Perché non si mette in pratica la S.C.?
La Liturgia è importantissima: esprime il contenuto della Fede, e manifesta il mistero di Cristo e della sua Sposa la Chiesa. ... Quindi “la liturgia è il culmine verso cui tende l'azione della Chiesa e, al tempo stesso, la fonte da cui promana tutta la sua energia”. (S.C. 10). Nella Liturgia la Celebrazione Eucaristica ha un posto centrale e come abbiamo già visto, gli altri sacramenti e preghiere sono ad essa ordinati sia come preparazione che come aiuto per viverla meglio. Quindi anche la Liturgia delle Ore (o Ufficio divino) è orientata all’Eucaristia come preparazione e prolungamento.
Il cammino della Chiesa non si ferma mai e già prima del Concilio ci sono stati interventi magisteriali (vedi in particolare la “Mediator Dei” del 1947 che riecheggia la Lettera agli Ebrei che presenta Gesù come il “Mediatore di un’alleanza nuova” tra l’umanità e la divinità), esperimenti autorizzati dalla Santa Sede e riforme parziali approvate. Uno dei frutti più evidenti allora del Movimento liturgico e di questo cammino di riforme è il rinnovamento della Veglia Pasquale e il Messale promulgato da Giovanni XXIII nel 1962 poco prima dell’inizio del Concilio Ecumenico (questo solo ultimo punto già dimostra la profonda incoerenza di Mons. Lefebvre e del movimento di opposizione al Concilio che egli ha suscitato. Vedi post di domani).
Per accompagnare l’applicazione della riforma voluta dai Padri attraverso la S.C., e nutrire il popolo cristiano della ricchezza della Liturgia e dell'Eucaristia in particolare, ci sono stati numerosi altri documenti del Magistero dedicati alla Liturgia dopo il Concilio. Citiamo i principali:
Motu Proprio Sacram Liturgiam di Paolo VI del gennaio 1964.
Eucharisticum Mysterium (1967): Istruzione sul culto del Mistero Eucaristico, emanata dalla Sacra Congregazione dei Riti.
Ordinamento Generale del Messale Romano (OGMR): Documento fondamentale che regola la celebrazione della Santa Messa, aggiornato continuamente con l'ultima edizione della "terza editio typica".
Dies Domini (31 maggio 1998), lettera apostolica di Giovanni Paolo II sulla santificazione della Domenica.
Enciclica Ecclesia de Eucharistia (“La Chiesa vive dell’Eucaristia” di Giovanni Paolo II, 17 aprile 2003)
Redemptionis Sacramentum (2004): Istruzione della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, approvata da Giovanni Paolo II, che stabilisce le norme su ciò che si deve osservare ed evitare circa la Santissima Eucaristia, al fine di prevenire gli abusi liturgici.
Sacramentum Caritatis (2007): Esortazione apostolica post-sinodale di Benedetto XVI sull'Eucaristia come fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa.
Motu proprio Aperuit illis (“Egli aprì loro”, 30 Settembre 2019) di Papa Francesco che stabilisce la “Domenica della Parola di Dio".
Nota Gestis Verbisque sulla validità dei sacramenti (2 feb 2024 Dicastero per la dottrina della fede)
Desiderio Desideravi (2022): Lettera apostolica di Papa Francesco sulla formazione liturgica del popolo di Dio.
Probabilmente mi sono sfuggiti alcuni documenti. Ci sono state anche catechesi sull’Eucaristia e menzioni dell’Eucaristia in documenti che non ne trattano direttamente. Ma questo già lungo elenco ci indica quanto la Chiesa voglia aiutarci a comprendere e vivere rettamente l’Eucaristia e la Liturgia in generale.
Nella S.C. ci sono tutte le motivazioni e i principi teologici, scritturali, patristici, storici e pastorali che produrranno la Riforma liturgica. Metterli da parte non permette né di comprenderla né di applicarla in modo corretto. E significa allontanarsi dal principio base: la Liturgia è della Chiesa e non un affare privato. E quindi “L'ordinamento liturgico compete alla gerarchia” (S.C. 22-23) e si deve preferire la celebrazione comunitaria a quella individuale o al modo individualistico di vivere le azioni liturgiche (S.C. 27) come troppo spesso si vede in tanti casi.
Esamineremo gli altri principi nel post di domani. Ma ci sono anche nella S.C. alcuni punti precisi che stranamente, a più di 60 anni di questo documento vengono disattesi spesso senza giustificazione. Per esempio al n. 55, S.C. afferma: “Si raccomanda molto quella partecipazione più perfetta alla messa, nella quale i fedeli, dopo la comunione del sacerdote, ricevono il corpo del Signore con i pani consacrati in questo sacrificio”. È così difficile consacrare per i 15 o 20 o 30 fedeli convenuti durante la celebrazione feriale? Certo, se arriva qualcuno in ritardo oppure ho contato male, non ho nessuno scrupolo a dare la comunione dal tabernacolo dove è conservata l’eucaristia consacrata nelle celebrazioni precedenti. Crediamo tutti che i pani consacrati fin quando rimangono integri rimangono veramente sacramento del corpo del Signore! Ma se ogni celebrazione eucaristica è la partecipazione all’unica Ultima Cena del Signore che ci raggiunge oggi, perché togliervi il suo carattere di cena? Quando inviti persone a cena da te, cucini solo per due o tre e dai agli altri convitati cibo tratto sotto i loro occhi dal frigorifero? Forse si vuole insinuare una differenza di dignità tra il presbitero che presiede e mangia il pane consacrato quel giorno e i battezzati laici che si devono accontentare della comunione dal tabernacolo? C'è ancora molto clericalismo in giro, ed è profondamente deleterio. Quando un prete si lamenta che la S.C., e il Concilio, non sono applicati, a chi la colpa: al gregge o alle guide?

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