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mercoledì 28 ottobre 2026

PAOLO VI SULLA COPPIA NEL MATRIMONIO / UNA CARO. 27. n. 70

 


 70. San Paolo VI, terminato il Concilio e riprendendo le sue riflessioni sul matrimonio, esprime una profonda preoccupazione in merito ai temi del matrimonio e della famiglia. Anche se nell’Humanae vitae egli desidera sottolineare il significato procreativo del matrimonio e degli atti sessuali, allo stesso tempo vuole mostrare che quel significato è inseparabile dall’altro: quello unitivo. Infatti, egli afferma che «per la sua intima struttura, l’atto coniugale, mentre unisce profondamente gli sposi, li rende atti alla generazione di nuove vite»[82]. In questo contesto, riafferma il valore della reciprocità e dell’esclusività che richiama la comunione d’amore e il perfezionamento vicendevole[83]. C’è una «connessione inscindibile» tra i due significati degli atti sessuali: «Salvaguardando ambedue questi aspetti essenziali, unitivo e procreativo, l’atto coniugale conserva integralmente il senso di mutuo e vero amore e l’ordinamento all’altissima vocazione dell’uomo nella paternità»[84]. Per cui, se diciamo che il significato unitivo è inscindibile dalla procreazione, dobbiamo dire allo stesso tempo che la ricerca della procreazione è inscindibile dal significato unitivo, come ha chiarito successivamente San Giovanni Paolo II: «la donazione fisica totale sarebbe menzogna, se non fosse segno e frutto della donazione personale totale»[85].


[82] Paolo VI, Lett. enc. Humanae vitae (25 luglio 1968), n. 12: AAS 60 (1968), 488-489 (corsivo aggiunto).

[83] Cf. ibid., n. 8: AAS 60 (1968), 485-486.

[84] Ibid., n. 12: AAS 60 (1968), 489.

[85] Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio (22 novembre 1981), n. 11: AAS 74 (1982), 92.



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