Gesù sale a Gerusalemme per la Pasqua con un folto gruppo di seguaci. C'è anche la madre di Giacomo e Giovanni. Si aspettano la manifestazione imminente del Regno di Dio. Allora “Gesù prese in disparte i dodici discepoli”, e spiega soltanto a loro cosa avverrà: sarà condannato a morte, di una morte terribile, ma poi risorgerà. Hanno ascoltato?
I Dodici salgono a Gerusalemme con Gesù per inaugurare i tempi nuovi, il trionfo della giustizia sul male e la corruzione, per la purificazione del Tempio e del corpo sacerdotale. Già immaginano come sarà, anzi credono di sapere. Quello che dice Gesù non riesce ad entrare nel loro orecchio, nella loro mente. Sono certamente pronti a combattere se necessario, ma sono agli antipodi di ciò che dice loro Gesù. Si comprende allora la domanda della madre assieme ai suoi due figli. Gesù non li rimprovera per l'ambizione. Desidera che noi vogliamo crescere, realizzarci. Ma per questo chiunque deve bere il calice, seguirlo sulla via della croce.
Confrontiamo la nostra idea di felicità e quella che ci propone il Signore. Siamo - anche nel piccolo - sulla scia dei governanti di questo mondo cercando potere, successo e prestigio, oppure seguiamo Gesù e la migliore politica?
«Chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell'uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».
Dal Vangelo secondo Matteo Mt 20,17-28






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