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| S. Pietro, il popolo di Roma mentre si vota il dogma dell'infallibilità papale |
Il Concilio di Trento fu un grande Concilio che propose, oltre a punti dogmatici, un impianto globale per la prassi della Chiesa di fronte ai “tempi moderni”. Quando diciamo “tempi moderni” a noi del XXI secolo, il XVI secolo non sembra tanto moderno. Ma c'era una vera rivoluzione nell’area della Cristianità occidentale, su tutti i piani: politico, sociologico, scientifico, tecnologico, con un'espansione nuova verso altri popoli, in chiave coloniale ma anche commerciale e culturale. E quindi le persone dovevano essere rafforzate nella fede con nuove sintesi e nuovi punti di riferimento perché quelli tradizionali cambiavano. Uno dei mezzi scelti fu l'impostazione clericale della Chiesa.
Come sempre, per riprendere un felice concetto di Joseph Ratzinger, quando la Chiesa smarrisce la strada o vuole aprire strade nuove per il futuro, deve prima ritornare alle sue radici per ripartire da esse in una nuova sintesi adatta al momento presente. Fu così per la riforma liturgica del Concilio di Trento che ripartì dalle tradizioni più antiche conosciute. Ma lo studio e la ricerca non si fermano mai e c'era ancora molto da scoprire e studiare. Lungo i secoli successivi, questi studi andarono avanti. E il Messale promulgato da san Pio V ebbe edizioni successive con modifiche fino a quella del … 1962. Papa Leone XIII (1878 - 1903) fu un grande promotore della ricerca archeologica cristiana che accompagnò il “movimento liturgico” che sfociò poi nella riforma liturgica del Concilio Vaticano II. Egli fu anche il Papa che attento “alle cose nuove” (= ”rerum novarum”) parlò dei cambiamenti sociali, stimolato dalle esperienze di alcuni osservatori e imprenditori cristiani. Il Signore dona sempre carismi nuovi, e per mezzo loro mantiene giovane la sua Chiesa.
E matura la consapevolezza dottrinale. Vedi il dogma dell’Immacolata Concezione nel 1854. Si sentì tra altre cose il bisogno di fissare le condizioni dell’infallibilità papale. E questo si poteva fare solo con una dichiarazione solenne dei vescovi riuniti e non da parte del solo Papa. Per questo, nel 1869, fu convocato un nuovo Concilio Ecumenico, il Vaticano I. Portò a termine solo due Costituzioni: Dei Filius sul rapporto tra fede e ragione, e Pastor Aeternus sull'infallibilità papale. Ma fu interrotto per lo scoppio della guerra tra Prussia e Francia in agosto e la presa di Roma in settembre 1870 e quindi gli altri argomenti previsti (le missioni apostoliche, le relazioni con gli stati, i riti orientali, l'ispirazione della Bibbia) non furono esaminati. La ripresa del Concilio rimase una questione pendente nei decenni successivi fino a che si iniziò a sentire la necessità di un Concilio con un programma ex novo, il Concilio Vaticano II, il cui primo atto fu dichiarare ufficialmente chiuso il Concilio Vaticano I.
Perché un Concilio del tutto nuovo? l’accelerazione della Storia aveva prodotto cambiamenti in tutti i campi: due guerre mondiali, le avventure totalitarie e l’affermazione delle democrazie e di concezioni dello stato e delle società sganciate dal riferimento religioso, le rivoluzioni scientifiche, tecnologiche, la industrializzazione, i nuovi mezzi di comunicazione, stavano producendo effetti globali mai sperimentati finora: una profonda scristianizzazione dell'Occidente generata da una altrettanto profonda crisi di fede, la necessità di rivedere i rapporti tra i cristiani divisi da una parte, e i rapporti con religioni non cristiane maggioritarie in alcuni popoli, la necessità di comprendere nella visione cristiana gli effetti dei progressi scientifici e tecnologici. Sperimentando di essere minoritaria in popoli di antica Cristianità, la Chiesa doveva ripensare sé stessa alla luce delle sue radici bibliche. Questo sforzo era sostenuto dall’avanzare degli studi e delle scoperte sulla vita della Chiesa primitiva e antica.
In conclusione di questa riflessione, la Chiesa, spinta dallo Spirito, senza mai essere infedele alle sue radici, approfondisce continuamente la sua fede e adatta la sua missione e la sua vita interna ai problemi e alle società nelle quali vive. Questo dimostra che il cambiamento è una necessità, da non confondere con il cambiamento per il cambiamento come ammonisce san Paolo: “Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole“. (2 Tim 4,3-4). Ma siccome l’uomo non vuole problemi, cerca la sicurezza non nello Spirito ma nella routine, siccome i battezzati sono generalmente poco evangelizzati, i Concili trovano molta resistenza nell’essere accettati e applicati, e quando sono diventati prassi generale ma devono essere aggiornati, trovano molta resistenza nell’essere abbandonati. Il Concilio Vaticano I per la sua brevità non ha avuto un impatto simile a quello di Trento la cui validità si è dunque estesa - anche se faticosamente all’inizio - per ben 4 secoli! L’accelerazione della Storia, delle scoperte, della scienza e delle trasformazioni sociali, ha spinto la Chiesa a un rinnovamento profondo tramite il Concilio Vaticano II che deve essere conosciuto e applicato. In particolare, ritornando alle radici, la Chiesa oggi cerca di superare il clericalismo e l'appoggiarsi sul regime di Cristianità che erano tra i cardini dell'impostazione del Concilio di Trento.

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