Il rapporto di Francesco con la croce giunge fino alle stimmate, segno di Cristo vivente e identificazione sempre più piena con lui. Cosa vedere in tutto questo?
Francesco soffre perché l’umanità non ricambia l’amore di Dio. Questa delusione comprende chiaramente lui stesso. Egli dirà: “se il più grande criminale d’Italia avesse ricevuto la metà delle grazie che ho ricevuto io, sarebbe santo il doppio di me”. Ma lui desidera corrispondere all’amore di Dio. Invece, nell’umanità in generale, tra i cristiani e il clero, ma soprattutto tra i suoi stessi frati, molti non cercano una conversione piena, sincera. Questo è una ferita molto profonda. Il Signore gli aveva detto: “Va, Francesco, ripara la mia chiesa che come vedi cade in rovina”. Da tempo ha capito che questa rovina è la lontananza dal Vangelo. I suoi frati dovevano essere luce, sale e lievito per la società e la Chiesa ed egli soffre per ogni deviazione. In particolare il voler primeggiare, acquistare potere nell’Ordine e nella Chiesa contraddice direttamente il carisma dei Frati Minori. Questo lo porterà a dare le dimissioni da responsabile dell’Ordine per vivere e dare l’esempio della minorità nell’obbedienza fino alla fine. Nel suo Testamento scrive: “E fermamente voglio obbedire al ministro generale di questa fraternità e a quel guardiano che gli piacerà di assegnarmi. E così voglio essere prigioniero nelle sue mani, che io non possa andare o fare oltre l'obbedienza e la sua volontà, perché egli è mio signore”.
L’obbedienza ai ministri dell’Ordine e alla Chiesa - fondata sulla Parola di Gesù : quello che legherete sarà legato in cielo… - è per lui garanzia di pace e di riconciliazione. Nella III ammonizione sulla Obbedienza Perfetta troviamo “E se qualche volta il suddito vede cose migliori e più utili alla sua anima di quelle che gli ordina il superiore, volentieri sacrifichi a Dio le sue e cerchi invece di adempiere con l’opera quelle del superiore. Infatti questa è l’obbedienza caritativa, perché compiace a Dio e al prossimo…. Vi sono infatti molti religiosi che, col pretesto di vedere cose migliori di quelle che ordinano i loro superiori, guardano indietro e ritornano al vomito della propria volontà. Questi sono degli omicidi e sono causa di perdizione per molte anime con i loro cattivi esempi.
Nella Chiesa si mormora contro gli abusi dei prelati e alcuni per desiderio di maggiore fedeltà al Vangelo sono usciti dalla Chiesa stessa o vivono in costante ribellione, hanno perso la pace dell’anima e diffondono questa cattivo spirito dando adito al demonio di prendere possesso della loro vita attraverso il ritorno alla propria volontà. San Francesco vede bene le lentezze della Chiesa e le distorsioni dal suo ideale evangelico, ma le affronta con intelligenza: viene ordinato diacono per poter predicare, in particolare nelle chiese. Fa dunque parte del clero e deve portare la tonsura. Lo accetta, ma chiede che sia la più piccola possibile per assomigliare ai fratelli laici che non possono averla.
Un’altra sua sofferenza enorme è il sentirsi inadeguato al suo compito, come cultura (viene contestato dai suoi stessi frati) ma soprattutto come organizzatore. Crescendo a una velocità senza precedente il suo ordine non può comunque conservare la semplicità dei primi anni. E lui non sa gestire bene questo sviluppo. Ne è talmente cosciente che indica come suo successore un frate che è un grande “manager”. Frate Elia sarà un disastro per l’Ordine.
Però la forza del peccato, la resistenza al bene e alla grazia, lo riportano a Cristo e si domanda: Quanto amore hai avuto Signore per salire sulla croce per salvare questa umanità che si ostina lontano da te, e quanto ti è costato?
Nel 1224 sale alla Verna per il un consueto mese di digiuno con questo nel cuore e probabilmente il 14 settembre, giorno dell’esaltazione della Santa Croce, il Signore gli fa provare direttamente ciò che desiderava scoprire, rendendolo un crocifisso vivente come lui. Vivrà ancora due anni in una preghiera continua e sempre più intensa prima del suo transito beato il 3 ottobre 1226. Molti scopriranno allora le stimmate che egli ha cercato in tutti i modi di nascondere. Il suo corpo rimane flessibile per molto tempo, ma la sua carnagione scura diventa bianca e si vede la somiglianza straordinaria col Crocifisso di san Damiano attraverso il quale ha ricevuto la sua missione. Il Dio incarnato si è “incarnato” pienamente nel suo servo.

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