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martedì 29 novembre 2016

PASSATO, PRESENTE, FUTURO. martedì 1a sett. Avvento

Creazione - Breughel
“In quel giorno ….” . La prima lettura è tratta dal libro del profeta Isaia e ci riporta una profezia messianica: quando verrà il Messia egli restaurerà la pace che regnava nel paradiso terrestre prima del peccato. La profezia è rivolta al futuro e anche noi, spontaneamente, leggendo quelle immagini di armonia: il lupo dimorerà con l’agnello, ecc. la sentiamo annunciatrice di un futuro ancora da venire.

Ora per noi cristiani, il Messia è già venuto, è Gesù di Nazareth. La domanda che ci facciamo allora incrocia la critica che molti, gli ebrei in primis, fanno alla nostra fede: voi dite che il Messia è già venuto ma non vediamo nessuna pace sulla terra. Chi potrebbe dire il contrario se si parla di terza guerra mondiale già in atto, “a pezzettini”, e sappiamo che i nostri fratelli e sorelle cristiani sono perseguitati in tante parti del mondo, se vediamo le immagini di popolazioni inermi intrappolate ad Aleppo o in tanti luoghi di conflitti, se leggiamo di terrorismo ma anche di violenza domestica e di bullismo crescenti nella nostra Italia?

La risposta che danno i cristiani è che il Regno di Dio è venuto in Gesù di Nazareth ma si estende nel mondo attraverso chi crede in lui. Però in una Europa che è stata tutta battezzata, questa risposta chiede di essere ulteriormente precisata. È innegabile il bene che l’evangelizzazione ha fatto, oltre che ai singoli, anche all’insieme delle società che hanno accolto il Vangelo fino a formare la cosiddetta “Cristianità”. Ma “Cristianità” non ha mai significato che tutti i battezzati fossero santi.

lunedì 28 novembre 2016

CI SARA' GIOIA PER GLI SCAMPATI DI ISRAELE lunedì I sett. di Avvento

“Allora creerà il Signore su ogni punto del monte Sion e su tutti i luoghi delle sue assemblee una nube di fumo durante il giorno e un bagliore di fuoco fiammeggiante durante la notte, perché la gloria del Signore sarà sopra ogni cosa come protezione.”

Il Signore promette pace e lo esprime con il simbolo che caratterizza la liberazione dall’Egitto (Esodo 13, 21-22) e il tempo del “fidanzamento nel deserto” d’Israele col suo Dio.
Tante volte per la celebrazione del loro 25° di matrimonio gli sposi, sopratutto la donna, chiedono che sia il più possibile “come quel giorno”. Talvolta è troppo, è sentimentalismo che indica che l’amore non è maturato, ma un po’ di nostalgia per le grazie felici dei primi tempi è più che normale. Dio dice che il suo amore è sempre vivo nella sua freschezza e che, malgrado le nostre mancanze, le nostre stanchezze, può rinnovare i nostri cuori.

Anzi,Dio ci prepara sorprese migliori di ciò che abbiamo mai vissuto. Il Vangelo testimonia la gioia di Gesù che costata la fede del centurione, come un fiorire dello Spirito nell’umanità anche pagana. Questo centurione va aldilà di ciò che Paolo costata nella lettera ai romani: “Quando i pagani, che non hanno la legge, per natura agiscono secondo la legge, essi, pur non avendo legge, sono legge a se stessi; essi dimostrano che quanto la legge esige è scritto nei loro cuori come risulta dalla testimonianza della loro coscienza e dai loro stessi ragionamenti, che ora li accusano ora li difendono”. (Rm 2:14-15). Quando Gesù annuncia che molti verranno da Oriente e Occidente per sedersi alla mensa di Dio apre una prospettiva meravigliosa.

Agli sposi che portano il peso e spesso anche le asperità del giogo coniugale, costatando sconsolati che il loro matrimonio sembra solo acqua e che la festa è bell’e finita , papa Francesco ripete  spesso che il vino migliore deve ancora venire. Anche se non lo comprendiamo e siamo oggi pessimisti.


  



Prima Lettura  Is 4,2-6
Ci sarà gioia per gli scampati di Israele.
 

domenica 27 novembre 2016

AVVENTO E KAIROS Prima domenica di Avvento

Il Tempo Opportuno,
affresco di 
Francesco Salviati (1543-1545)
, Sala dell'Udienza, 
Palazzo Vecchio, Firenze
Comincia l’Avvento, cioè Natale è vicino. Prepariamoci a questa bellissima festa.
Anche con tutta la disillusione che gli anni hanno potuto portare e anche la progressiva secolarizzazione che ha ingombrato la nostra vita quotidiana e soffocato il clima di Natale dell’infanzia, Natale è un richiamo forte alla gioia e a una certa magia della vita.

Il Signore ci vuole preparare e ci offre per questo un tempo, un kairos forte (sappiamo tutti che kairos è la parola greca che indica il tempo nel senso di “occasione opportuna”, a differenza di “cronos” che indica il tempo che scorre, indifferentemente di ciò che vi succede).

Se la prima lettura ci offre una visione di pace e di pienezza che suscita gioia e speranza, la seconda lettura punta il dito sulle cose da cambiare nella nostra vita per realizzare la conversione della nostra vita alla morale cristiana e il Vangelo riprende l’avvertimento alla vigilanza sulla quale ci siamo soffermati già ieri.
Vigilate perché non sapete né il giorno né l’ora, ricordatevi il diluvio, pensate a i ladri che vengono di notte.
Non proprio un pensiero “natalizio”. Eppure …
Ieri abbiamo detto che l’incontro col Signore avviene attraverso la morte.

Gesù ci propone come immagine il diluvio. Per sviluppare la nostra riflessione pensiamo alle alluvioni di questi giorni in Liguria e Piemonte. Hanno detto che le piogge sono state peggiori di quelle del ’94 che hanno provocato circa 70 morti. Quest’anno lamentiamo la perdita di soltanto 2 o 3 vite umane. Perché dal ’94 in poi il tempo è stato usato bene per pulire il letto dei fiumi, per costruire argini più efficaci, per migliorare l’organizzazione dei soccorsi in caso di crisi.

Questo ci dice che possiamo e dobbiamo prepararci ai momenti di crisi prima che avvengano e che questo vale anche sul piano spirituale.

sabato 26 novembre 2016

MARANA THA! VIENI SIGNORE GESU'! sabato XXXIV sett. T.O.

Marána tha! Vieni, Signore Gesù!.
il ritornello del Salmo di oggi è preso da Apocalisse 22,22. È il penultimo versetto della Bibbia. Chiudiamo con queste letture l’Anno Liturgico.
Impressiona nel Vangelo che Gesù ci metta in guardia affinché il giorno della sua venuta non sia per noi come un laccio di cacciatore che piomba addosso alla preda. Il Signore non è l’Amore misericordioso? Non è l’amico dell’uomo che ha perdonato tutti i peccati?

È però una misericordia seria che ci chiede una scelta chiara. Sappiamo che il nostro incontro definitivo con Cristo si realizza attraverso alla morte, e la morte per quasi tutti, credenti e non, è proprio come il laccio del cacciatore che si abbatte sulla sua preda. Quando il medico ha annunciato a Padre Dehon (fondatore dei dehoniani) che stava per morire, questi ha battuto le mani in un applauso di gioia! Andava da Gesù! Diceva il medico - ed erano tempi più cristiani dei nostri - che in tutta la sua vita era la prima volta che vedeva un paziente reagire così. Quando hanno annunciato a papa Giovanni XXIII che non c'era più nulla da fare, il suo segretario si è messo a piangere, e papa Giovanni gli ha detto: “Stupido, piangi mentre mi danno la più bella notizia che si possa dare ad un prete!”

Sono pochi quelli che muoiono così, anche se ho incontrato alcuni credenti veramente esemplari, presbiteri e laici. Quando don “Mimì” Galluccio ha ricevuto la notizia che non c’erano più speranze l’ho visto “incassare il colpo”. Dopo due giorni l’ho rivisto: totalmente sereno. Ieri ho portato l’olio degli infermi ad una sorella anziana che non riusciva più a parlare ma capiva tutto, e, aprendo il Vangelo perché il Signore ci dia una Parola, il Vangelo ha dato il passo dove Gesù parla dell’albero buono che porta frutti buoni. È vero Gesù parla anche dell’albero cattivo, ma ho capito che lei era l’albero buono. Anche il fatto che la figlia mi abbia chiamato perché la mamma riceva i sacramenti è segno che questa mamma ha trasmesso la fede ai figli. Il documento recente della Congregazione per la Fede sulla Sepoltura dei fedeli e la Cremazione inizia così: “Per risorgere con Cristo, bisogna morire con Cristo”. Purtroppo costatiamo che sempre meno i nostri battezzati muoiono con il conforto dei sacramenti. È un segno preoccupante per noi pastori. Nessuno vuole mettere limiti alla potenza della misericordia di Gesù e il suo dialogare intimamente con i suoi figli fino all’ultimo anche al di fuori dei sacramenti, ma perché rischiare su una svolta così fondamentale della vita?, perché non dare la testimonianza che ci affidiamo a Cristo in vita e in morte?

venerdì 25 novembre 2016

I SEGNI DEI TEMPI. venerdì XXXIV sett. T.O.

Gesù nel Vangelo di oggi indica le trasformazioni della natura all’avvicinarsi dell’estate come esempio dei segni che l’uomo deve decifrare per comprendere l’evoluzione spirituale della Storia. Quando arriva l’estate, si sta meglio, i giorni si allungano e le temperature sono più miti, la natura è più rigogliosa e ci offre già i suoi frutti. Già si vive meglio pur aspettando la pienezza.

Per invitarci a leggere i “segni dei tempi” Gesù sceglie un’immagine decisamente piacevole.
A livello spirituale però i segni che offre la Storia non sono tutti piacevoli. Sia i Vangeli che il brano dell’Apocalisse che leggiamo oggi indicano molte catastrofi che “devono” accadere prima della venuta del Signore.

Nel brano di oggi Satana viene incatenato, ma poi sarà di nuovo “lasciato libero per un po’ di tempo”. Ci sono le immagini impressionanti dei “decapitati a causa della testimonianza di Gesù e della parola di Dio”, del giudizio dei morti in base alle loro opere, e quella terrificante dello stagno di fuoco.

Il comportamento che ci insegna la Parola è veramente contrario alla nostra natura spontanea che è portata allo scoraggiamento nelle prove e nelle delusioni, e va in cerca di gratificazioni facili e di successi a breve termine. Il comportamento cristiano è di resistere nelle prove, anzi, di trovare energia in esse.
La fede che nasce dall’ascolto è veramente il miglior antidoto alla depressione.

Quella depressione che si è così generalizzata nelle nostre società, e viene curata con farmaci, talvolta ancor prima di manifestare forme realmente patologiche. Dal 2000 al 2013 secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale della Salute, il consumo di antidepressivi è stato moltiplicato per 4 volte! Si parla perfino di consumo ludico: adulti, magari già genitori, che vivono le cosiddette Farma Party: ognuno svuota l’armadietto dove ripone le pillole comprate in farmacia (legali) e li consuma in allegra compagnia, generosamente innaffiate con molto alcol. Gli stessi genitori che affrontano lo sviluppo psicologico dei loro figli con l’autoprescrizione di psicofarmaci, antidolorifici ecc.  

Rimando per approfondimento a un articolo del 2013:  "Italia in crisi: boom di psicofarmaci E il medico diventa psicologo www.opsonline.it › PsychoInforma › Sanità E Medicina", e altri simili su internet. 
Evidentemente, questo articolo molto serio e completo propone come soluzione all’abuso di psicofarmaci solo l’aiuto psicologico e motivazionale.
Noi cristiani non neghiamo né l’uso dei farmaci né l’utilità dell’aiuto psicologico, ci mancherebbe, anche per dei credenti.

Ma sappiamo che la fede autentica in Gesù Cristo, morto sulla croce e vincitore della morte, è la struttura più forte sulla quale appoggiare la propria vita e un qualsiasi percorso terapeutico sano. In due occasioni diverse ho preso per  un paio di giorni degli ansiolitici. Oltre questo, per curare le mie ansie (so che cosa è l’ansia), non sono andato oltre la camomilla. Sono stato cappellano per sette anni dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Napoli e so che i farmaci possono non solo aiutare ma anche essere indispensabili, e ho visto per esempio l’effetto benefico molto chiaro di farmaci su forme di delirio.

giovedì 24 novembre 2016

CARDINALE FRANÇOIS-XAVIER NGUYÊN VAN THUÂN. Andrea Dung Lac e compagni martiri vietnamiti. 24 novembre.

Il post di ieri era intitolato: Il rosso, colore dei cristiani. E nello sviluppo dicevo che però la Chiesa sceglie il verde per vivere la sua fede nel quotidiano. Il verde è il colore della speranza. Alla domanda: chi è il cristiano? San Basilio rispondeva: “Cristiano è colui che rimane vigilante ogni giorno e ogni ora, sapendo che il Signore viene”. Il cristiano è l’uomo della speranza, cioè colui che aspetta la venuta del Signore. Non ci salviamo da soli, ma aspettiamo il Signore pieni di fede, perché “Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina” (dal Vangelo di oggi).  Un pensiero molto utile per la nostra vita e in particolare per il tempo di Avvento che sta per iniziare.

Mi è venuto ieri di citare il Cardinale Van Thuân, martire cioè testimone che ha dato la sua vita per il Vangelo amando i nemici malgrado le sofferenze terribili sopportate. Lo conoscevo pochissimo. Citarlo mi ha obbligato a cercare qualche informazione supplementare su di lui. E ho visto che anche lui ha scelto consapevolmente il colore verde. Non solo per il suo non ostentare mai le sue sofferenze e farne un’offerta per la riconciliazione di tutti gli uomini, e del suo popolo in particolare, e non di divisione, ma perché aveva scelto come motto episcopale l’espressione “Gaudium et Spes”, Gioia e Speranza, e la sua predicazione è stata tutta improntata sulla Speranza, anche durante gli anni di prigionia.

Ecco i titoli di alcuni suoi libri ripresi da Internet:

Il cammino della speranza. Testimoniare con gioia l'appartenenza a Cristo

Spera in Dio! 100 pagine di F.-X. Nguyên van Thuân

Testimoni della speranza. Esercizi spirituali tenuti alla presenza di Ss. Giovanni Paolo II

Preghiere di speranza. Tredici anni in carcere

"Nel 1987, nell'isolamento a Hoa-ma (Hanoi), ho voluto raccogliere per iscritto le meditazioni, le riflessioni di ogni giorno, sotto il titolo Preghiere di speranza: si tratta di una testimonianza di amore e di riconoscenza... Mi domanderete: "Come ha potuto portare con sé fuori dalla prigione ciò che ha scritto?". Riconosco che è stata un'avventura. Le guardie, all'inizio mie nemiche, col tempo sono diventate mie amiche, grazie all'amore di Gesù in mezzo a noi e per il nostro amore reciproco. Una di loro mi ha suggerito: "Scriva in una lingua straniera, metta in copertina: Esercizi di lingua straniera, con il pretesto di esercitarsi per non dimenticare tutto dopo anni di prigione". È ciò che ho fatto. Ho scritto su carta per brutta copia procuratami dai carcerieri, apponendo sulla copertina la scritta: Studio di lingua straniera. Ho scritto in italiano; ho scelto l'italiano perché, in Vietnam, questa lingua è meno conosciuta dell'inglese e del francese. Ora condivido con voi le gocce di acqua fresca che il Signore ha fatto cadere per farmi vivere durante il mio lungo pellegrinaggio attraverso il deserto" (dall'Introduzione). François-Xavier Nguyen Van Thuan, nato nel 1928 a Hue (Centro Vietnam), dal 1967 al 1975, è stato nominato arcivescovo coadiutore di Saigon (Hochiminhville) da Paolo VI. Dopo pochi mesi, però, con l'avvento del regime comunista è stato arrestato ed è rimasto in carcere dal 1975 al 1988.

Il Vangelo di oggi ci dice quale è la prospettiva della speranza per il cristiano.
Beati noi invitati fin d’ora al banchetto dell’Agnello, colui che toglie i peccati del mondo, come ci ricorda la prima lettura.

La coincidenza di queste riflessioni con la festa dei 117 martiri vietnamiti di oggi e la visita al papa del presidente vietnamita Tran Dai Quang di ieri, ci spingano a operare senza mai lasciarci rubare la Speranza. Auguri ai miei due nipoti, francesi ma nati in Vietnam, e credenti, cattolici convinti e praticanti.

Ecco, di seguito, l'omelia di Giovanni Paolo II al funerale del Cardinale van Thuân:

mercoledì 23 novembre 2016

IL ROSSO COLORE DEL CRISTIANO. S CLEMENTE PAPA E MARTIRE, 23 novembre

Il Servo di Dio, Card. Van Thuan
Questa mattina non ho detto le Lodi prima di scendere per la Messa. Ma avevo preparato le letture. Entrando in sagrestia ho visto la casula rossa pronta. Ho creduto ad un errore delle suore. Magari era rimasta da ieri, memoria di santa Cecilia. Invece era lì per celebrare S. Clemente I, papa e martire. Non sapendolo ancora, ho pensato che comunque corrispondeva bene alle letture: “uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome …”

Noi celebriamo ogni giorno il Testimone fedele, fedele fino alla morte e alla morte di croce, con parole di perdono per i suoi crocifissori, mangiamo il suo corpo dato in sacrificio e beviamo il suo sangue versato in remissione dei peccati, magari distratti, annoiati, sopratutto comodi, presuntuosamente credendoci giusti… dopo che abbiamo evacuato dalla nostra mente la croce.

Ci siamo perfino premurati di scindere in due parole italiane quella che nel greco dell’Annuncio degli apostoli era una sola: “martirìa”. La “martirìa”, per pochi, degni di venerazione ma lontani da noi, è diventato “martirio”, e per noi normali nella nostra vita quotidiana è diventata semplice “testimonianza”.
Credo che sottendiamo così che la nostra testimonianza non contempla di andare oltre l’impegno generoso che tutti gli uomini di buona volontà possono fare, escludendo assolutamente ogni rischio per i nostri equilibri fondamentali e in particolare per la nostra salute. Christian de Chergé, il priore di Thibirine, morto sgozzato assieme ai suoi sette fratelli per aver rifiutato di abbandonare l’Algeria e in particolare i vicini del villaggio che non potevano permettersi di scappare in Francia, faceva notare che il martirio non era scritto da nessuna parte nelle Costituzioni del suo Ordine monastico, ma faceva sempre parte del Vangelo dei cristiani.
E quando parliamo di martirio (tipo: “non ti dico quello che ho passato: un vero martirio!”) indichiamo per lo più che stiamo soffrendo troppo, e ingiustamente. Non ha più senso di testimonianza.

MISERICORDIA ET MISERA: TANTI ALTRI SPUNTI DI GRANDE VALORE.

Gesù e l'Adultera . Mosaico di P. Rupnik
Ieri ho detto che la lettera del papa “Misericordia et Misera” non è solo estensione della facoltà di perdonare l’aborto data a tutti i sacerdoti.
Voglio oggi dare uno schema del contenuto di questa lettera che, poi, tutti leggeranno, perché non è molto lunga e sopratutto è estremamente ricca di spunti spirituali e anche concretamente propositivi.

Questo lettera inizia con un commento non banale dell’incontro tra Gesù e l’adultera (Giovanni 8,1-11) e con la peccatrice di Luca 7,36-50. Il papa sottolinea la gioia che rinasce nel cuore di queste due donne mentre oggi “Sembrano moltiplicarsi le forme di tristezza e solitudine in cui cadono le persone, e anche tanti giovani.”
Questa meditazione occupa 2 delle 11 pagine della lettera e 4 paragrafi sui 22 che contiene. Vediamo assieme i “titoli” dei paragrafi successivi:
5 Questo paragrafo ci invita tutti a celebrare la Misericordia nei Sacramenti: Eucaristia, Riconciliazione, Unzione degli Infermi.
6 La misericordia viene dall’ascolto della Parola di Dio e deve quindi impregnare l’Omelia e anche la catechesi.
7 Il papa raccomanda la lettura e la diffusione della Bibbia. Il frutto della lettura della Bibbia è più abbondante se si diffonde la pratica della  Lectio divina che porta a fare opere di carità
8 Il sacramento della riconciliazione effonde in modo particolare la misericordia di Dio nella nostra vita e ci impegna a vivere la carità. Dopo essere stati perdonati, perdonare anche noi.

martedì 22 novembre 2016

MISERICORDIA ET MISERA: LA FACOLTA' DI ASSOLVERE IL CRIMINE DI ABORTO ESTESA OLTRE L'ANNO GIUBILARE A TUTTI I SACERDOTI

Papa Francesco ci ha donato lunedì una lettera apostolica in chiusura del Giubileo della Misericordia.
Come a tutti, anche a me ha colpito molto l’estensione nel tempo della facoltà di assolvere il peccato di aborto data a tutti i presbiteri. L’ho ricevuto nel cuore come un dono da amministrare con grande gratitudine e grande responsabilità. Sentirmi rafforzato nel mio ministero di riconciliazione è venuto anche ad aiutare il mio cuore profondo a credere ancora di più per me stesso alla Misericordia che il Signore mi riserva, nonostante tutti miei peccati e infedeltà, e non solo per gli uomini e donne che si avvicinano al Signore mediante il mio servizio.

Ma papa Francesco non ha parlato solo di questo. Per alcuni mass media sembra invece che sia l’unico punto. Su un documento che  comporta 22 paragrafi, questa disposizione viene tratta in mezzo paragrafo; su un testo di 11 pagine ne occupa poco più dell’ 1%.

Ecco il testo del papa:

“12. In forza di questa esigenza, perché nessun ostacolo si interponga tra la richiesta di riconciliazione e il perdono di Dio, concedo d’ora innanzi a tutti i sacerdoti, in forza del loro ministero, la facoltà di assolvere quanti hanno procurato peccato di aborto. Quanto avevo concesso limitatamente al periodo giubilare viene ora esteso nel tempo, nonostante qualsiasi cosa in contrario. Vorrei ribadire con tutte le mie forze che l’aborto è un grave peccato, perché pone fine a una vita innocente. Con altrettanta forza, tuttavia, posso e devo affermare che non esiste alcun peccato che la misericordia di Dio non possa raggiungere e distruggere quando trova un cuore pentito che chiede di riconciliarsi con il Padre. Ogni sacerdote, pertanto, si faccia guida, sostegno e conforto nell’accompagnare i penitenti in questo cammino di speciale riconciliazione.”

ABORTO, EUTANASIA, OBIEZIONE DI COSCIENZA, SCOMUNICA, PERDONO: IL PAPA E' SEMPRE MOLTO CHIARO, DISSIPIAMO LA CONFUSIONE

Mi sono rallegrato tanto leggendo "Misericordia et misera", la lettera apostolica che papa Francesco ha resa pubblica ieri, dopo la chiusura del Giubileo Straordinario della Misericordia.

Mi sono rattristato molto nell'ascoltare i vari commenti che spuntano sui media che vedo creare più confusione e disinformazione che altro.

Cosa fare?

E' necessario evangelizzare: nell'incontro con Gesù Risorto e nell'apertura al suo Spirito molte cose diventano semplici. Ciò che era chiuso, diventa aperto. Senza l'incontro con Gesù vivo, molte cose rimangono chiuse, incomprensibili, opinabili, impossibili.

Inoltre è necessario informare e formare, dissipare la confusione. Che  le persone interessate, in primis noi credenti, sappiano almeno ciò che la Chiesa dice e insegna.

Ecco sotto il discorso che papa Francesco ha rivolto all'Associazione Medici Cattolici Italiani nell'Aula Paolo VI il 15 novembre 2014.

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
AI PARTECIPANTI AL CONVEGNO COMMEMORATIVO
DELL'ASSOCIAZIONE MEDICI CATTOLICI ITALIANI,
IN OCCASIONE DEL 70° ANNIVERSARIO DI FONDAZIONE
Aula Paolo VI
Sabato, 15 novembre 2014

Buongiorno!
Vi ringrazio della presenza e anche per l’augurio: il Signore mi conceda vita e salute! Ma questo dipende anche dai medici, che aiutino il Signore! In particolare, voglio salutare l’Assistente ecclesiastico, Mons. Edoardo Menichelli, il Cardinale Tettamanzi, che è stato il vostro primo assistente, e anche un pensiero al Cardinale Fiorenzo Angelini, che per decenni ha seguito la vita dell’Associazione e che è tanto ammalato e che si è un po’ ripreso in questi giorni; come pure ringrazio il Presidente, anche per quel bell’augurio, grazie.
Non c’è dubbio che, ai nostri giorni, a motivo dei progressi scientifici e tecnici, sono notevolmente aumentate le possibilità di guarigione fisica; e tuttavia, per alcuni aspetti sembra diminuire la capacità di “prendersi cura” della persona, soprattutto quando è sofferente, fragile e indifesa. In effetti, le conquiste della scienza e della medicina possono contribuire al miglioramento della vita umana nella misura in cui non si allontanano dalla radice etica di tali discipline. Per questa ragione, voi medici cattolici vi impegnate a vivere la vostra professione come una missione umana e spirituale, come un vero e proprio apostolato laicale.

lunedì 21 novembre 2016

PRESENTAZIONE DELLA VERGINE MARIA AL TEMPIO. 21 novembre 2016

Maria lascia i suoi genitori e entra nel Tempio
 Questa festa nata da una tradizione apocrifa (non riconosciuta come rivelata dalla Chiesa) ci dice che la piccola Maria di Nazareth è stata educata nel Tempio di Gerusalemme, preservata da ogni contaminazione esterna. Questa tradizione era molto comune nell’antichità ed è seguita dal Corano stesso che precisa che Maria era stata affidata a Zaccaria stesso (Corano 3,37). 

A dire il vero, riflettendo sul modo in cui Gesù è entrato nel mondo per salvarci, il modo in cui ha inteso l’incarnazione, questa ipotesi non mi sembra troppo verosimile. Gesù ci indica piuttosto una vita condivisa con i suoi contemporanei, preservata da una famiglia credente e modesta nel suo statuto sociale ma sopratutto nel suo cuore umile, con la saggezza concreta e la prudenza di coloro che si lasciano guidare dal timore di Dio ed evitano ad ogni costo il “rattristare lo Spirito” di Dio.

Mi sembra, ma posso sbagliare, che questo vivere di Maria bambina e adolescente nel Tempio sia piuttosto una proiezione della comunità credente per giustificare l’assoluta sua verginità fino al momento dell’Annunciazione. Come la tradizione che presenta Giuseppe vedovo e già tanto vecchio quando sposa Maria: è più facile giustificare così il suo rispetto della verginità di Maria.

Non importa molto. Ci sono tanti modi di servire Dio e di crescere nella vita spirituale.
Rappresentazione orientale della Natività

Questo 21 novembre 2016 coincide con la presentazione della lettera del papa per il prosieguo del cammino del Giubileo della Misericordia.

Credo che le letture di oggi, come la lettera del papa, ci possono aiutare a misurare il vero valore della Misericordia: una Misericordia seria che costa la morte di croce a Gesù, nostro Unico Salvatore, ma anche la sua gioia, la sua tenerezza e l’incrollabile fiducia che vuole vedere scaturire nel nostro cuore. Lui, Gesù, Porta di Misericordia sempre spalancata, lontana da ogni sentimentalismo, ma che ci abbraccia tutti facendoci diventare sua madre, suoi fratelli e sorelle. «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?».

Diceva mio padre spirituale: “La follia d’amore di Dio per l’uomo è la croce, la follia d’amore dell’uomo per Dio è la fede. Dall’incontro di queste due follie nasce la gioia di tutti e due.”

domenica 20 novembre 2016

OGGI CON ME SARAI IN PARADISO. 20 novembre XXXIV Domenica di CRISTO RE

Autore ?

Sul Sismografo c'era questa riflessione di padre Pierbattista Pizzaballa il nuovo vescovo latino di Gerusalemme, ex Custode di Terra Santa. Ho indicato il link sotto:
http://ilsismografo.blogspot.com/2016/11/mondo-vangelo-della-domenica_20.html

Qualcuno che l'ha già letto mi ha ringraziato. Ripeto che non sono stato io a scrivere questo testo bellissimo, a scanso di equivoci. Sono grato a Padre Pizzaballa e a papa Francesco che l'ha fatto vescovo della Chiesa Madre!

Assieme all'articolo c'era questa immagine straordinaria che aggiungo. Non la conoscevo, non so dove si trova. E' un'interpretazione, un'intuizione di artista fantastica: Gesù muore, prendendo su di sé volontariamente i tanti peccati di quel poveraccio di malfattore, ma lui, amato in estremis, risorge già,  non è più inchiodato, sale già in paradiso, con nel suo corpo i colori della vita, anche se il suo sguardo esprime ancora sofferenza e forse angoscia.
Meraviglioso. Grazie ai due autori che mi hanno aiutato in questa domenica. Grazie anche a quelli del breviario di oggi e sopratutto a papa Francesco per questo Anno della Misericordia e tutto il suo ministero petrino.

sabato 19 novembre 2016

IL TUO VOTO SIA SI', SI', NO, NO. IL DI PIU' VIENE DAL MALIGNO

Il Popolo Sovrano si chiede cosa votare
Molti mi chiedono: “cosa bisogna votare al referendum?” Qualcuno mi ha chiesto esplicitamente di scrivere in proposito sul blog. Posso solo rispondere: “devi votare o sì o no”. Sembra una battuta cattiva, come del resto il titolo di questo post. Ma invece voglio fare un discorso serio, da prete.

Infatti posso, la Chiesa l’ha sempre fatto, dare criteri per elaborare un giudizio dal quale scaturirà poi il voto di ciascuno.

Sul piano tecnico, purtroppo non sono così bravo e non ho seguito tanto da vicino l’iter di questa riforma costituzionale per dare un parere da esperto nel merito di questa riforma. Non è neppure mio ruolo. Mi sono formato una mia opinione privata e magari in privato, da privato cittadino anch’io, ne posso parlare, per quello che vale. Consiglio dunque di rivolgersi a persone più preparate, di seguire le trasmissioni che spiegano seriamente il valore delle varie posizioni.

Allora di che cosa vuoi parlare in questo post? Di tutto il resto.

venerdì 18 novembre 2016

E DALLE! CE L'HAI SEMPRE CO' STO' PAPA?

papa Francesco e l'ombra della croce.
Papa Francesco non ha solo ammiratori e sostenitori. Ci sono anche critici molto forti, sempre pronti a "sparargli addosso". 

E anche degli uomini forti che lo criticano. Come nel caso dei quattro Cardinali che gli hanno scritto a settembre chiedendo chiarificazioni su Amoris Laetitia, l’Esortazione Apostolica che papa Francesco ha pubblicato ad aprile come frutto dei due Sinodi sulla Famiglia. 
Si tratta niente di meno dei Cardinali Cafarra vescovo emerito di Bologna, Meisner, vescovo emerito di Colonia, Burke, già vescovo di Saint Louis (Missouri – USA), e Brandmuller, professore di Storia della Chiesa e in particolare dei Concili, nominato Cardinale a 81 anni per i suoi meriti accademici. 

Com'è possibile che persone tanto importanti nella Chiesa sembrino riprendere il papa? Cosa succede? Il papa starebbe sbagliando? Certamente il caso di cui si occupano è molto serio. Cosa possiamo pensare?

Questi Cardinali hanno usato un procedimento particolare: i “dubia”. Sono domande alle quali il papa deve rispondere “sì” oppure “no”. E in quel caso, i Cardinali hanno fatto domande ovvie alle quali il papa non può rispondere che “sì”. Uno degli interrogativi suona più o meno così: “Il convivere senza essere sposati in chiesa è una situazione oggettiva di peccato?” La risposta è sì. Il papa non lo ha mai negato.

Perché allora chiedere chiarificazioni su cose che sono già chiare?
Non riesco a trovare altra soluzione se non quella che un’eventuale risposta del papa potrebbe essere usata per annullare la prospettiva sulla quale è costruita la Amoris Laetitia (AL): “Vedete il papa si è sbagliato e ci ha dato ragione”. Il papa non ha risposto alla lettera.

Ci sono situazioni nel Vangelo in cui Gesù non si lascia intrappolare in una domanda e non risponde.
Tutti conosciamo l’episodio dell’adultera (Giovanni 8,1-11): “Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?”. Mosè ha comandato. Non si scherza. Eppure Gesù riesce a salvare questa povera donna allargando la prospettiva: "Chi di voi è senza peccato scagli per primo una pietra contro di lei". Gesù non nega che l'adulterio sia un peccato. Eppure in qualche modo disubbidisce al comando di Mosè. Cioè apre una prospettiva nuova, ad un tempo rivoluzionaria e propria della tradizione ebraica sull'applicazione della Legge: la Misericordia. 

Questo è il Vangelo, questo è costitutivo dei cristiani. Noi seguiamo Gesù nella conversione del nostro cuore, della nostra mentalità. "Metanoìa", una parola che nel Vangelo significa "conversione" ha proprio il senso di cambio di mentalità. Vedi Luca 3,3: "Ed egli (Giovanni) percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione (μετανοίας = metanoìas) per il perdono dei peccati"

giovedì 17 novembre 2016

COMPRESE QUELLO CHE PORTA ALLA PACE, SEPPE RICONOSCERE IL TEMPO IN CUI FU VISITATA. Santa Elisabetta di Ungheria, 17 novembre.

L’autore dell’Apocalisse piange molto perché ha davanti a sé il mistero della vita ma è un libro sigillato e nessuno è capace di aprirlo. Ho sbagliato a scrivere “capace”, non si tratta di capacità umana propria, di sforzo o di scienza, ma di essere degno (axios).
La vita, per quanto diffusa sulla terra in forme meravigliose e straordinariamente complesse, e forse diffusa in tutto l’universo, è sempre un dono di Dio Creatore, lui che è il Vivente - to Zontos. Questa è la stessa parola che sarà usata dall’angelo rivolgendosi alle donne che cercano Gesù alla tomba allorché è risorto. Non è esattamente come dire: egli è vivo. Essere il Vivente è qualcosa di molto più grande. Come quando la Madonna a Lourdes ha detto: “io sono l’Immacolata Concezione” e non “io sono stata concepita immacolata”. Gesù non è vivente come, noi mortali, egli è la Vita. Egli è la Vita stessa, il Vivente, dal quale tutto, per partecipazione, riceve vita.
“Aprirne il libro” è un dono. Comprendere il senso della propria vita e del mistero della vita in genere è per chi ne è degno. Un analfabeta può saperne molto di più sulla vita di uno scienziato, perché è stato giudicato degno da Dio di aprire il libro della vita. Questo ci apre tutto un orizzonte di verità su coloro che si fanno maestri degli altri senza umiltà e senza conversione, e su tutti i tentativi di mettersi al posto di Dio per strumentalizzare la vita, manipolarla e e farne un prodotto della scienza.

Infatti Gesù vede che i cuori chiusi hanno fatto sì che, nel suo insieme, la città di Gerusalemme non ha riconosciuto ciò che portava alla pace, il tempo della visita del Signore. Tutto questo ha conseguenze gravissime. Gerusalemme sarà distrutta. Così anche nella vita di ognuno di noi, invece di seguire gli inviti alla conversione, di ascoltare in modo umile e serio parole di verità, tante volte continuiamo a trascurare una Parola di Verità che il Signore ci ha donato, un avviso salutare, continuiamo a non prendere i provvedimenti in tempo e poi si pagano le conseguenze molto amaramente. Per esempio, quante donne dopo l’aborto passano anni terribili prima di accostarsi alla confessione e rimangono ferite tutta la vita. Ma non c'è solo questo esempio. In tutti i campi succede lo stesso. Dio ha promesso di castigare il peccato nei figli fino alla terza e quarta generazione! 
Però conserva il suo amore e la sua fedeltà per mille generazioni!
Coraggio dunque!

mercoledì 16 novembre 2016

OGNUNO SA QUANTO FA (S. Francesco) mercoledì XXXIII sett. T.O.

Derviscio
 Il brano dell’Apocalisse ci presenta una conoscenza mistica del paradiso offerta all’apostolo ancora vivo su questa terra. Conoscere Dio, il suo mistero, è fondamentale per l’uomo che si chiede cosa lo aspetta dopo questa vita.
Ma il Vangelo sembra bollare questa ricerca: “In quel tempo, Gesù disse una parabola, perché era vicino a Gerusalemme ed essi pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro”.

Come unire questi due aspetti?
C'è una “ricerca di Dio”  che è sana e rivela un amore sincero, una volontà di incontrare Dio e c'è una ricerca che è solo curiosità, voler sapere, provare “emozioni”, correndo appresso a tutte le notizie di apparizioni, di “persone spirituali”... 
Ci sono anche ricerche sincere di Dio ma tanto diverse dalla via di Gesù, con stati “mistici” più o meno provocati con alcol o altre droghe, oppure pratiche particolari tipo dervisci rotanti, ecc..  
Dervisci rotanti


Salvando la buona fede di ciascuno e gli aspetti positivi che si possono trovare, useremo un termine solo che caratterizza la deriva pericolosa di questi fenomeni: "gnosticismo". Cioè mettere la  conoscenza (gnosi) come fine a se stessa.

Chi cerca Dio per curiosità, per sentirsi speciale, non lavora molto sulla propria conversione e rimane debole, o addirittura lo  diventa sempre di più, sul piano morale tanto da doversi spesso inventare poi giustificazioni varie per questo suo impegno di “ricerca di Dio” che non si traduce nella vita vissuta.
Invece il Vangelo ci indica SEMPRE la via della conversione e riguardo a descrizioni del Regno di Dio accontenta pochissimo la curiosità e l’immaginazione.
Il motivo principale e costante nell’Antico e nel Nuovo Testamento è la priorità della conversione. Dio non vuole farci delle descrizioni del suo Regno ma portarci nel suo Regno, farcelo accogliere mentre ce lo porta, vuole abitare dentro di noi, farci fare esperienza del suo amore. Ma per questo bisogno passare per la croce (“Gesù … era vicino a Gerusalemme”).

Immagine tradizionale di san Francesco:
Egli domina il mondo perché abbraccia
con amore il Crocifisso
 tanto da essere tutt'uno con lui.
In qualche modo l’Antico Testamento è più ricco di immagini. Perché questo? Perché Gesù non era ancora venuto. Dopo l’attesa dell’Antico Testamento” oggi “il Regno di Dio è in mezzo a voi”, perché Gesù è venuto e Gesù è il Regno.

Siamo invitati a non perdere tempo in conoscenze vuote di Dio (gli gnostici) né in contestazioni e discussioni da bar su: “perché Dio così, perché Dio non … ecc.” (che possono tante volte metterci insidiosamente tra le file dei nemici di Dio).
Infatti di Dio (e della vita spirituale), diceva san Francesco: “Ognuno sa quanto fa!”
Parole terribili per tutti noi, ma quanto salutari.

Il Vangelo di oggi infatti si conclude in modo impressionante: “Dette queste cose, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme”. 
Gesù ci da lui stesso l’esempio estremo della conversione.  



Prima Lettura   Ap 4, 1-11
Santo il Signore Dio, l’Onnipotente,Colui che era, che è e che viene!

martedì 15 novembre 2016

PAPA FRANCESCO: COSA PENSA UN TIEPIDO. martedì XXXIII sett. T.O.

Questa volta di sicuro mi fanno pagare i diritti, forse una multa. Una scusa però ce l’ho: uscendo di casa questa mattina mi si è rotto il telecomando del portone e non sapevo dove fossero i pezzi né potevo uscire con la macchina. Per cui sono arrivato molto in ritardo a Messa dalle suore e non ho fatto nessuna omelia. E neppure questa sera l'ho fatta perché c'era il trigesimo di un carissimo fratello e ha celebrato il suo vecchio parroco.
Volete la sincera verità? Tante volte, invece di scrivere sul blog le mie riflessioni che sono anche un dialogo con i credenti che formano la mia comunità, e qualche volta rispondono alle loro domande, vorrei semplicemente pubblicare ogni giorno l’omelia del papa a Santa Marta che trovo assai migliore della mia.
Sperando così di evitare di pagare, ringrazio di cuore papa Francesco, e anche l'Osservatore Romano, senza dimenticare il carissimo amico Luis Badilla che con "il Sismografo" e tutta la sua Redazione, è venuto dal Cile per fare a tanti un servizio molto prezioso e, quando scrive lui stesso, mi rivela un uomo di fede solida e semplice, oltre che di cultura.

Luis Badilla
Vaticano Messa a Santa Marta. Cosa pensa un tiepido. L'Osservatore Romano 
È il confronto con un Signore «forte», che rimprovera aspramente — anche se sempre per amore — quello proposto da Papa Francesco nell’omelia della messa celebrata a Santa Marta martedì 15 novembre. È l’immagine, suggerita dalla liturgia, di Gesù «che sta davanti a noi», e lo fa «per rimproverarci, perché ci ama, o per invitarci o per farsi invitare». Il rimprovero è quello che si trova nel libro dell’Apocalisse (3, 1-6.14-22) e che il Signore rivolge ai cristiani della Chiesa di Laodicea. Si tratta — ha spiegato il Pontefice — dell’«esempio di una Chiesa», ma che si ritrova «dappertutto». Si può infatti applicare a tutti «quei cristiani che non sono né freddi, né caldi: sono tiepidi. Sono acque tranquille, sempre». Al Signore che li rimprovera, costoro chiedono: «Ma perché mi rimproveri, Signore? Io non sono cattivo».

lunedì 14 novembre 2016

HAI ABBANDONATO IL PRIMO AMORE. lunedì XXXIII T.O.


La prima lettura, dall'Apocalisse, certamente descrive questa assemblea di oggi, fatta di gente operosa anche nella fatica, perseverante, fedele alla sana dottrina. Ma san Giovanni aggiunge che ha abbandonato il primo amore. La Messa quotidiana non è forse diventata una delle tante cose da fare in una giornata molto piena. Alzarsi, non fare tardi, perché c'è la Messa, e poi ci sono anche tutte le altre cose …. Non era così all’inizio. C'era l’incontro con il Signore e poi anche tutte le altre cose da fare. Anzi tutte quelle altre cose erano colorate dall’incontro col Signore, erano tutte incontro col Signore.

Ancora oggi è incontro col Signore, realmente presente. È vero che nel periodo del primo amore alcuni aspetti probabilmente erano troppo sentimentali, troppo zuccherosi e che una sana maturazione ha aiutato ad abbandonarli. Ma in una fede insufficientemente cresciuta la delusione per l’attesa, la perdita di alcune consolazioni o semplicemente della novità, ha portato ad abbandonare il primo amore.

San Giovanni dice "abbandonare", non dice "perdere". Parla di un cedimento del cuore, dell'anima, di una volontà libera che non persevera fino in fondo. Da cui il rimprovero.

Un conto è vivere da solo con nel cuore e nella mente, un bagaglio grande di nozioni, esperienze, riguardo al Signore, e cercare di fare del nostro meglio con la coscienza come giudice, un conto è vivere alla sua presenza e lasciarsi guidare da lui, anche senza consolazioni.
Gridiamo come il cieco del Vangelo a Gesù che ci ridoni la vista che abbiamo perso.

giovedì 10 novembre 2016

LA MIA VISIONE PER UNA CULTURA DELLA VITA

«La mia visione per una cultura della vita». La lettera pro life di Trump
In un momento in cui il mondo si interroga sul suo futuro con Donald Trump presidente, mi è capitato di leggere sul blog di Costanza Miriano questo testo con le note del traduttore, ripresi dal blog "La bussola quotidiana". Questo testo ha ritenuto la mia attenzione. 
Mi sembra molto importante nella semplicità e solidità del ragionamento e anche nelle osservazioni contenute nelle note che spiegano come si è giunti alla tragedia dell'aborto legalizzato in tutti gli Stati Uniti e poi propagandato in tutto il mondo.

Quello che segue sotto è stato ripreso dal blog di Costanza Miriano.

"Anche noi pensiamo come madre Teresa che uno, una, che non è capace di difendere la vita quando è più debole e indifesa, cioè il diritto più elementare, non potrà avere a cuore davvero i diritti di tutti. ... Donald Trump ha avuto il merito di riportare nella campagna elettorale il tema della vita fino ad attaccare pubblicamente e duramente il suo avversario (una donna finanziata da Planned parenthood, struttura che produce aborti a ritmo industriale), sulla sua posizione più estrema: l’aborto a nascita parziale cioè la soppressione del bambino fino al nono mese di gravidanza.
La Clinton considera ancora le religioni “strutture profonde che vanno scardinate”, magari con una nuova primavera (con una di quelle operazioni di cui gli Usa sono maestri nel mondo)."
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Questo è il breve ma incisivo articolo del neo-eletto presidente degli Stati Uniti Donald Trump pubblicato sul quotidiano Washington Examiner il 23 gennaio scorso, con il titolo «My vision for a culture of life» e letteralmente ignorato dalla stampa.
di Donald Trump 
Consentitemi di essere chiaro. Io sono per il diritto alla vita. Ho questa posizione pur ammettendo