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| Festa della Madonna del Carmine |
Giorni fa abbiamo celebrato con grande gioia la Madonna del Carmelo e volevo fare sul Blog una riflessione sull’importanza della Vergine Maria nella nostra vita ma ci sono state altre urgenze fino ad oggi. Volevo parlare di Lei anche perché avevo criticato poco prima la richiesta del Dogma di “Maria Mediatrice di tutte le grazie”. Alcuni pensano che io non dia importanza alla "Panaghia" alla Tutta Santa.
Di recente la richiesta di questo Dogma è stata rifiutata da Papa Francesco e Papa Leone l’ha confermato. Alcuni circoli mariani insistono perché la Chiesa lo definisca. Un argomento usato è che questa definizione porterebbe pace al mondo intero. Come se una devozione, una proclamazione di Dogma, una particolare preghiera potesse risolvere tutti i problemi, dalla crisi nella Chiesa alle guerre! Solo la conversione sincera, profonda di ciascuno di noi, il fare non la mia, ma la volontà di Dio, porta beneficio all’umanità.
Intendiamoci, conoscere la verità mi aiuta a fare meglio la volontà di Dio, ad accogliere la sua grazia, a vivere autenticamente il Vangelo ma non c'è nessun automatismo. Tutto passa attraverso le mie scelte libere. Questa richiesta del Dogma di “Maria Mediatrice” era già presente tra alcuni vescovi al Concilio Vaticano II. Il Concilio la scartò. Anzi, rifiutò nella stessa logica la proposta di fare un Documento dedicato solo alla Madre di Dio. Ha inserito la dottrina sulla Vergine Maria e la sua missione verso di noi, come un capitolo della Costituzione sulla Chiesa, “Lumen Gentium”. Questo Capitolo - il capitolo 8, l’ultimo - ha come titolo: “La Beata Vergine Maria Madre di Dio nel mistero di Cristo e della Chiesa”. Maria è vista come modello perfetto della Chiesa: essendo Madre di Cristo, è unita intimamente a tutta l'umanità redenta e rappresenta il compimento della Chiesa stessa.
Molta devozione tradizionale, forse accentuata dal Dogma dell’Immacolata Concezione, tendeva invece a staccare la Vergine Maria dall’Umanità e dalla Chiesa. È lo stesso movimento che tende a distaccare Gesù dalla sua umanità, rendendolo diverso da noi e paganizza la Chiesa rovesciando il progetto divino dell’incarnazione. Dio si fece uomo, anzi si fece “carne”, cioè fragilità, mortalità, in tutto simile a noi tranne che nel peccato, in modo che l’ UOMO Cristo Gesù è l’UNICO MEDIATORE TRA DIO E GLI UOMINI (cf 1 Timòteo 2, 5 ). Questa discesa, la kenosis=svuotamento della propria divinità permette a Gesù di venire a noi come nostro fratello e diventare Via per la nostra divinizzazione. Così che il cristiano, pur ancora imperfetto, è già per grazia un “alter Christus”, un altro Cristo e Gesù può dire a Saul sulla via di Damasco “perché mi perseguiti?” mentre Saul perseguitava i cristiani. La maggior parte dei battezzati invece “ricaccia” Gesù e la Madonna in cielo. Lo fanno perché non sufficientemente evangelizzati ma anche perché non accettano il Vangelo nelle sue implicazioni. Un Cristo (e una Madonna) lontano, irraggiungibile, è più facilmente comprensibile ma soprattutto più “comodo”. Infatti, per giustificarsi nei loro comportamenti, molti dicono: "Mica sono Gesù Cristo io!”, oppure: “sono un peccatore, non sono Gesù Cristo!”. È vero che la grandezza di Cristo glorificato nella sua carne, come la gloria della sua Madre, anche lei risorta nella sua carne, sono infinite e incutono meraviglia e timore insieme, ma per realizzarmi, per essere fedele alla grazia che ho ricevuto in Cristo, devo percorrere la stessa via che Egli ha percorso, che la Madre sua ha percorso. Come Maria è l’umanità rivestita “di sole”, cioè di divinità, anch’io sono rivestito di sole, chiamato a risplendere un giorno assieme agli altri giusti “come il sole nel Regno del Padre loro” (Matteo 13,43).
Concludiamo parlando della Madonna del Carmine e dello scapolare, una figura molto popolare. Spesso i segni come lo scapolare sono il primo passo per un cammino di conversione, sono un segno di appartenenza, il mezzo che una mamma usa per far capire al suo bambino che la Madonna è importante e lo protegge. C'è chi rimane tutta la vita solo al livello devozionale, quasi magico dello scapolare, dell’oggetto o della pratica di pietà. Qualcuno però lo usa come giustificazione per non andare oltre. Questo è grave, è il fallimento della Chiesa nella sua missione di evangelizzazione. Invece lo scapolare e la Madonna del Carmine sono nati da una grazia divina accolta da cristiani di carne e ossa che hanno voluto vivere una vita di conversione e hanno comunicato questa esperienza ad altri. Così è diventata una tradizione viva. E quando la vita nei monasteri carmelitani si è fatta “sale senza sapore” il Signore è passato di nuovo attraverso persone concrete, santa Teresa d’Avila e san Giovanni della Croce e chi li ha seguiti, per “salare il sale”. Senza una vita carmelitana autentica lo scapolare è solo un pezzo di stoffa, come molte cose nella Chiesa.

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