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mercoledì 11 settembre 2019

BEATI VOI POVERI / mercoledì XXIII sett. T.O.



Ognuno ha evidentemente le sue preferenze, come ognuno può avere un carisma diverso. Poi la Chiesa sceglie anche alcune frasi e nella sua preghiera o la sua predicazione ritornano più spesso. Per esempio Luca e Matteo hanno scritto due versioni diverse del Padre Nostro ma usiamo tutti i giorno quella di Matteo che in questo modo è diventata “IL” Padre Nostro. Allo stesso modo Luca e Matteo hanno scritto ognuno una versione delle Beatitudini ma anche lì la Chiesa abitualmente nella Catechesi usa la versione di Matteo. Ecco che il dolce Luca, colui che parla tanto bene della Madonna e di Gesù bambino, e ci permette di commuoverci e di fare i presepi, ci permette oggi di scoprire la sua versione graffiante delle Beatitudini. Se non fossimo sicuri che il suo Vangelo è Parola di Dio qualcuno direbbe che Luca è un po’ troppo “comunista” (come Helder Camara, vescovo di Recife: “quando mi occupo dei poveri, sono un santo, quando mi chiedo per quale ragione sono poveri, sono un comunista!”, come Oscar Romero che predicava il Vangelo e il Concilio Vaticano II e diceva a tutti di convertirsi, ricchi e poveri, era un pericoloso uomo schierato con la sinistra rivoluzionaria. Giovanni Paolo II modificò il suo itinerario, si fece aprire la Cattedrale per raccogliersi davanti alla tomba di Oscar Romero e disse: “è nostro!, è nostro!”. Oggi è riconosciuto Santo dalla Chiesa Universale). Come dice papa Francesco: “io dico le cose che dice la Chiesa da sempre, ricopio ciò che diceva e scriveva Giovanni Paolo II”.
A volte come ci piacerebbe che nel Vangelo sia solo scritto “Beati i poveri in spirito” e non anche “Beati i poveri!” come dice Luca, cioè come dice lo Spirito Santo che ha ispirato sia Matteo che Luca. Perché vogliamo essere “poveri in spirito”, a condizione di essere assicurati di non essere mai “poveri” e basta. “Se siete risorti con Cristo, siete anche morti con Cristo: fate morire dunque ciò che appartiene alla terra”.

Prima Lettura   Col 3, 1-11
Siete morti con Cristo: fate morire dunque ciò che appartiene alla terra.

martedì 10 settembre 2019

SONO NATO DA UNA PREGHIERA, DAL CUORE DI DIO / martedì XXIII sett. T.O.



Gesù sceglie “dodici” che chiama anche “inviati”. Due titoli molto significativi che i discepoli ricevono con consapevolezza anche se certamente non ne comprendono ancora tutta la portata. Dodici come le dodici tribù del popolo eletto, inviati come Lui è l’inviato (dal Padre).
Gesù sceglie questi uomini dopo essere uscito per pregare e abbia pregato tutta la notte. Non sappiamo di altri criteri di scelta, ma Luca insiste su questo unico criterio. Anche il monte è luogo di incontro con Dio, luogo della preghiera per eccellenza. Sono nato quindi da una preghiera, dalla comunione di Gesù col Padre! Anche l’ultimo tra i battezzati è nato dal cuore di Dio!
Anche Giuda Iscariota! Fa paura. Sì, posso tradire. Anche se sono nella Chiesa da molto tempo, se sono prete o suora o catechista. Non è Gesù che sbaglia. Gesù include la nostra libertà e ne prende il rischio totale. Sono libero e responsabile. Dio mi rispetta in questo. Essenzialmente in questo! Certo è una grandissima responsabilità. Ma appoggiandomi al Signore e riconoscendo, confessando, umilmente i miei peccati, avrò tutte le grazie necessarie e qualcuna in più.
Infatti nella brano di oggi della lettera ai Colossesi c'è un particolare toccante. Paolo si rivolge alla come di Colossi e quindi dice “voi”. Lui è l’apostolo, il maestro, la guida. Ma quando parla del perdono dei peccati dice spontaneamente “noi”: “avendo cancellato le nostre obbligazioni dalle clausole a noi svantaggiose, le ha soppresse inchiodandole alla croce”. San Paolo è rinato dalla misericordia gratuita di Cristo e non lo può dimenticare. Il maestro è un fratello che cammina come noi e con noi.

Prima Lettura  Col 2, 6-15
Con Cristo Dio ha dato vita anche a voi, perdonandoci tutte le colpe.

lunedì 9 settembre 2019

LA CITTA' DELL'AMICIZIA DI PADRE PEDRO OPEKA, UN MAGNIFICO ESEMPIO DI SUSSIDIARIETA' / Lunedì XXIII sett. T.O.



LA POVERTA' NON E' INELUTTABILE!
Papa Francesco e p. Pedro Opeka, Akamasoa, 8 settembre 2019.

 Dio è onnipotente e il Creato manifesta la sua Potenza indescrivibile, la sua Sapienza che sovrasta la nostra intelligenza e sopratutto la nostra conoscenza. Ma tutto in Lui è umiltà e parte sempre dal basso. L’incredibile complessità del messaggio genetico impresso in ogni cellula di ogni essere vivente manifesta la sua Gloria che riempie di genialità l’Universo. Dio vuole liberamente partire dal basso. Affida la Salvezza eterna degli uomini ad altri uomini, fragili e deboli. San Paolo ha compreso che pur non essendo nessuno, Dio gli affida una responsabilità enorme: portare a compimento la Parola di Dio attraverso la stoltezza della predicazione! Dalla predicazione Dio forma un corpo che rende visibile la salvezza, e per formare questo corpo sceglie innanzitutto i poveri, i piccoli.
Dalla Natura di Dio e dalla sua Strategia, dal vedere come la Parola di Vita rialza le persone dando loro dignità e forza, e crea comunione nelle famiglie e nelle comunità umane,  la Chiesa ha tratto un principio fondamentale di organizzazione sociale: partire dal basso, dagli elementi più semplici rispettando la loro dignità e autonomia. L’organizzazione primordiale del popolo ebraico nel deserto è il punto di riferimento: persona), famiglia, clan, tribù, popolo. Persona non individuo. Oggi, “Individuo”, attribuito all’uomo, è un termine ambiguo perché in particolare il pensiero di Cartesio e dei filosofi dei Lumi, J.J. Rousseau, ecc., ne ha fatto non una entità “individuata” ma una entità sciolta da ogni legame, che ha diritto di affermare i suoi diritti in modo assoluto, ingrato, egoista, mentre ognuno di noi nasce in una relazione e vive e si realizza attraverso relazioni. Dio sceglie dei leader ma gli affianca i capi naturali dei gruppi più semplici.

domenica 8 settembre 2019

MA ALLORA COME SI FA AD ESSERE DISCEPOLO DI GESU'? / XXIII° Domenica T.OM.

Celebrazione dell'ora media del Papa con le Monache di Clausura di Madagascar.

MEDITAZIONE DEL SANTO PADRE
 Vi daranno per iscritto quello che ho preparato, così voi potrete leggerlo, meditarlo tranquille. Adesso io vorrei dirvi qualcosa dal cuore.
La Lettura del Primo Libro dei Re (2,2b-3), rivolta a Giosuè, incominciava con un appello al coraggio: “Sois courageux, montre-toi un homme!”. Coraggio. E per seguire il Signore ci vuole il coraggio, sempre, un po’ di coraggio. È vero che il lavoro più pesante lo fa Lui, ma ci vuole coraggio per lasciarlo fare. E mi viene in mente un’immagine, che mi ha aiutato tanto nella mia vita di sacerdote e di prete. Una tarda serata, due suore, una giovanissima e una vecchia camminavano dal coro, dove avevano pregato i Vespri, al refettorio. La vecchietta faceva fatica a camminare, era quasi paralitica, e la giovane cercava di aiutarla, ma la vecchietta si innervosiva, diceva: “Non toccarmi! Non fare questo che cado!”. E, Dio sa, ma sembra che la malattia avesse reso la vecchietta un po’ nevrotica. Ma la giovane sempre col sorriso la accompagnava. Alla fine arrivavano al refettorio, la giovane cercava di aiutarla a sedersi, e la vecchietta: “No, no, mi fa male, fa male qui…”, ma alla fine si sedeva. Una giovane, di fronte a questo, sicuramente avrebbe avuto voglia di mandarla a passeggio! Ma quella giovane sorrideva, prendeva il pane, lo preparava e glielo dava. Questa non è una favola, è una storia vera: la vecchia si chiamava Suor San Pietro, e la giovane Suor Teresa di Gesù Bambino.

sabato 7 settembre 2019

IN TASCA POSSO METTERMI UN ROSARIO ... precisazioni



In tasca posso mettermi un rosario … ma non Dio.
C'è stata qualche obiezione al post precedente. Reazioni garbate. Ma credo di dover fare precisazioni per evitare confusioni.
L’obiezione fondamentale è questa:
“Non si dovrebbero giudicare né chi mostra un Vangelo, una croce o un rosario, né gli eventuali “allocchi” che votano …”
È chiaro che non conoscendo il cuore di chi fa certe azioni non posso giudicare come sta davanti al giudizio di Dio. Il cristiano, la Chiesa tutta, non giudica il foro interno. Ma ho il Vangelo per giudicare e posso dire se una cosa è oggettivamente giusta o sbagliata in base ad esso. La Chiesa giudica il foro esterno. Altrimenti a cosa servirebbe il Vangelo, la verità rivelata?

Se qualcuno (che non segue la morale cattolica, non segue le celebrazioni della Chiesa, manifesta il contrario dell’ossequio e dell’obbedienza di fede ai legittimi pastori, cita Papi precedenti in modo spregiudicato e distorto) usa simboli cattolici in comizi politici per accattivarsi un certo tipo di elettorato, posso in tutta sicurezza dire che quello che fa è sbagliato.
Se quel leader crede veramente di fare un atto di devozione a Dio, alla Madonna, con queste azioni, se crede di avere un mandato divino per incarnare la volontà di Dio sulla terra, qualcosa non va in lui. Oppure ha una visione della fede talmente povera e distorta che la sua “fede” è tutta un’altra cosa in rapporto alla fede cattolica, oppure è un esaltato che ha bisogno dello psichiatra.
Se qualcuno votasse per quel partito perché vede in questi gesti del suo leader una dimostrazione che è cattolico e difensore dei valori cattolici è uno che non conosce la fede della Chiesa e si è lasciato abbindolare.

Non vuole dire che, soppesata ogni cosa, un cattolico sincero non possa votare quel partito. Per votare, un cittadino fa un ragionamento politico, riflette, confronta, tenendo conto ovviamente dei valori della sua coscienza. Se è cattolico tiene conto dei valori della fede cattolica. Se ritiene che questo partito, e la sua proposta, è il più adatto (o il meno peggio degli altri) per affrontare i problemi del paese e della società al momento presente, può votarlo.
Se invece uno si illude che ci sia un partito capace di risolvere tutti i problemi, che possa instaurare “il Regno di Dio sulla terra”, non ha capito nulla. Non gli ha insegnato nulla la vita, né ha compreso l’atteggiamento di Gesù verso la politica.
Dopo la moltiplicazione dei pani volevano prendere Gesù per farlo Re, e lui fugge, si ritira da solo, per non permettere che la gente s’inganni.
L’atteggiamento di Dio riguardo alla politica si desume dalla Bibbia. Dio s’interessa delle persone che hanno un valore immenso ai suoi occhi. Gesù è morto in croce per salvare me e te, non per salvare i regimi o certe forme politiche. La politica è una mediazione necessaria, ma solo una mediazione, non può essere un assoluto.

venerdì 6 settembre 2019

COSA SIGNIFICA PREGARE QUANDO LO SPOSO E' PRESENTE? / venerdì XXII° sett. T.O.



Presentatevi al Signore con esultanza. Questa mattina, come ci presentiamo al Signore? Cosa ci dice il Vangelo di oggi?
Mentre i discepoli di Giovanni Battista e dei farisei fanno spesso digiuni e preghiere (invocazioni di richiesta,“deésis”), Gesù fa mangiare e bere i suoi discepoli. Quindi chiaramente i discepoli di Gesù non digiunano – fin quando lo Sposo è con loro ed è festa grande – ma Gesù non risponde sul fare preghiere. Pregano? Certo. Non fanno preghiere ma pregano. Cioè vivono con Gesù in un dialogo continuo, in una comunione di vita totale. Questa è la preghiera. Ascoltano Gesù, lo interrogano, si lasciano istruire da lui, gli rispondono, fanno le stesse cose insieme, lo aiutano, gli chiedono cosa devono fare, decidono insieme, …
Non come quelle persone che dicono: “più che dire preghiere, preferisco parlare a Dio a parole mie”… e di fatto fanno monologhi con Dio, e spesso solo con sé stessi o qualche loro fantasia. Ultimamente un cantante avrebbe detto che parla spesso col suo Dio “che è simpatico”! (cioè gli da sempre ragione). Queste persone parlano a “Dio” ma non lo ascoltano mai, non si riferiscono mai alla Parola di Dio. Qualcuno arriva ad avere uno “spirito guida”. Molto, molto pericoloso!
Ma forse noi “facciamo tante preghiere” e non preghiamo. Paura del confronto reale con il Signore Risorto che ci accompagna in ogni momento e in ogni circostanza (subiamo la seduzione del "vecchio che è gradevole"), oppure educazione religiosa che ci ha inculcato l’idea di un Dio sempre lontano, che ci giudica sempre e sa soltanto castigare? Forse un po’ tutt’e due le cose. È un nodo molto profondo ed essenziale per la vita spirituale. Gesù è realmente con noi tutti i giorni fino alla fine del mondo, e si interessa di tutto ciò che viviamo. Lo conosce, lui che si è fatto Uomo (in tutto uguale a noi tranne che nel peccato) per farci diventare Dio. Questa divinizzazione dell’Uomo, per grazia, che disturba così tanto. Fermiamoci su questa verità di fede e rallegriamoci alla presenza del Signore!
In un secondo tempo chiederemo a Paolo ciò che l’ha motivato a digiunare spesso, molto di più degli altri “super apostoli” come dice in 2 Corinti 11,27 “fatica e travaglio, veglie senza numero, fame e sete, frequenti digiuni, (vedi tutto il paragrafo e anche 2 Cor 6:5).

Prima Lettura   Col 1, 15-20
Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. 

giovedì 5 settembre 2019

IN TASCA POSSO METTERMI UN ROSARIO, UN CROCIFISSO, UN LIBRO DEI VANGELI, MA NON DIO E NEPPURE LA MADONNA / giovedì XXII° sett. T.O.

Avere il rosario in tasca è una cosa buonissima, se sono sincero con Dio.

L’annuncio del Vangelo ha fatto meraviglie e porta frutto nella comunità di Colossi. Dio ha liberati questi uomini e donne dal potere delle tenebre e li ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore, perdonando i loro peccati e facendoli sperimentare la rinascita dei redenti. Ci sono i segni evidenti della presenza dello Spirito Santo. Eppure san Paolo prega incessantemente perché questi fratelli abbiano piena conoscenza della sua volontà, con ogni sapienza e intelligenza spirituale, perché possiate comportarvi in maniera degna del Signore, per piacergli in tutto, portando frutto in ogni opera buona e crescendo nella conoscenza di Dio”. Non è forse un po’ contraddittorio? Questi fratelli non sono forse già arrivati? Almeno arrivati ad un buon punto?
La verità è che Dio non si può mettere in tasca. In tasca posso mettere un rosario, un crocifisso, un libretto dei Vangeli, ed esibirli ogni tanto per impressionare gli allocchi perché votino per me, ma Dio non c’entra nulla in tutto questo, né la Madonna. Dio è molto più generoso – vedi nel Vangelo di oggi la pesca improbabile di Pietro sul lago e la sua chiamata – ma non si lascia manipolare, imbrigliare. Vorremmo tanto avere un Dio del tutto comprensibile, a nostro servizio, che dica sì a tutte le nostre richieste, che aderisca al mio “partito”. San Paolo prende in giro duramente i Corinti che credono di essere qualcosa perché hanno ricevuto molti doni (carismi): “Già siete sazi, già siete diventati ricchi; senza di noi già siete diventati re. Magari foste diventati re! Così anche noi potremmo regnare con voi”. (1 Cor 4:8). Purtroppo ci sono nelle nostre comunità parrocchiali tutti quelli che non hanno mai incontrato Dio, e si credono cristiani, magari perché gli hanno assicurato che lo sono davvero e non si pongono nessun problema! Ma ci sono sempre anche persone che dopo aver sperimentato l’esistenza di Dio “sono già arrivati” e non fanno nessun cammino. Diciamo la verità,  tranne rare eccezioni, ci sono poi gli altri, cioè tutti noi, che magari dopo un po’ di cammino, si fermano, “hanno già donato”, “hanno già capito tutto o quasi”, sono “già abbastanza cambiati”…
Invece a chi lascia tutto per seguire Gesù e si lascia guidare, Dio aggiunge dono a dono, con immenso amore e rispetto, tenerezza e generosità, e insegna la via della vera libertà, secondo la potenza della sua gloria. Come fare per essere un vero discepolo di Gesù? Facciamo come Pietro: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Anche a te Gesù dirà: «Non temere, vieni con me»

Prima Lettura   Col 1, 9-14
Ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore.