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lunedì 2 marzo 2026

PERCHÉ SOFFRIRE PER IL VANGELO? / 2a lettura II Dom di Quaresima, 2026.



“Figlio mio, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo”. La prima volta che ho incontrato questa frase, ero studente di teologia e iniziavo con un confratello un servizio all’Ospedale Cardarelli. Dopo un giro nelle corsie, animavamo la Messa domenicale. Per questo preparavamo uno striscione e questa frase tratta dalle letture ci sembrò audace ma quanto mai opportuna. Tutti vogliamo evitare la sofferenza e ci auguriamo la guarigione, ma sapere che la mia sofferenza è utile all’annuncio della Buona Notizia, è valorizzata dal Signore, è una consolazione e una motivazione molto profonda e vera. 

Paolo si rivolge a un suo collaboratore formato, l’episcopo Timoteo e quindi lo incoraggia ad accettare volontariamente la sofferenza che deriva dall’annuncio del Vangelo. “Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza di Dio, soffri … “. Annunciare il Vangelo può portare ad essere arrestati e in carcere. Per Timoteo che viene presentato come persona per bene e timida, sofferenza costante è già la derisione rivolta da molti al loro annuncio. Un annuncio che, come disse un giovane detenuto di Nisida al cappellano: ”è molto chiaro ma offende l’intelligenza”. 

Paolo, dopo aver ricordato a Timoteo le grazie spirituali che ha ricevuto, in particolare la sua ordinazione per l’imposizione delle mani, gli presenta in questa lettura l’importanza del messaggio di salvezza di cui è custode e annunciatore. In poche frasi gli presenta un kerigma completo.  

Perché soffrire per il Vangelo? È un paradosso che la Buona Notizia, la migliore possibile per l’umanità, non trovi accoglienza ma opposizione fino alla violenza. Al tempo di Paolo e Timoteo l’opposizione veniva sia dai pagani che dall’interno del giudaismo: “scandalo per i giudei, stoltezza per i pagani” (1 Corinzi 1, 23). Da allora nulla è cambiato anche se ci possono essere forme diverse. Come Paolo in questa lettera, anche sant'Ignazio di Loyola presenta la sequela di Cristo come "militia", combattimento spirituale come soldato di Cristo e con le armi di Cristo.

Oggi, in più parti, la pretesa di difendere i valori tradizionali, conservare l’identità dell’Occidente, diventa movimento politico che si riveste di etichette cristiane ma esprime ideologie e programmi che contraddicono radicalmente il Vangelo di Cristo. 


Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo  2Tm 1,8b-10

Figlio mio, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo. Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia. Questa ci è stata data in Cristo Gesù fin dall'eternità, ma è stata rivelata ora, con la manifestazione del salvatore nostro Cristo Gesù. Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l'incorruttibilità per mezzo del Vangelo. 


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