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| La scala che porta alla cappella della crocifissione |
Nel 2000 Papa Giovanni Paolo II venne pellegrino in Terra Santa. Fu la prima volta per me. Molti ricordi preziosi. Ma voglio ricordare due fatti del Papa.
Il primo giorno i giornali israeliani titolavano: “Benvenuto vecchio amico”. Era riferito all’età del Papa, e al suo essere amico da sempre del dialogo e degli ebrei in particolare. Ma c'era una certa prudenza nella stampa: “come andrà questa visita?”. Quando il Papa concluse il suo pellegrinaggio gli stessi giornali lo salutarono con un caloroso "arrivederci nuovo amico". Il clima creato dal Papa, dai suoi gesti (tra tutti la preghiera infilata tra le pietre del muro occidentale come fanno i pii ebrei), e le sue parole, avevano sciolto ogni riserva.
Ci fu anche un altro particolare molto significativo: quando tutto fu finito, il Papa doveva aspettare l’ora di mettersi in macchina per l’aeroporto Ben Gurion. Rimanevano 3 ore da dedicare a un po' di riposo. Il Papa aveva 80 anni. Invece decise di sfruttare questo tempo per un’ultima visita e preghiera al Santo Sepolcro, al luogo della crocifissione. L’immagine sopra della scala fa comprendere che non è facile salirvi per nessuno. Alcuni pellegrini salgono “a quattro zampe”, appoggiando le mani ai gradini. Il Papa ha dovuto essere portato da due persone. Ma ha voluto farlo. Questa sua volontà di preghiera, mettendo da parte in modo eroico ogni stanchezza e comodità, anche in ogni aspetto del suo ministero, è una lezione costante che Giovanni Paolo II ci ha consegnato per sempre. Ma in questo caso particolare egli ha sottolineato anche un'altra caratteristica della nostra fede: la sua dimensione storica. Marc Bloch, grandissimo storico francese di fede ebraica diceva che gli scritti del Nuovo Testamento sono libri di storia. Storia non come opera di studiosi ma come opera di testimoni. “Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch'io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto”. (Luca 1,1-4). E in particolare che Gesù di Nazareth “che passò beneficando tutti coloro che erano sotto il potere del demonio”, fu realmente crocifisso per amore nostro, accettando su di sé la logica del peccato, della violenza quando la vita si vuole costruire senza Dio e denunciando questa logica allo stesso tempo, essendone la vittima totalmente innocente. Gesù è stato crocifisso, è stato crocifisso in quel luogo, per me e per ciascuno di noi. Egli, risorto e Signore, è presente ovunque lo si invoca, in particolare dove due o più sono riuniti nel suo nome. Ma il Gesù terreno, quello che tutti potevano incontrare anche senza comprendere nulla di ciò che era e senza aprirgli il cuore, è vissuto lì, ha operato lì, è stato crocifisso lì. E da Gerusalemme è partito un movimento che come sale, luce e lievito dona speranza ogni giorno alle persone e al mondo.
La Grazia si può - e si deve - vivere ovunque vivo, ma andare in Terra Santa come pellegrini è una grazia particolare. Partenza sabato mattina.

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