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giovedì 7 maggio 2026

NÉ ILLUSI NÉ DISPERATI / L.G. 8. La Chiesa, pellegrina nella storia verso la patria celeste




La lettera agli Ebrei afferma che Gesù ha preso il nostro sangue e la nostra carne “per ridurre all`impotenza, mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare così quelli che per timore della morte erano tenuti in schiavitù per tutta la vita”. (Ebrei 2,14-15). A questo timore della morte il gesuita Spiccacci attribuiva la rimozione del kerygma cristiano (l'essenziale della fede cristiana) nelle parrocchie e comunità. Per non affrontare il problema della morte si evita di annunciare il rimedio alla morte! È un meccanismo ben conosciuto : non si osa aprire certi discorsi per timore delle reazioni, delle conseguenze, ecc. Eppure il Vangelo parla tante volte della morte, del giudizio nell’ultimo giorno, donando però la risposta più bella e completa: “Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno”! (Luca 12, 32).

Papa Leone ha avuto un’espressione bellissima ed efficace: “non si vince la morte cercando di ingannarla, ma servendo la vita!” Impariamo (da Gesù!) a servire la vita. 

In questa settimana Papa Leone ha ricordato la dimensione escatologica, ultra terrena della Chiesa e della salvezza umana. 


LEONE XIV UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro Mercoledì, 6 maggio 2026

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I Documenti del Concilio Vaticano II. II. Costituzione dogmatica Lumen gentium. 8. La Chiesa, pellegrina nella storia verso la patria celeste


Fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!

Soffermandoci oggi su una parte del cap. VII della Costituzione del Concilio Vaticano II sulla Chiesa, meditiamo su una sua caratteristica qualificante: la dimensione escatologica. La Chiesa, infatti, cammina in questa storia terrena sempre orientata verso la meta finale, che è la patria celeste. Si tratta di una dimensione essenziale che, tuttavia, spesso trascuriamo o minimizziamo, perché siamo troppo concentrati su ciò che è immediatamente visibile e sulle dinamiche più concrete della vita della comunità cristiana.

La Chiesa è il popolo di Dio in cammino nella storia, che ha come fine di tutto il suo agire il Regno di Dio (cfr LG, 9). Gesù ha dato inizio alla Chiesa proprio annunciando questo Regno di amore, di giustizia e di pace (cfr LG 5). Siamo pertanto chiamati a considerare la dimensione comunitaria e cosmica della salvezza in Cristo e a volgere lo sguardo a questo orizzonte finale, per misurare e valutare tutto in questa prospettiva. 

La Chiesa vive nella storia al servizio dell’avvento del Regno di Dio nel mondo. Essa annuncia a tutti e sempre le parole di questa promessa, ne riceve una caparra nella celebrazione dei Sacramenti, in particolare dell’Eucaristia, ne attua e ne sperimenta la logica nelle relazioni di amore e di servizio. Essa, inoltre, sa di essere luogo e mezzo dove l’unione con Cristo si realizza «più strettamente» (LG, 48), riconoscendo al contempo che la salvezza può essere donata da Dio nello Spirito Santo anche al di fuori dei suoi confini visibili.

A questo proposito, la Costituzione Lumen gentium fa un’affermazione importante: la Chiesa è «sacramento universale di salvezza» (LG, 48), cioè segno e strumento di quella pienezza di vita e di pace promessa da Dio. Ciò significa che essa non si identifica perfettamente con il Regno di Dio, ma ne è germe e inizio, perché il compimento verrà donato all’umanità e al cosmo soltanto alla fine. I credenti in Cristo, perciò, camminano in questa storia terrena, segnata dalla maturazione del bene ma anche da ingiustizie e sofferenze, senza essere né illusi né disperati; essi vivono orientati dalla promessa ricevuta da «Colui che fa nuove tutte le cose» (Ap 21,5). Perciò, la Chiesa realizza la sua missione tra il “già” dell’inizio del Regno di Dio in Gesù, e il “non ancora” del compimento promesso e atteso. Custode di una speranza che illumina il cammino, essa è anche investita della missione di pronunciare parole chiare per rifiutare tutto ciò che mortifica la vita e ne impedisce lo sviluppo e prendere posizione a favore dei poveri, degli sfruttati, delle vittime della violenza e della guerra e di tutti coloro che soffrono, nel corpo e nello spirito (cfr Compendio della dottrina sociale della Chiesa, n. 159).

Segno e sacramento del Regno, la Chiesa è il popolo di Dio pellegrinante sulla terra che, proprio a partire dalla promessa finale, legge e interpreta a partire dal Vangelo i dinamismi della storia, denunciando il male in tutte le sue forme e annunciando, con le parole e con le opere, la salvezza che Cristo vuole realizzare per tutta l’umanità e il suo Regno di giustizia, di amore e di pace. La Chiesa, dunque, non annuncia sé stessa; al contrario, in essa tutto deve rimandare alla salvezza in Cristo.

In questa prospettiva, la Chiesa è chiamata a riconoscere umilmente l’umana fragilità e caducità delle proprie istituzioni, le quali, pur essendo al servizio del Regno di Dio, portano la figura fugace di questo mondo (cfr LG, 48). Nessuna istituzione ecclesiale può essere assolutizzata, anzi, poiché esse vivono nella storia e nel tempo, sono chiamate a una continua conversione, al rinnovamento delle forme e alla riforma delle strutture, alla continua rigenerazione delle relazioni, in modo che possano davvero corrispondere alla loro missione.

Nell’orizzonte del Regno di Dio dev’essere compresa anche la relazione tra i cristiani che stanno compiendo oggi la loro missione e quanti hanno già terminato l’esistenza terrena e sono in uno stadio di purificazione o di beatitudine. Lumen gentium, infatti, afferma che tutti i cristiani formano un’unica Chiesa, che c’è una comunione e una compartecipazione dei beni spirituali fondata sull’unione con Cristo di tutti i credenti, una fraterna sollicitudo tra Chiesa terrena e Chiesa celeste: quella comunione dei santi che si sperimenta in particolare nella liturgia (cfr LG, 49-51). Pregando per i defunti e seguendo le orme di coloro che hanno già vissuto come discepoli di Gesù, siamo sostenuti anche noi nel cammino e rafforziamo l’adorazione di Dio: segnati dall’unico Spirito e uniti nell’unica liturgia, insieme a coloro che ci hanno preceduto nella fede lodiamo e diamo gloria alla Santissima Trinità.

Siamo grati ai Padri conciliari per averci richiamato questa dimensione così importante e così bella dell’essere cristiani, e cerchiamo di coltivarla nella nostra vita.


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