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martedì 4 agosto 2026

UOMO E DONNA: UNA DIVINA INVENZIONE / 19. UNA CARO. nn. 46-48.



46. Nell’unione matrimoniale von Hildebrand evidenzia due atteggiamenti irrinunciabili. Il primo è la “discretio”, cioè uno spazio di intimità personale che preserva l’identità e la libertà di ciascuno, ma che può essere condiviso con una decisione del tutto libera, e in questo caso conduce a un approfondimento del legame. Il secondo atteggiamento è la “riverenza” per l’altro, che manifesta, in particolare nell’unione sessuale, il fatto che si ama una persona, sacra e inviolabile, non un oggetto qualsiasi. Il dinamismo interno del vincolo matrimoniale – il “noi”, secondo le categorie di von Hildebrand – spinge i coniugi a manifestare sempre di più la loro intima comunione personale.

47. Questa visione è condivisa anche da Alice von Hildebrand, nata Jourdain, moglie di Dietrich. In particolare, ella sostiene che la realizzazione piena dell’umanità si può raggiungere solo nell’unione tra uomo e donna, la “divina invenzione”: «non solo Lui [Dio] ha fatto l’uomo composto di anima e corpo – una realtà spirituale e una materiale – ma, oltre a ciò, per coronare questa complessità, “maschio e femmina li ha creati”. Chiaramente, la pienezza della natura umana si trova nell’unione perfetta tra uomo e donna»[42]. Pertanto, l’amore sponsale tra uomo e donna è ritenuto dalla filosofa e teologa belga come l’apice della vocazione umana, la suprema espressione dell’immagine divina quale chiamata al dono di sé nell’amore, dove la tenerezza dell’affetto tra i due riveste un ruolo fondamentale, voluto dallo stesso Creatore: «Il cuore è il centro della persona»[43], avverte la von Hildebrand, di fronte a certe tentazioni di anteporre il fare dell’attivismo alla ricettività dell’amore, inteso proprio in senso affettivo. Ella, poi, aggiunge che «dove la tenerezza regna, la concupiscenza si allontana»[44].

48. Il carattere di donazione totale dell’amore sponsale si può vedere anche in quella che lei connota come una vera e propria dimensione “sacrificale” dell’amore – con un richiamo evidente all’amore “fino alla fine” di Cristo – che consiste nel mettere il bene dell’altro davanti al proprio, in quella che si può chiamare una “morte” a se stessi, che in alcune occasioni può portare a rinunciare addirittura alle gioie della vita familiare per amore di un bene più grande: «Ciò che molti “amanti” dimenticano, sia che si parli di amici o di marito e moglie, è che il sacrificio è la linfa di grandi amori. Che il sacrificio sia la santa vitamina dell’amore si applica anche al matrimonio, che offre ai coniugi innumerevoli occasioni di morire a se stessi»[45]. In altre parole, ciò significa che l’amore sponsale mostra la sua fecondità, a un tempo umana e spirituale, quando resta aperto alle esigenze più alte della carità[46].


[42] A. von Hildebrand, Man and Woman: A Divine Invention, Sapientia Press, Ave Maria (FL) 2010, xiii.

[43] Ibid., 58.

[44] Ibid., 10.

[45] Ibid., 135-136.

[46] Cf. Francesco, Esort. ap. Amoris laetitia (19 marzo 2016), n. 181: AAS 108 (2016), 383.


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