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lunedì 6 aprile 2026

PRANZI DI PASQUA SERENI? NON PER GLI APOSTOLI. / Lunedì Santo 2026.


In questi giorni ci scambiamo auguri per la Pasqua e la Pasquetta spesso con immagini di uova, pulcini, colombe e coniglietti, e auguri di serenità. Viviamo tranquilli pranzi a carattere famigliare (un pensiero particolare per chi ne è privato). 

Anche un momento di pausa tra parenti e amici, vissuto con affetto, è una cosa buona. Ma mi chiedo se tutti questi auguri in occasione della Pasqua non sono troppo simili agli auguri di capodanno: per niente realistici. In ogni caso celebrare chi ha vinto definitivamente la morte ricevendo ogni potere in cielo e in terra non dovrebbe risolversi solo in un pranzo più copioso e con dolci golosi, o qualche scampagnata. 

Di fatto le cene dopo la risurrezione che la Scrittura ricorda sono tutt’altro che “tranquille”. Quando Gesù si manifesta in mezzo a loro, credono di vedere un fantasma, sono turbati e/o pieni di gioia. Sono veri eventi che segnano i presenti (Giovanni 20,19-29). 

L’esempio più chiaro è il Vangelo dei discepoli di Emmaus della Messa vespertina del giorno di Pasqua (Luca 24,13-43).

Due discepoli camminano, conversando, anzi, discutendo tra loro di tutto ciò che era accaduto a Gesù. Provano una tempesta di sentimenti: enorme delusione, tristezza profonda, perplessità e sconvolgimento per quanto hanno detto e visto le donne e i discepoli andati alla tomba trovata vuota. Sono molto agitati. Questo gli impedisce di riconoscere Gesù che comincia a camminare con loro. Ma il suo parlare con franchezza quasi brutale ("stolti e lenti di cuore"), il suo spiegare in modo mai compreso finora le Scritture infiamma il loro spirito. Trattengono lo sconosciuto per ospitarlo di notte a casa loro. Gesto dovuto di ospitalità, desiderio di continuare ad ascoltare quel saggio così speciale? Probabilmente le due cose insieme. Mentre lo riconoscono nello spezzare il pane, l’effetto di quella cena è che risalgono di notte, sotto la luce della luna calante, fino a Gerusalemme, spinti da quella scoperta meravigliosa che cambia tutto, tutto.

Due uomini miseri, ciechi, deboli, sono trasformati da quell’incontro.

Il Signore ci doni la “sobria ebbrezza nello Spirito” di chi crede con perseveranza e si appoggia giorno dopo giorno al Signore risorto e alla sua promessa. L’incontro col Signore risorto sia il centro della nostra vita, sia la nostra ispirazione e speranza quotidiana.    


Dal Vangelo secondo Luca  Lc 24,13-35

Ed ecco, in quello stesso giorno, [il primo della settimana,] due [dei discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo.

Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».

Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.

Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro.

Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».

Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.


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