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mercoledì 26 agosto 2026

IMPARARE A PREGARE SECONDO LA BIBBIA / 26-08-2026.

 


Anche se l’esperienza dice che in genere l’uomo, persino il praticante, prega poco, la preghiera è una “attività” normale per un cristiano e si trova in tutte le religioni. A che serve la preghiera? Come si deve pregare? C'è un modo di pregare che è buono e altri modi che non lo sono? La Bibbia può insegnarmi a pregare nel modo giusto? Come ha pregato Gesù? 

Molti cristiani pregano ma non si lasciano formare alla preghiera dalla Scrittura, e quindi pregano male.

L’uomo, di fronte a ciò che non può dominare, al pericolo, al bisogno, sente naturalmente la necessità di rivolgersi al divino perché solo capace di influenzare in senso positivo la sua vita e quella dei suoi cari, fino al miracolo. Più rare sono le persone che cercano nella preghiera il senso profondo della (loro) vita.  Eppure per comprendere chi sei, il senso della tua vita ed essere guidato nel tuo cammino la preghiera è essenziale. Per una ragione molto semplice: se Dio esiste, egli è trascendente, ossia supera totalmente la nostra dimensione solo terrestre, la nostra capacità di ragionare, di vivere in comunione con lui. Se conta fare la volontà di Dio, in concreto tutto inizia sempre dalla preghiera, continua nella preghiera, finisce nella preghiera. “Sono più sante le mani che pregano di quelle che operano”. 

Alcuni cercano in una tecnica di preghiera il modo di arrivare a Dio ma da sola nessuna tecnica può arrivare a Dio. Altri molto più numerosi cercano di arrivare a Dio con la ragione senza rendersi conto che è impossibile. E dicono: ho cercato ma non ho trovato nulla…. È molto significativa la storia di sant’Agostino col bambino sulla spiaggia che vuole mettere tutto il mare nel piccolo buco che ha scavato nella sabbia. Evidentemente il buco nella sabbia, anche il più grande, non può contenere il mare. Eppure la ragione pura dell’uomo è preziosa perché porta al limite di Dio e ne disegna in negativo i contorni: io conosco me stesso come limitato, finito, mortale, debole, ecc., Dio non può essere come me, altrimenti non sarebbe Dio, e quindi è il-limitato, in-finito, im-mortale, onnipotente. Ma questo non descrive la sua natura intima. La ragione mi indica allora un’altra esigenza: per comprendere qualcosa di Dio, egli deve scegliere di parlarmi di sé, rivelarsi. Constato che molti che si dicono atei hanno cercato di capire ma non hanno mai pregato, oppure hanno pregato perché Dio facesse la loro volontà come se avessero già capito ciò che è buono, ciò che Dio è, e deve fare. Invece, se Dio si rivela a me e io gli credo, la mia intelligenza può ancora agire in modo stupendo e utilissimo, approfondendo questa rivelazione, guidata da Dio che mi parla, si rivela. 

Ecco allora che la preghiera diventa un dialogo tra Dio che mi parla e me. Il mio cuore e la mia volontà si fidano, uniti alla mia intelligenza.

Imparare a pregare da cristiani non può prescindere dalla fede in Dio che prende l’iniziativa di farsi conoscere, che ci parla, che si rivela. Quindi, in pratica, non può prescindere dalla Parola di Dio come scuola per conoscere Dio, conoscere le sue promesse e il suo modo di realizzarle, e imparare come riportarmi a lui. Imparare a pregare lasciandosi guidare dalla Scrittura significa dialogare con Dio, imparare a conoscere lui e me stesso, e come riportarmi a lui. Tutta la Scrittura è una scuola di preghiera. Ma in mezzo alla Bibbia c'è un libro intero di preghiere: il Libro dei Salmi. Cosa dicono i Salmi?


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