, la stragrande maggioranza dei sacerdoti che non solo sono fedeli al loro celibato, ma si spendono in un ministero reso oggi ancora più difficile dagli scandali di pochi (ma sempre troppi) loro confratelli. E grazie anche ai fedeli che ben conoscono i loro bravi pastori e continuano a pregare per loro e a sostenerli.

sabato 23 febbraio 2019

IL CORAGGIO DI AMARE FINO ALLA FINE / San Policarpo 23 febbraio

Martirio del Santo Ieromartire Policarpo di Smirne.


Un Cardinale nominato vescovo di Ostia nell’evidente proposito del Papa di porselo al fianco come aiuto per combattere gli abusi allora presenti, la Cattedra di san Pietro, e oggi san Policarpo, vescovo, discepolo diretto di san Giovanni Evangelista, contemporaneo di sant’Ignazio di Antiochia e martire. Questa sequenza di memorie liturgiche ci aiuta a illuminare l’Incontro per la Protezione dei Minori, le persone lì radunate e i loro lavori.
È facile non rendersi conto di problemi profondi, non valutare la gravità di una situazione, non avere il coraggio quotidiano di stimolare i propri collaboratori, non avere l’umiltà e la pazienza che permettono ai cuori di aprirsi senza timore, non avere il coraggio di porsi in atteggiamento profetico. San Policarpo fa parte di coloro che hanno vissuto appieno la logica e la forza della fede che non si sposa con lo spirito del mondo.

venerdì 22 febbraio 2019

SUB PETRO ET CUM PETRO / 22 febbraio Cattedra di san Pietro



Incontro sulla Protezione dei Minori nella Chiesa.
San Pier Damiani accettò di essere vescovo per aiutare Pietro nella riforma della Chiesa. Oggi celebriamo proprio il servizio-autorità d’amore di Pietro alla Chiesa e al mondo.
Nella prima lettura Pietro si presenta come “sunpresbuteros” (anziano come e con gli altri anziani) ma li esorta perché è la roccia che conferma nella fede.
Mi colpiva quando papa Giovanni Paolo II definiva se stesso “Pietro”. Mi ha colpito quando papa Francesco al momento del Sinodo sulla Famiglia voleva fugare le perplessità di alcuni vescovi e, in particolare invitava alla “paressia” alla franchezza che permette di parlare di tutto senza timore. Diceva: “non abbiate paura. Il Sinodo si svolge “Cum Petro et sub Petro”.
Di fronte al carisma di Pietro ci sono però due pericoli.

giovedì 21 febbraio 2019

PROTEZIONE DEI MINORI NELLA CHIESA / INTRODUZIONE DEL SANTO PADRE FRANCESCO



Cari fratelli, buongiorno!
Dinanzi alla piaga degli abusi sessuali perpetrati da uomini di Chiesa a danno dei minori, ho pensato di interpellare voi, Patriarchi, Cardinali, Arcivescovi, Vescovi, Superiori Religiosi e Responsabili, affinché tutti insieme ci mettiamo in ascolto dello Spirito Santo e con docilità alla Sua guida ascoltiamo il grido dei piccoli che chiedono giustizia. Grava sul nostro incontro il peso della responsabilità pastorale ed ecclesiale che ci obbliga a discutere insieme, in maniera sinodale, sincera e approfondita su come affrontare questo male che affligge la Chiesa e l’umanità. Il santo Popolo di Dio ci guarda e attende da noi non semplici e scontate condanne, ma misure concrete ed efficaci da predisporre. Ci vuole concretezza.
Iniziamo, dunque, il nostro percorso armati della fede e dello spirito di massima parresia, di coraggio e concretezza.

COME DIO LOTTA CONTRO IL MALE?



Il Figliol Prodigo - Rembrandt.
Se Dio avesse voluto un’Umanità perfetta poteva mandare periodicamente un Diluvio, una catastrofe che lasci in vita solo qualche individuo o famiglia. In tal modo però l’Umanità non sarebbe mai cresciuta. Ma Dio sceglie un’altra via. Ecco che nel racconto della Genesi di ieri e di oggi, sembra che egli si arrenda: “fin dall’adolescenza il cuore dell’uomo è incline al male”. Ma Dio non può arrendersi al male. Gli mette subito dei paletti: non spargere il sangue, per esempio. E inizia un cammino di alleanze, ognuna confermando e rafforzando la precedente. Dio si fa così carico dell’umanità che ha creato e la riporta a sé con la misericordia. Fino a giungere al suo Servo Gesù di Nazareth che si farà carico di tutta l’umanità con L’Incarnazione e con una Vita intemerata, offrendosi per i peccati di tutti noi sulla croce. Ciò che ti da salvezza e speranza non sono i tuoi sforzi o la tua buona educazione, il tuo essere bravino, ma solo il supplizio che Gesù ha accettato per amore tuo.

mercoledì 20 febbraio 2019

APRIRE GLI OCCHI / mercoledì VI° sett. T.O.



Portano a Gesù un cieco ed egli lo guarisce in due tappe. Questi comincia a vedere, poi vede del tutto, distintamente e a distanza. Questo racconto è stato posto da Marco alla metà del suo Vangelo, prima della professione di fede di Pietro, proprio per significare il Cammino spirituale progressivo di chi, seguendo Gesù, comincia a conoscerlo e ad avere fede in Lui.
Che dire però di persone che dopo 20 anni, 30 anni, ancora dicono: “però bisogna andare piano, se no, c'è il rischio di allontanare le persone”. Dopo il tempo della evangelizzazione viene il tempo della decisione: “mi gioco la vita su Gesù Cristo, accettandolo pienamente come mio Salvatore, cercando di seguirlo in tutto e per tutto”.
Riguardo ai problemi nuovi è normale che ci sia una presa di coscienza progressiva. È ciò che vediamo riguardo agli abusi sui minori in questi anni nella Società e nella Chiesa. Molti processi sono progressivi, e la sana prudenza esige spesso di andare passo passo. Però il continuare a non vedere, a non vedere pienamente, va di pari passo con l'immaturità della fede che si manifesta in due modi: la paura, e la difesa dell’Istituzione a scapito delle persone (vittime) e della verità.
Siamo tutti soggetti a queste tentazioni: lasciarci guidare dalla paura, e assecondare meccanismi di potere che mettono l’Istituzione o chi ne trae vantaggio al primo posto. È ciò che Gesù non ha mai fatto.

Prima Lettura   Gn 8, 6-13.20-22
Ecco, la superficie del suolo era asciutta.

martedì 19 febbraio 2019

VOGLIO ESSERE QUODVULTDEUS ET GAUDIOSUS / martedì VI° sett. T.O.



San Quodvultdeus - Catacombe di san Gennaro, Napoli.
Il Patriarca Noè fece “Quod vult Deus” ciò che Dio vuole. E fu “Gaudiosus” pieno di gioia per la salvezza ottenuta. Oggi la Chiesa di Napoli celebra due suoi vescovi di origine africana, perseguitati ed esiliati dalla loro terra nativa: Quodvultdeus e Gaudioso. Essi ci offrono un’ottima occasione di riflessione spirituale: non si sono chiusi su se stessi ma invece hanno fatto delle loro prove un’occasione di apostolato e di servizio alla Chiesa, rafforzati nella loro comunione con Dio e nella loro comprensione del Mistero di Cristo dai patimenti subiti.
Facciamo come Noè che fece la volontà di Dio nella sua vita e in particolare costruendo l’Arca. Tante volte fare la volontà di Dio fa sperimentare una certa solitudine, ci espone al dubbio, al senso del ridicolo quando tutti gli altri agiscono in modo diverso, quando non sembra che la situazione giustifichi scelte così estreme e contro corrente.

lunedì 18 febbraio 2019

PERCHE' GESU' NON VUOLE DARE SEGNI? / Lunedì VI° sett. T.O.


I farisei chiedono a Gesù un segno dal cielo. Per metterlo alla prova. Molti battezzati cercano i segni più vari per rafforzare la loro fede, spesso nel cielo, nelle nuvole, nelle cose più strane. Quasi sempre questa ricerca di segni è sterile sul piano della fede e perfino fuorviante. In ogni caso se Dio può dare dei segni non è questo il suo scopo. Ai farisei che vogliono metterlo alla prova Gesù oppone un netto rifiuto.
Nella prima lettura si parla di un segno che Dio impone a Caino per proteggerlo dalla vendetta del sangue. È un segno di misericordia che rivela la natura di Dio. È un segno di misericordia per Adamo ed Eva e tutti noi la Vita stessa che possono trasmettere dopo il loro peccato, con la nascita di Caino ed Abele, poi con Set malgrado il loro fallimento da genitori, visto che il primogenito ha ucciso il fratello. È segno di misericordia la libertà che ci fa responsabili del dono della vita, e la nostra coscienza che può ascoltare la voce di Dio.
Grande valore ha la vita stessa, la nostra, quella di Caino…, che Dio ha assunto pienamente. “Tutto ciò che non è assunto non è redento” disse sant’Ireneo. È la logica che porta san Paolo a scrivere ai Corinti: Se infatti i morti non risorgono, neanche Cristo è risorto (perché ha preso la nostra natura)” come abbiamo sentito proclamare ieri nella seconda lettura.

Prima Lettura   Gn 4, 1-15. 25
Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise.

Dal libro della Gènesi
Adamo conobbe Eva sua moglie, che concepì e partorì Caino e disse: «Ho acquistato un uomo grazie al Signore». Poi partorì ancora Abele, suo fratello. Ora Abele era pastore di greggi, mentre Caino era lavoratore del suolo.
Trascorso del tempo, Caino presentò frutti del suolo come offerta al Signore, mentre Abele presentò a sua volta primogeniti del suo gregge e il loro grasso. Il Signore gradì Abele e la sua offerta, ma non gradì Caino e la sua offerta. Caino ne fu molto irritato e il suo volto era abbattuto. Il Signore disse allora a Caino: «Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto? Se agisci bene, non dovresti forse tenerlo alto? Ma se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, e tu lo dominerai».
Caino parlò al fratello Abele. Mentre erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise.
Allora il Signore disse a Caino: «Dov’è Abele, tuo fratello?». Egli rispose: «Non lo so. Sono forse io il custode di mio fratello?». Riprese: «Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo! Ora sii maledetto, lontano dal suolo che ha aperto la bocca per ricevere il sangue di tuo fratello dalla tua mano. Quando lavorerai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti: ramingo e fuggiasco sarai sulla terra».
Disse Caino al Signore: «Troppo grande è la mia colpa per ottenere perdono. Ecco, tu mi scacci oggi da questo suolo e dovrò nascondermi lontano da te; io sarò ramingo e fuggiasco sulla terra e chiunque mi incontrerà mi ucciderà». Ma il Signore gli disse: «Ebbene, chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte!». Il Signore impose a Caino un segno, perché nessuno, incontrandolo, lo colpisse.
Adamo di nuovo conobbe sua moglie, che partorì un figlio e lo chiamò Set. «Perché – disse – Dio mi ha concesso un’altra discendenza al posto di Abele, poiché Caino l’ha ucciso».

Salmo Responsoriale   Dal Salmo 49
Offri a Dio come sacrificio la lode. 


Parla il Signore, Dio degli dèi,
convoca la terra da oriente a occidente:
«Non ti rimprovero per i tuoi sacrifici,
i tuoi olocausti mi stanno sempre davanti.

Perché vai ripetendo i miei decreti
e hai sempre in bocca la mia alleanza,
tu che hai in odio la disciplina
e le mie parole ti getti alle spalle?

Ti siedi, parli contro il tuo fratello,
getti fango contro il figlio di tua madre.
Hai fatto questo e io dovrei tacere?
Forse credevi che io fossi come te!
Ti rimprovero: pongo davanti a te la mia accusa».  

Canto al Vangelo 
  Gv 14,6 
Alleluia, alleluia.

Io sono la via, la verità e la vita, dice il Signore.
Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.
Alleluia.


Vangelo 
  Mc 8, 11-13
Perché questa generazione chiede un segno?

Dal vangelo secondo Marco
In quel tempo, vennero i farisei e si misero a discutere con Gesù, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova.
Ma egli sospirò profondamente e disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità io vi dico: a questa generazione non sarà dato alcun segno».
Li lasciò, risalì sulla barca e partì per l’altra riva. 

PROTEZIONE DEI MINORI NELLA CHIESA, ELEMENTI PER LA RIFLESSIONE E LA PREGHIERA



Giovedì inizia in Vaticano l’incontro voluto dal Papa per la Protezione dei Minori nella Chiesa. Se ne parla tanto, già da molto. Qualcuno con il solito libro cerca di approfittarne per fare soldi e gettare contro la Chiesa più fango di quanto ce ne sia già. Perché di fango ce n’è.
Non sarei capace di fare qui una panoramica storica del fenomeno pedofilia nelle società del passato e di oggi e non sarebbe il luogo. Il fenomeno purtroppo è noto dall’antichità pagana. Meno nella Chiesa che nel resto della Società. La Chiesa ha sempre ritenuto l’abuso sessuale contro minori un “peccato gravissimo” (Delicta graviora), ma in passato non c'era chiara coscienza che questi atti portassero conseguenze durante tutta la vita delle vittime. Solo dopo gli anni ‘70 del secolo XX° nelle Società occidentali si è preso coscienza progressivamente di questa dimensione e si può dire che la Chiesa è stata la prima o tra le prime Istituzioni a reagire. L’incontro di questa settimana che riunirà i Presidenti di tutte le Conferenze Episcopali deve vederci impegnati a pregare in modo speciale, secondo la richiesta del Papa già espressa nella sua “Lettera al Popolo di Dio” del 20 agosto 2018 (che faremo bene a rileggere, vedi post del 21 agosto). Ieri all’Angelus il Papa ha detto: Invito a pregare per questo appuntamento, che ho voluto come atto di forte responsabilità pastorale davanti a una sfida urgente del nostro tempo”.  

domenica 17 febbraio 2019

COME ALBERO CHE STENDE LE SUE RADICI / VI° Domenica del T.O.



Qualche settimana fa, dopo l’incontro interreligioso contraddistinto dalla firma del Documento sulla Fratellanza Umana, papa Francesco ha celebrato l’Eucaristia con i cristiani che lavorano negli Emirati Arabi. Ha scelto le Beatitudini come Vangelo. Una scelta geniale nella sua semplicità. Infatti è il testo più specificamente cristiano e più affascinante per tutti, sia per i cristiani che per i non cristiani. Inoltre papa Francesco si rivolgeva ad un’Assemblea composta prevalentemente di poveri a tutti gli effetti, stranieri, spesso anche sottopagati, di una religione tollerata. E il Papa dice loro: “Beati!”. Siete già Beati perché Dio vi ama, perché credete in Gesù, perché amate dialogare con lui attraverso la sua Parola.
È lo stesso messaggio che ci dona il Signore anche a noi oggi.

sabato 16 febbraio 2019

IL PREZZO SPAVENTOSO DEL PECCATO / sabato V° sett. del T.O.



Con il peccato la vita dell’uomo diventa difficile. Nella prima lettura di oggi si descrive il guadagnarsi il pane della sopravvivenza che costerà dolore e sudore della fronte.

Con Gesù questo sembra scomparire con la moltiplicazione dei pani e dei pesci a beneficio di chi ascolta la sua parola e lo segue. Infatti Gesù non vuole il castigo dell’uomo.
Come vivere questa benedizione? Certamente la preghiera di domanda è efficace. In ogni secolo la Storia della Chiesa è piena di esempi. Ho sempre in mente il Curato d’Ars che faceva pregare il Padre Nostro ai suoi orfani quando mancava tutto e il grano oppure la farina dell’impasto si moltiplicavano.
Ma il Signore non vuole che si metta da parte il lavoro. L’uomo è fatto da sempre per avere un’attività ordinata e produttiva in relazione con la natura e con i suoi simili, anche prima del peccato. 
Se considerassimo quante energie il peccato sottrae al benessere personale e comune rimarremmo esterrefatti.

venerdì 15 febbraio 2019

GUARIRE LA VISTA TRAMITE L'UDITO / venerdì V° sett. T.O.



La prima lettura di oggi racconta la tentazione e il primo peccato in Eden. Il Vangelo riporta la guarigione di un sordo muto. In queste letture entrano in gioco vari sensi donandoci un insegnamento spirituale importante.
“Il serpente disse alla donna”. Il primo senso ad essere attaccato è l’udito. Con una “anti-parola”, una bugia. Dal dialogo con il serpente, lo sguardo di Eva cambia. Da frutto da evitare perché porta alla morte, esso diventa buono, bello, portatore di saggezza. Dopo aver mangiato l’inganno viene svelato ma ormai lo sguardo è cambiato profondamente e si è caricato della concupiscenza. Nello sguardo prima innocente che accoglieva i doni di Dio, lasciandosi guidare da Lui, è rimasta la sete di possesso, l’avidità verso cose e persone che ferisce l’altro. Ha perso la visione originaria, è diventato cieco alla realtà. Non solo, ma da quando ha ascoltato l’anti-parola del diavolo, l’uomo non riesce più ad ascoltare la Parola di Dio. È diventato sordo.
Per guarire l’uomo, Gesù tocca prima l’udito poi la lingua. Infatti "la fede viene dall’ascolto" (Rm 10:17). Dalla Parola creatrice poi viene ridata la parola all’uomo che acquista un linguaggio di verità e può lodare il Creatore. Ritorna alla verità, vede il reale, riacquista la vista.



Prima Lettura   Gn 3, 1-8
Sareste come Dio, conoscendo il bene e il male.

mercoledì 13 febbraio 2019

DOCUMENTO SULLA FRATELLANZA UMANA / 4 di 4

Una bella immagine dell'incontro tra il Sultano e
san Francesco. Non sono riuscito a comprendere
 dove si trova l'originale di questa icona né chi ne
sia l'autore. Sorprende che sia l'uno che l'altro siano 
indicati come "santi" (el-qiddys). 
Credit foto - fra Robert Lentz Ofm.

Questa ultima parte del Documento inizia con la costatazione che Oriente e Occidente non possono fare a meno di rapporti costruttivi. Non possono ignorarsi né ci conviene combattersi. Di fatto il passato è ricco di questi scambi. Limitandoci a noi occidentali, molte delle cose che sono “nostre”, che ci sembrano far parte della nostra “natura”, di fatto ci sono venute dall’Oriente islamico o attraverso l’Oriente islamico (per dare solo un esempio, attraverso l’Oriente islamico abbiamo ricevuto un elemento così comune come il nostro modo di contare e in particolare la nozione dello “zero”). In pari modo l’Oriente ha ricevuto molto dall’Occidente. Purtroppo non ci sono stati solo scambi positivi e ricordo una pubblicazione del Pontificio Istituto per gli Studi Arabi e di Islamistica (P.I.S.A.I.), dedicata a questo tema, che si chiamava “Encounters and Clashes” (Incontri e Scontri). Papa Francesco nel suo intervento ad Abu Dhabi ha detto: “Non c’è alternativa: o costruiremo insieme l’avvenire o non ci sarà futuro.”. Meditiamo questa frase e magari tutto il meraviglioso discorso che ha fatto in quella occasione.

- Il rapporto tra Occidente e Oriente è un’indiscutibile reciproca necessità, che non può essere sostituita e nemmeno trascurata, affinché entrambi possano arricchirsi a vicenda della civiltà dell’altro, attraverso lo scambio e il dialogo delle culture. L’Occidente potrebbe trovare nella civiltà dell’Oriente rimedi per alcune sue malattie spirituali e religiose causate dal dominio del materialismo. E l’Oriente potrebbe trovare nella civiltà dell’Occidente tanti elementi che possono aiutarlo a salvarsi dalla debolezza, dalla divisione, dal conflitto e dal declino scientifico, tecnico e culturale. È importante prestare attenzione alle differenze religiose, culturali e storiche che sono una componente essenziale nella formazione della personalità, della cultura e della civiltà orientale; ed è importante consolidare i diritti umani generali e comuni, per contribuire a garantire una vita dignitosa per tutti gli uomini in Oriente e in Occidente, evitando l’uso della politica della doppia misura.

martedì 12 febbraio 2019

DOCUMENTO SULLA FRATELLANZA UMANA / 3 di 4




In questa parte del documento un’espressione ha suscitato forti critiche da parte di siti cattolici conservatori: “Il pluralismo e le diversità di religione, di colore, di sesso, di razza e di lingua sono una sapiente volontà divina, con la quale Dio ha creato gli esseri umani.” È un dato di fatto che l’umanità si presenta diversa riguardo a colore, sesso, razza e lingua. Quello che fa problema è il pluralismo e la diversità di religione. Notiamo che per i musulmani questo concetto si ritrova nel Corano e non impedisce i musulmani di credere che la loro religione sia l’unica vera. E si afferma che Dio vuole l’emulazione reciproca nelle opere di bene e poi, nell’ultimo giorno, illuminerà tutti sui loro errori. Quindi questo approccio globale potrebbe essere anche il nostro senza che questo significhi minimamente pensare che tutte le religioni siano uguali, si equivalgano. E sopratutto non significa che il Papa e il Grande Imam ci propongano un Dio senza volto e una “nuova religione mondiale”, sintesi o superamento delle vecchie religioni, come è stato fatto da qualche organizzazione negli ultimi secoli. Invece, non troviamo già nel Nuovo Testamento Paolo che dice che è steso un velo sul cuore degli ebrei che non accettano Cristo e che questo è servito a spingere ad evangelizzare i popoli pagani, ma quando questo velo sarà tolto (da Dio) sarà come una risurrezione (vedi 2 Corinzi 3, e Romani 11)? È tutto il Cristianesimo che considera il dono della vita divina una grazia e quindi che non tutti ricevono gli stessi doni e non tutti allo stesso momento. Sappiamo dalla Storia quanti danni collaterali ci sono stati – assieme ad un processo benefico di profonda evangelizzazione – quando la vittoria della fede cristiana si è trasformata in Religione di Stato. Si nasceva cristiani senza scelta, si era cristiani senza conversione, si doveva essere cristiani pena sanzioni civili perfino estreme, bisognava cambiare confessione cristiana se il sovrano cambiava, ecc…. Da parte islamica suppongo che il concetto di cittadinanza sarà indigesto a più di uno ma sta maturando in molte nazioni a maggioranza musulmana.

Il primo e più importante obiettivo delle religioni è quello di credere in Dio, di onorarLo e di chiamare tutti gli uomini a credere che questo universo dipende da un Dio che lo governa, è il Creatore che ci ha plasmati con la Sua Sapienza divina e ci ha concesso il dono della vita per custodirlo. Un dono che nessuno ha il diritto di togliere, minacciare o manipolare a suo piacimento, anzi, tutti devono preservare tale dono della vita dal suo inizio fino alla sua morte naturale. Perciò condanniamo tutte le pratiche che minacciano la vita come i genocidi, gli atti terroristici, gli spostamenti forzati, il traffico di organi umani, l’aborto e l’eutanasia e le politiche che sostengono tutto questo.

LIBERTA', LIBERTA' VERA / martedì V° sett. T.O.



Dio crea e crea bene. Ma la sua creazione deve crescere: “moltiplicatevi”. E sopratutto Dio inserisce nella natura dell’uomo la libertà. Dio prende il rischio della libertà: la libertà dell’uomo è fatta per fare scelte buone, ma può anche degradarsi andando verso il male, verso la morte, talvolta sotto la forma dell'atrofizzarsi.

lunedì 11 febbraio 2019

SAN CASTRESE AFRICANO E MIGRANTE, PADRE NOSTRO NELLA FEDE / 11 febbraio



Gesù era un immigrato? C'è chi lo contesta perché tocca un punto dolente della nostra attualità. Gesù è stato comunque un migrante forzato da bambino con la sua famiglia che ha dovuto fuggire dalle persecuzioni per ricominciare da zero in un paese straniero ed era il Figlio di Dio. Ed Egli ha detto:  "ero straniero e mi avete accolto" identificandosi con ogni straniero, ogni sofferente. Si tratta di fare bene, ma anche di "fare bene il bene" e in particolare una direttrice è quella di “aiutarli a casa loro”, di aiutare a prevenire le condizioni che obbligano o comunque spingono popolazioni intere, adulti e anche ragazzi minori non accompagnati, ad emigrare.

San Castrese anche lui è stato provvidenzialmente un migrante forzato e lui africano è diventato padre nella fede delle nostre popolazioni. È, lui straniero del Sud, radice della nostra identità più profonda.  

DOCUMENTO SULLA FRATELLANZA UMANA / 2 di 4



Continuiamo la nostra lettura del Documento. Si chiama “Documento sulla Fratellanza Umana”. Infatti non cerca di costituire un’organizzazione, un potere, un partito o meno ancora un Governo Mondiale, ma di guardare alla persona e al suo valore, e in particolare ai piccoli, agli indifesi, a quelli che contano poco per la società ma contano agli occhi di Dio. Parlare di Fratellanza Umana è perfettamente cristiano. Parlare di Fratellanza Universale ha storicamente un altro sapore. Qualche critico di papa Francesco cerca di confondere le acque in questo senso dicendo che ha firmato un accordo con i musulmani per abbassare la fede cristiana al livello di quella islamica, rinnegando Gesù Cristo e cercando di costituire una Fratellanza Universale (vedi sito "cronicasdepapafrancisco.com"). Ci sono anche altre espressioni nel testo che possono essere comprese in senso fuorviante. Per cui si chiede una lettura attenta, non frettolosa di questo testo. La Chiesa che Gesù voleva e ha fondato, per noi sussiste nella Chiesa Cattolica, ma, da una parte, questa è “Semper reformanda” perché fatta di peccatori e non tutti gli usi, tutti modi nei quali ha compreso se stessa lungo i secoli hanno corrisposto all’essenza della Chiesa, e, d’altra parte, nulla può pretendere di esaurire la ricchezza del suo Mistero. Letto non come una professione di fede cristiana, non come un catechismo o un riassunto del Vangelo – che non è – ma come un documento comune tra cristiani e musulmani questo testo è perfettamente giustificato e rappresenta un passo avanti sul cammino della fedeltà al Vangelo.
Ecco di seguito la seconda parte del Documento:

Ci rivolgiamo agli intellettuali, ai filosofi, agli uomini di religione, agli artisti, agli operatori dei media e agli uomini di cultura in ogni parte del mondo, affinché riscoprano i valori della pace, della giustizia, del bene, della bellezza, della fratellanza umana e della convivenza comune, per confermare l’importanza di tali valori come àncora di salvezza per tutti e cercare di diffonderli ovunque.

sabato 9 febbraio 2019

DOCUMENTO SULLA FRATELLANZA UMANA / 1 di 4

La firma congiunta del documento. 

Papa Francesco ha detto durante il volo di ritorno da Dubai che questo documento è stato elaborato in un anno di andirivieni e di confronto con le equipe della Santa Sede e di AL Azhar, e "con molta preghiera" da una parte e dall'altra. 
Questo documento non basta parlarne, aver visto qualche foto. Bisogna almeno averlo letto una volta, con calma e cuore aperto, in preghiera appunto. Sicuramente merita di più di una sola lettura ma cominciamo dall'inizio. Dopo, solo dopo si potrà avere il diritto di fare qualche commento.
Lo presento quindi, dividendolo in quattro o cinque pezzi. Buona e santa lettura. Se ci aspettiamo che i musulmani di tutto il mondo si comportino come chiede questo documento, noi cristiani non possiamo fare meno di quello che propone questo testo. Anzi, dobbiamo fare di più. I Siti integralisti attaccano chiaramente il Papa su questa iniziativa perché ha firmato un documento musulmano che rinnega Gesù Cristo! ma l'omelia del Papa sulle Beatitudini l'indomani alla Messa, fuga ogni dubbio, se ce ne fosse bisogno. Proprio perché siamo cristiani vogliamo servire la Pace, servire Dio e il/nel prossimo, attraverso il dialogo e il rispetto dell'altro. Non è arrendersi all'Islam ma essere lievito nella pasta, cioè cristiani. Il Grande Imam di Al Azhar ha avuto coraggio e sicuramente anche lui subisce già molte critiche. 

DOCUMENTO SULLA
FRATELLANZA UMANA
PER LA PACE MONDIALE E LA CONVIVENZA COMUNE


PREFAZIONE
La fede porta il credente a vedere nell’altro un fratello da sostenere e da amare. Dalla fede in Dio, che ha creato l’universo, le creature e tutti gli esseri umani – uguali per la Sua Misericordia –, il credente è chiamato a esprimere questa fratellanza umana, salvaguardando il creato e tutto l’universo e sostenendo ogni persona, specialmente le più bisognose e povere.

venerdì 8 febbraio 2019

E' NEL PECCATO E NELLA MEDIOCRITA' CHE DIO TI FA GRANDE! / venerdì IV sett. T.O.

Salomé - Gustave Moreau.

“Il Signore è il mio aiuto, non avrò paura. Che cosa può farmi l’uomo?”, così parla il credente, ci ricorda la prima lettura. A questo punto ci sono pochi veri credenti nel mondo. Lo stesso brano ci ricorda di avere compassione delle sofferenze degli altri, facendo mente locale di come reagiamo quando siamo toccati noi stessi nel nostro corpo. Ma la verità è che temiamo molto gli altri.
Ora però la Parola di Dio è lampada ai nostri benché esitanti e vacillanti passi e camminiamo con fiducia alla sua luce. E le parole di Dio che abbiamo sottolineato le vediamo compiute in san Giovanni Battista. Dio ci spinge continuamente ad edificare il bene con particolare attenzione ai più deboli e non vuole mai il male: questi avviene solo per sua permissione. Se Dio permette il male è perché possiamo trionfarne. La morte fedele di Giovanni Battista gli permette di esprimere nel modo più alto il suo amore totale per Dio e il prossimo. Ma questa avviene in un contesto molto mediocre e, diciamolo, abbastanza stupido, balordo. Erode stima Giovanni Battista e lo protegge ma non disdegna una bella abbuffata con sbronza incorporata assieme ad amici e dignitari. Erode è già indebolito moralmente dalla sua passione per la moglie del fratello ma questa passione non gli impedisce di allungare l’occhio concupiscente verso la figlia adolescente della sua donna. E lei – che non beve – mette da parte per il momento la scena di gelosia e coglie l’occasione per la sua vendetta. Intorpidito dai fumi dell’alcol, Erode fa un’altra grossa sciocchezza delle sue che lo accompagnerà poi come rimorso.
La conclusione per me e per te: sta allegro, non cercare altrove, è in un contesto molto piccolo, fatto di peccato e di mediocrità (tuoi e degli altri), che Dio ti fa grande.

Prima Lettura   Eb 13, 1-8
Gesù Cristo è lo stesso ieri e oggi e per sempre!

giovedì 7 febbraio 2019

IL PANE CHE SPEZZIAMO E' REALMENTE IL CORPO DEL SIGNORE GESU'?


Ricevo da un carissimo amico questa riflessione e gli do la risposta tramite il blog, sperando che possa servire anche ad altri.

“Noi non mangiamo l’Ostia perché secondo la Bibbia va mangiata in memoria di Gesù e non rappresenta in quel momento il corpo di Cristo come dice la Chiesa cattolica. La transustanziazione della Chiesa cattolica è una pura bestemmia agli occhi di Dio. Che ne pensi di ciò?
Tanti cari saluti, P.”

Ecco il mio tentativo di risposta:
San Paolo scrive ai Corinti: “Io, infatti, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me». Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me». Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga. Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. È per questo che tra voi ci sono molti ammalati e infermi, e un buon numero sono morti. Se però ci esaminassimo attentamente da noi stessi, non saremmo giudicati; quando poi siamo giudicati dal Signore, veniamo ammoniti per non esser condannati insieme con questo mondo.” (1 Corinzi 11, 23-32; vedi Luca 22,14-20; Matteo 26, 26-28; Marco 14, 22-24)
Come confermano i tre Vangeli citati dopo il brano di san Paolo ai Corinti, il Signore vuole che mangiamo e beviamo. Dice san Paolo : “ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice”. Inoltre, l'atto di mangiare e bere diventa un annuncio dell'amore di Gesù per noi fino alla morte di croce . L’Eucaristia è una realtà. È talmente vero che mangiando e bevendo si deve riconoscere che è il Corpo del Signore. Infatti Gesù dice “questo è il mio corpo”, “questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue” “Poi prese il calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse: «Questo è il mio sangue, il sangue dell'alleanza versato per molti.» (marco 14, 23-24); “Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me». Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi». (Luca 22,19-20).  «Prendete e mangiate; questo è il mio corpo». Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell'alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati.” (Matteo 26,26-28).

ANDARE INCONTRO ALLA VITA, ANDARE INCONTRO ALLA MORTE / Sant'Egidio Maria ofm



Uscire incontro a Dio nella preghiera, nella sua manifestazione gloriosa sul monte Sinai nella prima lettura. Uscire incontro al prossimo, per la missione, nel Vangelo. Troviamo nelle letture di oggi i due punti cardini della vita del credente: amare Dio e il prossimo. Questo è la Legge e i Profeti (cfr. Galati 5,14). Queste sono le due parole estreme del testo delle Dieci Parole di Vita: “Anokhi” e “Re’ekha”, cioè “Io” (sono il Signore tuo Dio …) e “Prossimo tuo” (Esodo 20, 1-17).
La preghiera che non fa uscire incontro al prossimo non è autentica. L’impegno verso il prossimo che non porta alla preghiera non è secondo Dio. Come la preghiera sincera porta ad amare i nemici cominciando dal prossimo, così la sollecitudine sincera verso il prossimo porta all’intercessione, alla ricerca di luce e forza per agire secondo Dio, e anche a chiedergli “Chi sei tu?” di fronte alla meraviglia della vita e al mistero dell’ingiustizia e della sofferenza. È lo stesso fuoco che anima la visione sul Sinai e la missione verso gli uomini. Si nutrono a vicenda. La diocesi di Napoli ricorda oggi un umile fratello laico dei frati minori, morto nel 1812. Semplice "cercatore" era per la gente "Egidio di tutti". Com'è possibile che un uomo senza scuole, senza ministero ordinato, senza incarichi di rilievo, "incise profondamente sulla vita religiosa della città"? La risposta è: Dio, Unica Sorgente di Vita accolto con il rischio della fede.
Come abbiamo timore di uscire incontro al prossimo, così grande è la paura di rischiarsi nell’incontro con Dio. Ho visto ultimamente un video divertente in cui una brava signora si siede comodamente e prende un libro. Comincia a leggere: “Padre nostro …” e la voce fuori campo: “Eccomi!” – “Non disturbare, sto pregando!” – “ma, mi hai appena chiamato…” , e così via.
Questa paura profonda dell’incontro con Dio è di tutti: il popolo scongiurava Dio di non rivolgergli più la parola e lo stesso Mosè disse: “ho paura e tremo”. Ho paura della Vita vera e della Sorgente della vita. Mi sembra una morte. Ma non c'è altra Vita vera, non c'è altro Dio Vivente.

Prima Lettura   Eb 12, 18-19.21-24
Voi vi siete accostati al monte di Sion, alla città del Dio vivente.

mercoledì 6 febbraio 2019

PUO' DIO METTERE IL VOTO DI FIDUCIA? /

Dio ci tratta come figli.


Quando un Governo “mette il voto di fiducia” in genere è perché teme di non avere la maggioranza se lascia libertà di discussione e di voto ai suoi propri eletti. È un segno di debolezza assieme al fatto che questo governo pensa che questa legge sia così importante per il suo programma che deve assolutamente essere approvata.
Dio mette il voto di fiducia? Se lo fa non è certamente per debolezza. Non deve essere eletto o rieletto. Non si cura dei sondaggi o delle presenze in chiesa. Il Signore non mette il voto di fiducia perché ci tratta da figli e non da impiegati o tesserati, ma il Signore è fermo perché sa quello che è buono per noi, per i suoi figli. E anche se non ci abbandona mai, benché mettiamo solo in minima parte il suo “programma politico”, ci chiede di fargli fiducia totalmente e di cercare di comprendere qual è la sua volontà fino in fondo.
Però alcune cose si capiscono da subito: “non avete ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato; non disprezzare la correzione del Signore; cercate la pace con tutti e la santificazione, senza la quale nessuno vedrà mai il Signore; vigilate perché nessuno si privi della grazia di Dio
Cercate la santificazione. C'è bisogno di parlare ancora dopo questo?

Prima Lettura   Eb 12, 4-7. 11-15
Il Signore corregge colui che ama.

martedì 5 febbraio 2019

SIETE BEATI!, TUBA LAKUM! / Dal Golfo Persico, papa Francesco ai cattolici



Abbiamo saputo tutti dei punti salienti del breve viaggio di papa Francesco ad Abu Dhabi. Riparleremo del Documento firmato congiuntamente con il grande Imam della Università Islamica del Cairo. Rappresenta un fatto storico sia dal lato cattolico ma ancor più dal lato islamico! Infatti è stato preparato congiuntamente durante un anno intero con tanto studio ma anche tanta preghiera. Si tratta sempre di un cammino. Infatti poco tempo fa c'è stata anche la Dichiarazione di Islamabad firmata da tanti Imam, che avranno aiutato senz'altro a confermare l'assoluzione di Asia Bibi. 
Ma non deve passare sotto silenzio quello che il Papa ha detto ai cattolici che vivono negli Emirati e a tutti noi attraverso i Media. Vangelo puro, rafforzato dall'esempio di san Francesco. Tuba! Beati! 

SANTA MESSA
OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO
  Zayed Sports City (Abu Dhabi)
Martedì, 5 febbraio 2019


Beati: è la parola con cui Gesù comincia la sua predicazione nel Vangelo di Matteo. Ed è il ritornello che Egli ripete oggi, quasi a voler fissare nel nostro cuore, prima di tutto, un messaggio basilare: se stai con Gesù, se come i discepoli di allora ami ascoltare la sua parola, se cerchi di viverla ogni giorno, sei beato. Non sarai beato, ma sei beato: ecco la prima realtà della vita cristiana. Essa non si presenta come un elenco di prescrizioni esteriori da adempiere o come un complesso insieme di dottrine da conoscere. Anzitutto non è questo; è sapersi, in Gesù, figli amati del Padre. È vivere la gioia di questa beatitudine, è intendere la vita come una storia di amore, la storia dell’amore fedele di Dio che non ci abbandona mai e vuole fare comunione con noi sempre. Ecco il motivo della nostra gioia, di una gioia che nessuna persona al mondo e nessuna circostanza della vita possono toglierci. È una gioia che dà pace anche nel dolore, che già ora fa pregustare quella felicità che ci attende per sempre. Cari fratelli e sorelle, nella gioia di incontrarvi, questa è la parola che sono venuto a dirvi: beati!