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lunedì 8 aprile 2019

UN INCONTRO DI GIOIA / Acerra 7 aprile 2019



Ieri c'è stato l’incontro regionale delle comunità di Fede e Luce della Campania. Con due famiglie che iniziano assieme ad altri questo progetto in parrocchia siamo andati di pomeriggio.
Abbiamo visto in particolare dei Mimi preparati da ogni comunità.
Facile da raccontare è quello degli attrezzi del falegname. Sul tavolo del falegname gli attrezzi non vanno tanto d’accordo e si criticano a vicenda. A gruppetti parlano di ognuno di loro e sentenziano che proprio questo è insopportabile, rende difficile la vita della comunità e deve essere espulso.

sabato 6 aprile 2019

PERCHE' LA CHIESA CATTOLICA NON BATTEZZA GLI ADULTI COME GIOVANNI BATTISTA, BENSI' BATTEZZA I NEONATI?



Questa domanda ritorna spesso e conviene dare una risposta chiara che possa sciogliere ogni dubbio:

A.La Chiesa non battezza i neonati. La Chiesa battezza tutti coloro che entrano a far parte del Corpo di Cristo. Per far parte della Chiesa bisogna essere battezzato.
Proprio in questa prossima Veglia Pasquale la Chiesa in festa accoglierà nuovi suoi figli, sia catecumeni adulti che fanciulli o neonati. Anche noi nella nostra comunità parrocchiale.
Allo stesso modo, se uno di sesso maschile diventa ebreo, viene circonciso, non importa che sia un neonato di 8 giorni o un proselito adulto.
Nell’introduzione al Rito del Battesimo dei bambini troviamo:
La Chiesa, che ha ricevuto la missione di annunciare il Vangelo e di battezzare, fin dai primi secoli ha conferito il Battesimo non solo agli adulti, ma anche ai bambini. In forza della parola del Signore: «Se uno non rinasce dall'acqua e dallo Spirito Santo, non può entrare nel regno di Dio» (Gv 3,5), la Chiesa ha sempre ritenuto che i bambini non debbano essere privati del Battesimo. Essi infatti vengono battezzati nella fede della Chiesa, professata dai genitori, dai padrini e dagli altri presenti al rito: questi rappresentano sia la Chiesa locale sia la società universale dei santi e dei fedeli, la Chiesa Madre, che tutta intera genera tutti e ciascuno (S. agostino, Epist. 98).
Per attuare pienamente la realtà del sacramento, è necessario che i bambini siano in seguito educati nella fede in cui sono stati battezzati: il sacramento già ricevuto costituirà il fondamento di questo impegno.
L'educazione cristiana è un diritto dei bambini; essa tende a guidarli gradualmente a conoscere il disegno di Dio in Cristo: così potranno ratificare personalmente la fede nella quale sono stati battezzati.


Che nella Chiesa, fin dall’inizio, non siano stati battezzati solo adulti lo sappiamo con certezza dalla Scrittura:

venerdì 5 aprile 2019

PREGIUDIZIO E OSTILITA' RENDONO STUPIDI / venerdì IV Quaresima



Nella prima lettura gli empi vogliono tendere insidie al giusto perché è un costante rimprovero alla loro condotta. Non capiscono egli che porta la speranza di una vita migliore. Nel Vangelo gente semplice di Gerusalemme rimane perplessa di fronte a Gesù perché, secondo l’insegnamento comune ricevuto, non sembra riempire alcune condizioni del Messia atteso. Non sono pronti alle sorprese di Dio. Non comprendono che il loro modo di intendere l’insegnamento tradizionale li chiude alla realtà che è più grande, va aldilà. Certamente l’ostilità nella prima lettura è molto più grave dell’ignoranza del popolo di Gerusalemme. Eppure tutt’e due impediscono di aprirsi alla Salvezza e facilmente le due cose sono legate. Il pregiudizio e il seguire i sentimenti di antipatia, portano a non comprendere, a non cogliere la verità delle situazioni. La pigrizia (mentale) genera facilmente sentimenti di chiusura.

giovedì 4 aprile 2019

VIVERE DELLA MISERICORDIA DI DIO MA NON ADAGIARSI / giovedì IV Quaresima



Nella prima lettura contempliamo una scena che fa veramente riflettere: il popolo, pur avendo visto i prodigi con i quali il Signore l’ha sottratto al potere del faraone, si perverte subito, ritorna all’idolatria. Si direbbe oggi: “E questi sarebbero quelli che vanno in Chiesa?” “E quelli sarebbero quelli delle comunità?” “E quello sarebbe un prete, un consacrato?”
Mosè si interpone per il popolo peccatore e ottiene misericordia da Dio ricordandogli non tanto la sua bontà quanto il suo onore: - “Se non riesci a portare avanti il tuo progetto, che figura fai davanti agli altri popoli? sei un Dio fallito, inaffidabile, non così potente come sembravi.”
Il popolo d’Israele vivrà della fedeltà di Dio, e insieme deve manifestare la sua santità nel mondo. È tra questi due poli che si gioca tutta la Storia della Salvezza. Il peccato di Israele (e della Chiesa) manifesta la fedeltà di Dio, l’origine divina, soprannaturale di questo popolo in quanto sopravvive e risorge malgrado il suo peccato, ma c'è anche bisogno della santità del popolo, o almeno di alcuni suoi membri, perché si veda riflessa la santità di Dio, la sua capacità di trasformare davvero la condizione dell’uomo.

mercoledì 3 aprile 2019

CRISTO VIVE E TI VUOLE VIVO! mercoledì IV Quaresima




Questa mattina ho parlato con una persona molto intelligente e di fede serena in Cristo e nella Chiesa. Mi ha parlato dell’Antico Testamento che mostra un Dio duro! Costata molta paura di Dio nella gente, per colpa del Vecchio Testamento. Se ci fosse bisogno, la prima lettura e il salmo di oggi, che sono testi del Vecchio Testamento, potrebbero sfatare questo pregiudizio. Spesso, perché non leggiamo la Scrittura, oppure superficialmente, nel Vecchio Testamento non vediamo la tenerezza di Dio, e nel Nuovo non vediamo la Croce. Ma sopratutto non apriamo il cuore alla Buona Notizia dell’Amore di Dio, mentre Egli è sempre più speranzoso, più disposto ad amare di noi. Il Vangelo di oggi ce lo ricorda: persone versate nelle Scritture non sono diventate tenere e misericordiose ad immagine di Dio né disposte alle sue sorprese. E condannano Gesù tanto più quanto offre una visione più alta di Dio e dell’uomo stesso.

martedì 2 aprile 2019

FATTI CAPACITA', IO MI FARO' TORRENTE / martedì IV Quaresima


Sebkha di Orano in Algeria: le macchie bianche sono sale.
Nel deserto i corsi d’acqua sono normalmente temporanei e per lo più si esauriscono senza giungere al mare. Nel Sahara ci sono anche "Sebkha" o "Shott", laghi salati poco profondi o prosciugati dalla evaporazione. La prima lettura fa riferimento al Mar morto che malgrado l’apporto continuo del Giordano è troppo salato per permettere la vita. Così vanno le cose in natura. E' l'immagine dell'attività e dello sforzo umano che non riesce a vincere la morte.
Invece l’acqua viva che viene da Dio, dal Tempio, non solo non si esaurisce ma cresce da sola e ovunque arriva fa fiorire la vita, risanando perfino le acque del Mar morto .
 “Fatti capacità e Io mi farò torrente!” disse Gesù ad una Santa. E tu, permetti alla grazia di crescere in te? Oppure le tue preghierine sono fine a se stesse, ti proteggono dalla disperazione forse ma anche e soprattutto dalla conversione?
Nel Vangelo i personaggi che incontra Gesù bloccano la grazia per mezzo delle prescrizioni e dei riti. Il paralitico, probabilmente perché non conosce altro modo per essere risanato, invece di rispondere un sì pieno a Gesù che gli chiede se vuol guarire, si lamenta che non riesce a compiere i gesti prescritti. Da qui vediamo la necessità di istruire le persone ignoranti. I farisei invece sono proprio dispiaciuti che Gesù abbia guarito quest'uomo perché scavalca il sabato. Hanno scambiato le prescrizioni che devono sostenere nel cammino e portare alla pienezza per il fine. Non vivono per la Vita ma per la Legge!
Metto le Persone oppure la Legge, l’Istituzione, al primo posto? E' facile che si voglia difendere l'Istituzione o il Rito perché fanno sentire protetti, rendono sicuri... Il mio fastidio quando non si vive in modo ordinato è una compassione sincera per il fratello, la sorella che vedo privato di un supplemento di amore e di luce, o perché il loro comportamento disturba, non rispetta gli schemi?

Prima Lettura   Ez 47, 1-9. 12
Vidi l’acqua che usciva dal tempio, e a quanti giungerà quest’acqua porterà salvezza.

lunedì 1 aprile 2019

IL PROBLEMA E' ESSERE INSIGNIFICANTI!

Nella Cattedrale di Rabat, papa Francesco saluta
fr. Jean-Pierre Schumacher,
                                                                                                                             sopravvissuto della comunità di Tibhirine.

Difficile tagliare un discorso del Papa, ma necessario per non scoraggiare chi legge dallo smartphone. Ci sono tanti spunti da meditare, ma essenzialmente ci provoca la piccolezza numerica della Chiesa in Marocco come in tutti i paesi del Maghreb. Ho conosciuto questa situazione in Algeria e proprio lì ho sperimentato l’incontro con Gesù che ha dato la svolta alla mia vita. Ascoltiamo allora con attenzione gli incoraggiamenti ad essere lievito capace di fermentare tutta la pasta, non lasciandoci illudere dai numeri relativamente grandi che conosciamo ancora da noi: il sale che non ha sapore, anche se abbondante, non serve a nulla, mentre Cristo è l’unico Salvatore dell’Umanità.

INCONTRO CON I SACERDOTI, I RELIGIOSI, I CONSACRATI
E IL CONSIGLIO ECUMENICO DELLE CHIESE
DISCORSO DEL SANTO PADRE
Cattedrale di Rabat Domenica, 31 marzo 2019


Cari fratelli e sorelle, bonjour à tous! Sono molto felice di potervi incontrare. … Desidero anche salutare i membri del Consiglio Ecumenico delle Chiese, che mostra visibilmente la comunione vissuta qui in Marocco tra cristiani di diverse confessioni, sulla via dell’unità. I cristiani sono un piccolo numero in questo Paese. Ma questa realtà non è, ai miei occhi, un problema, anche se riconosco che a volte può diventare difficile da vivere per alcuni. La vostra situazione mi ricorda la domanda di Gesù: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo posso paragonare? […] È simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata» (Lc 13,18.21). Parafrasando le parole del Signore potremmo chiederci: a che cosa è simile un cristiano in queste terre? A che cosa lo posso paragonare? È simile a un po’ di lievito che la madre Chiesa vuole mescolare con una grande quantità di farina, fino a che tutta la massa fermenti. Infatti, Gesù non ci ha scelti e mandati perché diventassimo i più numerosi! Ci ha chiamati per una missione. Ci ha messo nella società come quella piccola quantità di lievito: il lievito delle beatitudini e dell’amore fraterno nel quale come cristiani ci possiamo tutti ritrovare per rendere presente il suo Regno. …
Questo significa, cari amici, che la nostra missione di battezzati, di sacerdoti, di consacrati, non è determinata particolarmente dal numero o dalla quantità di spazi che si occupano, ma dalla capacità che si ha di generare e suscitare cambiamento, stupore e compassione; dal modo in cui viviamo come discepoli di Gesù, in mezzo a coloro dei quali noi condividiamo il quotidiano, le gioie, i dolori, le sofferenze e le speranze (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et Spes, 1). In altre parole, le vie della missione non passano attraverso il proselitismo. Per favore, non passano attraverso il proselitismo! Ricordiamo Benedetto XVI: “La Chiesa cresce non per proselitismo, ma per attrazione, per testimonianza”. Non passano attraverso il proselitismo, che porta sempre a un vicolo cieco, ma attraverso il nostro modo di essere con Gesù e con gli altri. Quindi il problema non è essere poco numerosi, ma essere insignificanti, diventare un sale che non ha più il sapore del Vangelo – questo è il problema! – o una luce che non illumina più niente (cfr Mt 5,13-15).
Penso che la preoccupazione sorge quando noi cristiani siamo assillati dal pensiero di poter essere significativi solo se siamo la massa e se occupiamo tutti gli spazi. Voi sapete bene che la vita si gioca con la capacità che abbiamo di “lievitare” lì dove ci troviamo e con chi ci troviamo. Anche se questo può non portare apparentemente benefici tangibili o immediati (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 210). Perché essere cristiano non è aderire a una dottrina, né a un tempio, né a un gruppo etnico. Essere cristiano è un incontro, un incontro con Gesù Cristo. Siamo cristiani perché siamo stati amati e incontrati e non frutti di proselitismo. Essere cristiani è sapersi perdonati, sapersi invitati ad agire nello stesso modo in cui Dio ha agito con noi, dato che «da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,35).