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lunedì 31 agosto 2026

GRANDE FERVORE PER CIÒ CHE INGANNA, PIGRIZIA PER I VERI VALORI, COME MAI? / Dall'Imitazione di Cristo. XXII sett. T.O. 31 - 08 -2026.

 



L’imitazione di Cristo, un libro medievale di autore sconosciuto chiamato “Quinto Vangelo” da una persona dello spessore di Bossuet, un libro formatore e ispiratore di grandi santi da sant’Ignazio di Loyola fino a santa Teresa di Lisieux e san Giovanni XXIII e tanti altri, ci presenta nel breviario di oggi in modo molto limpido un punto fondamentale della vita spirituale: come mai si corre - anche tu - per i beni spesso illusori della vita terrena pur sapendo che la morte cancellerà tutto, e così poco per i beni eterni che sono offerti con tanta generosità e abbondanza dal Signore e che sono poi la sorgente di tutti i beni, anche terreni? “Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno. Non cercate perciò che cosa mangerete e berrete, e non state con l`animo in ansia: di tutte queste cose si preoccupa la gente del mondo; ma il Padre vostro sa che ne avete bisogno. Cercate piuttosto il regno di Dio, e queste cose vi saranno date in aggiunta. Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno”  (Luca 12, 29-32; vedi Matteo 6, 32). “Gesù rispose: "In verità, in verità vi dico, voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati”. (Giovanni 6, 26). La pigrizia spirituale per cercare i beni eterni ha un nome particolare: l’accidia, che i santi chiamano la "terribile". Leggiamo questo prezioso brano. Vi troveremo un termine poco usato : "querulo", cioè una persona che si lagna in continuazione, spesso per abitudine o per piccoli motivi.  


Dal libro della «Imitazione di Cristo»  ​(Lib. 3, 3)

domenica 30 agosto 2026

VA DIETRO A ME SATANA! / XXII DOM T.O., A, 2026.

 


Per Paolo il culto spirituale consiste nell’offrire il nostro corpo come sacrificio vivente. Come un culto spirituale può essere materiale? Non è forse una contraddizione? Chiaramente no. Tutto parte dallo spirito dell'uomo, dalla sua libertà profonda per giungere al corpo e all’azione. Il mio corpo sono io come il mio spirito, ma io sono uno spirito incarnato e tutto parte dalla mia libera volontà. Santa Teresa d’Avila chiese a Gesù : “Se la salvezza viene solo dalla fede perché vuoi le mie opere?” - “Perché voglio vedere la tua volontà!” fu la risposta. Madre Teresa dava questo criterio dell’autenticità dell’amore: “Amare fino a quando fa male”. Dobbiamo consegnare tutta la nostra vita al Signore per non rimanere illusi. “Siate di quelli che mettono in pratica la Parola, e non ascoltatori soltanto, illudendo voi stessi” (Giacomo 1, 22). L’ebraismo ci ha insegnato ad essere concreti fino a chiudersi in alcuni in una religione delle opere e dei precetti, dimenticando la grazia. Paolo dovrà lottare tutta la vita per ristabilire il primato della grazia senza mettere da parte la necessità che questa si traduca in opere concrete. “Così anche la fede: se non è seguita dalle opere, in se stessa è morta” (Giacomo 2, 17).

Il primato della grazia significa però primato di Dio e del suo amore. “Ci hai fatti per te e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te” esclamava sant’Agostino. Questo amore vuole essere come un fuoco in noi. 

Come avere questo fuoco? Dio vuole certamente donarcelo  ma Geremia testimonia che accoglierlo è un combattimento interno e che non troverà subito approvazione attorno a noi.

Dobbiamo almeno avere una costante e salutare inquietudine: Posso fare meglio? Gesù ha detto : “io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza” (Giovanni 10, 10), come fare affinché egli realizzi questa sua promessa in me? 

Il Vangelo, dopo san Paolo, ci dà la risposta: 

Superare l’amore solo terreno di Pietro . Cosa fa di male Pietro?: si mette tra Gesù e Dio: “dietro a me, nemico (satana!)”. Facendo così potrebbe indurre Gesù a cadere diventando pietra di scandalo (è impressionante vedere che Gesù possa essere tentato dai suoi stessi amici!). Tutto questo perché il suo affetto e la sua visione della vita è secondo la mentalità umana e non quella di Dio. La maggior parte di noi, direbbe: ma cosa c'è di male!?!? Quante volte hai rimproverato Dio? Ma Gesù - a noi che ascoltiamo - dice:  «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita?”

Prendiamo sul serio queste parole nella certezza dell’amore eterno di Gesù per noi, fino all’ultimo. E non ci fa male ricordarci che saremo giudicati: o le mie azioni saranno di vita eterna oppure avrò disperso, sciupato la mia vita, e la Parola che avrò ricevuto si rivelerà nella sua verità e forza : “Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni»


Dal libro del profeta Geremìa  Ger 20,7-9 

sabato 29 agosto 2026

LA STRATEGIA DEL DEMONIO PER PERDERCI E COME VINCERLO / Martirio di san Giovanni Battista, 29 - 08 - 2026.



Il demonio ha due strategie fondamentali: la prima è sedurre con promesse di beni non leciti, o con ragionamenti che intaccano la semplicità della fede in Dio. Dice san Paolo: “Temo però che, come il serpente con la sua malizia sedusse Eva, così i vostri pensieri vengano in qualche modo traviati dalla loro semplicità e purezza nei riguardi di Cristo”. (2 Corinzi 11, 3). La seconda è far paura. Innanzitutto col passato e  forse di più col futuro, poi ancora con gli scrupoli che sono una malattia spirituale. La paura è un sentimento normale. E può essere estremamente potente, viscerale, fino a portarci nel panico, spingendoci alla fuga o alla paralisi. La ragione e la fede unite permettono di affrontarla e trasformarla in semplice prudenza oppure di sormontarla. Non dice la lettera agli ebrei che “per timore della morte, erano soggetti a schiavitù per tutta la vita”? (Ebrei 2, 15). Ma giustamente Cristo ha preso la carne e il sangue nostri per vincere il potere del diavolo e in quel modo liberarci. Dio ci dà dunque la vittoria sul demonio ma può abbandonarci alla paura in modo che comprendiamo che solo in lui abbiamo la vittoria. È il senso del brano del profeta Geremia che leggiamo oggi e che dobbiamo meditare: “non spaventarti di fronte a loro, altrimenti sarò io a farti paura davanti a loro”. La ragione deve appoggiarsi su ciò che è giusto, reale. La fede si appoggia sulla verità più grande e profonda che è la Parola di Dio.

La coscienza come la forza e l’agilità fisiche, la capacità di ragionare, si esercita, accumula esperienze, si affina, acquista discernimento.  

Invece “Chi semina nella sua carne, dalla carne raccoglierà corruzione;” mentre “chi semina nello Spirito, dallo Spirito raccoglierà vita eterna”. (Gàlati 6, 8). Da sempre Erode (e la sua corte) seminava nella carne, nei piaceri, nell’arbitrio. Anche se aveva visto in Giovanni Battista una luce, non aveva la forza di liberarsi dai tanti lacci che lo tenevano prigioniero e ordinò la sua decapitazione.


Dal libro del profeta Geremìa  Ger 1,17-19 

venerdì 28 agosto 2026

LE LETTURE DI OGGI: CHE BOTTA RAGAZZI ! / Sant'Agostino, 28 - 08 - 2026.

 

Sant'Agostino.

Le letture di oggi, che botta ragazzi! Mentre siamo preoccupati del numero in calo dei battesimi (delle comunioni, delle cresime e dei matrimoni, delle ordinazioni sacerdotali), san Paolo dice che il suo problema è un altro : far arrivare la Buona Notizia nel profondo del cuore di ciascuno affinché fluisca la vita divina, l'uomo sia strappato al potere del principe di questo mondo,  il demonio, ci sia il cambiamento di mentalità prima di entrare nella Chiesa la cui porta è il battesimo. Come prepariamo il battesimo dei bambini, come annunciamo il kerigma ai genitori e ai padrini? Esigiamo che ci sia un congruo tempo perché questa Notizia arrivi e germogli, ci diamo i mezzi perché tutte le famiglie possano essere seguite? Sant'Agostino viveva la carità fraterna senza però smettere di formare incessantemente i cristiani sull'esempio di Ambrogio e di Paolo. 

IL VANGELO È PACIFISTA? / Sul discorso di Papa Leone ai cappellani militari portoghesi del 24-08-2026.

 



Papa Leone fin dai primi giorni del suo ministero petrino afferma il valore de “la Pace disarmata e disarmante”. Anzi il suo primo saluto alla folla da san Pietro fu: “La Pace sia con tutti voi”. È il saluto riservato al vescovo. È appunto il saluto di Cristo risorto ai discepoli : “Pace a voi” (Giovanni 20, 19; 20, 21; 20, 26). La Bibbia è un continuo anelito alla Pace. Il termine Pace appare 320 volte nella Bibbia, di cui 23 volte nei Vangeli e altre 67 volte nel resto del Nuovo Testamento. Cristo è la nostra Pace, in lui Dio realizza la Pace attraverso la riconciliazione nel sangue della sua croce, e ci dona il suo Figlio come fonte e guida alla Pace, cioè al bene in pienezza. Papa Leone è ben conscio che la III guerra mondiale a pezzi - pezzi che si ricongiungono poco a poco in modo minaccioso - di cui parlava Papa Francesco prima ancora dell’aggressione della Russia contro l’Ucraina, è una realtà innegabile e pericolosa per l’umanità intera. 

Allora che senso ha “la pace disarmata e disarmante”? 

giovedì 27 agosto 2026

LE MOTIVAZIONI DELLA RIFORMA LITURGICA / SC 8. La Catechesi del Papa del 26-08-2026

 

Giovanni Paolo II celebra
30 - 12 - 1988.

Papa Leone conclude le sue catechesi sulla Liturgia e vale la pena leggerla attentamente. La liturgia è in continua riforma, a volte in modo più limitato, altre volte più profondo. Ma non esiste Liturgia fissata per sempre. Già durante tutto il secolo XX, man mano che gli studi e gli esperimenti del Movimento liturgico andavano avanti, i Papi introducevano cambiamenti. Questo non significa che ciascuno può fare liberamente i cambiamenti che vuole. Questi sono gli abusi contro i quali Papa Leone rivolge un netto richiamo alla fedeltà ai testi e riti approvati. Ma anche in questo caso 1.: la Liturgia stessa prevede adattamenti secondo le varie assemblee. 2. Ogni conferenza episcopale può decidere adattamenti alla cultura locale. 3. Molti gruppi hanno - sempre con l’approvazione delle autorità competenti - delle particolarità proprie. È così per il rito ambrosiano molto antico e prestigioso, altri riti come il mozarabico, ecc. ma anche per gli ordini religiosi di rito latino e altri come per esempio il Cammino Neocatecumenale. Studiando a fondo la Liturgia antica e volendo applicare totalmente i principi della Sacrosanctum Concilium, cioè rendere i segni più pienamente significativi e comprensibili, quel movimento ha chiesto e ottenuto di portare cambiamenti alle indicazioni del messale romano. La condizione è per il Cammino Neocatecumenale di obbedire sempre alla Chiesa e non fare nulla senza l’approvazione debita. Quindi nella Liturgia neocatecumenale non c'è nessun abuso, e nella pratica possiamo constatare una eccellente fedeltà alla Riforma Liturgica del Concilio Vaticano II. 


I Documenti del Concilio Vaticano II. II. Costituzione Sacrosanctum Concilium. 8. Le motivazioni della riforma liturgica

 

Cari fratelli e sorelle,

in questa ultima catechesi sulla Costituzione Sacrosanctum Concilium, desidero oggi soffermarmi sulle ragioni per le quali i Padri conciliari vollero promuovere una riforma della liturgia. È illuminante, in tal senso, la terza Lettera dal Concilio che il Cardinale Giovanni Battista Montini, allora Arcivescovo di Milano, inviò il 28 ottobre 1962 ai fedeli della propria Chiesa. La liturgia – scriveva – «è espressione sincera sia del divino che dell’umano. È linguaggio. È veicolo d’insegnamento divino da un lato, è voce di colloquio con Dio. È chiaro che essa non può rinunciare alla sua funzione didattica, e non può non offrire alla fede e alla pietà la possibilità di esprimersi con spontanea intelligibilità». [1] Mosso da queste convinzioni, il futuro Papa San Paolo VI affermava che i fedeli «non possono e non devono più rimanere muti e passivi. La loro materiale presenza non può accordarsi con la loro spirituale assenza». [2]

mercoledì 26 agosto 2026

IMPARARE A PREGARE SECONDO LA BIBBIA / 26-08-2026.

 


Anche se l’esperienza dice che in genere l’uomo, persino il praticante, prega poco, la preghiera è una “attività” normale per un cristiano e si trova in tutte le religioni. A che serve la preghiera? Come si deve pregare? C'è un modo di pregare che è buono e altri modi che non lo sono? La Bibbia può insegnarmi a pregare nel modo giusto? Come ha pregato Gesù? 

Molti cristiani pregano ma non si lasciano formare alla preghiera dalla Scrittura, e quindi pregano male.

L’uomo, di fronte a ciò che non può dominare, al pericolo, al bisogno, sente naturalmente la necessità di rivolgersi al divino perché solo capace di influenzare in senso positivo la sua vita e quella dei suoi cari, fino al miracolo. Più rare sono le persone che cercano nella preghiera il senso profondo della (loro) vita.  Eppure per comprendere chi sei, il senso della tua vita ed essere guidato nel tuo cammino la preghiera è essenziale. Per una ragione molto semplice: se Dio esiste, egli è trascendente, ossia supera totalmente la nostra dimensione solo terrestre, la nostra capacità di ragionare, di vivere in comunione con lui. Se conta fare la volontà di Dio, in concreto tutto inizia sempre dalla preghiera, continua nella preghiera, finisce nella preghiera. “Sono più sante le mani che pregano di quelle che operano”. 

martedì 25 agosto 2026

FARISEI IPOCRITI! / S. Luigi IX, re di Francia. 25 - 08 - 2026.

 

"L'ipocrisia": un'illustrazione del 1898
tratta dal periodico satirico politico
 costaricano El Cachiflín. (Wikipedia)

San Luigi, Re di Francia, fu insieme un ottimo cristiano e un grande re, perché essere cristiano è non solo salvezza ma anche una marcia in più per la crescita della propria personalità. 

Il Vangelo di oggi ci presenta invece invettive di Gesù verso i farisei. Tutti i Vangeli abbondano di episodi di scontro tra Gesù e i farisei e delle dure risposte di Gesù. Anche Giovanni Battista li chiama razza di vipere. Questa abbondanza di riferimenti a loro significa che dobbiamo essere molto attenti a non cadere in comportamenti o atteggiamenti interiori simili, perché  “Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli”. (Matteo 5, 20). Gesù mette in guardia i discepoli e le folle “dal lievito dei farisei”. Non bisogna seguirli perché sono guide cieche. Vale la pena approfondire l’argomento per scoprire in noi gli atteggiamenti che ci chiudono l’entrata nel regno dei cieli e correggerci ma i riferimenti sono così tanti che questo richiede un certo lavoro. 

Gesù oggi li chiama ipocriti. Fermiamoci brevemente su questo punto che è centrale. L'ipocrita in greco è l’attore che sulla scena porta una maschera. E quindi, sul piano morale e spirituale l’ipocrita è colui che fa l’attore, che recita, cioè che vuole apparire diverso da ciò che è, che nasconde la sua vera natura sotto apparenze diverse per farsi apprezzare sul piano morale e spirituale. Non significa che per essere sinceri non devo essere generoso, impegnato nel fare il bene, fino a violentarmi per compierlo. Il servo di Dio don Andrea Santoro diceva “Io sono un diavolo che cerca di fare il santo”. L’ipocrita cerca invece di fare il minimo perché non ama la virtù, non consegna sé stesso a Dio ma finge la virtù cercando di apparire virtuoso. È molto attento a filtrare il moscerino e dietro ingoia il cammello. Paga con ostentazione "la decima sulla menta", ma cerca di accumulare i soldi, persino divora gli averi degli orfani e delle vedove...


Dal Vangelo secondo Matteo   Mt 23,23-26

lunedì 24 agosto 2026

UN PARROCO PUÒ RIFIUTARE DI CELEBRARE UN FUNERALE IN CHIESA? I CASI RECENTI DI ROMA E VENTIMIGLIA. LA RISPOSTA DI MONS. SUETTA / "Le Esequie Ecclesiastiche", documento della diocesi di Ventimiglia - Sanremo. 08- 2026.

 


Sia la diocesi di Roma che quella di Ventimiglia - Sanremo hanno di recente rifiutato le esequie in chiesa a esponenti notori di logge massoniche, in obbedienza alla disciplina ecclesiastica costante. È mancanza di misericordia? In quell’occasione il vescovo di Ventimiglia ha sentito la necessità di pubblicare "un nuovo documento diocesano dal titolo «Le Esequie Ecclesiastiche. Vademecum giuridico – pastorale e disposizioni», firmato dal Vescovo S.E. Mons. Antonio Suetta in data 15 agosto 2026, Solennità dell’Assunzione della B.V. Maria" (Esequie Ecclesiastiche – Vademecum e Disposizioni » Diocesi Ventimiglia – Sanremo ). Nel documento spiega le ragioni del rifiuto agli esponenti di logge massoniche ma si allarga ad una catechesi globale sulle Esequie cristiane, che, come sappiamo e sperimentiamo, anche da noi sono spesso non comprese e vissute nella logica della fede. Un documento ben argomentato, molto rigoroso e documentato nell’indicare e citare le fonti, ma anche attento alla situazione concreta delle persone di fronte alla perdita di un essere caro, e alla morte e al senso della vita in Cristo. Dice l’introduzione sul sito diocesano: 

domenica 23 agosto 2026

CI SONO SANTI FUORI DALLA CHIESA CATTOLICA? COME CONCILIARE FEDELTÀ ALLA VERITÀ E APERTURA A TUTTI? / XXI Dom del T.O.,A, 2026.

 


Ho scritto un post sulle comunità non cattoliche (La Gioia del Vangelo: LE COMUNITÀ CRISTIANE NON CATTOLICHE HANNO VALORE? VEDIAMOLO / 6 agosto 2026.). Ma chi non è cattolico non può essere gradito a Dio? Tutti conosciamo cristiani non cattolici che sono veri testimoni di Cristo. Tra quelli molto famosi, Martin Luther King (1929 - 1968), giovane pastore della chiesa battista che guidò un movimento non violento per i diritti civili degli afromaericani, premio Nobel, e assassinato per questa causa, è una di queste figure. Il vescovo anglicano Desmond Tutu del Sudafrica (1931 - 2021), anche lui Premio Nobel, lottò da cristiano non violento contro l’apartheid. Prima di loro Dietrich Bonhoeffer (1906–1945), pastore luterano, fu un grande teologo tedesco che si oppose ad Adolf Hitler, ucciso nel campo di concentramento di Flossenbürg pochi giorni prima della fine della guerra. Ci sono poi quelli che incontriamo o conosciamo personalmente. Ho partecipato per anni agli incontri del dialogo ecumenico e ricordo di aver invitato il parroco anglicano di Napoli a predicare nella parrocchia di San Vitale a Fuorigrotta. Fece una riflessione bellissima sulla Vergine Maria.  

Il problema delle comunità che si distaccano dalla Chiesa cattolica è che viene meno il riferimento provvidenziale alla Roccia, a Pietro sul quale Gesù afferma di voler costruire la sua Chiesa (Matteo 16,13-20; il vangelo di questa domenica) affinché i credenti grandi e piccoli, teologi o semplici, possano essere confermati nella fede (Luca 22, 32). Quindi ognuno, convinto di essere nel giusto, tende a seguire la propria strada e quindi avvengono le separazioni, le divisioni, fino alle cose più assurde. Anche nella Chiesa l’unità nella carità, ma anche nella fede stessa non è sempre facile. Ma proprio per questo avere Pietro e far parte della Chiesa che Gesù ha edificato su di lui è un grandissimo dono, che bisogna difendere con ferma convinzione. Nulla però di automatico, bisogna anche vivere questo dono con il desiderio sincero di crescere nella fede viva e nella comunione con il Signore. Spesso le chiavi del regno dei cieli che vengono date a Pietro sono “chiavi pesanti”, come si disse in modo particolare per Papa Paolo VI. Specialmente in questo nostro tempo. Il Cardinale Martini già negli anni ‘90 avvertiva del pericolo costituito dal soggettivismo “che cresce come metastasi cancerogene”! Da allora la situazione non è migliorata. Però abbiamo questo punto di riferimento: Pietro, che porta con sé tutta la ricchezza della Tradizione, di santità innanzitutto, ma anche di riflessione, di approfondimenti, di memoria degli errori e di come si possono correggere. 

sabato 22 agosto 2026

IN CHE SENSO MARIA È REGINA? / B.V. Maria Regina. 22 - 08 - 2026.

 


Il 22 agosto la Chiesa celebra Maria Regina. Regina degli angeli, dei santi, dei profeti, dei credenti, della terra e del cielo. Il Vangelo ci dice poche cose sulla sua personalità, e nel resto del Nuovo Testamento viene menzionata una volta sola da Paolo per dire che è donna, madre del Figlio di Dio (Galati 4,4) e negli Atti degli Apostoli (1, 14) per menzionare la sua presenza in mezzo alla comunità cristiana nascente in attesa del dono dello Spirito Santo: “Tutti questi erano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme ad alcune donne e a Maria, la madre di Gesù, e ai fratelli di lui”. Sappiamo che il suo sostegno agli apostoli e alla Chiesa è stato fondamentale, ma viene presentato in modo così discreto anche in quel caso che uno potrebbe non darci peso. Viene menzionata nel gruppo delle donne della comunità, quasi confusa in mezzo alle altre e stretta dai “fratelli di lui”. Certo lei è “la madre di Gesù” ma la sua grandezza non appare come quella delle regine del mondo. 

venerdì 21 agosto 2026

CHE VALORE HA UN CONCILIO "PASTORALE", VALE MENO? / Il Concilio Vaticano II. 21 - 08 - 2028

 


Un Concilio Pastorale, cosa significa? vale meno di un Concilio dogmatico? 

I Concili ecumenici, cioè generali, sono sempre convocati per questioni di grande importanza e che toccano l’insieme della vita della Chiesa. Così fu per il primo Concilio ecumenico riunitosi a Nicea nel 325 dC. Doveva precisare un fatto di prima importanza : chi è veramente Gesù Cristo? Era una questione fondamentale e se ne parlava molto tra i cristiani anche semplici sull’onda in particolare della visione del prete Ario che spiegava che Gesù non era uguale al Padre, quindi era divino ma non Dio. Questo ha molte conseguenze pratiche per la vita di ciascun cristiano! Affermando la verità sulla persona di Gesù Cristo il Concilio condannò le opinioni contrari e in particolare Ario. 

I Concili cosiddetti dogmatici facevano quindi due cose collegate: definivano una verità che tutti dovevano credere per essere nella vera fede e allo stesso tempo precisavano posizioni contrarie da condannare: se uno pensa che… “anathema sit”, che sia anatema. Nella Bibbia troviamo 6 volte questa parola anatema, 5 volte in san Paolo per il quale significa chiaramente essere escluso dalla salvezza e dalla comunione con Cristo. È la condanna più radicale che possa esistere. È famoso il suo grido del cuore per gli ebrei che aspettano la venuta del Messia ma non lo riconoscono in Gesù di Nazareth. “Vorrei infatti essere io stesso anàtema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne…” (Romani 9, 3). Ma Paolo lo usa ancora come ammonimento verso i credenti: 

giovedì 20 agosto 2026

LA MUSICA SACRA. COME SIAMO MESSI? / S.C. 07. Catechesi di Papa Leone del 19 agosto 2026.

 


Dopo alcuni giorni di pausa riprendo il Blog e sono contento di farlo in modo semplice e veloce con la catechesi di Papa Leone. Egli continua le sue catechesi sui documenti del Concilio, sviluppando adesso la riflessione sulla Liturgia. Questo Papa come c'era da aspettarsi - ma qualche poco di ansia c'era con lo scisma di Lefebvre - chiede che si applichi il Concilio Vaticano II. Mercoledì ha messo in risalto la Musica sacra “parte necessaria e integrante della liturgia solenne”. “Cantare è proprio di chi ama”, dice sant’Agostino. Vediamo che il Concilio stesso ha dato norme che facciamo fatica a mettere in pratica, anche con la buona volontà. Ma dobbiamo continuare a fare sforzi. In verità non siamo messi troppo male in parrocchia ma c'è ancora cammino da fare. In particolare per quanto riguarda le parti cantabili della Liturgia stessa come l’Agnello di Dio per esempio, spesso trascurato mentre la S.C. dice precisamente: «Si curino le acclamazioni dei fedeli, le risposte, il canto dei salmi, le antifone, i canti» e «un sacro silenzio» (SC, 30). 

Sono contento che le Comunità Neocatecumenali, accettando in tutto il Concilio e avendo come principio la totale obbedienza alla Chiesa siano un buon esempio di applicazione fedele della Riforma Liturgica. 

Questa catechesi è da leggere con attenzione e meditare. 



Basilica di San Pietro

Mercoledì, 19 agosto 2026


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I Documenti del Concilio Vaticano II. II. Costituzione Sacrosanctum Concilium. 7. La musica sacra


Cari fratelli e sorelle,

il sesto capitolo della Costituzione Sacrosanctum Concilium (SC) del Concilio Vaticano II è dedicato alla musica sacra. Esso afferma: «La tradizione musicale della Chiesa costituisce un tesoro d’inestimabile valore, che eccelle tra le altre espressioni dell’arte, specialmente per il fatto che il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria e integrante della liturgia solenne» (SC, 112) e specifica: «La musica sacra sarà tanto più santa quanto più strettamente sarà unita all’azione liturgica, sia dando alla preghiera un’espressione più soave e favorendo l’unanimità, sia arricchendo di maggior solennità i riti sacri» (ibid.).

Troviamo qui il nucleo dell’insegnamento conciliare, che conferma e approfondisce la funzione ministeriale della musica nella liturgia, già messa in luce da San Pio X nel Motu Proprio Inter sollicitudines (22 novembre 1903). La musica, infatti, è parte dell’azione liturgica e non mera decorazione della celebrazione. Nella liturgia, cantare e suonare significa pregare, sintonizzando il proprio cuore con quello delle sorelle e dei fratelli e con Dio, nella partecipazione attiva al mistero celebrato. In particolare la musica esprime la dimensione affettiva della preghiera, come afferma Sant’Agostino: «Cantare amantis est», cioè «cantare è proprio di chi ama» (Sermo 336, 1). Questo è molto importante, perché aiuta ad aprire il cuore all’agire di Dio nella grazia e a lasciarsene plasmare.

venerdì 7 agosto 2026

MATRIMONIO. I TEMPI DEL CONCILIO VATICANO II / 26. UNA CARO. nn. 67-69.

 


26. I tempi del Concilio Vaticano II

67. Sulla via aperta da Casti connubi, il Concilio Vaticano II presenta il matrimonio innanzitutto come un’opera di Dio che consiste in una comunione d’amore e di vita che i due coniugi condividono, comunione che non è orientata solo alla procreazione, ma anche al bene integrale di entrambi. Il matrimonio viene definito come «intima comunione di vita e di amore coniugale»[74]. Nel matrimonio, l’uomo e la donna, che per l’alleanza coniugale «“non sono più due, ma una sola carne” (Mt 19,6), prestandosi un mutuo aiuto e servizio con l’intima unione delle persone e delle attività, sperimentano il senso della propria unità e sempre più pienamente la conseguono. Questa intima unione, in quanto mutua donazione di due persone, come pure il bene dei figli, esigono la piena fedeltà dei coniugi e ne reclamano l’indissolubile unità»[75].

VICENDEVOLE FEDELTÀ. PIO XI / 25. UNA CARO. nn. 64-66.

 



25. Pio XI

64. Papa Pio XI offre uno sviluppo maggiore della dottrina sull’unità matrimoniale nell’Enciclica Casti connubii. Egli sottolinea il valore della «vicendevole fedeltà dei coniugi nell’adempimento del contratto matrimoniale; sicché quanto compete per questo contratto sancito secondo la legge divina al solo coniuge, né a lui sia negato, né permesso ad una terza persona». E conclude: «Questa fede pertanto richiede in primo luogo l’unità assoluta del matrimonio, che il Creatore stesso adombrò nel matrimonio dei primi genitori, volendo che esso non fosse se non fra un uomo solo e una sola donna»[70]. 

LEONE XIII E LA DIGNITÀ DELLA DONNA / 24. UNA CARO. nn. 61-63.



Leone XIII

61. A proposito del tema della monogamia, nell’insegnamento di Leone XIII ritorna l’argomentazione centrale circa il fatto che i coniugi costituiscono “una sola carne”: «Ciò vediamo dichiarato e solennemente ratificato dal Vangelo con la divina autorità di Gesù Cristo, il quale proclamò ai Giudei ed agli Apostoli che il matrimonio, per la sua stessa istituzione, deve essere solamente tra due, ossia tra un uomo e una donna; che dei due si forma come una sola carne»[66].

62. Nella sua riflessione, la difesa della monogamia costituisce ugualmente una difesa della dignità delle donne, che non può essere negata o disonorata nemmeno per il desiderio della procreazione. L’unità del matrimonio implica dunque una scelta libera della donna, che ha il diritto di esigere una reciprocità esclusiva: «Nulla vi era di più miserando della moglie, abbassata a tanta viltà che quasi veniva considerata soltanto come uno strumento destinato a soddisfare alla libidine od a procreare figli. Né arrossì per il fatto che quelle che erano da collocare per mogli fossero comprate e vendute a somiglianza delle cose corporali, essendo stata data talvolta facoltà al padre o al marito di condannare la moglie all’estremo supplizio»[67].

MATRIMONIO: INTERVENTI MAGISTERIALI / 23. UNA CARO. nn. 59-60.



 Interventi magisteriali

Primi interventi

59. Fino a Leone XIII, gli interventi riferiti alla monogamia sono stati pochi ed essenziali. È da menzionare un intervento breve ma importante di Innocenzo III nell’anno 1201, nel quale si riferisce ai pagani che «dividono l’affetto coniugale con più donne nello stesso tempo», e con riferimento alla Genesi afferma che è contrario alla fede cristiana, «dato che dal principio una sola costola fu trasformata in una sola donna»[61]. Di seguito, si rifà alla Scrittura (cf. Ef 5,31; Gen 2,24; Mt 19,5) per sottolineare che si dice che «saranno due in una carne sola» (duo in carne una) e che l’uomo si unirà “alla moglie”, non “alle mogli”. Da ultimo, interpreta la proibizione dell’adulterio (cf. Mt 19,9; Mc 10,11) come riferita al matrimonio monogamico[62].

UOMO-DONNA NELLLO SPIRITO SANTO / 22. UNA CARO. nn. 56-58.

 



56. Un’altra bella testimonianza si trova nelle parole che seguono, del filosofo e teologo russo Pavel Evdokimov: «L’unità consustanziale del matrimonio costituisce l’unità di due persone che si collocano in Dio […]. Quindi la struttura trinitaria iniziale è: uomo-donna nello Spirito Santo. La realizzazione effettiva della loro unità nel matrimonio (dove il marito, secondo Paolo, è immagine di Cristo e la moglie è immagine della chiesa) diventa equivalente coniugale dell’unità Cristo-Spirito»[56].

57. Infine, merita di essere citato un passaggio illuminato del teologo John Meyendorff: «Un cristiano è chiamato – già in questo mondo – a sperimentare una vita nuova, a diventare cittadino del Regno, e può farlo nel matrimonio […]. È una singolare unione di due esseri innamorati, due esseri che possono trascendere la propria umanità ed essere così uniti non solo “l’uno con l’altro”, ma anche “in Cristo”»[57].

DIO COME FONTE DEL MATRIMONIO / 21. UNA CARO. nn. 53-55.

 


53. Anche Karl Rahner pensa l’unità matrimoniale come espressione dell’amore tra Cristo e la Chiesa, ma non come se Cristo e la Chiesa fossero uguali uno di fronte all’altra, dato che l’amore con cui Cristo ama la Chiesa ha la sua origine nella «volontà misericordiosa di Dio di comunicarsi»[51]. Da questa volontà, come causa, scaturisce il primo effetto che è l’unità Cristo-Chiesa. Alla fine l’amore, come si esprime nella vita degli sposi, approda alla sua origine in Dio stesso[52]. È utile soffermarci su due testi di Rahner sufficientemente eloquenti. Il primo: «Nell’amore realmente personale, vi è implicito qualcosa di incondizionato che rimanda al di là e al di sopra della causalità dell’incontro degli amanti: essi, quando amano realmente, crescono continuamente al di sopra di sé stessi, approdano ad un flusso che non ha più il suo punto d’arrivo nel finito e nel determinabile. Ciò che giace in una lontananza infinita, che viene tacitamente evocato in un tale amore, alla fin fine lo si può chiamare con un solo nome: Dio»[53]. E il secondo testo: «Il matrimonio e il legame tra Dio e l’umanità in Cristo non solo possono venir confrontati tra loro da noi, ma piuttosto essi sono oggettivamente in un rapporto reciproco tale che il matrimonio rappresenta oggettivamente questo amore che Dio ha in Cristo per la Chiesa, la relazione e il comportamento di Cristo con la Chiesa prefigura la relazione e il comportamento che vige nel matrimonio, e in questo trova il suo completamento, cosicché comprende in sé il matrimonio come un momento di sé»[54]. 

giovedì 6 agosto 2026

LE COMUNITÀ CRISTIANE NON CATTOLICHE HANNO VALORE? VEDIAMOLO / 6 agosto 2026.



 Al momento della “protesta” di Lutero nel 1519 il comportamento di molti del clero, in particolare vescovi e cardinali, non era per nulla esemplare. L’olandese Adriano VI, Papa per un solo anno (1522-1523), nel condannare Lutero riconosceva che un motivo della “protesta” stava proprio negli abusi della Curia romana. Ma la Chiesa si riformò e continuò, e molti santi le permisero di rialzarsi, fedele al Vangelo e capace di rispondere ai bisogni delle persone in quei tempi detti “moderni”.

Invece cosa successe con il movimento protestante che voleva riformare la Chiesa dall’esterno? Di fronte ad iniziative positive come la diffusione più ampia della conoscenza della Sacra Scrittura tradotta nella lingua parlata dal popolo (si deve a Lutero una traduzione in tedesco della Bibbia, anche se già secoli prima c'erano traduzioni nelle lingue comuni come il francese…) e la correzione di abusi, sorsero altri abusi. Ma soprattutto il ritorno alla fede pura che tutti volevano, alla fedeltà totale alla Scrittura e all’Evangelo si urtò ad uno scoglio maggiore: ognuno si mise a pensare per conto proprio senza nessuno per  dire se quei ragionamenti fossero buoni o sbagliati. Per questo motivo Gesù, che è Dio ed è sapiente, ha cura dei piccoli e dei semplici, dei poveri e degli analfabeti, ci ha dato un punto di riferimento: la roccia, Pietro, che nel cammino della Chiesa, discerne ciò che è buono e lo promuove, fa mettere da parte ciò che non è buono tra le varie iniziative, la riflessione e la preghiera del popolo e dei santi, e quella più ragionata dei teologi,    

Nel caso dei protestanti, se qualcuno entra in disaccordo con il leader del momento, e il leader non riesce a convincere che la sua posizione è la più giusta, questa posizione sua non gode di nessuna autorità, e non ha nessun aiuto divino per sostenerla. A meno di imporla con la forza pubblica, come fece Lutero con contadini che secondo lui volevano essere troppo liberi nel loro interpretare il Vangelo! Voleva la libera interpretazione della Scrittura ma non permise ad alcuni di esercitare questa libertà fino in fondo, probabilmente perché dava troppo fastidio al principe locale da cui dipendevano quei contadini e che era anche un protettore di Lutero! 

Ma il principio era lanciato: "fin qui tutti hanno sbagliato. Invoco lo Spirito Santo e lui mi illumina". Così che dopo Lutero e la Chiesa luterana venne Calvino e la Chiesa calvinista, e così via.

mercoledì 5 agosto 2026

LA PREGHIERA MERITA DI ESSERE RISCOPERTA NELLA SUA VERITÀ / S.C. 5. La preghiera della Chiesa. Catechesi del Papa.

 


Papa Leone, dopo una breve interruzione, ha ripreso le catechesi sui documenti del Concilio Vaticano II  e dopo il Mistero Eucaristico tratta della preghiera della Chiesa che accompagna l'Eucaristia che rimane al centro, santificando il tempo e nutrendo i credenti con la ricchezza della Scrittura, degli scritti dei santi e degli inni della tradizione orante della Chiesa. 

LEONE XIV  UDIENZA GENERALE


Basilica di San Pietro

Mercoledì, 5 agosto 2026

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I Documenti del Concilio Vaticano II. II. Costituzione Sacrosanctum Concilium. 5. La preghiera della Chiesa

Fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!

in questa catechesi riprendiamo la riflessione sulla Costituzione conciliare sulla liturgia Sacrosanctum Concilium (SC). Oggi ci soffermiamo sulla dimensione ecclesiale della preghiera liturgica.

IL MATRIMONIO, UNA REALTÀ CHE SUPERA GLI SPOSI / 20. UNA CARO, nn. 49-52

 



Lo sviluppo della visione teologale nei tempi recenti

49. Hans Urs von Balthasar assegna un’importanza particolare al consenso matrimoniale che crea quell’unità nuova che trascende i due individui: «Il convenire delle due persone così spossessate di sé è possibile solo in un terzo elemento, quello che […] è quel fattore oggettivo che si compone delle loro due libertà: il loro voto, la loro solenne promessa, in cui ciascuno dà l’assenso definitivo alla libertà dell’altro e al suo mistero e si consegna a questo mistero. È realtà che si deve chiamare oggettiva solo perché è più del giustapporsi delle loro due soggettività […] la loro volontà fattasi una (d’appartenersi l’un l’altro), che si pone al di sopra di loro e in mezzo a loro, perché nessuno dei due può rivendicare a sé l’unità che è sorta»[47].

martedì 4 agosto 2026

UOMO E DONNA: UNA DIVINA INVENZIONE / 19. UNA CARO. nn. 46-48.



46. Nell’unione matrimoniale von Hildebrand evidenzia due atteggiamenti irrinunciabili. Il primo è la “discretio”, cioè uno spazio di intimità personale che preserva l’identità e la libertà di ciascuno, ma che può essere condiviso con una decisione del tutto libera, e in questo caso conduce a un approfondimento del legame. Il secondo atteggiamento è la “riverenza” per l’altro, che manifesta, in particolare nell’unione sessuale, il fatto che si ama una persona, sacra e inviolabile, non un oggetto qualsiasi. Il dinamismo interno del vincolo matrimoniale – il “noi”, secondo le categorie di von Hildebrand – spinge i coniugi a manifestare sempre di più la loro intima comunione personale.

47. Questa visione è condivisa anche da Alice von Hildebrand, nata Jourdain, moglie di Dietrich. In particolare, ella sostiene che la realizzazione piena dell’umanità si può raggiungere solo nell’unione tra uomo e donna, la “divina invenzione”: «non solo Lui [Dio] ha fatto l’uomo composto di anima e corpo – una realtà spirituale e una materiale – ma, oltre a ciò, per coronare questa complessità, “maschio e femmina li ha creati”. Chiaramente, la pienezza della natura umana si trova nell’unione perfetta tra uomo e donna»[42]. Pertanto, l’amore sponsale tra uomo e donna è ritenuto dalla filosofa e teologa belga come l’apice della vocazione umana, la suprema espressione dell’immagine divina quale chiamata al dono di sé nell’amore, dove la tenerezza dell’affetto tra i due riveste un ruolo fondamentale, voluto dallo stesso Creatore: «Il cuore è il centro della persona»[43], avverte la von Hildebrand, di fronte a certe tentazioni di anteporre il fare dell’attivismo alla ricettività dell’amore, inteso proprio in senso affettivo. Ella, poi, aggiunge che «dove la tenerezza regna, la concupiscenza si allontana»[44].

IL CURATO D'ARS SANTO DELLA PENITENZA O DELL'AMORE? / S. Giovanni Maria Vianney, 4 agosto 2026.

 

"Mi hai indicato la strada verso Ars 
e io ti indicherò la strada verso il cielo"
(luogo detto "dell'incontro" quando nel 1818,
il curato arrivò a piedi ad Ars
e chiese la sua strada ad un pastorello)

Geremia dice che Dio castiga poi benedice. Come mai? Perché ama. Se deve castigare, purificare, nessuno lo può comprare, intimidire. Ma è sensibile ad ogni segno di pentimento, e comunque non rimane in collera per sempre perché è "Dio e non uomo", secondo l’espressione stupenda della Bibbia.

Dio ci vuole liberi. L’uomo ha tendenza a ridurre il suo rapporto con Dio a pratiche esterne, al minimo sindacale, oppure addirittura ad imprigionarsi in scrupoli, nevrosi. È il caso dei farisei nel Vangelo che ritengono essenziale lavarsi le mani prima di mangiare. Gesù nella sua risposta sposta l’attenzione sui cibi puri ed impuri osservati ancor oggi da ebrei ortodossi e musulmani: ciò che rende impuro l’uomo non è un cibo che entra nella bocca ma ciò che l'uomo esprime con la bocca volontariamente: giudizio, orgoglio, disprezzo, menzogna, ecc.

Quindi Gesù prende posizione in modo generale. Conta il cuore, il suo orientamento. Le tradizioni che lo esprimono sono un linguaggio, talvolta necessario per educare o unire più persone nella preghiera, dare punti di riferimento, ma non devono mai diventare l’essenziale. Al bambino insegno a fare il segno di croce e gli dico “fallo bene”, ma fin dal primo giorno gli dico che ciò che conta per Dio è il cuore. 

Gesù esprime un giudizio fortissimo contro quei farisei che si sono scandalizzati della sua presa di posizione: vede in loro solo esteriorità e non l’azione dello Spirito Santo. “Ogni pianta, che non è stata piantata dal Padre mio celeste, verrà sradicata”.

Il curato d’Ars (1786 - 1859) è stato un parroco molto attivo, senza inventare nessuna formula pastorale nuova, ed è stato terribilmente concreto nella sua mortificazione fisica, nella sua obbedienza alla Chiesa. Ma soprattutto è il suo amore per Dio e per le anime che ne hanno fatto quel santo e quel punto di riferimento eccezionale fino ad oggi. Digiuna ma non parla di digiuni, di sacrifici, parla di amore di Dio, di amore per Dio e per il prossimo. Meditiamo alcune sue parole: 

 « Se comprendessimo bene cosa significa essere figli di Dio, non potremmo fare il male... essere figli di Dio: oh, che grande dignità!»

« La misericordia di Dio è come un torrente in piena. Trascina i cuori al suo passaggio. »

« Non è il peccatore che torna a Dio per chiedergli perdono, ma è Dio che corre dietro al peccatore e lo riconduce a sé. »

« Diamo dunque questa gioia a questo buon Padre: torniamo a Lui... e saremo felici. »

« Il buon Dio è sempre disposto ad accoglierci. La sua pazienza ci attende! »

« C’è chi attribuisce al Padre Eterno un cuore duro. Oh, come si sbagliano! Il Padre Eterno, per disarmare la sua giustizia, ha dato al Figlio un cuore infinitamente buono: non si può dare ciò che non si possiede... »

« C’è chi dice: “Ho fatto troppo male, il buon Dio non può perdonarmi”. È una grave bestemmia. Significa porre un limite alla misericordia di Dio, che invece non ne ha alcuno: è infinita. »

« Le nostre colpe sono granelli di sabbia al cospetto della grande montagna della misericordia di Dio. »


Dal libro del profeta Geremìa Ger 30,1-2.12-15.18-22

lunedì 3 agosto 2026

GEREMIA LOTTA CONTRO IL FALSO PROFETA / Lunedì XVIII sett. T.O., pari. 2026.

 

Il profeta Geremia.

Gesù è nato per rendere testimonianza alla verità, ci dice Giovanni 18,37. Gesù è Via Verità e Vita. Verità e amore sono quindi legati indissolubilmente. Mai la verità senza amore, ma chi dice che conta l’amore e non tanto la verità oggettiva non è animato da amore autentico. Uno dei problemi maggiori del nostro tempo oggi è proprio l’attacco frontale alla verità in nome della soggettività di ciascuno, delle sue emozioni, delle sue percezioni, del suo punto di vista, della libertà di pensiero, ecc. La rovina dell’umanità inizia con una bugia del serpente e, da parte di Adamo ed Eva, la ricerca di stare bene a scapito della verità. Comprendiamo perché fin dall’inizio Mosè mette in guardia contro i falsi profeti. La sanzione nella lettura di oggi è terribile. Il falso profeta che insiste per annunciare in nome di Dio una parola falsa ma gradita alla gente sarà punito con la morte. Nel capitolo 13 del Deuteronomio c'è un lungo sviluppo sui falsi profeti, in cui si prospetta anche il caso in cui il falso profeta possa annunciare segni che si realizzano. I credenti devono comprendere che la loro fede può essere messa alla prova e non devono cedere alle lusinghe di coloro che li invitano a servire altri dèi, altri culti. Questa possibilità esiste sempre. Ce lo ricorda l’Apocalisse parlando della seconda bestia (Ap. 13,13-14  ss). Anche i demoni possono fare prodigi : “Poi dalla bocca del drago e dalla bocca della bestia e dalla bocca del falso profeta vidi uscire tre spiriti immondi, simili a rane: sono infatti spiriti di demòni che operano prodigi e vanno a radunare tutti i re di tutta la terra per la guerra del gran giorno di Dio onnipotente” (Ap. 16,13-14). Ci sono moltissimi altri passi della Bibbia che mettono in guardia contro i falsi profeti.

Il castigo con la morte non solo è durissimo ma può portare a condannare persone innocenti. Per questo Deuteronomio 13 esige che prima bisogna fare un’indagine prudente e completa. La verità può essere complessa. Purtroppo sia sul piano cristiano che nella vita comune vediamo molte persone che si erigono a specialisti e giudici senza aver né fatto un’indagine seria, né avere la competenza per giudicare degli argomenti che trattano. E così, oltre alla disinformazione che è un peccato contro la verità, esiste anche molta “malinformazione” per superficialità, per “reazione di pancia”, perché condizionati da pregiudizio.

Questo non toglie che la verità sia riconoscibile. Difenderla e annunciarla in pienezza è un compito essenziale per la Chiesa e i suoi ministri. Anche oggi, molti abusano della religione e della stessa Parola di Dio per diffondere false dottrine e far smarrire le persone semplici. Per lottare contro questo serve la buona testimonianza, che si veda che Dio vive con te, che la tua vita è animata da lui. Ma è necessaria anche la "parresia" il coraggio della verità. Bisogna chiederla nella preghiera: “Ed ora, Signore, volgi lo sguardo alle loro minacce e concedi ai tuoi servi di annunziare con tutta franchezza la tua parola". (Atti 4,29-31). La parresia poi va esercitata: Atti degli Apostoli 13, 46;  26, 26; 28, 31;  San Paolo scrive: “Forti di tale speranza, ci comportiamo con molta franchezza” (2 Corinzi 3, 12); “del quale sono ambasciatore in catene, e io possa annunziarlo con franchezza come è mio dovere” (Efesini 6, 20).


Dal libro del profeta Geremìa  Ger 28,1-17

sabato 1 agosto 2026

PRIERE POUR ACCUEILLIR LE PAPE EN FRANCE. / 2026

 



(du Site de l'Église de Paris)

LE STIMMATE. FRANCESCO E LA CROCE / 03. Il vero Francesco. 01 - 08 - 2026.



Il rapporto di Francesco con la croce giunge fino alle stimmate, segno di Cristo vivente e identificazione sempre più piena con lui. Cosa vedere in tutto questo? 

Francesco soffre perché l’umanità non ricambia l’amore di Dio. Questa delusione comprende chiaramente lui stesso. Egli dirà: “se il più grande criminale d’Italia avesse ricevuto la metà delle grazie che ho ricevuto io, sarebbe santo il doppio di me”. Ma lui desidera corrispondere all’amore di Dio. Invece, nell’umanità in generale, tra i cristiani e il clero, ma soprattutto tra i suoi stessi frati, molti non cercano una conversione piena, sincera. Questo è una ferita molto profonda. Il Signore gli aveva detto: “Va, Francesco, ripara la mia chiesa che come vedi cade in rovina”. Da tempo ha capito che questa rovina è la lontananza dal Vangelo. I suoi frati dovevano essere luce, sale e lievito per la società e la Chiesa ed egli soffre per ogni deviazione. In particolare il voler primeggiare, acquistare potere nell’Ordine e nella Chiesa contraddice direttamente il carisma dei Frati Minori. Questo lo porterà a dare le dimissioni da responsabile dell’Ordine per vivere e dare l’esempio della minorità nell’obbedienza fino alla fine. Nel suo Testamento scrive: “E fermamente voglio obbedire al ministro generale di questa fraternità e a quel guardiano che gli piacerà di assegnarmi. E così voglio essere prigioniero nelle sue mani, che io non possa andare o fare oltre l'obbedienza e la sua volontà, perché egli è mio signore”.