74. Seguendo questa linea di pensiero, San Giovanni Paolo II sostiene che questa unione non esprime la volontà originaria di Dio sulla monogamia se l’altra persona, anche se l’unione è esclusiva, diventa solamente un oggetto usato per appagare i propri desideri: «All’unione o “comunione” personale, cui l’uomo e la donna sono reciprocamente chiamati “dal principio”, non corrisponde, anzi è in contrasto la eventuale circostanza che una delle due persone esista solo come soggetto di appagamento del bisogno sessuale, e l’altra divenga esclusivamente oggetto di tale soddisfazione. Inoltre, non corrisponde a tale unità di “comunione” – anzi la contrasta – il caso che entrambi, l’uomo e la donna, esistano vicendevolmente quale oggetto di appagamento del bisogno sessuale, e ciascuna da parte sua sia soltanto soggetto di quell’appagamento. Tale “riduzione” di un così ricco contenuto della reciproca e perenne attrazione delle persone umane […] spegne il significato personale e “di comunione”, proprio dell’uomo e della donna»[93].
75. Il dono dello «Spirito Santo effuso nella celebrazione sacramentale offre agli sposi cristiani il dono di una comunione nuova d’amore che è immagine viva e reale di quella singolarissima unità, che fa della Chiesa l’indivisibile Corpo mistico del Signore Gesù […] stimolante impulso affinché ogni giorno progrediscano verso una sempre più ricca unione tra loro a tutti i livelli – dei corpi dei caratteri, dei cuori, delle intelligenze, e delle volontà, delle anime»[94].
[93] Id., Udienza generale (24 settembre 1980), n. 5: Insegnamenti III, 2 (1980), 719-720.
[94] Id., Esort. ap. Familiaris consortio (22 novembre 1981), n. 19: AAS 74 (1982), 102.

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