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sabato 21 marzo 2026

UNIONE FISICA E SPIRITUALE / 07 UNA CARO N. 14.



14. La conclusione del racconto biblico: «l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà (dāḇaq) a sua moglie e i due saranno un’unica carne» (Gen 2,24), esprime bene questo bisogno di una intima unione, un attaccamento fisico e interiore tale, che il Salmista lo adotta per descrivere l’unione mistica con Dio: «A te si stringe (dāḇaq) l’anima mia» (Sal 63,8; cf. 1Cor 6,16-17). Come afferma Papa Francesco, «il verbo “unirsi” nell’originale ebraico indica una stretta sintonia, un’adesione fisica e interiore, fino al punto che si utilizza per descrivere l’unione con Dio: “A te si stringe l’anima mia” (Sal 63,8), canta l’orante. Si evoca così l’unione matrimoniale non solamente nella sua dimensione sessuale e corporea, ma anche nella sua donazione volontaria d’amore. Il frutto di questa unione è “diventare un’unica carne”, sia nell’abbraccio fisico, sia nell’unione dei due cuori e della vita e, forse, nel figlio che nascerà dai due, il quale porterà in sé, unendole sia geneticamente sia spiritualmente, le due “carni”»[18]. 

Con la formula “una caro”, la donazione reciproca e totale della coppia diventa un rapporto esclusivo e integrale. Pertanto, con il termine suggestivo di ’iššāh applicato alla donna (cf. Gen 2,23), l’autore sacro ha voluto ricordare che queste due persone costituiscono una coppia, uguali nella loro dignità radicale, ma differenti nella loro identità individuale. La pienezza dell’unione tra esseri umani è in questa uguaglianza fatta di reciprocità necessaria, dialogica e complementare. In definitiva, secondo il progetto originale del Creatore, al quale lo stesso Gesù fa riferimento utilizzando l’espressione “in principio” nel commento sull’indissolubilità nuziale (cf. Mt 19,4), l’uomo e la donna sono chiamati nel matrimonio a una relazione unica, personale, piena e duratura, ad un’alleanza esclusiva di vita e d’amore, prioritaria rispetto allo stesso legame sociale di sangue (cf. Gen 2,24). In questa chiave di lettura, l’applicazione della metafora nuziale alla relazione di Dio con Israele, che emerge con tutta la sua forza nei testi profetici, apre un orizzonte ancora più ricco alla comprensione della vita degli sposi nella linea di una mutua appartenenza.

[18] Francesco, Esort. ap. Amoris laetitia (19 marzo 2016), n. 13: AAS 108 (2016), 316.


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