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venerdì 31 luglio 2026

COME DIO TRATTA CAINO? / Essere cristiano riconoscibile 31 luglio 2026.

 


E Caino uccise Abele. Oggi per qualcuno sarebbe un eroe, per altri un criminale da chiudere in carcere e buttare le chiavi. Ma per Dio? È il primo omicida nella Bibbia e quindi quel racconto è il paradigma di ogni omicida/omicidio che vuole delineare i rapporti tra l’uomo e Dio e i rapporti tra gli uomini. 

Leggiamo il testo:  

Genesi 4

1 Adamo si unì a Eva sua moglie, la quale concepì e partorì Caino e disse: "Ho acquistato un uomo dal Signore". 2 Poi partorì ancora suo fratello Abele. Abele era pastore di greggi e Caino lavoratore del suolo.

3 Dopo un certo tempo, Caino offrì frutti del suolo in sacrificio al Signore; 4 anche Abele offrì primogeniti del suo gregge e il loro grasso. Il Signore gradì Abele e la sua offerta, 5 ma non gradì Caino e la sua offerta. Caino ne fu molto irritato e il suo volto era abbattuto. 6 Il Signore disse allora a Caino: "Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto? 7 Se agisci bene, non dovrai forse tenerlo alto? Ma se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è la sua bramosia, ma tu dòminala". 8 Caino disse al fratello Abele: "Andiamo in campagna!". Mentre erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise. 9 Allora il Signore disse a Caino: "Dov`è Abele, tuo fratello?". Egli rispose: "Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello?". 10 Riprese: "Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo! 11 Ora sii maledetto lungi da quel suolo che per opera della tua mano ha bevuto il sangue di tuo fratello. 12 Quando lavorerai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti: ramingo e fuggiasco sarai sulla terra". 13 Disse Caino al Signore: "Troppo grande è la mia colpa per ottenere perdono! 14 Ecco, tu mi scacci oggi da questo suolo e io mi dovrò nascondere lontano da te; io sarò ramingo e fuggiasco sulla terra e chiunque mi incontrerà mi potrà uccidere". 15 Ma il Signore gli disse: "Però chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte!". Il Signore impose a Caino un segno, perché non lo colpisse chiunque l`avesse incontrato. 16 Caino si allontanò dal Signore e abitò nel paese di Nod, ad oriente di Eden.

Il nome Caino significa “acquistato”. È il primogenito, il figlio importante. Abele invece significa “soffio”, “vuoto”, “vanità”. C'è o non c'è, non cambia molto. Notiamo che Abele è un pastore come il popolo di Israele, il più piccolo dei popoli. Mentre Caino è un agricoltore, uno che possiede la terra e non vede di buon occhio arrivare le tribù nomade con le loro pecore e capre che spesso escono dal prato e cominciano a brucare e devastare i suoi raccolti. Eppure Caino e Abele sono fratelli, hanno la stessa origine. La parola “fratello” ritorna 7 volte in appena 16 versetti. 

Dio sceglie Abele e gradisce le sue offerte e non quelle di Caino. Comprendiamo l’irritazione di Caino nella sua umanità profondamente ferita perché egli è nato dopo il peccato di Adamo ed Eva. I genitori possono privilegiare un figlio a scapito di un altro, educarli male e le passioni si sono scatenate nell’uomo. Ma Dio ha lasciato all’uomo la coscienza e la ragione. Malgrado le difficoltà che prova, egli può resistere alla tentazione e respingere il peccato che lo renderebbe schiavo. E la prova spirituale sarà occasione della necessaria crescita umana, cioè morale. Le immagini che usa la Bibbia sono molto espressive. La testa bassa indica già il turbamento, il ripiegamento su sé stesso, l’inizio dell'accecamento che non riesce più a vedere oltre la propria ossessione. Il peccato personificato sta in basso, accovacciato ma pronto a scattare come una bestia feroce. Invece di resistere, Caino cede alla belva ossia il  peccato. Consumato il peccato, Caino non accetta più la verità, deve sminuire il fratello ed entra nella menzogna. Uccidere il proprio fratello è un peccato che scuote le fondamenta dell’umanità. Noi diremmo che ha ucciso un suo simile. Infatti non si conoscono direttamente, uno è agricoltore, l’altro membro di una tribù nomade. Ma la Bibbia lo chiama sempre “suo fratello” “ahiyw”. Nessun raccolto perso poteva giustificare l’omicidio. Ancora meno l’invidia spirituale. Dice Caino: io lavoro sodo, tutto quello che guadagno è sudato, questo Abele invece va a spasso suonando il flauto e non si importa che i suoi animali mi rubino il lavoro di un anno, devasti la mia proprietà e Dio lo preferisce a me, egli ha più figli, sono più in salute dei miei, …

Dopo il crimine e il richiamo di Dio, Caino apre gli occhi, si rende conto. Forse teme la vendetta della tribù di Abele che sono come il vento e le mosche, mentre lui è legato alla terra e sanno sempre dove trovarlo. Ed ecco che, tra condanna di Dio e timore dei nomadi, egli deve lasciare questa terra che era tutto per lui, la sua sicurezza, il suo orgoglio verso quei nomadi che aspirano anche loro ad avere una terra, come ce lo dice la Bibbia da Abramo in poi. Non diventa per questo un nomade ma solo ramingo e fuggiasco. Il castigo di Dio è molto pesante. E teme la vendetta del sangue. Per questo costruirà una città, un luogo sicuro, difeso da mura. Caino pensa di aver perso la sua dignità e la protezione di Dio. E invece non è così. Dio continua a proteggerlo: egli lancia una maledizione terribile contro chiunque toccherà Caino e gli impone un segno che rende visibile questa sua protezione. Dio stesso continua a proteggere l’umanità dal rischio di autodistruzione, dalla polarizzazione, dal “muro dell'inimicizia" che si alzerà sempre di più per l’ormai “durezza dei vostri cuori”. Dio rimane fedele all’umanità peccatrice, a ciascun uomo peccatore, anche correggendolo, perché Dio non può rinnegare sé stesso e rimane fedele aspettando il ritorno di Caino a lui. Siamo sempre suoi figli, siamo sempre comunque fratelli.  


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