Con la Pentecoste inizia il cammino della Chiesa nella potenza dello Spirito. La Chiesa che vive nel tempo e nel mondo compie la sua missione e cammina verso la Gloria promessa. Anche Maria compie ancora la sua missione presso i discepoli del Figlio e tutta l’Umanità fino alla sua entrata nella Gloria in corpo e anima. Una vita senza macchia porta alla glorificazione di tutta la persona come lo fu per Gesù e per la sua Madre. Noi celebriamo la “Pasqua di Maria” il 15 agosto.
Liturgicamente alcuni riti vivono quindi come segno il “Tempo dello Spirito” dalla Pentecoste alla festa dell’Assunzione di Maria, col colore liturgico rosso. Istituendo la memoria di Maria Madre della Chiesa il lunedì di Pentecoste per il rito latino, Papa Francesco ha voluto significare questo cammino della Chiesa con Maria e anche il suo proprio cammino fino al suo entrare nella Gloria.
Come vivere questo tempo?
La Liturgia dell’Assunta ci aiuta. La Chiesa prende come Vangelo il canto profetico di Maria, la sua esultanza quando visita Elisabetta incinta al sesto mese di Giovanni Battista. È il Magnificat. Infatti la “missione pubblica” di Maria è racchiusa tra l’Annuncio che sarà Madre del Salvatore e la sua Assunzione in cielo. Maria sente che le promesse di Dio sono già realizzate in lei e in tutta l’Umanità se Dio per salvare il suo popolo dei suoi peccati sceglie una “tapina” come lei. Dio “ha preso in considerazione la sua bassa condizione”, la sua "tapeinosis", il suo avere in Dio l’unico appoggio come tutti i poverelli del mondo ! Dirà più avanti che Dio “ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili” cioè i “tapeinoùs”.
Lei povera è stata colmata di beni. E quale bene più grande che di essere salvata e amata da Dio in quel modo, e unita a lui, l’Unico, il Misericordioso, per effondere la sua Misericordia sul popolo eletto, prigioniero dei suoi peccati e della sua ottusità, essere testimone del miracolo così grande di questa vita donata dallo Spirito Santo che palpita già e già irradia fuori di lei salvezza ed esultanza, rivelazione?
Lei è testimone della vera potenza e sapienza di Dio mentre “Nessuno dei dominatori di questo mondo l'ha conosciuta; se l'avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria.” (1 Cor 2,8).
Camminiamo dunque verso la Pasqua di Maria con il suo cantico nel cuore e sulle labbra. È il canto dei pellegrini che ci sostiene andando verso la nostra stessa Pasqua, la nostra stessa risurrezione e glorificazione se seguiamo le orme di Maria e imitiamo le sue virtù partendo dalla sua bassezza che vuole essere innalzata solo da Dio mentre lei continua ad umiliarsi ed essere umiliata portando con Giuseppe l'obbrobrio di Cristo "sapendo di non avere una città stabile, ma di andare in cerca di quella futura" (cf. Ebrei 13,13-14). Infatti, che disonore continuo questa gravidanza fuori norma, questa famiglia con un figlio unico! Ma c'è di più perché comunque in sé “Per il superbo l'umiltà è obbrobrio, così per il ricco è obbrobrio il povero”. (Siracide 13, 20).
Vogliamo dunque camminare in questo “Tempo dello Spirito” col Magnificat nel cuore e sulle labbra e meditarlo. Ma la Chiesa lo riprende già ogni sera nell’Ufficio dei Vespri! Cerchiamo di comprenderlo meglio. I Vespri sono la pausa alla fine della giornata di lavoro, alla fine delle nostre opere. E non sempre la giornata è andata bene o benissimo. Umanamente non vediamo realizzato il Magnificat nella nostra vita e rischiamo di cantarlo solo come un omaggio alla Vergine Maria e uno sguardo verso l’aldilà lontano - il che è già una gran cosa - ma non come canto nostro, oggi. Perché appunto continuiamo a valutare la nostra vita da un punto di vista umano, di grazie sensibili e di risultati ottenuti con la nostra sapienza o devozione e non per la fede riposta nel nome del Signore Gesù. Invece il Magnificat ci fa contemplare la salvezza compiuta dal Signore oggi. “Quando mai nella nostra fragilità ti abbiamo incontrato e soccorso quando avevi fame, eri nudo, ammalato …?”. Con la regina a suo fianco, “Il re risponderà loro: "In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me". (Matteo 25,40). Il Signore è con noi ogni giorno ma non lo vediamo, accecati dal nostro orgoglio, dal nostro materialismo. Maria è beata perché ha creduto che Dio poteva compiere le sue promesse. Invece, “E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall'unico Dio?” (Giovanni 5, 44).
Dal Vangelo secondo Luca Lc 1,39-56
In quei giorni, Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

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