| Vista di Orano con la foto dei 19 martiri uccisi negli anni '90 |
Oggi il Papa agostiniano è partito per l’Africa, iniziando dall’Algeria, Patria di sant’Agostino. Ho attraversato una volta Souk Ahras, ex Tagaste, dove è nato e sono andato alcune volte a ‘Annaba, l’antica Ippona, la sua sede episcopale.
Andando in Algeria per lavorare partivo all’avventura e una mia preoccupazione era di non perdere il beneficio della piccola prima esperienza - ma quanto preziosa - fatta a Parigi di un gruppo di laici intimiditi e ignoranti attorno alla Parola di Dio. E lì il Signore si era manifestato. Mi chiedevo: "Ma Dio ci sarà in mezzo ai musulmani?"
I musulmani semplici che ho frequentato al lavoro e nella vita quotidiana mi hanno dato lezioni di valori biblici che erano lontani da me, francese secolarizzato e largamente catechizzato dai miei studi di management.
E poi ho incontrato una Chiesa piccola, umile, accessibile, evangelica, conciliare, sinodale, ecumenica, impegnata nel dialogo di vita interreligioso, già martire in alcuni suoi membri come il vescovo ausiliare di Algeri nel 1976. Inoltre, senza conoscerlo veramente, sentivo aleggiare su di me la figura e le scelte di Charles de Foucauld, il fratello universale che aveva cercato per tutta la vita di prendere l’ultimo posto. Non sapevo ancora nulla dello zelo e dell’amore evangelici di Monsignor Lavigerie e della sua eredità nella Chiesa algerina che aveva “rifondato” in epoca coloniale, né sapevo quasi nulla della testimonianza e dell’impulso evangelici del vescovo di Algeri di allora, Léon Étienne Duval, il “Cardinal Mohammad” come lo chiamavano con disprezzo le frange di coloni decisi a difendere con tutti i mezzi l’Algeria francese. Le qualità menzionate sopra scaturivano quasi naturalmente da due fattori: da Chiesa coloniale, con l’Indipendenza era stata ridimensionata drasticamente in tutti i sensi, nel numero di fedeli, nella posizione nella società, nei suoi possedimenti anche quelli esclusivamente dedicati al servizio dei poveri come gli ospedali. Per esempio, i monaci di Tibhirine, da 400 erano stati ridotti a 11 ettari con l'indipendenza. Il secondo fattore era la decisione di tutti i membri di rimanere in Algeria per motivi solo evangelici, spesso dovendo reinventare i modi della loro missione.
Benedico il Signore che, oltre all’incontro con il mio padre spirituale e la chiamata ricevuta in quella terra, la mia prima esperienza di Chiesa fosse stata a contatto con questa Chiesa. Il contatto ha continuato, in particolare, attraverso il giornale diocesano di Orano - ciclostilato! - dove scriveva il suo Vescovo, Pierre Claverie, morto martire il 1 agosto 1996.
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