Il simbolismo nuziale profetico
15. Nei Profeti, le categorie dell’amore coniugale imprimono tratti particolari alla comprensione dell’alleanza tra Dio e il suo popolo, non più modulata secondo il canone dei patti tra il re e i principi vassalli.
16. Emerge qui, in modo emblematico, la vicenda personale del profeta Osea (VIII sec. a. C.), la quale viene assunta a paradigma teologico per rileggere la storia d’amore tra il Signore e Israele (cfr. Os 2,4-25). Malgrado il tradimento subito dalla moglie Gomer, egli non riesce a spegnere il suo amore per lei e nutre piuttosto la speranza che ella, abbandonata e delusa dai suoi amanti, “ritorni” sulla strada di casa al fine di ricomporre in pienezza la relazione d’amore, essendo quella donna l’unica della sua vita, perdonandole i tradimenti (cf. Os 2,16-17).
17. Questa trasposizione nuziale simbolica della fedeltà divina continuerà nella tradizione profetica, con accenti diversi: Ezechiele racconta come Dio si preoccupa del suo popolo, come un uomo che stende il suo mantello su una donna (cf. Ez 16,8). Da una parte, tale gesto indica il patto coniugale nel quale si offre protezione alla consorte; dall’altra, esso mira a proteggere la donna dallo sguardo degli altri, evocando quindi l’esclusività del legame.
18. Il profeta Malachia condanna la rottura dei legami matrimoniali tra i membri d’Israele e il risposarsi con donne pagane: «perché io detesto il ripudio, dice il Signore, Dio di Israele, e chi copre d’iniquità la propria veste, dice il Signore degli eserciti» (Mal 2,16). Questo passo ha avuto anche un’altra interpretazione detta “cultuale” o “tipologica”, come se si riferisse a un’unica perversione (l’idolatria), ponendo un parallelismo implicito tra profanare l’alleanza con Dio e ingannare il coniuge (l’adulterio).

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