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domenica 12 luglio 2026

PERCHÉ GESÙ NON DICE DI METTERE IN PRATICA LA SUA PAROLA? / XV Dom del T.O., A, 2026.

 


Per parlare del cielo il Signore usa immagini della terra. Per quale motivo? Perché comprendiamo le cose della terra e perché chi ha creato il cielo ha anche creato la terra e in qualche modo appartengono alla stessa logica. 

Isaia propone ai suoi ascoltatori l’immagine della pioggia per spiegare la natura e potenza della Parola di Dio. In un clima semi arido gli agricoltori del tempo, ma anche tutta la popolazione, dipendono dalle piogge d’inverno. In arabo dialettale nordafricano pioggia e inverno si dicono: Sh’tay = pioggia (la stagione delle piogge). Tutti sanno che se non piove o nevica abbastanza d’inverno non ci sarà raccolto sufficiente quell’anno. Quindi l’uomo dipende totalmente dall’acqua che scende dal cielo, e questa però compie “automaticamente” la sua opera. Ma all’uomo sembra invece che le promesse di Dio ritardano o non si compiano. Ed ecco che il profeta mette in parallelo pioggia e neve con la potenza della Parola di Dio.

L’uomo però è libero. “Il Dio che ti ha creato senza di te non ti salverà senza di te”. E ancora il Signore usa immagini familiari, che sono esperienza di tutti. Il seme deve trovare un terreno idoneo per germogliare, crescere e portare frutto. Ma il significato spirituale rimane oscuro ai più. Ci vuole un altro post per spiegare “l’ingiustizia” di Gesù verso le folle alle quali parla solo in parabole. 

Mettiamo solo a confronto la conclusione della parabola secondo i tre evangelisti che la raccontano. Per Matteo il terreno buono è “colui che ascolta la Parola e la comprende”; per cui automaticamente “questi dà frutto”. Non dice che bisogna sforzarsi di mettere in pratica la Parola. Per Marco il terreno buono “sono coloro che ascoltano la Parola, l'accolgono” e, senza che si parli di sforzo “portano frutto”. Per Luca infine il terreno buono “sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono” e anche loro “producono frutto” aggiungendo però che questo avviene “con perseveranza”.

Vediamo come l’accento è sulla potenza della Parola di Dio e non sul fare dell’uomo. Non dobbiamo “cadere nell’eresia delle opere”. Mi fermo davanti alla Parola di Dio finché nella preghiera il Signore si degni di aprirla per me e io possa comprenderla? Oppure la sbrigo con le risposte che ho già in mente e penso che tutto il problema è di fare, mettere in pratica, senza rendermi conto che così non metto in pratica la Parola di Dio ma le idee che ho sulla Parola di Dio, riducendola alle mie forze, condizionandola alle mie ideologie, decidendo che, siccome le mie forze non mi permettono di metterla in pratica, questa Parola non è per me, oppure è sbagliata?


Dal libro del profeta Isaìa  Is 55,10-11

Così dice il Signore: «Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra,  senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme a chi semina e il pane a chi mangia, così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata».  Parola di Dio.


Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani   Rm 8,18-23

Fatelli, ritengo che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi. L’ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio.

La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità – non per sua volontà, ma per volontà di colui che l’ha sottoposta – nella speranza che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio.

Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.  Parola di Dio.


Dal Vangelo secondo Matteo  Mt 13,1-23

Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.

Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».

Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono.

Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice: 

“Udrete, sì, ma non comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,  sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!”.

Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!

Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».


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