53. Anche Karl Rahner pensa l’unità matrimoniale come espressione dell’amore tra Cristo e la Chiesa, ma non come se Cristo e la Chiesa fossero uguali uno di fronte all’altra, dato che l’amore con cui Cristo ama la Chiesa ha la sua origine nella «volontà misericordiosa di Dio di comunicarsi»[51]. Da questa volontà, come causa, scaturisce il primo effetto che è l’unità Cristo-Chiesa. Alla fine l’amore, come si esprime nella vita degli sposi, approda alla sua origine in Dio stesso[52]. È utile soffermarci su due testi di Rahner sufficientemente eloquenti. Il primo: «Nell’amore realmente personale, vi è implicito qualcosa di incondizionato che rimanda al di là e al di sopra della causalità dell’incontro degli amanti: essi, quando amano realmente, crescono continuamente al di sopra di sé stessi, approdano ad un flusso che non ha più il suo punto d’arrivo nel finito e nel determinabile. Ciò che giace in una lontananza infinita, che viene tacitamente evocato in un tale amore, alla fin fine lo si può chiamare con un solo nome: Dio»[53]. E il secondo testo: «Il matrimonio e il legame tra Dio e l’umanità in Cristo non solo possono venir confrontati tra loro da noi, ma piuttosto essi sono oggettivamente in un rapporto reciproco tale che il matrimonio rappresenta oggettivamente questo amore che Dio ha in Cristo per la Chiesa, la relazione e il comportamento di Cristo con la Chiesa prefigura la relazione e il comportamento che vige nel matrimonio, e in questo trova il suo completamento, cosicché comprende in sé il matrimonio come un momento di sé»[54].
54. Lo sguardo cristologico-trinitario circa l’unità matrimoniale è stato poi fortemente e poeticamente sottolineato da diversi autori ortodossi contemporanei. Ne riportiamo tre esempi:
55. A partire dalla propria visione mistica, il teologo ortodosso Alexander Schmemann afferma: «In un matrimonio cristiano, infatti, sono tre le persone sposate; e la lealtà unita dei due verso il terzo, che è Dio, mantiene i due in un’unità attiva tra loro e con Dio. Tuttavia, è proprio la presenza di Dio che segna la fine del matrimonio come qualcosa di puramente “naturale”. È la croce di Cristo che pone fine all’autosufficienza della natura. Ma “con la croce, la gioia è entrata nel mondo intero”. La sua presenza è quindi la vera gioia del matrimonio»[55].
[51] K. Rahner, Schriften zur Theologie, Band VIII, Benzinger, Einsiedeln–Zürich–Köln 1967, 539.
[52] Cf. Id., Sul matrimonio, tr. a cura di G. Ruggieri, Meditazioni teologiche 6, Queriniana, Brescia 1966, 10.
[53] Ibid.
[54] Id., Chiesa e sacramenti, tr. a cura di A. Bellini, Morcelliana, Brescia 19693, 106.
[55] A. Schmemann, For the Life of the World. Sacraments and Orthodoxy, St. Vladimir’s Seminary Press, Crestwood (NY) 19982, 90-91.

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