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giovedì 16 luglio 2026

SENTENZA INGIUSTA CONTRO IL GIOIELLIERE? / Cominciamo a pensare cristiano 02 . 16 luglio 2026.

 


Un gioielliere è stato condannato definitivamente a 14 anni e 9 mesi di carcere per aver ucciso due ladri in fuga col bottino preso dal suo negozio, sparandogli alle spalle con la sua pistola regolarmente detenuta, aver ferito il terzo, e dato calci in testa a uno dei ladri che aveva abbattuto. 

Molti, anche tra coloro che frequentano le parrocchie, si ribellano contro questa sentenza perché la trovano totalmente ingiusta. 

L'accusato, secondo quanto ho letto, si è sempre presentato come innocente per aver agito in legittima difesa, e non ha mai manifestato pentimento per quanto fatto.

Chi trova questa sentenza ingiusta, in genere accusa il governo che non protegge i cittadini e la magistratura corrotta che difende i ladri e non le vittime o le persone oneste, per cui ha ragione chi si fa giustizia da sé.

 

Cerchiamo di ragionare: 

Il governo, lo fanno i cittadini attraverso il loro voto, illuminato dal loro impegno civico e politico. La magistratura applica le leggi che il parlamento eletto dai cittadini approva a maggioranza qualificata. Il cristiano e tutte le persone capaci di volere e intendere, devono superare il livello di chi dice ogni volta che qualcosa non piace: “piove, governo ladro!”


Nel caso di questo gioielliere si trattava di legittima difesa?

Ogni persona assennata, specialmente un cristiano o un ebreo, sa che è vietato uccidere, che la vita deve essere preservata fino all’ultimo. La vita è il valore supremo tra tutti i valori, nessun valore materiale può essere considerato superiore alla vita umana. È la base della convivenza sociale. Se salta questo valore ci troviamo non più in una società civile, ma in una giungla, dove è permessa la vendetta, dove la legge è quella del più forte, che spesso significa la legge di bande organizzate, delle varie mafie e camorre. 

La legittima difesa è un concetto molto sano. Posso uccidere un aggressore se è l’unico mezzo che ho per difendere me o altri dall’essere uccisi. La difesa deve essere proporzionata alla minaccia attuale (percepita). 

Quindi formalmente questo gioielliere meritava almeno due ergastoli perché non era (più) sotto alcuna minaccia di morte o ferite gravi. Il quinto comandamento ordina: non uccidere! La Bibbia chiede il processo giusto. Invece dell’ergastolo gli è stata inflitta una pena di 15 anni, segno che i giudici hanno tenuto conto - giustamente - di tutte le circostanze attenuanti presenti, anche se lui non ha voluto avvalersene. Con la buona condotta la pena inflitta potrà essere ridotta in modo sostanziale.  

Le attenuanti possono essere l'adrenalina travolgente causata dalla paura per l’aggressione, la collera per le ingiuste minacce ricevute personalmente o dalla sua famiglia, o per il furto subito ecc. Un generale francese spiegava, avendo combattuto a corpo a corpo, le motivazioni che entravano in gioco nel voler uccidere l'avversario:  innanzitutto i valori superiori che come militare aveva coscienza di difendere. Poi la collera per lo stress subito prima dall'assalto, causato dal nemico, anche se non lo conosce personalmente e non sa cosa pensa. Ancora l'energia che si sprigiona nel "o tu, o io. Devo vivere e quindi devi morire tu" e lui lo chiamava "le pulsioni bestiali profonde che ci portiamo dentro che sono anche competizione: non mi umilierai, sarò più forte di te". Mi sono confrontato con un amico sull'uso delle armi durante il servizio militare: abbiamo avuto la stessa esperienza di eccitazione personale e di tutti i commilitoni all'odore della polvere, quella impressione di potenza nel poter sparare con veri proiettili centrando sagome bersaglio. Ero già abituato ad armi di caccia ma il rinculo era molto più forte. Questa eccitazione, queste emozioni non sono uno scherzo. Bisogna conoscersi e dominarsi. È chiaro che in situazioni limite come un'aggressione, una persona normale può vivere emozioni che forse non sapeva nemmeno di avere. Possono quindi essere circostanze attenuanti molto forti, ma allo stesso tempo queste pulsioni ci obbligano ad una riflessione ulteriore.

Intanto i politici che dicono che "è sempre legittima difesa" sono biechi approfittatori che cercano qualche voto in più e per un qualche vantaggio elettorale o di visibilità sono pronti a distruggere la base della convivenza civile nel nostro paese. Non difendono per nulla i valori della nostra civiltà che si è costruita proprio sul rispetto della vita, anche quella del colpevole.  

Ma ragioniamo un po' di più. 

Quando chiedo il porto d’armi, chiedo di poter avere e usare un’arma letale, cioè che può uccidere. E quindi mi assumo una responsabilità molto grave. In Francia per avere il porto d’armi devo fare prima uno stage dove imparo ad usare bene questa arma, in modo da poter scegliere con lucidità SE e COME usarla in caso di necessità. In Italia no. Secondo me le autorità dovrebbero pensarci. L'esempio degli Stati Uniti, la libertà delle armi causa molti morti inutili. Non diamo la patente a un bambino di 11 anni. Abbiamo introdotto il delitto di omicidio stradale se qualcuno guida in situazione alterata per droga o alcol. E rifiutiamo di considerare la responsabilità di una persona che uccide usando un'arma che è fatta proprio per uccidere! Mio nipote che guida questi stage in Francia raccomanda inoltre di parlare con un avvocato e di prendere un’assicurazione prima del porto d’armi. Perché anche in caso di legittima difesa, e magari di sole ferite all’agressore, è sempre un avvenimento sconvolgente emotivamente per sé e per la famiglia, e ci sarà comunque un’inchiesta giudiziaria obbligatoria.


E poi i cristiani dovrebbero un po pensare come Gesù Cristo, che non ha mai condannato gli eserciti o il diritto a difendersi e a difendere le vittime, ma invita a superare la vendetta, la giustizia privata, a camminare nella misericordia, nella riconciliazione e soprattutto mettere le persone al di sopra dei soldi e delle ricchezze fino ad amare il nemico. 

Chi difende questo gioielliere perché avrebbe subito una sentenza ingiusta dimostra due cose: probabilmente non ragiona ma reagisce solo in modo emotivo e sappiamo che è indispensabile usare la ragione se non si vogliono avere conseguenze molto gravi. Inoltre non conosce il Vangelo di Gesù Cristo o lo mette deliberatamente da parte, anche se frequenta la sua parrocchia e dice molte preghiere. Esiste il diritto a difendersi ma non può essere lasciato all'arbitrio di ciascuno, alle emozioni del momento o alla ricerca di un colpevole sul quale scaricare tutte le proprie frustrazioni e passioni.



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