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martedì 17 marzo 2026

IL MIO CUORE PREGA CIÒ CHE DICE LA MIA BOCCA ? 01 / 17 marzo 2026


Abbiamo visto in un post precedente (La Gioia del Vangelo: PREGARE COME LA REGINA ESTER / giovedì II sett. di Quaresima, 2026.) come la Bibbia ci insegna a pregare e in particolare abbiamo preso lezioni dalla regina Esther e da suo zio Mardocheo. Perché prendere lezioni da personaggi dell’Antico Testamento se noi siamo cristiani e Gesù stesso ci ha insegnato a pregare? La Chiesa non prega come insegna la Bibbia? 

Il sospetto è che con la bocca diciamo le parole giuste ma con il cuore, la nostra preghiera sia diversa. E prendere lezioni dall’Antico Testamento ha due vantaggi. Da una parte siamo così abituati a “recitare le preghiere” come il Padre Nostro o l’Ave Maria, ecc. che non ne percepiamo più il senso, e mentre diciamo le cose giuste con la bocca, non ci accorgiamo che il nostro cuore ha un altro atteggiamento verso Dio. Inoltre, a volte le preghiere nell’Antico Testamento essendo più lunghe, più circostanziate, il loro significato appare più facilmente. 

Come prega Esther? Inizia con una benedizione a Dio: “Tu sei benedetto… “Barukh attà Adonai”, hai fatto bene ogni cosa anche mettendoci alla prova, castigando i nostri peccati”, poi fa una confessione dei suoi peccati, del non essere giusta davanti a Dio, e infine presenta la sua richiesta dicendo che senza merito alcuno, lei e  il suo popolo supplicano Dio di salvarli, di non lasciare perire il suo consacrato (cioè il suo popolo), di dare gloria al suo nome, cioè dimostrare la sua potenza e la sua misericordia…. Tutto questo è fatto attingendo alla Storia della Salvezza, facendo memoriale di ciò che Dio ha già fatto per il popolo.

Anche noi preghiamo così? 

La Chiesa prega così, ci propone testi meravigliosi con queste caratteristiche. Per esempio molte preghiere dell’Ufficio divino sono tratte dal Vangelo di Luca o ispirate ad esso: il Gloria (“Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra…” Lc 2,14) il Benedictus alle Lodi (“Benedetto il Signore, Dio di Israele … “ Lc 1,68-79), il Magnificat ai Vespri (“L’anima mia magnifica il Signore … ha fatto cose grandi … “ Lc 1,46-55), il Nunc dimittis a Compieta ("Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola”: cioè hai compiuto la tua promessa Lc 2,29-32) ecc..   

Già il termine Lodi per la prima preghiera del mattino è significativo. Il primo senso di pregare è di lodare Dio, per quello che è e quello che ha fatto e fa.

Anche l’Ave Maria magnifica innanzitutto un’azione di Dio riprendendo il saluto dell’Angelo. È quasi tutta lode. L’unica richiesta sembra orientata prevalentemente alla fede, alla salvezza eterna, e comunque è generica: prega per noi, tu ci segui con il tuo sguardo di Madre e sai di che cosa abbiamo bisogno.

Che dire poi del Padre nostro? Professiamo innanzitutto che Dio è Padre sapendo che è onnipotente. Cosa ci potrà mai mancare? Chiediamo che venga il suo Regno ma questi si incarnerà nel fare noi la sua volontà. Solo dopo aver lodato e chiesto che si compisse il suo progetto, chiediamo a Dio il pane “di questo giorno”, come la manna che veniva data unicamente giorno dopo giorno. Già i padri della Chiesa dicevano che il vero pane di Vita da chiedere è Gesù Cristo stesso. In ogni caso Gesù ci invita a chiedere solo ciò che ci permette di compiere la nostra missione di testimoni. E questo comporta - affinché venga il Regno - che siamo perdonati e perdoniamo: una richiesta stringente che Matteo sottolinea nei versetti successivi. Chiediamo infine la grazia di essere liberati dalla vera fonte della nostra infelicità: il peccato e il maligno. 

È questo il nostro modo di partecipare all’Eucaristia? Sono queste le preghiere che il nostro cuore rivolge a Dio, che il nostro cuore desidera? Sono queste le preghiere che scriviamo sul quaderno delle intercessioni o siamo invitati a scrivere sui nostri bigliettini? O non diciamo piuttosto: "per favore, Signore, dammi, dammi, dammi..."? o magari: "vengo in chiesa, ti prego, per sentirmi a posto"?


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