Un carissimo amico mi scrive: perché la Chiesa permette l’esposizione e la conservazione di un corpo, soprattutto dei santi? Non è meglio andare a messa e pregare per quel santo anziché fare pellegrinaggi per visitare il corpo e chiedere grazie?
Gesù vuole per tutti un culto in spirito e verità. La donna samaritana nel Vangelo di Giovanni dice a Gesù : "Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare". (Giovanni 4,20-21) “Gesù le dice: "Credimi, donna, viene l'ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. … Ma viene l'ora - ed è questa - in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità". (Giovanni 4,21.22-24). Quindi dovunque ci sono due o tre radunati nel nome del Signore, egli sta già in mezzo a loro. A un suo monaco che voleva uscire dal monastero per andare a vedere la Sindone a Torino, l’abate ha risposto: “a Torino c'è il lenzuolo di Cristo, ma qui abbiamo il suo Corpo!” Non c'è nessun luogo dove non si possa adorare Dio, e il "luogo speciale" per eccellenza è la comunità cristiana (ekklesia = chiesa).
Ma Dio si manifesta in una Storia, in un popolo e quindi anche in luoghi particolari: Gesù dice alla samaritana: “Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei”. (Giovanni 4,22). E più tardi: “Però è necessario che oggi, domani e il giorno seguente io prosegua nel cammino, perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme". (Luca 13, 33). Gesù muore e risorge a Gerusalemme e non altrove, è a Gerusalemme che viene effuso per la prima volta lo Spirito del Risorto sulla Chiesa e, secondo l’ordine di Gesù, “nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme”. (Luca 24, 47). Quindi Gerusalemme non è un luogo qualsiasi anche se i primi cristiani dicevano di non avere Tempio, perché il loro Tempio è Cristo risorto. Ciò che è fatto in Cristo è sacro, porta salvezza, ciò che è fatto fuori di lui, contro di lui, è profano, non porta salvezza.
La nostra salvezza infatti è una Storia di Salvezza e di Incarnazione. Dio è Spirito, ma l’uomo è carne e ossa e cammina nella Storia. Nasce in un popolo, in una rete di relazioni che sono spirito e corpo. Nasce in un certo momento e in un certo luogo, cresce, matura e muore vivendo relazioni e creandone di nuove. La Salvezza passa attraverso persone, si incarna in Abramo e il suo dramma, nella sua famiglia che cresce a partire da Isacco poi Giacobbe e i suoi dodici figli, il rapporto difficile di Giuseppe con i fratelli, la discesa in Egitto del popolo e dopo un periodo felice, la schiavitù, Mosè e Aronne, la liberazione dalla schiavitù, ecc. fino ad arrivare a Gesù. Dio, in Gesù, entra pienamente nella Storia e nello Spazio, in un dato giorno e luogo, e in una famiglia ebraica.
Il Cristianesimo è dunque Incarnazione nella Storia, culminando nell’Incarnazione duemila anni fa di Dio stesso, carne e sangue. In Cristo tutto è divino: il suo Corpo e la sua Anima.
L’Incarnazione non finisce con la vita terrena di Gesù. La Chiesa è la continuazione di Cristo nella Storia, è il suo corpo tra tutti i popoli della Terra. Essa partecipa alla divinità e alla santità del Cristo, attraverso lo Spirito che ha ricevuto da lui, ma anche i suoi aspetti materiali partecipano alla sua santità. In particolare i sacramenti sono divini. Ma anche i discepoli sono santificati (san Paolo chiama tutti i credenti “santi”), sono Cristo stesso: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?” (Atti degli Apostoli 9, 4-5; vedi Atti degli Apostoli 22, 7-8; 26, 14-15). La comunità è il Tempio di Dio che cammina con il suo popolo (1 Corinzi 3, 16-17; 2 Corinzi 6, 16; Efesini 2, 21; per la Gerusalemme celeste “il Signore Dio, l'Onnipotente, e l'Agnello sono il suo tempio.” (Apocalisse 21, 22). E anche ogni singolo cristiano è il Tempio di Dio (1 Corinzi 6, 19) comprato a caro prezzo.
I discepoli più fedeli al Vangelo illustrano questa presenza di Dio, fino ad essere “una visita di Dio quasi in carne e ossa” disse il curato d’Ars ai suoi parrocchiani poco prima di morire. Il corpo di alcuni santi non si corrompe dopo la morte, segno della risurrezione del corpo che verrà. I luoghi dove sono vissuti parlano di loro e del loro messaggio. Ma il loro corpo è ancora di più il “luogo” dove si è manifestato Cristo, attraverso il quale hanno fatto tanto bene. Il loro corpo in attesa della risurrezione è un testimone di Cristo e del Vangelo. Tutti conosciamo cosa è successo a sant’Antonio di Padova, chiamato dal Papa: “Arca del nuovo Testamento”. Quando san Bonaventura ha aperto la tomba decenni dopo la morte, ha trovato la sua lingua rosea e intatta, segno della sua straordinaria predicazione ! Nel 1981, 750 anni dopo la sua morte, ci fu un'altra ricognizione per una profonda indagine scientifica e furono trovate … le sue corde vocali a conferma che la predicazione del Vangelo dà la vita.
È dunque normale che conserviamo con decoro nel cimitero i corpi dei battezzati chiamati alla risurrezione ed esponiamo il corpo di alcuni santi come testimoni della forza del Vangelo.

Nessun commento:
Posta un commento