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sabato 21 marzo 2026

LA MONOGAMIA NEL CAPITOLO 2 DELLA GENESI / 06 UNA CARO nn. 12-13.



La monogamia nel capitolo 2 della Genesi

12. Alla radice del modello monogamico, il capitolo 2 del libro della Genesi si presenta come un vero e proprio manifesto antropologico posto all’incipit delle Scritture. Esso descrive il progetto che il Creatore propone come ideale alla libertà della creatura umana. L’esclamazione divina: «non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto (‘ēzer) che gli corrisponda» (Gen 2,18), mette chiaramente in luce il bisogno nel quale si trova l’uomo appena uscito dalle mani di Dio, ossia uno stato di solitudine-isolamento. Malgrado la presenza degli altri esseri viventi, l’uomo vuole un aiuto che gli corrisponda (cf. Gen 2,20), un alleato vivo, unico e personale, che egli possa fissare negli occhi, come suggerisce la parola keneḡdô, tradotta di solito con “simile” o “corrispondente”, per mettere in evidenza la necessità di un incontro dialogico di sguardi e di volti. Infatti, «l’espressione originale ebraica ci rimanda a una relazione diretta, quasi “frontale” – gli occhi negli occhi – in un dialogo anche tacito, perché nell’amore i silenzi sono spesso più eloquenti delle parole. È l’incontro con un volto, un “tu” che riflette l’amore divino ed è “il primo dei beni, un aiuto adatto a lui e una colonna d’appoggio” (Sir 36,26), come dice un saggio biblico»[16]. L’uomo cerca dunque un volto insostituibile davanti a sé, un “tu”, con il quale intrecciare un vero rapporto d’amore fatto di donazione e di reciprocità.

13. Nel suo commento a questo brano della Genesi, Benedetto XVI afferma: «La prima novità della fede biblica consiste […] nell’immagine di Dio; la seconda, con essa essenzialmente connessa, la troviamo nell’immagine dell’uomo. Il racconto biblico della Creazione parla della solitudine del primo uomo, Adamo, al quale Dio vuole affiancare un aiuto. Fra tutte le creature, nessuna può essere per l’uomo quell’aiuto di cui ha bisogno, sebbene a tutte le bestie selvatiche e a tutti gli uccelli egli abbia dato un nome, integrandoli così nel contesto della sua vita. Allora, da una costola dell’uomo, Dio plasma la donna. Ora Adamo trova l’aiuto di cui ha bisogno: “Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa” (Gen 2, 23). […] Nel racconto biblico non si parla di punizione; l’idea però che l’uomo sia in qualche modo incompleto, costituzionalmente in cammino per trovare nell’altro la parte integrante per la sua interezza, l’idea cioè che egli solo nella comunione con l’altro sesso possa diventare “completo”, è senz’altro presente»[17].


[16] Francesco, Esort. ap. Amoris laetitia (19 marzo 2016), n. 12: AAS 108 (2016), 315-316.

[17] Benedetto XVI, Lett. enc. Deus caritas est (25 dicembre 2005), n. 11: AAS 98 (2006), 226-227.


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